Il cardinal Barragan e gli omosessuali: cronaca di un pasticcio annunciato
2 Dicembre 2009.
Pontifex Roma, un sito dai contenuti vicini a certi ambienti carismatici
cattolici legati alla destra politica, che ha come obiettivo dichiarato «quello
di fornire opinioni di VIP, alti prelati e personaggi della politica», pubblica
un’intervista al cardinale Javier Lozano Barragan, presidente emerito del
Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari e per la pastorale della
salute, in cui compaiono alcune affermazioni sconcertanti su omosessuali e
transessuali che, a distanza di tre giorni sono state decisamente smentite
dallo stesso cardinal Barragan. Questo episodio ci ha offerto l’occasione di vedere
come si muovono certi ambienti che dicono di far parte della chiesa cattolica,
ma che, in realtà, hanno come unico obiettivo quello di strumentalizzare la
chiesa stessa per finalità che si pongono agli antipodi rispetto alla
predicazione evangelica.
Dal cardinal Barragan parole sconcertanti sull’omosessualità
Omosessuali e trans non entreranno nel Regno dei Cieli
La notizia viene ripresa dalla stampa…
Nei blog se ne leggono delle belle…
Altri commenti trovati in rete
Ma alla fine il cardinal Barragan smentisce tutto
Su Zenit.org compare una smentita
Il sito che ha pubblicato l’intervista insiste…
Lettera aperta al cardinal Javier Lozano Barragan
Testo dell’intervista attribuita al cardinale Barragan dal sito Pontifex Roma
La cosiddetta pillola del giorno dopo o meglio aborto chimico, é stata al centro di valutazioni diverse ed anche polemiche. Ne abbiamo discusso con il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, pastorale per la salute.
Eminenza, qual é il suo giudizio sulla pillola del giorno dopo?
«Che é una pillola che ha effetti abortivi e come tale, l'aborto va considerato un assassinio». Il cardinale lo ripete con calma: «Ogni aborto, in quanto soppressione di una vita umana, é un crimine, un delitto e merita una punizione».
Si é pensato, dietro severe valutazioni, di permetterla in strutture ospedaliere.
«Io non mi interesso delle cose italiane o di singoli stati, ma la mia idea é che libera o dietro guardia medica, la sostanza non cambia affatto. Si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita umana che é sacra ed inviolabile, che nessuno può manipolare a suo piacimento ed é un dono di Dio». Il cardinale fa un paragone: «Questa storia mi sembra assimilabile a chi compra una rivoltella in un negozio. Colui il quale esce con una pistola é potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma é un potenziale criminale, lo diventa solo se agisce male. Chi abortisce non é potenziale, ma di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto é sicuramente più grave di chi compra un revolver nell'armeria».
Eminenza, quando inizia la vita?
La scienza lo dice, da quando lo spermatozoo entra nell'ovulo. Allora già esiste una vita ed é sacra. Lo ripeto, sopprimere una esistenza umana, salvi i casi di emergenza, é un crimine e merita questa definizione, non ho dubbi».
E se si usa in ospedale?
«Non cambia nulla. E' assassino chi ammazza fuori o dentro la clinica, sia che lei compia la esecuzione in caserma o nel domicilio particolare della vittima, le modalità possono solo aggravare l'evento, ma pur sempre di assassinio si tratta».
Eminenza passiamo ad altro tema caldo. In che modo valuta sia la omosessualità che i trans?
Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo.
Ma se una persona é nata omosessuale?
Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell'adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell'andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio.
Bruno Volpe, Pontifex Roma, 2 Dicembre 2009
La Repubblica: «Gli omosessuali e i trans non entreranno nel Regno dei cieli»
Essenziale l’articolo pubblicato da La Repubblica dove vengono riprese le parole pubblicate dal sito Pontifex Roma e rilanciate dall’ANSA e il commento del presidente di Aurelio Mancuso, presidente di Arigay.
Secondo il carding Barragan, intervistato dal sito Pontifex, «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell'adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli, perchè tutto quello che consiste nell'andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio».
L'ex presidente del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, ora in pensione ma tuttora membro di varie congregazioni pontificie, cita un passaggio della Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo primo, versetti 26 e 27, dove si parla di persone «impure» abbandonate a «passioni infami», martirio di coloro che hanno «disprezzato la conoscenza di Dio».
«L'omosessualità è dunque un peccato - precisa il cardinale messicano - ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla Terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti».
Quanto alle pillola del giorno dopo, Barragan afferma: «La condotta di chi compie e pratica un aborto é sicuramente più grave di chi compra un revolver nell'armeria».
La reazione dell'Arcigay. «La gerarchia vaticana torna a colpire la dignità delle persone LGBT». Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, condanna le affermazioni di Barragn sottolineando come siano d'attualità «le violenze contro le persone omosessuali e le campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali». Mancuso si rivolge direttamente a Barragan. E lo fa con toni duri: «Le donne, gli e le omosessuali, le/gli trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto».
La Repubblica del 2 Dicembre 2009
La Stampa: «Niente Regno dei Cieli per trans e gay»
Il giorno dopo La Stampa pubblica un articolo molto articolato in cui Giacomo Galeazzi, oltre a riprendere i contenuti comparsi si Pontifex e le reazioni di Arcigay, si propone al lettore una scheda ben documentata sulle prese di posizione del magistero in materia di omosessualità che mette in evidenza l’eccentricità delle affermazioni attribuite al cardinale Barragan.
Gli omosessuali e i trans «non entreranno nel Regno dei cieli», afferma il card. Javier Lozano Barragan, ex «ministro della salute» vaticano ai tempi del caso Eluana Englaro, precisando però che «non sta a noi condannare» e che «sono comunque persone e in quanto tali da rispettare». «Trans e omosessuali - ha detto il porporato in una intervista al sito Pontifex - non entreranno mai nel Regno dei cieli, e non lo dico io, ma san Paolo». Secondo il card.Barragan, «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell'adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli», perchè «tutto quello che consiste nell'andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». L'ex presidente del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, ora in pensione ma tuttora membro di varie congregazioni pontificie, ha citato in proposito un passaggio della Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo primo, versetti 26 e 27, dove si parla di persone «impure» abbandonate a «passioni infami», martirio di coloro che hanno «disprezzato la conoscenza di Dio». «L'omossessualità è dunque un peccato - ha precisato il cardinale messicano - ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla Terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti».L'uso della pillola abortiva Ru486, come ogni aborto, «è un crimine, un delitto e merita una punizione»: sostien Barragan Autorizzarne la diffusione, secondo il porporato, è peggio che liberalizzare la vendita di armi. «Chi compra una rivoltella in un negozio è potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma diventa un criminale solo se agisce male. Chi abortisce, invece, lo diventa di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver nell'armeria». E, a suo giudizio, non cambierebbe molto limitare l'utilizzo della Ru486 nelle strutture ospedaliere. «Non mi interesso di questioni nazionali, ma credo che la sorveglianza medica non cambi affatto la sostanza: si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita». Immediate e durissime le reazioni delle associazioni gay.«La gerarchia vaticana torna a colpire la dignità delle persone lgbt con le parole del cardinale Lozano Barragan e dell'arcivescovo di Bologna Caffarra», protesta Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, sottolineando che ciò avviene «mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali». «Il presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute, insiste poi nell'affermare che non si nasce omosessuali, che la causa del proprio orientamento sessuale la si deve cercare nell'educazione, in un mancato sviluppo dell'adolescenza. Si può anche esser incolpevoli, ma siccome gay e trans agiscono contro la dignità del corpo, certamente non andranno in paradiso, perchè andare contro natura offende Dio. Che sollievo cardinale! Fino a ieri - ha aggiunto Mancuso - pensavamo di dovervi ritrovare, una volta passati a miglior vita, nell'aldilà, ancora con i vostri proclami accusatori e le vostre ridicole teorie sulla sessualità e la dignità delle persone. Si è vero, le donne, gli e le omosessuali, le/gli trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto, cui può accedere solamente chi condivide le vostre farneticazioni e volontà di dominio sui corpi e le idee di milioni di persone libere e determinate a sconfiggere tutti i pregiudizi di cui siete millenari portatori». «Non importa se siamo credenti o atei, quello che conta è che tutte e tutti insieme siamo determinati a difendere la nostra dignità e i nostri diritti. È evidente che la gerarchia cattolica, dopo un lungo e interessato silenzio sulla questione omosessuale e transessuale torna all'attacco; infatti, la dichiarazione di Barragan segue di un giorno quella di Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che invita a non trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Siamo alle solite, il Vaticano ha bisogno in questo momento di alzare la voce e come sempre i primi con cui prendersela sono i gay, le lesbiche, gli/le trans, le donne», conclude Mancuso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna le relazioni omosessuali «come gravi depravazioni», ricordando che la Chiesa ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale», ma si guarda bene dal maledire omosessuali e trans ai quali non chiude affatto le porte del Paradiso. «Un numero non trascurabile di uomini e di donne - si legge nel testo approvato da Giovanni Paolo II e redatto da una commissione presieduta dall'allora cardinale Joseph Ratzinger - presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo - raccomanda - si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Tali persone - ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica - sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sè, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana». La condanna dei comportamenti omosessuali, per la Chiesa Cattolica, non coincide poi necessariamente con il fatto che il singolo che compie tale atto sia peccatore. Nel 1975, la Congregazione della Dottrina della Fede pubblicò una Dichiarazione che sottolineava «il dovere di cercare di comprendere la condizione omosessuale, e si osservava come la colpevolezza degli atti omosessuali dovesse essere giudicata con prudenza». Nello stesso tempo la Congregazione teneva conto della «distinzione comunemente operata fra condizione e tendenza omosessuale e atti omosessuali». Nel 1986, davanti a interpretazioni «eccessivamente benevole» il dicastero presideuto da Joseph Ratzinger chiarì in un nuovo testo che «l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata», ma ugualmente ammise che «in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla». «Dev'essere comunque evitata - afferma la Congregazione - la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità». Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? «Sostanzialmente - risponde il documento - queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore». In sostanza, per la Chiesa, «le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere a grazia del Signore, in esso cosi generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela»..
Giacomo Galeazzi su La Stampa del 2 Dicembre 2009
Il Giornale: «Gay e trans fuori dal Regno dei Cieli»
Inquietante la scelta di Andrea Tornielli, vaticanista de Il Giornale, che sembra confondere il lancio di agenzia in cui l’ANSA riporta la notizia dell’articolo sul sito Pontifex Roma, con una ulteriore dichiarazione del cardinal Barragan in cui vengono confermati i contenuti dell’intervista. Un errore di questo tipo non può essere fatto inconsapevolmente da un giornalista esperto come Tornielli. Viene quindi da pensare che Tornielli abbia voluto, in qualche maniera, dare maggiore autorevolezza a un testo sui cui contenuti stavano già emergendo alcuni dubbi.
«Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei cieli». Così parlò il cardinale messicano Javier Lozano Barragán, Presidente emerito del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, l’ex «ministro della Sanità» vaticano. Barragán ha rilasciato un’intervista al sito internet Pontifex e poi ha ribadito le sue dichiarazioni all’agenzia Ansa.
Alla domanda su quale valutazione esprimesse in merito all’omosessualità e ai trans, il cardinale ha detto: «Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo». Quindi ha aggiunto: «Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio».
Con l’Ansa, il porporato messicano è sceso più nel dettaglio, e ha citato la lettera di San Paolo ai Romani (1, 26-28), nella quale l’Apostolo delle genti usa parole molto dure contro l’omosessualità e parla di persone abbandonate «all’impurità», di «passioni infami», di «atti ignominiosi»: «Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne». Il prelato ha però anche fatto osservare che «l’omosessualità è un peccato, ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti».
L’ex «ministro della Sanità» vaticano ha parlato anche della pillola abortiva RU486. «Ogni aborto, in quanto soppressione di una vita umana - ha spiegato il cardinale Barragán - è un crimine, un delitto e merita una punizione. La pillola è sempre e comunque un mezzo abortivo e come tale rappresenta una violazione gravissima della vita umana che è sacra ed inviolabile, che nessuno può manipolare a suo piacimento ed è un dono di Dio». Barragán ha quindi proposto un paragone: «Questa storia mi sembra assimilabile a chi compra una rivoltella in un negozio. Chi esce con una pistola è potenzialmente pericoloso, ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma è un potenziale criminale, lo diventa solo se agisce male. Chi abortisce non è potenziale, ma di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver in armeria».
A provocare reazioni è stata soprattutto la frase sul Regno dei cieli negato a gay e trans, che Barragán non ha smentito. «La gerarchia vaticana torna a colpire la dignità delle persone omosessuali con le parole del cardinale Barragán e dell’arcivescovo di Bologna Caffarra», ha dichiarato Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, accomunando le parole del prelato messicano all’appello rivolto due giorni fa da Caffarra alla Regione Emilia Romagna, riguardante un progetto di legge che equiparava famiglie fondate sul matrimonio e convivenze. «Ciò avviene - ha osservato - mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali»All'origine di tutto, una citazione biblica estrapolata dal contesto
Andrea Tornielli su Il Giornale del 2 Dicembre 2009
Il Sole 24 Ore: «Le porte del Paradiso sono chiuse per gay e transessuali»
La scelta del Sole 24 Ore è invece quella di riportare i contenuti di un articolo del quotidiano inglese Telegraph che, a differenza della stampa italiana, accompagna la notizia dell’intervista del cardinal Barragan una dichiarazione in cui il portavoce della sala stampa vaticana mette in guardia contro i contenuti del sito che ha pubblicato l’intervista e ricorda alcune affermazioni del Catechismo della Chiesa cattolica.
Lo ha detto il cardinale messicano Javier Lozano Barragan sul sito internet Pontifex Roma. Il Vaticano ha subito preso le distanze dalle sue affermazioni. Ma ormai la storia è sul web e va sui siti di Telegraph, El Mundo, New York Times.
«Transessuali e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli e non sono io a dirlo, ma San Paolo», ha detto il cardinale Barragan, 76 anni. A suo parere, la Chiesa cattolica considera l'omosessualità «un insulto a Dio» si legge sul Telegraph. Il prelato ha scatenato le reazioni dei gruppi di difesa dei diritti dei gay, affermando che «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa per varie ragioni, per motivi di educazione, o perché non si è sviluppata la propria identità durante l'adolescenza». «Forse non hanno colpa, ma agendo contro la dignità del corpo certamente non entreranno nel Regno dei Cieli». E ha aggiunto: «Tutto ciò che va contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio».
Il cardinale ha citato un passaggio dell'epistola di San Paolo ai Romani in cui parla di «uomini che commettono atti indecenti con altri uomini». «L'omosessualità è quindi un peccato, ma questo non giustifica nessuna forma di discriminazione. Solo Dio ha il diritto di giudicare». «Sulla Terra non possiamo condannare e come esseri umani abbiamo tutti gli stessi diritti».
Ma il Vaticano ha preso le distanze dai commenti del cardinale con una dichiarazione molto insolita perché critica indirettamente un alto esponente della Chiesa, si legge ancora sul Telegraph. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ha detto che il sito conservatore su cui il cardinale ha fatto le sue affermazioni non deve essere considerato un'autorità sul pensiero cattolico «su questioni complesse e delicate come l'omosessualità». Padre Lombardi ha citato il catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, nel quale si dice che l'omosessualità è un «disordine», ma riconosce che molte persone hanno «innate tendenze omosessuali» e devono essere trattate con rispetto e non essere oggetto di discriminazioni.
«La Chiesa cattolica – continua il Telegraph – insegna che gli atti omosessuali sono peccaminosi, ma l'omosessualità di per sé non lo è». Arcigay ha condannato i commenti del cardinale, dicendo che rischiano di legittimare la discriminazione anti-gay e anche la violenza.
Elysa Fazzino, Il Sole 24 Ore del 3 Dicembre 2009
Che sollievo, cardinale! Il comunicato stampa di Arcigay
Mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali, arrivano le considerazioni del cardinale messicano Javier Lozano Barragan, che sul sito www.pontifex.roma.it si scaglia oggi, prima contro la pillola del giorno dopo (in verità contro la RU486, ma i gerarchi cattolici fanno spesso confusione), e poi naturalmente contro gay e trans che non potranno mai entrare nel Regno dei Cieli.
Il presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute, insiste poi nell’affermare che non si nasce omosessuali, che la causa del proprio orientamento sessuale la si deve cercare nell’educazione, in un mancato sviluppo dell’adolescenza. Si può anche esser incolpevoli, ma siccome gay e trans agiscono contro la dignità del corpo, certamente non andranno in paradiso, perché andare contro natura offende Dio.
Che sollievo cardinale! Fino a ieri pensavamo di dovervi ritrovare, una volta passati a miglior vita, nell’aldilà, ancora con i vostri proclami accusatori e le vostre ridicole teorie sulla sessualità e la dignità delle persone. Si è vero, le donne, gli e le omosessuali, le/gli trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto, cui può accedere solamente chi condivide le vostre farneticazioni e volontà di dominio sui corpi e le idee di milioni di persone libere e determinate a sconfiggere tutti i pregiudizi di cui siete millenari portatori.
Non importa se siamo credenti o atei, quello che conta è che tutte e tutti insieme siamo determinati a difendere la nostra dignità e i nostri diritti. È evidente che la gerarchia cattolica, dopo un lungo e interessato silenzio sulla questione omosessuale e transessuale torna all’attacco; infatti, la dichiarazione di Barragan segue di un giorno quella di Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che invita a non trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Siamo alle solite, il Vaticano ha bisogno in questo momento di alzare la voce e come sempre i primi con cui prendersela sono i gay, le lesbiche, gli/le trans, le donne.
Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay
Il cardinale Barragàn e le giraffe. Un commento di Rosa Salamone, vicepresidente della REFO.
Chi è il cardinale Barragan che ha fatto sua l’affermazione, ma pare corretto il tiro, secondo la quale omosessuali e transessuali non entreranno nel Regno dei Cieli? Barragàn è un nemico della Teologia della Liberazione che fa dell’ortoprassi invece dell’ortodossia la sua guida. Che cos’è l’ortoprassi? Il comportarsi come Gesù si comportò, prima ancora che comportarsi come l’ortodossia sostiene. L’ortoprassi, quindi, ci spinge ad occuparci dei poveri, dei senzatetto, degli ultimi e degli sfruttati. Tra i maggiori oppositori della Teologia della Liberazione troviamo proprio Barragàn. Non lo dico io, ma Leonardo Boff uno dei maggiori esponenti della corrente in una intervista del 9 maggio 2007. Ha dichiarato Leonardo Boff in quell’occasione: «Non è un mistero l’opposizione sistematica dei cardinali Trujillo, Hoyos, Barragàn e Romer, così attenti a denunciare errori ed eresie possibili nei vescovi e teologi della Liberazione. Stanno per andare in pensione e hanno voluto ripulire il terreno al papa prima della sua visita in Brasile condannando tra gli altri Jon Sobrino Ellacuria. Colpiscono Jon, ma in realtà quello che vogliono è rinquadrare la chiesa dell’America Latina nel processo di romanizzazione che fu iniziato da Giovanni Paolo II e ora portato avanti dall’attuale Papa».
Quale colpa ha commesso Jon Sobrino Ellacuria per avere meritato le condanne di Barragàn? Aver fatto dell’Università Centroamericana salvadoregna un centro di aggregazione per la giustizia sociale. A ragione di tanto demerito, Jon Sobrino riuscì a sfuggire nel 1989 ad un attentato, organizzato da sicari mandati dal governo salvadoregno, in cui persero la vita sei dei suoi compagni gesuiti insieme a due domestiche. La chiesa cattolica lo ringraziò per questa sua fame di giustizia condannando, tramite la Congregazione per la Dottrina della Fede, le sue opere come eretiche e contrarie al dogma cattolico nel marzo del 2007.
Non è un caso che le dichiarazioni di Barragàn a proposito degli omosessuali abbiano destato la condanna nientemeno che del subcomandante Marcos, leader della lotta non violenta in difesa degli indios del Chiapas in Messico. Dichiara il subcomandante Marcos nella sua nota che per coloro che difendono l’ordine costituito «Gli Altri sono un errore nell’umanità. Globalizzare dall’alto è correggere questo errore in tutto il mondo. Correggere è eliminare. Per questo è necessario derubare gli altri dei simboli che danno loro identità. La differenza è quindi un errore della natura. Gli indios dell’America erano questo e civilizzarli era emendare il progetto di Dio nel nome di Dio. Ma la modernità neoliberista non promuove più la caccia agli indios o ai neri. No, ora si cerca di cacciare esseri umani o, meglio ancora, cacciare identità di umanità».
L’articolo del subcomandante si intitola: In difesa delle giraffe e prosegue così: «Con il loro passo goffo, l’evidente asimmetria, lo sguardo distratto, le giraffe hanno una bruttezza bella. A guardarle bene non è che siano brutte, sembrano piuttosto molto altre, con quella figura tanto lontana dalle pedanti simmetrie equilibrate assegnate ai predatori. La giraffa è l’immagine più emblematica della differenza nel mondo animale. Non è solo diversa, ma porta a spasso la sua enorme irregolarità trasformando la sua alterità in bellezza, precisamente perché si mostra. Anche l’umanità possiede, fortunatamente, le sue giraffe. Ci sono, per esempio, donne giraffa, perseguitate e vessate non solo perché non si sforzano di aderire al modello di bellezza e comportamento imposto dall’alto («I fronzoli non pensano né parlano, cara!»), ma perché proclamano la loro differenza e la loro lotta per essere quello che vogliono essere e non quello che altri vogliono che siano. Ci sono anche le giovani giraffe, uomini e donne restii a sottomettersi (si dice maturare) alla catena di claudicazioni, tradimenti e prostituzioni associate al calendario. Giovani a cui si dà contro non solo perché non occultano l’asimmetria del corpo e dell’anima, ma l’adornano, gli mettono gel, tatuaggi, inseriscono un piercing, la rendono dark, ska, hip-hop, punk, skin, come-si-dice, la gridano con graffiti su un muro, la volantinano in appoggio ad una lotta sociale. Ci sono anche le altre giraffe: le giraffe omosessuali, lesbiche, transessuali, travestite e ognuno-a-suo-modo, no? Non solo escono dall’armadio, ma espongono la propria differenza con la dignità che distingue gli esseri umani dai neoliberisti, pardon, dagli animali. Incuranti di essere perseguitate e derise perfino da quelli che dicono di volere cambiare il mondo».
Mi dico: «Coraggio!». Se il Regno dei Cieli è precluso per me lesbica secondo le dottrine della chiesa cattolica, sempre secondo le stesse dottrine resterò esclusa in compagnia di coloro che difendono i poveri e gli indios di un intero continente. E mi va bene.
Rosa Salamone, Vicepresidente Rete Evagelica Fede e Omosessualità
Nei blog aperti da alcuni organi di informazione in seguito alla pubblicazione della notizia delle dichiarazioni attribuite al cardinal Barragan sulla salvezza delle persone omosessuali gli interventi sono stati molti: quasi tutti quelli che hanno scritto si sono meravigliati per le affermazioni del cardinale. Molti hanno accusato la chiesa. Qualcuno ha invece detto che il cardinal Barragan ha ragione e che se uno vuole andare all’inferno può anche farlo, ma che non può chiedere a un uomo di chiesa di non dire certe cose. La sensazione che abbiamo avuto nel leggere tutti questi interventi è che ci sia molto buon cuore, molta empatia nei confronti degli omosessuali, ma anche molta ignoranza nelle questioni che riguardano la fede. Un’ignoranza che dovrebbe allarmare gli uomini di chiesa che, come lo stesso cardinal Barragan, dovrebbero annunciare con forza il Vangelo di Gesù.
Dal blog aperto sul sito Pontifex Roma che ha pubblicato le frasi attribuite al cardinal Barragan
· Non si vergogna? Si analizzi! Quante sorprese troverà quando morirà e si troverà chissà dove! E’ così sicuro di essere degno di entrare in paradiso? Che Dio abbia pietà di lui.
· E’ bene ricordare le parole di Gesù: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31). Come cristiano cattolico, credo che Dio è amore e che il cielo è molto più vasto di quanto ci sia dato di capire.
· Mi dispiace che il cardinale sembri non ritenere che la tolleranza e la pietà del dio siano senza limiti.
· Mi stupisce che un alto prelato del calibro del cardinal Barragan abbia una conoscenza così superficiale del pensiero di San Paolo. E anche che non conosca il Catechismo della Chiesa Cattolica, che si guarda bene dal condannare l'omosessualità. A parte questo darei un consiglio: «Non poniamo limiti al disegno divino e evitiamo di condannare. Il Paradiso potrebbe riservarci diverse sorprese!»
Dal blog aperto da La Stampa
· E’ per affermazioni come queste che la chiesa sta disamorando i suoi fedeli. I tempi sono cambiati, è necessario andare avanti ed avere rispetto per i sentimenti delle persone: come può sentirsi adesso un gay o un transessuale dopo un'affermazione così grave? All'inferno ci vanno i peccatori veri, gli assassini, i pedofili e coloro che si arricchiscono affamando i poveri...
· Una volta ero un cristiano praticante, oggi lo sono molto meno. Pure se continuo a pregare, non mi riconosco ormai più nelle istituzioni della Chiesa cattolica, perché continuo a credere che Dio abbia più misericordia, bontà e comprensione di coloro che si proclamano unici interpreti della sua volontà. Perché se fosse come costoro non resterebbe a tutti noi altro che un'infinita disperazione. E viene da domandare a coloro che giustamente temono il fondamentalismo islamico cosa potremmo vedere se i monsignori di curia avessero ancora in mano, come nei secoli bui del passato, lo stesso potere che hanno i preti negli stati islamici.
· Il cardinale Barragan si dimostra, come già in passato, poco misurato nello scegliere le parole. Certe espressioni mi suonano poco evangeliche: sul Regno dei Cieli meglio lasciar decidere all' Onnipotente che legge nel cuore dell' uomo e al quale sono possibili cose neppure immaginabili dal cardinal Barragan e da noi tutti. Credo che attribuirsi poteri divini sia un peccato di superbia che non aiuta a meritare il Regno dei Cieli. Credo che, invece di condannare l' omosessualità in sé, sarebbe più sensato denunciare quei comportamenti omosessuali che, concretamente, provocano danni alla famiglia e alla società. Condivido infatti l' opinione che le coppie omosessuali non possono essere unite in matrimonio e tanto meno adottare figli. E anche la prostituzione e la promiscuità sono peccati. Ma se due omosessuali si amano discretamente, senza creare scandalo, senza pretendere diritti, perché il Dio d'amore li deve rifiutare?
· Se ci fosse ancora Gesù sulla terra si spaventerebbe di fronte a certe affermazioni. Sono la madre di un ragazzo meraviglioso, gay e ateo e devo dire che provo compassione per gli alti prelati che osano fare queste affermazioni ottuse e omofobe. Non spetta a loro giudicare chi entrerà nel regno dei cieli!
· Ma dove vive questa gente qua? Guardassero bene i prete pedofili che loro proteggono. L'ipocrisia della Chiesa! Gesù ha vissuto nella povertà più assoluta, loro nello sfarzo più disgustoso e con i beni della Chiesa vaccinerebbero e sfamerebbero tutta l'Africa. Scendete dal piedistallo dorato e andate in mezzo alle gente come ha fatto San Francesco e come fanno tanti missionari!
· Peccato che un tale di nome Gesù Cristo la pensasse diversamente: evidentemente i cardinali studiano su una versione differente del Vangelo, dove Cristo scaglia la prima pietra.
· Che vergogna! Che miseria! Che piccolezza! Io non ne posso più di vedere questi rincoglioniti che dovrebbero essere seguaci di quel Cristo che camminava scalzo in mezzo ai poveri e mangiava e beveva di quel che gli veniva offerto. Questi uomini obesi, grassi, unti, coperti d'oro e di sete pregiate fin sopra i capelli mi fanno schifo e mi provocano disgusto. E mi disgustano pure tutti quelli che vanno loro dietro, che credono in questa chiesa ricca, opulenta, che possiede auto, palazzi e banche. Se Cristo fosse ancora nel sepolcro ci si rivolterebbe dentro. Ed ora vado a vomitare.
· Io credo che la misericordia del Signore vada al di là di ogni umana considerazione. Non posso e non voglio entrare nella vicenda specifica, ma credo che le scelte di un individuo, nel loro complesso, siano propedeutiche alla scelta finale. Non è infatti Dio ad estromettere dalla vita eterna. Non è Dio a dannare. E' l'uomo che decide, con le sue scelte e la sua vita, di non volere l'Amore di Dio. E' l'amore, quello con la A maiuscola, non quello carnale, a fare la differenza. Quello della Croce. Quello di Nostro Signore Gesù Cristo.
· ...e sai quanti preti all'inferno!
· E che ne sa Barragan del Regno dei Cieli? C'è già stato? Ha visto le porte, le serrature, i portinai? Ha visto chi c'era e chi no? Io sono disposto ad ascoltare la voce di Dio, non quella dei parolai di turno, che non sopportano la pensione e stanno ogni santo giorno sulle panchine della piazza mediatica a farneticare.
· Allora il 50% de clero non andrà in paradiso!
· Quindi niente regno dei cieli pure per tutti gli ecclesiastici che si sono macchiati dello stesso peccato negli Usa e in Irlanda, coperti dal sacro e santo segreto istruttorio vaticano?
· E' giusto che le leggi dello stato tutelino senza alcuna discriminazione gay, lesbiche e trans. E' altrettanto giusto che la chiesa dica pure quello che vuole: chi intende ascoltarla lo fa, chi non vuole ascoltarla è libero di fregarsene. Che poi da due millenni la chiesa consideri l'omosessualità un peccato, beh lo si sa: chi ci crede ne terrà conto, chi non ci crede non lo farà. Davvero non capisco il motivo di tante polemiche. Per inciso la chiesa condanna anche i rapporti etero fuori dal matrimonio, ma non mi sembra che nessun etero si sia mai scandalizzato di questo (se a volte mi astengo è perche le donne non sempre me la danno, non certo per la chiesa). Insomma è giusto essere liberi: liberi di fare sesso (con adulti consenzienti) come si vuole, liberi anche di dire che è un peccato. Sinceramente mi sembra che ci sia un po' troppo vittimismo nelle comunità gay. A me la chiesa rompe i coglioni perché non aiuto i prolifici africani a mantenere le nidiate di innumerevoli figli che fanno (cioè io dovrei lavorare e loro mangiare, cantare e riprodursi). Si tratta di una cosa che non mi piace e ho smesso di andare in chiesa per questo. Però non pretendo che la chiesa cambi la sua dottrina sociale. Non si può neppure obbligare gli altri a pensarla come vogliamo noi.
· E Dio è stato informato? Non vorrei che si trovasse disallineato rispetto a una direttiva così autorevole e categorica!
· La chiesa apre le porte dei cieli solo ai benefattori come Franco, Pinochet e Enrico De Pedis e le chiude a pericolosi criminali come i gay e Welby. Come mai i prelati non si indignano quando i loro amici con le teste rasate massacrano di botte ed in branco gli omosessuali? In quel caso dalla chiesa arriva un religioso silenzio. L'unico motivo che avrebbero di aprire bocca è solo per chiedere scusa all'umanità dei loro crimini.
· A metà articolo, mi è venuta voglia di passare oltre e di leggere quello sui risotti cremonesi! Penso che Dio sia più misericordioso di un vecchio prelato ormai in pensione che, per condannare un gruppo di persone, cita un testo un po' vago scritto duemila anni fa. Credo in Dio e sono convinto che la nostra sessualità sia per Lui argomento di poco interesse. Povera Chiesa Cattolica!
· Se dovessimo scegliere tra il frasario del cardinale Javier Lozano Barragan e le argomentazioni del presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso, propenderemmo per queste ultime, per il fatto che esse contengono il richiamo al valore e al diritto della persona che furono elevate al loro legittimo ruolo proprio dalla storia e dalla filosofia del Cristianesimo. Sembra paradossale, ma il rispetto della persona, riscattato mediante la teologia del Cristianesimo, dall'etica e dal costume umiliante delle civiltà del mondo antico, tra cui quella ebraica, appare più evidente nella fiera battaglia degli omosessuali che non nella difesa delle norme intransigenti che più che richiamarsi a Paolo sembra derivare dal Deuteronomio. Il cardinale Barragan non conosce o disconosce il fattore biologico che presiede all'omosessualità e si attiene alla deviazione dell'educazione e della crescita come elementi costitutivi dell'omosessualità, di derivazione freudiana. Eppure, la Congregazione per la dottrina e della fede, ha dimostrato un largo spirito di comprensione sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, come rilevato nell'articolo, in virtù di diffusi disposizioni e atteggiamenti non rispondenti all'ortodossia eterosessuale ma meritevoli di debita attenzione in considerazione della divina eterogenesi dei fini in cui siffatti comportamenti possono ricadere. Questo spirito precedente di tolleranza può esser dimenticato dal cardinale Barragan e in seconda battuta da papa Ratzinger che presiedeva la Congregazione al tempo di papa Wojtila.
· Come può il cardinale arrogarsi il diritto di decidere chi entrerà o meno nel Regno di Dio? Umiltà e fede nella misericordia divina sono cose che il prelato non ha mai conosciuto?
· Ha perso una buona occasione per tacere! La fondazione biblica delle argomentazioni è ancora oggetto di ampia discussionee pastoralmente dovrebbe aver appunto più rispetto del vissuto delle persone. Ma non si può pretendere da funzionari di Dio come lui!
· Lozano Barragan e Mancuso sono le due facce simmetriche e opposte della stessa medaglia. Le dichiarazioni del cardinale sono sorprendenti perché non conformi al magistero e minoritarie nella Chiesa. Le dichiarazioni dell'esponente dell'Arcigay non sono sorprendenti, ma banalmente ordinarie: da tempo sembra che la missione istituzionale dell'Arcigay non sia la difesa della dignità umana delle persone indipendentemente dal loro orientamento ma la lotta contro le forze del male personificate dalle gerarchie vaticane.
· Sono gay, ma non per questo non conosco la dottrina cattolica. E mi risulta che il Regno dei Cieli è negato pure al ricco che non passa dalla cruna dell'ago. Quindi caro il mio cardinale, credo che le sue croci d'oro e i suoi anelli e paramenti ornamentali (in barba ai bambini che muoiono di fame) possono tranquillamente trattenerla dall'avere un ingresso preferenziale rispetto al mio. Non mi dica che non lo sapeva? Per fortuna il Dio che voi stessi mi avete insegnato la punirà non meno di me. Ma non per questo la rispetto come persona, cardinale. Ci mancherebbe!
· Credo sia più facile che non entri il cardinale nel regno dei cieli. Se ha letto il Vangelo e ha qualche conoscenza di nostro Signore Gesù Cristo sa che però c'è qualche possibilità anche per lui, visto che l'amore di Dio è infinito.
· Nessuno nell'aldiquà può dire cosa ci riservi il Signore nell'aldilà. Ognuno può solo personalmente avere fede nella salvezza da lui offertaci, per quanto peccatore possa essere. Già cinquecento anni fa cercavano di farci comprare la salvezza e dicevano che, come la moneta entra nella cassetta delle offerte, tosto l'anima viene liberata dal purgatorio? Perseverare non è umano, è diabolico!
· Si è dimenticato dei sacerdoti pedofili americani e non. Ma chi è per parlare con certezza delle decisioni di Dio?
· Se non ricordo male l'ingresso nel regno dei cieli viene stabilito al momento della morte, in base alle condizioni in cui si trova la propria anima. Pertanto nessuno mai può stabilire a priori chi vi possa entrare se non Dio stesso che è il solo a conoscere le anime. Nel Vangelo di Matteo Gesù dice: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31)
· Personalmente penso che trans e gay non avranno grossissime difficoltà ad entrare nel regno dei cieli, quando il Signore avrà provveduto a spedire al piano interrato grandissima parte dei suoi rappresentanti qui sulla terra, compreso il cardinale in questione... talmente presuntuoso da sapere cosa pensa e decide il Signore. Già che c'era poteva dirci la sua personale opinione anche sui suoi emeriti colleghi pedofili dicendoci se costoro, in quanto preti, avranno sicuramente un posto garantito in cielo. Ma che si vergognasse ad aprire bocca, ‘sto sepolcro imbiancato!
· Beh! Credo che gli omosessuali debbano pazientare ancora pochi anni, perché presto (almeno in Italia) il cristianesimo cosi arrogante e inquisitorio contro di loro, sarà rimpiazzato dalla ben più mite e tollerante religione musulmana... Vedremo allora i mullah elargire parole di conforto e comprensione verso i trans. Ne sono convinto.
· Non curatevene. Barzellette di questa sorta sono le ultime convulsioni di un'entità morente. Le chiese sono vuote da decenni e ormai gli unici clienti dei seminari sono dei giovanotti dall'italiano approssimativo che si fanno preti come lo si faceva una volta: per non patire la fame nei loro disgraziati paesi d'origine. Questi fini intelletti si sono inventati un dio assolutamente trascendente per poi pretendere di interpretarne l'immanenza. Lasciate che si dimenino e ridetene.
· Uno si sveglia la mattina e dice queste fesserie! Bello davvero! Ma chi crede di essere poi questo qua? Dopo tutto quello che hanno fatto, quelli come lui continuano a fomentare l’odio. Io non capisco da dove vengono fuori queste persone superbe, convinte di sapere tutto! Se fosse una scelta l'essere gay o l’essere trans, una persona sana di mente sceglierebbe di avere una vita piena di problemi? Questo cardinale sarà il primo ad essere cacciato dal regno dei cieli.
· Se nel regno dei cieli c'è discriminazione, allora non fa per me.
· Qualcuno, con ironia, ha scritto qui che tra un po' saremo nelle mani dell'Islam e che allora sarà molto meglio. Io penso che il fatto che ci siano nel mondo religioni meno tolleranti della nostra, non voglia dire accettare per forza le sparate di un anziano cardinale cattolico. Da credente vorrei sentire ben altre parole, dette magari da chi dovrebbe essere esempio di carità, di misericordia e di amore. Don Rigoldi disse in un'intervista: «Due uomini? Due donne? Uomo e donna? Che importa! L'importante è che si amino! In questo mondo c'è tanto bisogno di amore!». Questo è un vero pastore di anime!
· Tutti questi atei poossono imbrattare le mura delle loro case con tutte le nefandezze che vogliono, ma la verità resta fino alla fine del mondo e cioè che Dio ha fatto la natura così come è: «maschio e femmina» per un fine grandioso che sta al di sopra del nostro pensare. Chi sgretola, per un fine umano, (soldi, piaceri carnali e altro) quest'ordine che porta la vita, certamente cerca la morte di se stesso. Una morte che è sia corporale che spirituale. Sodomia,onanismo ed altre porcherie sono state condannate da Dio nella Bibbia e non dal cardinale o dal papa che sia. La coscienza di queste persone è coerente con i comandamenti di Dio. Invano cercano di farla tacere. Toglietevi la maschera del dio quattrino e del diavolo impuro e ritornate a Dio con cuor contrito e umiliato!
· Mi sto chiedendo perché la chiesa (la gerarchia, naturalmente, non il popolo di Dio) continui a farsi del male. Ho tentato di darmi una risposta e ho pensato che forse, questa chiesa è destinata a sparire e a lasciare il posto alla vera chiesa, quella del popolo, quella che cerca Dio senza chiedere nulla in cambio oltre al suo amore. Quella che non ha bisogno dei primi posti a tavola. Quella che non ha bisogno di compromessi con il potere per sopravvivere. Quella che è riuscita a conservare la speranza nonostante le angherie sofferte per colpa delle varie gerarchie. Mi pare che a furia di rattoppare per evitare scandali, l’altra chiesa stia scoppiando per le troppe toppe. Che Dio abbia compassione di tutti noi! Barragan compreso.
· Io non vado in chiesa da ormai molto tempo, ma sinceramente non riesco a capire il perché di tanto casino sulle affermazioni di un cardinale. Alla fin fine non ha mica detto che i gay vanno discriminati dallo Stato, ha detto invece che non andranno in paradiso. Se uno non ci crede che gliene frega. Se ci crede (premesso che le parole di un cardinale non sono certo dogma) vada a parlarne con il suo confessore, sono fatti suoi. Ben più grave è quello che succede con altre religioni o culture che prevedono la pena di morte per l'omosessualità. Sinceramente mi sembra che ci dovrebbe scagliare con molta più durezza verso chi invoca la lapidazione su questa terra piuttosto che verso chi ne fa una questione esclusivamente religiosa e morale.
· Pover'uomo, probabilmente soffre per la sua omosessualità repressa ed essendo vissuto in un contesto sociale ed educativo omofobo non fa altro che perpetuare un atteggiamento e un pensiero che danneggia lui stesso prima degli altri. Fa compassione...
· Viva Barragan! Viva San Paolo! Viva la verità!
· Voi che vi scagliate con alte grida e profondo scandalo contro uno che spiega San Paolo siete solo degli ipocriti, perché non vi degnate mai di scandalizzarvi per l’immoralità dell’economia in cui vivete e che appoggiate con il vostro vivere moderno. Perché non vi scagliate contro quegli stati che comminano migliaia di condanne a morte, tra le quali ci sono anche le condanne a morte dei gay, come capita in Iran. Invece usate il suo petrolio e familiarizzate con la sue religione che vorreste vedere maggiormente rappresentata. Siete gli stessi che vi girate dall’altra parte di fronte alle decine ei migliaia di martiri cristiani, di fronte alla mancanza di libertà religiosa che c’è in almeno dieci nazioni ricchissime. Ve ne fregate delle sofferenze del Darfur e non lasciate nessun commento quando leggete cose gravissime. Voi appoggiate il libertinismo e i costumi degli adoratori di Saffo e del silicone, che sono, con la loro ambigua etica, i diffusori di terribili e incontrollate malattie. Fate un po’ schifo! Siete tutti degli ipocriti e dei violenti, perché così facendo vorreste solo il pensiero unico del politically correct. Ipocriti! Fate schifo!
· Dal punto di vista degli omosessuali, dei trans e di altri soggetti con gusti sessuali speciali, il paradiso lo hanno raggiunto sulla terra. Quanto al paradiso in cielo, ci insegna Gesù che nel Cielo non vi sarà né maschio, né femmina. E' dunque, probabile che non vi saranno neppure omosessuali e transgenders. Quanto alle loro anime, saranno giudicate secondo i peccati compiuti. Un certo Dante Alighieri, con tutto il rispetto, pose all'inferno già allora il suo maestro Brunetto Latini nella sua qualità di sodomita. Il cardinale Barragan non fa che seguire la tradizione. Ma se i peccatori si pentono…
· Ullallà! Una voce fuori dal coro dell'opinione pubblica. Che si discosta dai benpensanti, Che non si conforma al pensiero del mondo ed è anticonformista. Guardate quante grida di sdegno e come si stracciano tutti le vesti! Signor cardinale! Se vuole seguito, deve sapere che gay è bello, i trans sono di moda,e forse, in questo momento, sono la cosa più in. Suvvia! Se vuole riempire le chiese e trovare fedeli, opere di carità, fervore religioso, pratica dei sacramenti, deve parlare al contrario di come dice! E se sculetta pure è meglio! Piacerà!
· Non so i trans e i gay. I cardinali non entrano di sicuro in paradiso : sono troppo amanti del potere e dei privilegi.
· «Tutto quello che consiste nell'andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». Questo «andare contro natura» include anche la vita di clausura per le suore? O la continenza per i preti? O invece queste pratiche sono considerate secondo natura? Quanto al « non lo dico io ma lo dice San Paolo» si sa che certo, notoriamente, San Paolo era un grosso esperto in fatto di omosessuali e soprattutto di trans, che, all'epoca, erano abbondantissimi! Ma andiamo! Nel XXI secolo dobbiamo ancora stare a sentire questi relitti di medioevo che aprono bocca e si permettono di dire delle bestialità che andrebbero condannate penalmente?
· Ma non era nostro Signore a stabilire chi entra nel Regno dei Cieli?
· Secondo il mio personalissimo parere in paradiso andranno quelli che chiederanno perdono dei loro peccati. I peccati ed i diritti sono cose diverse. Ognuno ha la libertà di peccare facendosi carico delle conseguenze del suo peccato.
· Dico solo questo, da cattolico praticante: Quante volte gli uomini di Chiesa sbagliano completamente metodo di evangelizzazione, facendo precedere la morale all’annuncio di Cristo. La morale non è propedeutica alla Fede, ma ne è conseguenza, diversamente diviene moralismo, non serve a nessuno e non conduce all’incontro con Dio. Se non si osserva questo naturale processo (prima l’annuncio di Cristo, il Kerigma! E solo dopo le esigenza dell’alleanza con lui) gli effetti sono devastanti (vedi i commenti all’intervento del Cardinale) e il volto di Dio che ne traspare è quello di un Dio che comanda, minaccia e castiga, cioè di un Dio non amabile che non ha niente a che fare con il Dio annunciato da Cristo, che è amore, comprensione, misericordia, e che ci chiama a realizzare con lui una vera comunione di vita. Solo così, gradualmente e con l’aiuto dello Spirito Santo, si comprendono le esigenze dell’amore secondo Dio, la fedeltà, il disegno di Dio sulla vita del’uomo e sul corretto esercizio della sessualità! Diversamente il moralismo porta le persone ad allontanarmi sempre più da un dio del genere. Usare poi la Parola di Dio come una spada per sconfiggere i nemici è sempre controproducente (è il metodo classico dei testimoni di Geova), perché alla Bibbia si può far dire tutto e il contrario di tutto. Non si possono buttare lì dei versetti ad effetto, senza una precisa ermeneutica ed esegesi. Inoltre nei testi neotestamentari, il «Regno di Dio» non corrisponde sic et simpliciter al Paradiso. Si tratta infatti di un concetto molto più ampio, che ha vari significati.
· Non c'è nulla di cristiano nelle parole del cardinale. Nulla di più lontano dalle parole di amore e accoglienza dette da Gesù.
· Cardinà! Ma quanti preti entreranno nel regno dei cieli? Il 10%? Mi sa che sono troppi, visto il lusso che fate.
· Ma se il papa ha appena abolito il limbo, senza chiedere niente a Dio! E' chiaro che decide il cardinale chi entrerà nel regno dei cieli e chi no. Basta riderci su!
· All'inferno ci va non certo chi ama, ma gente come Barragan che semina odio, superstizione e ignoranza.
Dal blog aperto dal Giornale
· Questa chiesa riesce in questo pontificato a dare la peggiore immagine di se. Il problema dei trans e dei gay nel regno dei cieli è un problema di lana caprina. Vorrei sapere da questi dotti dove è finita l'Humana pietas dei Vangeli? e mi chiedo se i preti gay e pedofili entreranno nel Regno dei cieli.
· Per Gesù Cristo un personaggio del genere era il male....
· «L’omosessualità è un peccato, ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione». Che frase confusa e contraddittoria! E' chiaro che la disapprovazione porta conseguentemente alla discriminazione più o meno aperta! Comunque no a gay e trans!
· Si potrà anche non essere d'accordo e protestare nel nome del diritto di ognuno di fare quello che vuole, ma almeno le affermazioni del Cardinale si chiamano «parlare chiaro» senza se e senza ma. Poi ognuno si regolerà come più gli piace, sapendo bene a cosa va incontro se è credente, o fregandosene se non ci crede.
· Mamma mia! Quanti sacerdoti fuori dal paradiso!
· Cosa vuol dire essere omosessuale o trans? Per il Magistero, ma anche oggettivamente, vuol dire orientare la propria sessualità verso persone del proprio sesso: nel caso dei trans poi è come essere omosessuali e in più voler essere del sesso opposto per andare con quelli del proprio sesso. In entrambi i casi, nella pratica, si configura un rapporto sessuale contro natura: maschi con maschi e femmine con femmine. Questo è il comportamento che viene condannato nella lettera di San Paolo ai Romani (1,18-32) a cui il vescovo messicano ha accennato. Come si fa, con queste premesse, a sostenere che queste persone possono non commettere peccati? La meretrice perdonata da Gesù si mise a seguirlo e mise in pratica il comando che il Signore le aveva dato: «Va e non peccare più, perché non ti accada di peggio» Niente nuove leggi via fax quindi. Gesù Cristo è sempre lo stesso.
· Ma ancora parlare di «contro natura»! Che ignoranza! Questo cardinale si legga Biological Exuberance: Animal Homosexuality and Natural Diversity del biologo canadese Bruce Bagemihl. Che parli chiaro sul pericolo che la cristianità corre per l'immigrazione islamica, invece di perdere tempo (dimostrandosi ignorante) in questioni personalissime come questa!
· Finalmente, chissà, forse per miracolo, un cardinale cita le Sacre Scritture che dicono che gli effeminati e gli omosessuali non entreranno nel regno dei cieli. Queste sono le cose di cui la Chiesa si dovrebbe interessare! Prima di tutto il mandato del vero Vangelo di Cristo e poi parlare sulla moralità, che oggi si sta perdendo in tutto il mondo, ma in particolar modo nell'occidente. Se la chiesa parlasse di più su questo tema, forse qualcosa cambierebbe.
· Va bene il dogma dell'infallibilità, e va bene persino l'equiparazione tra la Parola di Dio e la Tradizione (ovvero la Storia della Chiesa), ma probabilmente il Signore desidererebbe avere l'ultima parola su chi far entrare in casa sua. Il cardinale, e la curia tutta, dice ciò che più gli garba e non mi pare abbia espresso concetti tanto diversi dal solito. Se un uomo di una qualsiasi Chiesa o di una qualsiasi altra fede si fa latore di determinate idee, non è un problema da farci perdere il sonno. Ben altro discorso è se queste idee balzane travalicano l'ambito religioso entrando nell'immaginario collettivo e persino nell'agenda politica di chi dovrebbe tutelare i diritti di tutti, siano essi destinati al Regno dei Cieli o meno.
· Cari amici che non credete in Dio, l'omosessualità è una perversione del sesso. Gli omosessuali non sono un'altra razza di persone, ma sono dei perversi, così come lo sono i trans, i pedofoli, i masochisti, i bisessuali, il sesso bestiale e il sesso di molti partner come chi pratica le orge e cosi via. Queste cose sono tutte forme di perversione. Gli omosessuali non sono venuti dal pianeta Marte, sono dei perversi! E la Bibbia dice che loro non potranno entrare nel Regno dei cieli perché l'omosessualità è una abominio. Leggetevi Levitico 18:22, Levitico 20:13, Romani 1:26 e 27, e 1Corinzi 6:9, tanto per citare solo alcuni dei brani che condannano l’omosessualità. Quando arriveremo a capire che la legge di Dio prevale su ogni altra legge umana, allora potremo avere una società migliore. Purtroppo la Bibbia dice anche che negli ultimi tempi l'immoralità aumenterà e che questo è un segno della fine.
· Carissimo cardinale, lo sa che sant'Anfolso Maria de Liguori era gay? Essere gay non significa automaticamente peccare. La condizione di gay non è intrinsecamente peccaminosa, lo è semmai l'esercizio della sessualità. Si legga bene il magistero! Quanto all'esercizio della sessualità si ricordi che san Paolo, ai gay, accostava anche i fornicatori e gli adulteri quando parlava di coloro che sarebbero stati esclusi dal Regno dei cieli. L’esercizio della sessualità gay viene quindi equiparato alla fornicazione e all’adulterio. Ora vien da chiedersi se questa posizione sia figlia del suo tempo (Paolo era, ad esempio, anche terribilmente sessista) e non sia quindi da considerare più idoneo un magistero di misericordia, secondo cui ciascuno rende conto dei suoi peccati senza ulteriori condanne. Tra l’altro occorre chiedersi che idea avesse san Paolo dell’omosessualità: non è che pensasse alla pederastia greca che aveva davanti tutti i giorni e che non era altro che pedofilia allo stato puro? Come vede la questione è ben complessa.
· Monsignore! Sa quanti sacerdoti non entreranno nel regno dei cieli? Un buon 70% se teniamo conto anche dei pedofili. E questi ultimi sono mille volte più odiosi e spregevoli di qualunque peccatore anche perché molte volte indossano una tonaca.
· Certo che se stiamo qui a tentare di risolvere i problemi dell'oggi interpretando alla lettera un testo millenario! La dottrina viene ovviamente attualizzata periodicamente, quindi intenderla come immutabile è ridicolo. Per questo motivo una buona parte della chiesa non la pensa affatto come il cardinale Barragan, che peraltro è appena stato pensionato. E un motivo, per questo pensionamento, ci sarà.
· Io non so da dove saltino fuori certe notizie sulla sessualità di alcuni santi. Probabilmente si tratta di bufale. Vi chiedo soltanto se vi è mai capitato che qualche gay abbia tentato di toccarvi contro la vostra volontà. A me è capitato e posso dire che c’è qualche cosa che non va nel loro modo di essere ei di vivere la loro sessualità. Mi sembra abbastanza presuntuoso asserire che i gay sono persone «assolutamente normali». Beati quelli che hanno questa certezza matematica. Personalmente non sono assolutamente per la loro emarginazione, ma riguardo al resto, ci andrei un momentino piano: così come per le interpretazioni della Chiesa che, da essere umano, non condivido, ma che, in veste di credente, non posso fare a meno di accettare e giustificare pienamente.
· Il cardinale non ha fatto altro che riportare ciò che sostiene Dio per mezzo del Vangelo.
· Delle volte mi chiedo come mai la chiesa si faccia detestare così tanto dai non credenti. Poi apro il giornale e capisco.
· Allora molti cittadini del vaticano non entreranno nel regno dei cieli considerata la numerosa schiera di preti e prelati pedofili e gay. Per nostra fortuna Dio è misericordioso e giusto e ci giudicherà per quel poco di bene che saremo capaci di fare, perché il tanto di male che sappiamo fare lo ha pagato Gesù al posto nostro. Alle povere persone gay dico di non dar retta a questo aguzzino di prelato, ma abbiate fede in Dio perché solo Lui è capace di comprendervi e amarvi per quello che siete in quanto conosce molto bene la vostra sofferenza e solitudine.
· Dal suo punto di vista non può che avere ragione l'esimio arcivescovo. Ma solo dal suo punto di vista! Chi non crede, chi crede in altro dio, può legittimamente pensarla in modo diverso. Ed allora: ognuno è padrone della propria vita su questa terra ed..altrove. Se una cosa si può e si deve contestare al movimento gay è il voler imporre ad altri la loro diversità scambiandola per un diritto. Meno manifestazioni, meno Gay-Pride e più informazione sulle dinamiche che portano a queste scelte. Forse, dico forse, i gay darebbe meno fastidio ai benpensanti ed otterrebbe di più per le proprie esigenze. Miglioriamoci conoscendo, aprendoci alle esigenze degli altri, tutti. Non solo gli etero nei confronti dei gay, ma anche questi nei confronti dei primi.
· Premesso che Gesù non ha mai detto assolutamente niente contro gli omosessuali o i/le trans vorrei precisare che l’affermazione di Barragán che «Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza» è una bufala. Si legge infatti su un opuscolo informativo redatto un paio d’anni fa dall’American Psychological Society: «L’orientamento sessuale è una scelta? No, gli esseri umani non possono scegliere di essere gay o etero. L'orientamento sessuale emerge per la maggior parte delle persone nella prima adolescenza, senza alcuna precedente esperienza sessuale. Anche se siamo in grado di scegliere se agire sui nostri sentimenti, gli psicologi non considerano l'orientamento sessuale una scelta consapevole, che può essere volontariamente cambiata». Dunque se il 5% circa della popolazione è così, lo è perché Dio (per chi ci crede) ha voluto così, con buona pace della cattiveria di qualche cardinale.
· La posizione della Chiesa sull'omosessualità è nota e non è mai cambiata, quindi è almeno stupefacente che il mondo omosessuale si stupisca.
· Bastaaa! Di gay e trans non se può proprio più!
Chiesa: «Niente paradiso per gay e trans». Un commento dal sito Agoravox
«Trans e gay? Niente Regno dei Cieli. Anche se sono pure loro persone e, in quanto tali, da rispettare». A dichiararlo, il Cardinale Javier Lozano Barragan, ex Ministro della Salute del Vaticano.
Una dichiarazione forte. Una comunicazione che fa trasalire. Un pensiero per cui è onesto riflettere, per tutta la comunità civile. Perché gay e trans non sono accettati da Dio? Lo stesso Cardinale Barragan, proseguendo nelle sue dichiarazioni, afferma che «trans e gay non si nasce ma si diventa, e le cause sono molteplici: di ordine psicologico, di educazione, di pregressi di vita».
Ecco il punto cruciale su cui soffermarsi: perché operare una discriminazione così grave nei confronti di esseri umani che di diverso da coloro che vengono considerati normali per scelte sessuali consone ai dettami sociali e religiosi, hanno appunto solo la scelta di una tendenza che, come dice lo stesso Cardinale, può derivare addirittura da pregressi psicologici negativi?
E’ come se, dichiarando quanto ha dichiarato, il Cardinale avesse accorpato una sorta di scomunica, a tutti coloro che oggi vivono il peso di una qualche distorsione a livello psichico. Vogliamo per caso scomunicare i malati psichici perché nella loro patologia compiono atti che la società ritiene al di fuori della norma? Vogliamo mettere al rogo chi soffre? Vogliamo mettere alla gogna persone che, magari dopo una infanzia di abusi sessuali, media con la propria anima per cancellare un’ossessione, ritenendo poi di desiderare scelte ritenute indesiderabili?
Non si può accettare una dichiarazione simile, da esseri pensanti. Non è questa la chiave di lettura che possiamo consentire. Non si può ghettizzare e di pari passo trovare persino motivazioni di scelte ritenute infami. Getti la mano e poi tiri il sasso. Ecco cosa.
Dura la replica del Presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso: «Il presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari e per la pastorale della salute, insiste poi nell’affermare che non si nasce omosessuali, che la causa del proprio orientamento sessuale la si deve cercare nell’educazione, in un mancato sviluppo dell’adolescenza. Si può anche esser incolpevoli, ma siccome gay e trans agiscono contro la dignità del corpo, certamente non andranno in paradiso, perché andare contro natura offende Dio. Che sollievo, Cardinale! Fino a ieri - ha aggiunto Mancuso - pensavamo di dovervi ritrovare, una volta passati a miglior vita, nell’aldilà, ancora con i vostri proclami accusatori e le vostre ridicole teorie sulla sessualità e la dignità delle persone. Sì, è vero, le donne, gli e le omosessuali, le/i trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto, cui può accedere solamente chi condivide le vostre farneticazioni e volontà di dominio sui corpi e le idee di milioni di persone libere e determinate a sconfiggere tutti i pregiudizi di cui siete millenari portatori».
Appare, peraltro, fuor di luogo questa incursione da parte di un organo della Chiesa sulle abitudini sessuali del mondo laico, perché tanto ci sarebbe da dire e ribadire sulle attenzioni particolari – così vengono mistificati atti di abuso sui minori – che alcuni componenti della Chiesa dedicano a certi piccoli esseri umani che a loro volta, da adulti, potrebbero infatti evolvere la propria sfera sessuale su scelte poi considerate ignominose. Come la mettiamo?
Da un lato, la Chiesa lancia anatemi e proclami. Dall’altro il mondo laico non è mai in grado di portare avanti un dialogo equo col mondo religioso, e diviene succube impassibile di ogni contraddizione in termini perpetrata dalla Chiesa. Se ad ogni dichiarazione seguisse un sano dibattito, probabilmente l’umanità conoscerebbe giustizia di troppi abusi. E non solo sessuali.
Emilia Urso Anfuso
Una lettera dello scrittore Renato Pierri: «E' cosa buona per l'uomo non avere contatti con donna»
Gentile direttore, il cardinale Javier Lozano Barragan, il 2 dicembre, ha dichiarato che «l'aborto va considerato un assassinio» (intervista rilasciata a Bruno Volpe per il sito Pontifex.Roma.it). Peccato che il giornalista non gli abbia perlomeno fatto osservare che di norma l'assassinio è da imputare a odio, gelosia, interesse, sete di potere, ecc. Motivi che non sono mai all'origine dell'aborto.
Ha poi dichiarato: «Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo... Tutto quello che consiste nell'andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». Peccato che il giornalista non gli abbia ricordato il passo del Vangelo in cui Gesù non esprime alcun giudizio negativo sugli eunuchi (sono secondo natura o contro natura?) ma anzi elogia colui che si rende eunuco da sé per il regno dei cieli (Mt 19,12). Peccato anche che il bravo giornalista non abbia ricordato al cardinale che San Paolo in tema di sessualità non può essere preso sul serio, altrimenti dovremmo considerare seriamente anche il suo consiglio: «E' cosa buona per l’uomo non avere contatti con donna» (1 Cor 7,1). Peccato, infine, che non gli abbia fatto notare che Gesù enumera i peccati gravi (omicidi, adultèri, prostituzioni, furti, false testimonianze, bestemmie) ma non dice una sola parola riguardo all’omosessualità. Evidentemente il problema, se di problema si tratta, non lo interessava più di tanto.
O forse, diversamente dalla Chiesa, aveva ben altro a cui pensare?
Renato Pierri (Scrittore)
Il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, ha smentito di aver mai dichiarato che agli omosessuali è preclusa la via che conduce in Cielo.
Importanti agenzie informative hanno riferito il 2 dicembre che secondo il porporato messicano «transessuali e omosessuali non entreranno nel Regno dei Cieli». Quotidiani e pagine web di tutto il mondo hanno rilanciato questi articoli. Il Cardinale ha spiegato che la sua dichiarazione è stata estrapolata dal contesto, perché in realtà si era limitato a citare la Bibbia, nello specifico la Lettera di San Paolo ai Romani (1, 26-27) in cui si condanna moralmente la pratica dell'omosessualità.
«E' ciò che dice la Parola di Dio, non quello che ho detto io. Che un omosessuale in particolare non si possa salvare non l'ho mai detto, perché si può salvare. Molte volte non si è omosessuali per propria colpa, tutto dipende dall'educazione e dall'ambiente» ha osservato questo giovedì in una conversazione telefonica.
«L'unica cosa che posso dire è che perché ci sia una colpa grave, oltre ad essere necessaria la materia grave, c'è bisogno di piena consapevolezza e pieno consenso. Dove manca una di queste tre condizioni, non c'è colpa grave», ha indicato. Il porporato ha ricordato, soprattutto, che non spetta a lui giudicare le persone, ma Dio.
Nell'agitazione mediatica scatenata da queste dichiarazioni private del loro contesto, alcuni mezzi di informazione hanno chiesto un commento a padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che si è limitato a riportare gli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il numero 2358 del Catechismo afferma che «un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate» e che «questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova».
«Perciò – si legge di seguito – devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».
Zenit.org del 4 Dicembre 2009
Ha ragione il cardinale Barragan: l'omosessualità é una patologia e gay si diventa, non si nasce. Si tratta di un distrurbo che distacca l'uomo dalla norma. La sessualità serve principalmente alla riproduzione. Uno psichiatra di chiara fama, il noto professor Francesco Bruno, volto spesso presente in Tv, lo dice in un’intervista.
Professor Bruno, l'omosessualità, può considerarsi normalità o patologia
«Il discorso é lungo. Un tempo era senza dubbio vista da tutti come patologia. Poi, recentemente, prima la società americana di psichiatria e dopo l’organizzazione mondiale della sanità, la hanno cancellata». Dunque non é una malattia
«bisogna vedere in che modo siamo arrivati a questo risultato e le dico che non é una bella cosa. Come del resto si sa, le lobbies omosessuali e non solo quelle, sono potenti e per ottenere quel risultato si sono mobilitate persino con una campagna porta a porta. Ometto altri particolari per evitarmi ed evitarle querele, ma ci siamo intesi».
La sua idea al riguardo?
«Io ero e resto della convinzione che la omosessualità sia una patologia, una anormalità della sessualità e quindi un disturbo».
Disturbo in che senso?
«Per disturbo si intende un distacco dalla realtà e non ci piove sul fatto che la sessualità abbia come primo e principale scopo la riproduzione della specie. Ora non é possibile questo evento nell'atto sessuale tra persone del medesimo sesso. Nessuno, tanto meno io, vuole fare delle discriminazioni, ma é così».
Dunque se l'atto sessuale é volto alla procreazione, siamo nella anormalità?
«Certamente, ecco il motivo per il quale parlo di patologia. In un certo senso, da un punto di vista definitorio, quello che dice l'organizzazione mondiale della sanità, non é totalmente fuori strada, ma allora il concetto di libera scelta andrebbe a farsi benedire».
Chi decide in sostanza se siamo nel caso concreto nella patologia o nella normalità?
«Il medico, lasciando da parte le decisioni della organizzazione mondiale. Lo stabilisce solo il medico nella sua libera scelta, in scienza e coscienza. Basta con le burocrazie imposte e che tagliano le gambe a quanto il medico può vedere nella sua libertà. Se per assurdo a me dovessero dire che é legittimo fare un’iniezione letale ad un moribondo, mi negherei a farla, per il principio della sacralità della vita e per il dovere che ha il medico di curare, evitando ogni accanimento».
Professore, omosessuali si nasce o si diventa?
«Si diventa, spesso per ambienti nei quali si vive, per propria scelta o per tendenza. In parte ci potrebbero essere persone geneticamente predisposte alla omosessualità, ma non é detto, come altre patologie se quel virus, non mi riferisco alla omosessualità per virus, esploda oppure no. Ma omosessuali si diventa, ed il più delle volte, per libera e precisa volontà. In una società che ha perduto ogni valore etico».
Bruno Volpe, Pontifex Roma del 7 Dicembre 2009
Quando una piccolissima agenzia di stampa, che si occupa solo di notizie che hanno a che fare con l’omosessualità, ha ripreso le dichiarazioni che ha fatto il 4 dicembre scorso al sito Zenit.org, ho tirato un sospiro di sollievo! Come poteva un uomo di chiesa dire le cose che il 2 e il 3 dicembre le attribuivano i giornali senza rendersi conto che le sue affermazioni erano in contraddizione con l’essenza stessa della fede cattolica. Sapevo che anche i preti, anche i vescovi, anche i cardinali possono dire delle bestialità, ma in genere, quando questo accade, ci sono altri preti, ci sono altri vescovi, ci sono altri cardinali che correggono il tiro e che cercano di annullare l’effetto della bestialità detta. Una cosa del genere era capitata quando il vescovo lefebvriano Richard Williamson aveva negato l’olocausto: le reazioni dell’episcopato e dei vertici della Chiesa cattolica erano state unanimi e chiare e avevano rimediato, almeno in parte, le assurdità che erano state dette. Lo stesso non è invece capitato quando i giornali hanno riportato la notizia della sua intervista al sito Pontifex Roma: in questo caso gli unici che hanno reagito in maniera indignata sono stati i tanti cristiani normali che hanno sentito il bisogno di ribadire su quella enorme bacheca che è la rete di Internet quello che la fede cattolica afferma da sempre, ovvero che la beatitudine eterna di ciascuno di noi non dipende dalle opinioni di un cardinale, ma dalla misericordia di Dio. L’unica reazione ufficiale è stata quella del direttore della Sala stampa vaticana, che ha fatto notare la scarsa attendibilità del sito che ha pubblicato l’intervista che le era stata attribuita dalla stampa e che ha ricordato alcuni dei paragrafi che parlano di omosessualità nel Catechismo della Chiesa cattolica. Davvero un po’ poco se si pensa che le sue dichiarazioni, così come le aveva riportate la stampa, correvano il rischio di gettare migliaia di persone omosessuali nella disperazione.
Poi è arrivata la notizia della smentita e a quel punto l’unico rammarico è stato il fatto che la stampa internazionale non l’abbia ripresa con la stessa attenzione che aveva riservato, due giorni prima, a quell’intervista sciagurata. Nel leggere l’intero articolo con cui veniva comunicata la sua smentita abbiamo però scoperto che, anche se le sue dichiarazioni sull’omosessualità erano state ingigantite, la frase: «Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo» era stata effettivamente pronunciata e, anche se in maniera indiretta, veniva ripresa anche nell’articolo di rettifica.
Ed è alla luce di questa constatazione che ci permettiamo di farle alcune domande che, molto probabilmente resteranno senza risposta, ma che avranno il merito di mettere in guardia lei e tanti suoi colleghi rispetto al rischio di vedersi affibbiare delle affermazioni che non hanno niente a che fare con la dottrina cattolica. Gliele riporto di seguito.
Caro cardinale, il sito Pontifex Roma propone contenuti che fanno riferimento a una visione molto parziale della chiesa: attenta soprattutto alla voglia che i potenti di turno hanno di dare una ritoccatina alla loro immagine mediatica e dire a tutti quanto sono devoti. Direi che non si tratta di un atteggiamento propriamente evangelico. In più, questi stessi contenuti, sono funzionali a una chiesa che è in perenne lotta con il mondo contemporaneo, l’esatto contrario della lettera e dello spirito della Lumen Gentium. Alla luce di queste caratteristiche evidenti ci spiega perché ha deciso di concedere un’intervista a questo sito, che non è tanto al servizio della chiesa, ma che è piuttosto al servizio di una certa idea di chiesa e che non si fa scrupolo di usare tutti i mezzi per imporre questa stessa idea alla chiesa tutta? Come mai ha poi accettato di affrontare un tema delicato e pieno di sfaccettature come quello dell’omosessualità in quella che doveva restare (lo dicono i curatori del sito che l’ha intervistata) una «breve intervista»? Che ci siano dei giornalisti che scarificano la verità alla brevità lo si può capire. Che ci siano dei cardinali che,come lei, li assecondano in questa operazione, lo si capisce molto meno.
Caro Cardinale, lei è prete, lei è vescovo, lei è senz’altro licenziato in teologia e ha certamente qualche competenza in merito al modo con cui la chiesa cattolica propone ai credenti di rapportarsi con il testo biblico. E allora perché, durante l’intervista che ha rilasciato al sito Pontifex Roma, quando ha parlato di omosessualità, ha gettato alle ortiche la tradizionale prudenza con cui, nella chiesa cattolica, si citano i versetti biblici come se fossero articoli di un codice giuridico e ha detto la frase sciagurata: «Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo». Meravigliarsi che la stampa internazionale abbia ripreso uno slogan «estrapolato dal contesto» significa non conoscere l’ABC del mondo dei mass media. Un cardinale può anche ignorare questo mondo, ma in questo caso farebbe meglio a tenere la bocca chiusa per evitare di essere frainteso.
Che dire poi della seconda frase in cui parla di omosessualità nella sua intervista? Quel: « Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell'adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell'andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». Qui, oltre a ribadire quella lettura fondamentalista e parziale di San Paolo che un cardinale dovrebbe sempre evitare di fare, si cimenta in affermazioni sull’origine dell’omosessualità che fanno a calci con la prudenza con cui il Catechismo della Chiesa cattolica affronta lo stesso argomento quando afferma che: «La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile». Queste nove parole sono il risultato di una riflessione e di un lavoro che è durato anni. Non si possono stravolgere con l’estro di una frase improvvisata, buttata lì durante un’intervista telefonica. Lei, questo errore, con una superficialità impressionante, l’ha fatto.
A questo punto debbo confessarle, caro cardinale, di aver apprezzato il fatto che lei abbia sentito la necessità di rettificare l’intervista che ha concesso a Pontifex Roma e, soprattutto, di aver apprezzato il tono radicalmente diverso che ha usato nella rettifica. In particolare mi ha colpito la frase in cui ribadisce la tradizione della nostra chiesa, affermando con decisione che gli omosessuali possono salvarsi. Sarebbe stato opportuno se avesse aggiunto che gli omosessuali, non solo «si possono salvare», ma che: «Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana» (CCC 2359). Non si trattava di fare sue le conclusioni con cui autorevoli teologi cattolici sostengono che le relazioni di coppia omosessuali vadano incoraggiate per superare quella promiscuità e quella disperazione che rischiano di travolgere le persone omosessuali, si trattava piuttosto di ricordare le affermazioni con cui il Catechismo della Chiesa cattolica affronta il tema dell’omosessualità: visto che lei è cardinale non mi sembra di pretendere una cosa impossibile nel chiederle questo!
La ringrazio infine per quel breve richiamo alla dottrina cattolica sul peccato che compare nelle dichiarazioni all’agenzia Zenit. Dire, come ha fatto lei, che: «Perché ci sia una colpa grave, oltre ad essere necessaria la materia grave, c'è bisogno di piena consapevolezza e pieno consenso. Dove manca una di queste tre condizioni, non c'è colpa grave» significa aiutare le persone omosessuali a conservare la speranza anche quando si trovano a vivere situazioni che la Chiesa non approva.
Come vede non è necessario uscire dai binari dello dottrina consolidata e proposta dal Magistero cattolico per dire parole di speranza alle persone omosessuali. Tanto più se si è un cardinale e si è quindi investiti di una certa autorevolezza. Purtroppo questa sua ultima dichiarazione è stata snobbata dalla stampa e lei rischia di restare per sempre, agli occhi di tutti, il cardinale secondo cui «Le porte del Paradiso sono chiuse per gay e transessuali» (tanto per citare il titolo di un giornale che parlava della sua intervista).
Che errore di comunicazione ha mai fatto, cardinale! Che sbaglio lasciarsi condizionare dalle aspettative del suo intervistatore e dire cose che, non solo non sono in linea con la tradizione della Chiesa, ma che provocano dolore e disperazione nei tanti omosessuali credenti che si aspettano dalla chiesa parole di incoraggiamento e di sostegno. Che occasione persa per aiutarli a conservare quella fede che tanti individui senza scrupoli vorrebbero spegnere nel loro cuore!
Speriamo che questo incidente insegni a lei e a tanti suoi confratelli nell’episcopato a trattare con maggiore prudenza un tema in cui, come mi diceva tanto tempo fa un vescovo piemontese: «I vescovi corrono il rischio, più per ignoranza che per malafede, di dire un sacco di sciocchezze».
Gianni Geraci, portavoce Gruppo del Guado