A Cronaca di una marcia indietro
Il primo
dicembre scorso, monsignor Celestino Migliore, rappresentante della Santa sede
alle Nazioni unite ha rilasciato un’intervista che faceva pensare che la Santa
Sede fosse contraria a un progetto di dichiarazione universale, proposto dalla
Francia a nome dei paesi della Comunità europea, in cui si chiede la
depenalizzazione universale dei reati collegati all’orientamento sessuale. Il
giorno dopo, padre Federico Lombardi, Direttore della Sala stampa vaticana,
durante una conferenza stampa, ha fatto alcune precisazioni che, in sostanza,
dicevano che monsignor Migliore, non solo aveva fatto bene a dire quello che
aveva detto, ma che la posizione del Vaticano non era certo isolata. Da queste
due uscite improvvide è nata una discussione che ha provocato, alla fine, un
dietro front di Padre Lombardi che ha letteralmente affermato che non gli
pareva il caso di innescare polemiche su un testo«di cui non si conosce ancora
il contenuto». Ma allora, perché monsignor Migliore ha fatto le sue
dichiarazioni? E perché l’Osservatore Romano ha accusato la stampa italiana di
non aver riportato i contenuti inaccettabili del testo presentato dalla diplomazia
francese? Per aiutarvi a trovare la bussola in questo marasma di bugie, di
indignazioni e di mezze verità, vi abbiamo preparato questo lungo dossier.
Buona lettura.
Il rappresentante del papa all’ONU concede un’intervista
Il testo dell’intervista a Monsignor Celestino Migliore
Il giorno dopo, la Sala stampa vaticana, dice che…
La notizia ripresa dalla stampa italiana
Le reazioni non tardano ad arrivare
I gruppi di Omosessuali credenti
Coraggio amici. Lettera aperta agli omosessuali credenti in un momento di difficoltà
Ma davvero la dichiarazione proposta all’ONU era così inopportuna?
Alcuni giornalisti attaccano: «C’è dietro un complotto»
Ed ecco il testo della dichiarazione bocciata dal rappresentante della Santa Sede
11 Dicembre 2008. E alla fine arriva la marcia indietro del Vaticano
In realtà il vizio non è nuovo
Liechtenstein: per l’arcivescovo Hass il riconoscimento dell’omosessualità é uno scandalo
Padre Flynn dei Legionari di Cristo: Cristiani costretti ad avallare l’omosessualità
Qual è oggi il peso reale dell'Organizzazione delle Nazioni Uniti per far rispettare i diritti dell'uomo?
Le Nazioni Unite non sono un supergoverno con un proprio esecutivo. L'attuazione dei diritti umani nei singoli paesi –seppur tenuta sotto controllo dal Consiglio dei diritti umani e dai meccanismi di seguito collegati a Trattati e Convenzioni- riposa ancora essenzialmente sulle giurisdizioni nazionali, ma anche molto e sempre di più sui sistemi regionali. Basti pensare al sistema europeo, che figura tra quelli maggiormente sviluppati, a quello interamericano e a quello africano che si sta consolidando. Il Consiglio dei diritti umani, succeduto due anni fa all'omonima Commissione, fa molta fatica a decollare con efficacia. I Comitati di seguito, annessi a Trattati e Convenzioni, svolgono un buon ruolo propulsore quando si attengono al proprio mandato e non pretendono, come spesso succede, di interpretare il consenso degli Stati in senso innovativo e spesso ideologicamente selettivo.
Il 10 dicembre prossimo, alcune organizzazioni favorevoli all'aborto tenteranno di ottenere attraverso una petizione che l'Assemblea delle Nazioni Unite aggiunga l'aborto ai diritti universali dell'uomo. Come accoglie questa proposta?
E' triste e indignante, perché questa iniziativa lavora in favore dello smantellamento del sistema dei diritti umani, in quanto ci porta a riorganizzarne l'enunciazione e la protezione attorno non più a diritti, ma a scelte personali. Rappresenta l'introduzione del principio homo homini lupus, l'uomo diventa un lupo per i suoi simili. Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società. Esistono controtendenze motivate, convinte e determinate che dobbiamo sostenere e incoraggiare.
Da parte sua la Francia ha intenzione di presentare all'Onu una proposta per chiedere la depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo intero a nome dei 25 Paesi dell'Unione Europea. Come reagisce a questa proposta?
Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.
La Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo è stata approvata nel 1948 dai 58 Stati membri che costituivano all'epoca l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L'Onu conta oggi 192 Stati membri. Di conseguenza la Dichiarazione del 1948 deve essere modificata dopo 60 anni?
E' vero che il numero dei paesi è più che triplicato dal momento dell'adozione della Dichiarazione universale. Tuttavia, è anche vero che tutti gli altri, man mano che sono entrati a far parte dell'Onu, hanno egualmente adottato il testo, impegnandosi a informare dei suoi dettami le proprie Costituzioni e leggi. Per cui, oggi, la Dichiarazione è patrimonio dell'umanità. Che essa enunci principi uguali per tutti, non va affatto contro il pluralismo di culture, tradizioni, filosofie e religioni. Il successo dei redattori della Dichiarazione fu quello di aver potuto mettersi d'accordo in tempi non troppo lunghi su un testo comune, proprio perché convinti che esistono principi così fondamentali da essere presenti in tutte le culture e civiltà. Dire che i diritti umani sono universali non esclude un sano pluralismo nella loro attuazione. Gli estensori della Dichiarazione furono accorti nel predisporre un testo abbastanza flessibile per permettere sfumature diverse di accenti e attuazione, ma per niente malleabile ad un approccio selettivo.
Testo francese originale pubblicato dall’agenzia I.MEDIA il 1 Dicembre 2008
Padre Federico Lombardi, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, ha commentato le dichiarazioni di monsignor Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, contrarie alla proposta presentata francese di approvare una dichiarazione universale per la depenalizzazione dell'omosessualità.
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha dichiarato: «Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali, come qualcuno vorrebbe far credere. I noti principi del rispetto dei diritti fondamentali della persona e del rifiuto di ogni ingiusta discriminazione - che sono sanciti a chiare lettere nello stesso Catechismo della Chiesa cattolica – escludono, evidentemente, non solo la pena di morte, ma tutte le legislazioni penali violente o discriminatorie nei confronti degli omosessuali».
Ha poi ricordato che il numero 2358 del Catechismo della Chiesa cattolica afferma che: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova.Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».
Secondo il portavoce vaticano, la proposta francese mira a «introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma (non solo legale, ma anche relativa alla vita di gruppi sociali o religiosi) che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo».
«Ciò può diventare - ha poi spiegato padre Lombardi - strumento di pressione o discriminazione nei confronti di chi, solo per fare un esempio molto chiaro, considera il matrimonio fra uomo e donna la forma fondamentale e originaria della vita sociale e come tale da privilegiare». E ha concluso osservando che: «Non per nulla meno di 50 stati membri delle Nazioni Unite hanno aderito alla proposta in questione, mentre più di 150 non vi hanno aderito. La Santa Sede non è sola».
Testo delle dichiarazioni da lancio Agi del 2 Dicembre 2008
Repubblica. Santa Sede: no a una dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità
Il Vaticano si oppone alla proposta di depenalizzazione universale dell'omosessualità, presentata all'Onu dalla Francia. L'osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, ha spiegato che l'Onu non deve depenalizzare l'omosessualità perché ciò porterebbe a nuove discriminazioni, in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno «messi alla gogna».
«Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone - ha affermato l'arcivescovo - fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione».
«Ma qui - ha aggiunto Migliore, in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all'Onu in favore della depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo intero - la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».
«Per esempio - ha detto l'arcivescovo all'agenzia cattolica I-Media - gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Durissima la replica dell'associazione Arcigay: «È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari». L'Arcigay ricorda che in 91 Paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale (10 paesi islamici) contro le persone omosessuali. «La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali».
Monsignor Migliore si dice anche «indignato e rattristato» dal progetto di introdurre l'aborto tra i diritti umani promosso da alcune associazioni sempre all'Assemblea Generale dell'Onu. L'iniziativa «rappresenta l'introduzione del principio homo homini lupus, l'uomo diventa un lupo per i suoi simili», afferma il presule. «Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società».
Repubblica dell'1 dicembre 2008
ADISTA. Bufera nel mondo cattolico dopo le dichiarazioni di monsignor Migliore
«Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Con queste parole mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha giustificato il proprio ‘no’ in sede Onu alla proposta francese di depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo. Parole che hanno suscitato - come era facile prevedere - una bufera di critiche, anche perché, lungi dall’essere smentite, hanno ricevuto dopo poche ore l’avallo del direttore della sala stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi. «L'intervista di mons. Migliore, letta integralmente, dice cose chiare e del tutto condivisibili»: qui si tratta «non solo di ‘depenalizzare l’omosessualità’ come è stato scritto, ma di introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma (non solo legale, ma anche relativa alla vita di gruppi sociali o religiosi) che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell’uomo». A completare il quadro, pochi giorni dopo, il Vaticano ha confermato di non voler sottoscrivere la Convenzione Onu sui diritti dei disabili (già approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2006) in quanto non contiene un divieto esplicito nei confronti dell’aborto.
Polemiche roventi si sono scatenate sulle dichiarazioni di mons. Migliore. «È avvilente constatare come i vertici della Chiesa Cattolica siano inesorabilmente prigionieri di un terribile pregiudizio sull'omosessualità e tenuti in scacco da un paradosso insostenibile», ha scritto in un comunicato stampa il gruppo romano di credenti omosessuali Nuova Proposta. Noi «ci sentiamo omosessuali e siamo contenti di essere così», ha scritto inoltre il gruppo del Guado di Milano. «Ci sentiamo credenti e, pur ringraziando Dio per il dono della Fede, proviamo vergogna per questa Chiesa che confonde il suo potere teocratico con il messaggio del Vangelo e uccide la speranza di tante donne e di tanti uomini a cui il Signore l'ha mandata. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare le menti dei vertici vaticani, ormai ottenebrate dalla paura e ricordiamo al papa e ai suoi collaboratori che un giorno anche loro dovranno rendere conto al Signore delle tante parole sbagliate che hanno pronunciato quando hanno parlato di omosessualità».
«Mi chiedo - ha dichiarato il portavoce di Noi siamo Chiesa Vittorio Bellavite - se questa è la messa in pratica, all’oggi, delle tanto conclamate e sollecitate ‘radici cristiane’ dell’Europa; mi chiedo perché si dicono cose di cui la Chiesa si dovrà pentire in un futuro, magari non troppo lontano. Noi Siamo Chiesa e, in generale, i cattolici ‘del dissenso’ o ‘critici’ sperano che si esprimano con chiarezza e ad alta voce, individualmente o mediante le tante associazioni, i molti credenti che si trovano a disagio di fronte a questa presa di posizione, che è estranea ad una autentica sensibilità evangelica, oltre che molto dannosa dal punto di vista pastorale».
Intervistato dal Corriere della Sera, il teologo Vito Mancuso ha definito le posizioni di mons. Migliore «incoerenti con tutta la difesa della sacralità della vita umana in cui si sta impegnando la Chiesa. C’è una fortissima discontinuità tra questa presa di posizione e la difesa degli embrioni, delle persone in stato vegetativo. Si vuole evitare la condanna penale, e la Chiesa cattolica che fa? Si oppone! ». «Le parole di Migliore sono davvero troppo dure, anzi», così la Chiesa rischia di essere «poco accogliente, non cattolica, cioè non universale, in fin dei conti, poco cristiana».
Secondo le Comunità di Base italiane «il Vaticano ha superato ogni limite ponendosi dalla parte dei Paesi in cui l’omosessualità è illegale e viene repressa con sanzioni, torture, pene e persino con l'esecuzione capitale. Svela così un tratto, tenuto per lo più velato, del fondamentalismo cattolico: il persistere, dal medioevo, del carattere violentemente totalitario dell’ideologia che domina ancora, purtroppo, i vertici ecclesiastici, per cui ciò che non è in linea con le loro regole morali è peccato e ciò che è peccato deve essere reato. Un reato che i giudici del braccio secolare devono punire con pene temporali in nome di Dio e dell’ordine naturale da lui stabilito per sempre».
Durissimo anche il commento di don Franco Barbero, di cui è recentemente uscito il libro Omosessualità e Vangelo (Il Segno dei Gabrielli, vedi notizia in questo stesso numero): «In questo momento in cui l'arroganza delle destre colpisce gli omosessuali con ritmi quotidiani, il Vaticano favorisce questo fiume di aggressioni e di violenze. Il papato romano si è messo apertamente dalla parte dei violenti ed è diventato uno dei maggiori maestri di immoralità e di degrado morale. Come cristiano provo un profondo ribrezzo per una istituzione che presume di parlare in nome di Dio mentre è in preda al delirio di onnipotenza, tipica patologia dei tiranni. La Chiesa di Gesù va cercata altrove».
ADISTA del 9 Dicembre 2008
Chiesa contro ONU: una nuova Inquisizione? Altrenotizie ricostruisce i retroscena.
Rama Yade, Segretario di Stato (Vice-ministro degli esteri) francese con delega per i Diritti Umani, l'ha detto chiaramente: il suo Paese, che dallo scorso Luglio è presidente di turno dell'Unione Europea, intende dare una più concreta attuazione ai diritti umani, in particolare combattendo l'omofobia. Va detto, a beneficio dei più distratti e tanto per sottolineare la peculiarità antropologica della destra nostrana, che la Yade, pur essendo socialista, rappresenta un governo conservatore. La ministra di origine senegalese, a margine di un incontro UNESCO tenutosi a settembre a Parigi, ha proposto di celebrare il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo (10 dicembre 2008) presentando all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite una bozza di Dichiarazione Politica finalizzata alla depenalizzazione del reato di omosessualità; in quell'occasione la Ministra ha ricordato che in ben 90 paesi il sesso tra persone consenzienti dello stesso sesso è un reato punibile con multe, anni di reclusione in carcere, assoggettamento a punizioni corporali di vario genere e perfino con la morte per impiccagione, schiacciamento, lapidazione: ogni stato ha le sue sadiche preferenze.
E' utile ricordare che, benché le cosiddette Dichiarazioni Politiche presentate presso le Nazioni Unite non siano vincolanti anche quando vengano approvate, esse di solito costituiscono una piattaforma sulla quale i protagonisti delle varie campagne incardinano le attività che conducono alla preparazione di una ben più formale Risoluzione: anche quest'ultimo documento non è vincolante, ma ha un notevole potenziale politico e di persuasione morale. Era una Dichiarazione Politica simile a quella che Yade ha in mente, l'embrione della Risoluzione per la moratoria contro le esecuzioni capitali approvata dall'Assemblea Generale il 18 dicembre dello scorso anno, grazie al meraviglioso lavoro dei nostri connazionali impegnati sul fronte abolizionista.
E' stata proprio la potenziale pericolosità di una Dichiarazione politica a favore della depenalizzazione dell'omosessualità a scatenare l'attacco preventivo di Celestino Migliore, Osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, la cui reazione scomposta, isterica e comicamente autolesionista, ha regalato ai giornalisti progressisti di tutto il mondo diverse ore di emozioni. La chiesa non può che guardare con sospetto a qualsiasi attività politica che abbia come obiettivo "trasformare scelte personali in nuovi diritti", anche se tali scelte non ledono nessuno.
Sostiene Migliore che l'ONU non debba depenalizzare l'omosessualità; a dispetto del susseguirsi di penosi tentativi di ridimensionare l'enormità delle parole di monsignore, il loro significato è inequivocabile: la Chiesa ritiene che l'omosessualità debba restare un reato, con buona pace di chi ha la sventura di nascere o diventare omosessuale in Cecenia o in Arabia Saudita o in Iran: queste persone potranno vivere la loro sessualità solo a rischio della vita o del carcere.
Accanto alle vergognose ed incomprensibili parole, probabilmente allo scopo di stemperarne la devastante portata, le agenzie riportano la seguente citazione di Migliore: «Il Catechismo della Chiesa cattolica dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione». Immaginarsi lo smarrimento dello sventurato credente e praticante alle prese con l'irresolubile aporia filosofica di una dottrina che stigmatizza la discriminazione nei confronti di un'intera categoria di persone, accettando (se non perorando) la repressione poliziesca e/o criminale della medesima categoria: grande deve essere il suo sconcerto. Quanto a noi, che nutriamo fiera avversione verso le chiese politiche di ogni tipo, restiamo talmente perplessi che ormai ci risulta di scarsa consolazione perfino il mantra con i quale spesso ci culliamo in simili circostanze: «Era lecito attendersi qualcosa di diverso? »
Per tornare al merito, vale la pena ricordare, a proposito della tolleranza della chiesa verso gli omosessuali, che le nuove regole per accedere al sacerdozio prevedono uno screening di omosessualità. Prescindiamo per carità dalle questioni che giustamente solleva il giornalista e attivista gay Peter Tatchell del Guardian: chi effettuerà i test? Essi sono validati da un qualche organismo professionale? Qual è la loro affidabilità scientifica? Rispettano i diritti di candidati vulnerabili? Concentriamoci invece sul fatto che «il candidato, per essere respinto, non deve necessariamente praticare l'omosessualità. Potrebbe anche essere senza peccato. Ma se la sua tendenza omosessuale fosse profondamente radicata, egli non può essere ammesso al servizio sacerdotale». E con questo abbiamo superato la barriera del suono: non è peccato solo un atto tra adulti consenzienti; è peccato anche una tendenza, di cui non si ha alcuna colpa, anche volendo ammettere che l'atto conseguenza dell'indole lo sia.
E' possibile che la crociata anti-gay della chiesa cattolica costituisca semplicemente una declinazione dell'incontrollata irrazionalità naturalmente insita nella condotta degli oltranzisti; non va sottovalutata però un'altra tesi, ventilata dal giornalista Michele Brambilla sulle colonne de Il Giornale berlusconiano, notoriamente più papista dell'Osservatore Romano. Secondo l'ingegnosa ricostruzione di Brambilla, potenziali nuove leggi che equiparino la famiglia tradizionale a quella omosessuale possano indirettamente avvantaggiare la Chiesa, dato che il 90% dei preti pedofili si sono rivelati omosessuali. In altre parole, la chiesa non vorrebbe sostenere una misura che potrebbe essere considerata un escamotage per consentire l'impunità ai suoi stessi religiosi (in gran parte omosessuali) che si sono macchiati del crimine in assoluto più odioso. Il pezzo di Brambilla meriterebbe un premio per aver ideato una struttura logica degna di un Machiavelli e uno per la malafede: si noti il pericoloso passaggio che tenta subdolamente di far passare l'equazione omosessualità-pedofilia, cose molto diverse tra loro. Di omosessualità, infatti, la chiesa sa poco; ma di pedofilia, va detto, se ne intende.
Mario Braconi,www.altrenotizie.org del 3 Dicembre 2008
Tante, questa volta, le risposte e i commenti provenienti dai gruppi di omosessuali credenti, dalle realtà ecclesiali che chiedono un nuovo atteggiamento della Chiesa e dalle tante persone che non condividono le dichiarazioni di monsignor Migliore e le precisazioni di padre Lombardi. Ve ne proponiamo di seguito alcune.
Gruppo del Guado. Chiediamo allo Spirito di illuminare le menti dei vertici della Santa Sede.
Quando le immagini degli omosessuali che il regime iraniano ha condannato a morte hanno fatto il giro del mondo abbiamo atteso che la Santa Sede dicesse qualche cosa per difendere la vita di questi giovani che venivano impiccati solo perché erano omosessuali. Abbiamo atteso, ma la diplomazia vaticana ha osservato un assordante silenzio.
Adesso che i Paesi europei hanno presentato alle Nazioni Unite una mozionein cui si raccomanda agli Stati membri di depenalizzare l'omosessualità cisaremmo attesi, da parte della Santa, Sede parole di incoraggiamento e di sostegno. Abbiamo invece letto le dichiarazioni del rappresentante del papapresso le Nazioni Unite in cui si sostiene che una tale mozione è da rifiutare perché porterebbe, prima o poi, al riconoscimento delle unioni omosessuali. Ha detto in sostanza monsignor Migliore che: o si sta con i paesi che, come la Francia e come la Spagna, hanno fatto del rispetto della persona umana e della sua integrità fisica e psicologica il paradigma di riferimento delle loro politiche; o si sta con i paesi che, come l'Iran e l'Arabia Saudita, ancora puniscono con la pena di morte le persone che hanno rapporti omosessuali. E dopo aver diviso il mondo in due parti ha dichiarato che il Vaticano, dovendo scegliere tra le democrazie europee e le teocrazie mediorientali, sceglie queste ultime.
Noi ci sentiamo Europei e siamo orgogliosi di esserlo. Ci sentiamo omosessuali e siamo contenti di essere così. Ci sentiamo credenti e, pur ringraziando Dio per il dono della Fede, proviamo vergogna per questa Chiesa che confonde il suo potere teocratico con il messaggio del Vangelo e uccide la speranza di tante donne e di tanti uomini a cui il Signore l'ha mandata.
Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare le menti dei vertici vaticani, ormai ottenebrate dalla paura e ricordiamo al papa e ai suoi collaboratori che un giorno anche loro dovranno rendere conto al Signore delle tante parole sbagliate che hanno pronunciato quando hanno parlato di omosessualità.
3 Dicembre 2008
Lettera aperta del gruppo La Fenice monsignor Celestino Migliore
Monsignore, siamo un gruppo di cristiani cattolici omosessuali di Torino e vogliamo esprimerle quanto hanno suscitato in noi le sue dichiarazioni riguardo la proposta francese di depenalizzazione del reato di omosessualità presentata presso le Nazioni unite. Le scriviamo questa lettera nello spirito cristiano della correzione fraterna, rivolgendoci a Lei e a tutti coloro di cui si è fatto portavoce esprimendo contrarietà alla depenalizzazione di un reato così infamante per i diritti umani.
Lei, esprimendo questa opinione, contraddice palesemente sia il Magistero della Chiesa Cattolica, che più volte sancisce senza tentennamenti la condanna dell'omofobia e di ogni discriminazione contro le persone omosessuali (ad esempio nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n.2357 e seguenti), sia, ed è ben più grave per un Vescovo della Chiesa Cattolica, lo spirito dell'Evangelo che Lei dovrebbe predicare. Gli omosessuali vengono, in molti Paesi del Mondo, torturati, incarcerati e messi a morte senza aver compiuto alcun male e tutto ciò non può essere per nessuna ragione tollerato da chi si professa seguace di Cristo, torturato, incarcerato e crocefisso innocente. Con le Sue dichiarazioni, Monsignore, Lei tradisce Cristo.
La giustificazione da Lei addotta, inoltre, è del tutto inconsistente, sia da un punto di vista logico (depenalizzare l'omosessualità non significa evidentemente fare pressioni su tutti i Paesi per riconoscere le unioni gay), sia da un punto di vista cristiano perché per evitare la tortura, il carcere e la morte ad un solo innocente, qualunque cristiano, e a maggior ragione un pastore come Lei, deve essere pronto a transigere su vuote questioni ideologiche. Come dice l'Evangelo secondo Matteo :«Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mt 15, 7-9).
Lei, Monsignore, ha insegnato e difende precetti di uomini e una rigida ideologia e si è dimenticato del tutto dell'Evangelo di Cristo e del Magistero della Chiesa Cattolica, che Lei dovrebbe rappresentare in un contesto così importante come le Nazioni Unite. Preghiamo e pregheremo per la Sua conversione e per la conversione di tutti coloro che, come Lei, si adoperano per svilire il messaggio di amore di Gesù Cristo e il Magistero della Chiesa Cattolica con azioni politiche che nulla hanno a che vedere con i principi evangelici.
Di fronte alla sofferenza di tante persone e di tanti Suoi fratelli cristiani che vengono perseguitati, torturati e uccisi perché omosessuali non è accettabile che Lei, tanto più nella posizione che ricopre, si possa esprimere con parole tanto lontane da Cristo e dalla Chiesa.
In tal modo Lei si pone, nei fatti, al di fuori della comunione ecclesiale e se ciò non viene riconosciuto da chi sarebbe preposto a farlo, per dovere di servizio alla Chiesa, Le assicuriamo che è da noi tutti, illuminati dallo Spirito Santo, ben riconosciuto.
Preghiamo per Lei.
Torino 3 Dicembre 2008
Nuovo Proposta. Una situazione avvilente.
E' avvilente constatare come i vertici della Chiesa Cattolica siano inesorabilmente prigionieri di un terribile pregiudizio sull'omosessualità e tenuti in scacco da un paradosso insostenibile. Da un lato paventare la discriminazione degli Stati che criminalizzano l'omosessualità , che scaturirebbe dalla proposta risoluzione ONU, e dall'altro sostenere, di conseguenza, la discriminazione dei moltissimi omosessuali che si trovano a vivere in quegli Stati, in molti casi, è bene ricordarlo, rischiando la pena di morte a causa del loro semplice e naturale orientamento sessuale.
E' altrettanto avvilente pensare come ancora oggi sull'omosessualità ci si possa spingere a verbalizzazioni di una tale gravità. Per capire quanto sosteniamo, basti pensare allo scandalo che si genererebbe se la parola omosessualità fosse sostituita con "di colore", paventando la discriminazione che deriverebbe agli Stati, che eventualmente sostenessero l'apartheid, in caso ci fosse ancora bisogno di una risoluzione che vietasse l'apartheid in tutto il mondo.
Crediamo si alzerebbero le grida di sdegno in ogni dove. E allora, perché sul tema omosessualità , invece, parole simili non generano sgomento? La discriminazione dell'omosessualità è forse meno grave? Come Omosessuali Cristiani, speriamo ardentemente che, vista l'indifendibilità di una tale posizione, contraria a qualsiasi concetto evangelico di Amore, carità e fratellanza, e l'assoluta risibilità ed inconsistenza delle motivazioni addotte, quanto riportato dai quotidiani venga prontamente smentito da monsignor Migliore o dalle competenti gerarchie della Santa Sede.
3 Dicembre 2008
Noi Siamo chiesa. Che si esprimano con chiarezza quanti si trovano a disagio.
Il portavoce nazionale di "Noi Siamo Chiesa" Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Dopo il fantasma "eutanasia", che ha innescato la campagna della CEI sul caso Englaro, ora è il fantasma "matrimonio omo" ad allontanare il Vaticano dal buonsenso e dalla carità cristiana e a fargli assumere una posizione odiosa e incomprensibile come quella di osteggiare la depenalizzazione universale dell'omosessualità, proposta all'ONU dalla Francia con il consenso di tutti i paesi dell'Unione Europea. Per chiarezza nella definizione delle responsabilità, mi sembra impensabile che una tale linea non sia diretta espressione di una decisione di Benedetto XVI, di cui l'arcivescovo Celestino Migliore è un semplice portavoce. Mi chiedo se questa è la messa in pratica, all'oggi, delle tanto conclamate e sollecitate "radici cristiane" dell'Europa; mi chiedo perché si dicono cose di cui la Chiesa si dovrà pentire in un futuro, magari non troppo lontano. Con Vito Mancuso mi sembra che la Chiesa rischia di essere poco cattolica, poco accogliente, non cattolica, cioè non universale, in fin dei conti, poco cristiana. Ora Noi Siamo Chiesa e, in generale, i cattolici del dissenso o critici, sperano che si esprimano con chiarezza e ad alta voce, individualmente o mediante le tante associazioni, i molti credenti che si trovano a disagio di fronte a questa presa di posizione, che è estranea ad una autentica sensibilità evangelica, oltre che molto dannosa dal punto di vista pastorale.
Roma 2 Dicembre 2008
CDB. Il Vaticano ha superato ogni limite
Perfino il senso critico più disincantato si arrende di fronte al carattere così pesantemente irrazionale e contraddittorio della opposizione di mons. Celestino Migliore, rappresentante permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, al progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità presentato all'ONU dalla presidenza francese dell'UE, condiviso dai 27 paesi dell'Unione Europea. E' nota la posizione dei vertici ecclesiastici contraria a ogni norma che riconosca e rispetti i diritti umani delle persone omosessuali. Ed è altrettanto noto che una gran parte della Chiesa, fra cui le Comunità di base, è critica verso questa vera e propria discriminazione inumana e antievangelica. Ma ora il Vaticano ha superato ogni limite ponendosi dalla parte dei paesi in cui l'omosessualità è illegale e viene repressa con sanzioni, torture, pene e persino con l'esecuzione capitale. Svela così un tratto, tenuto per lo più velato, del fondamentalismo cattolico: il persistere, dal medioevo, del carattere violentemente totalitario dell'ideologia che domina ancora purtroppo i vertici ecclesiastici per cui ciò che non è in linea con le loro regole morali è peccato e ciò che è peccato deve essere reato. Un reato che i giudici del braccio secolare devono punire con pene temporali in nome di Dio e dell'ordine naturale da lui stabilito per sempre. La depenalizzazione di adulterio e aborto ha trovato e trova tuttora sempre e ovunque un'aspra opposizione ecclesiastica. E ora si aggiunge l'opposizione alla depenalizzazione dell'omosessualità. La cosa ci riguarda tutti perché tocca aspetti fondamentali del diritto internazionale. Non si è mai abbastanza protetti da un ritorno di regimi d'intolleranza e dai totalitarismi. Occorre svegliarsi e resistere.
Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane, 3 Dicembre 2008
La Chiesa Vetero Cattolica italiana. Uniamo le nostre voci a nella condannano di ogni discriminazione.
Uniamo le nostre voci alle voci di tutte le Chiese cristiane, di tutti i movimenti, le organizzazioni, i gruppi, i fratelli e le sorelle in Cristo di ogni confessione religiosa che condannano come assurda ogni discriminazione perpetrata in base all'orientamento sessuale.
Uniamo le nostre voci per dire che non è nel nome di Gesù e del Suo Vangelo che si può sostenere la sanzionabilità dell'Amore tra persone dello stesso sesso: riteniamo sia una violazione dei diritti inalienabili degli uomini e delle donne il fatto che questo Amore sia punito dagli Stati di ben 90 Paesi del mondo con pene che vanno dalla morte (spesso, fatta sopraggiungere in modi atroci), alla tortura, al carcere (anche a vita) o a semplici sanzioni economiche: ciò non è lecito perché viola la dignità dell'uomo e della donna creati ad immagine e somiglianza di Dio, non è lecito perché impedisce di vivere la vocazione primaria degli uomini e delle donne che è la chiamata di Dio alla libertà. Non è lecito opporsi ad un progetto di liberazione di persone perseguitate, imprigionate, torturate a causa dell'orientamento sentimentale, in nome di un moralismo becero, avvinghiato ai principi tortuosi di un ontologismo sconfitto dalla Storia e svelato insano dal progresso delle scienze umane.
Uniamo le nostre voci ai 27 Paesi dell'Unione Europea (tra cui la nostra Italia) perché il diritto a scegliere il compagno o la compagna della propria vita, sia riconosciuto a tutti gli uomini e le donne di tutti i Paesi del mondo e, dunque, ci dichiariamo favorevoli al progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità.
Uniamo la nostra umile voce di Chiesa Vetero Cattolica italiana alle voci di coloro che non hanno voce per difendersi, ribellarsi e gridare, mentre negli occhi stringiamo ancora l'orrore - simbolo eloquente di tutte le atrocità perpetrate nei confronti delle persone omosessuali - dei cadaveri dei due adolescenti impiccati
Vescovo Delegato Federico Renato Mueller, 7 Dicembre 2008
Un’intervista del teologo Vito Mancuso
Vito Mancuso, lei è un teologo, insegna presso la facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano, all'Onu la Santa Sede non appoggerà la mozione per la depenalizzazione dell'omosessualità. È giusto?
Non ho capito il ragionamento di monsignor Migliore. Mi sembra contorto e comunque contiene un salto logico. Non ci si può nascondere che in 91 Paesi gli omosessuali sono sottoposti a pene corporali o addirittura alla pena di morte. Mi sembra che le sue affermazioni siano contraddittorie.
Con che cosa?
Sono incoerenti con tutta la difesa della sacralità della vita umana in cui si sta impegnando la Chiesa. C'è una fortissima discontinuità tra questa presa di posizione e la difesa degli embrioni, delle persone in stato vegetativo. Si vuole evitare la condanna penale e la Chiesa cattolica che fa? Si oppone! Non si sceglie di essere omosessuali, si nasce omosessuali: si difendono gli embrioni, ma non milioni di persone che rischiano anche la vita. Mi sembra un segnale preoccupante.
Migliore però spiega che dietro il principio, in concreto, potrebbe passare la scelta «politica» di favorire i matrimoni omosessuali.
Sinceramente le motivazioni mi sembrano pretestuose. Un conto è chiedere che gli Stati non reprimano la libertà sessuale, un conto è "aprire" al matrimonio omosessuale. Ripeto, qui c'è un salto logico che presuppone una paura profonda, quasi panica.
Paura di cosa?
La Chiesa cattolica deve prendere atto della rivoluzione sessuale. Gli omosessuali si definiscono "gay", cioè felici della loro condizione. Una loro unione stabile è da vedere meglio di legami che non lo sono, certamente distinguendo queste unioni dal matrimonio tra un uomo e una donna, che è un dato universale. Ma pure l'omosessualità esiste in natura, non si sceglie, si nasce così. Le parole di Migliore sono davvero troppo dure, anzi, così la Chiesa rischia di essere poco cattolica.
Poco cattolica?
Sì, poco cattolica, poco accogliente, non cattolica, cioè non universale, in fin dei conti, poco cristiana.
Intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 2 Dicembre
Una lettera a Famiglia Cristiana
Cara Famiglia Cristiana, sono un cattolico omosessuale e ti scrivo per comunicare lo sconcerto che mi ha preso nel venire a conoscenza delle posizioni ufficiali della politica vaticana in sede ONU, riguardo la proposta francese sulla depenalizzazione del reato di omosessualità nei paesi ove è reato. Le tante critiche alle parole di Mons. Migliore da parte delle associazioni di omosessuali, ma anche da parte di tanta società civile non possono che trovarmi d’accordo. Le ragioni da egli addotte alla posizione del Vaticano sono a parer mio risibili, paventano infatti una possibile discriminazione nel consesso internazionale verso alcuni Stati, senza tenere invece conto delle condizioni di vita delle persone omosessuali in tanti paesi del mondo, dove l’omosessualità arriva ad essere punita con la detenzione, la fustigazione o la morte come ad esempio in Iran.
Personalmente frequento da anni un gruppo di omosessuali credenti che si chiama La Fonte. Il gruppo si ritrova presso una parrocchia di Milano, come noi esistono vari gruppi in diverse città d’Italia. In questi giorni come puoi immaginare ci siamo scambiati molti messaggi e telefonate, le posizioni sono le più disparate ma tutte sono in un arco di emozioni che vanno dalla rassegnazione e alla rabbia passando, purtroppo, per lo scoraggiamento. Tutti noi siamo consapevoli che Mons. Migliore non è che un portavoce e che le radici delle sue affermazioni affondano in profondità nella politica vaticana. Scrivo politica vaticana perché la stessa esperienza dei gruppi che citavo ci rende consapevoli che la chiesa è anche altro e ben di più del vaticano e delle sue mosse sullo scacchiere internazionale. Per questo, e solo per questo, posso dire, con molti altri cattolici omosessuali, che non perdiamo la fede e che amiamo la chiesa. Amando la chiesa ed essendo innamorati del progetto che il Vangelo ci affida, portiamo amore anche alle gerarchie ecclesiastiche e preghiamo per la loro salvezza come per la nostra.
Certo lascia amarezza dover amare, dell’amore che un cristiano deve anche ai nemici, coloro che, non solo sono fratelli nella fede, ma dovrebbero essere i pastori che aiutano la nostra fede a rinsaldarsi. Ma forse è proprio questo che inconsapevolmente fanno con le loro, per noi e non solo per noi, incomprensibili posizioni sulla questione omosessuale; rinsaldano la nostra fede in Cristo sebbene a scapito della fiducia in parte della struttura ecclesiastica.
Comprendiamo in parte le posizioni della gerarchia vaticana, ovviamente non le condividiamo, ma ne capiamo le ragioni storiche e fors’anche umane. Quello che riesce difficile capire è l’irrigidimento, verrebbe da dire “ideologico”, anche su una questione di giustizia come la proposta di richiesta di depenalizzare l’omosessualità ove questa è considerata reato punibile in alcune realtà con pene che possono arrivare alla messa a morte. Caino, che la Bibbia ci dice fratricida per invidia, ebbe comunque la protezione di Dio. Siamo noi, sono io, in una situazione tanto grave per il nostro solo esistere ed amare da essere peggiori di Caino? Neppure il Magistero più intransigente arriva a sostenere tanto, esso infatti discerne tra condizione ed atti.
Non siamo a discutere se tale distinzione abbia senso nella concretezza della vita, se sia giusta o praticabile. Siamo a chiederci come sia possibile a chi si dice cristiano, pastore di anime e seguace del Signore della vita opporsi ad una richiesta agli Stati di non imprigionare, punire o addirittura uccidere persone che hanno la sola colpa di essere omosessuali.
È ovvio e nessuno pensa che tale iniziativa possa avere davvero effetti concreti ed immediati nelle legislazioni nazionali, ma sarebbe un segnale, una direzione tracciata. Inoltre sono consapevole che le gerarchie vaticane affrontano anche molti altri temi di rilevante valenza sociale, in modo molto più aderente all’idea che personalmente ho della giustizia umana e soprattutto divina. Proprio per questo, per il buono che c’è, mando questa lettera, come cristiano e cattolico, deciso a rimanere fedele a Cristo e alla chiesa. La mando per far conoscere lo sconcerto ed il dolore di tanti. Non conosco, cara Famiglia Cristiana, il tuo specifico pensiero sull’argomento, ho letto articoli alterni nelle tue pagine.
Non so neppure cosa potresti fare nel caso fossi d’accordo con quanto ho scritto. Mi rendo conto che la posizione di un pastore di anime è sempre delicata, non disgiunta dalle debolezze insite dell’essere uomo e che anche tu, in un certo senso, sei pastore. Per parte mia, assieme a tanti amici cristiani ed omosessuali, continuerò a testimoniare la mia fede sia dentro che fuori la chiesa, sia dentro che fuori il cosiddetto “mondo omosessuale”. Continuerò a pregare per i fratelli come per chi ci è nemico, affinché la grazia di illumini e ci guidi all’amore reciproco nella giustizia propria del Regno.
Dal sito www.gionata.org
Il commento della nostra amica Ornella
Sono indignata, sconvolta, non trovo le parole per esprimere quanto siano assurde le posizioni vaticane: da una parte sulla questione della depenalizzazione dell'omosessualità il Vaticano dice no, accettando implicitamente se non esplicitamente, che uno/a possa subire il carcere e la pena capitale solo perché omosessuale; d'altra parte si dichiara non disponibile a firmare la convenzione sui disabili perché non contiene un divieto esplicito dell'aborto. C'è una contraddizione: la morte dei feti è più importante della morte di una persona omosessuale, discriminata e condannata a morte per il solo fatto di esserlo? Esistono due pesi e due misure, esiste forse una vita che vale più di un'altra? Esiste una morale qualsivoglia che possa ammettere di mettere a morte una persona per la sua condizione, in questo caso l'essere omosessuale, e contemporaneamente asserire che è immorale l'aborto per i feti malformati e per questo addirittura non sottoscrivere una convezione sulla disabilità? Io credo che i contorsionismi e le contraddizioni cui ci troviamo davanti siano chiari ed espliciti. Rimangono i fatti. Incontrovertibili. Ancora una volta il Vaticano non firma convenzioni sui diritti umani. Quando qualcuno propugna una "religione civile" o uno stato "etico" (di impronta teocratica) ci pensi e ci rifletta bene.
Dalla Mailing List Piazza Grande
Carlo, un volontario del Progetto Gionata, si sfoga.
Con grande incredulità, sconforto e nausea ho appreso dell'ennesima presa di posizione della gerarchia vaticana contro le persone omosessuali. Mi chiedo se, nella gerarchia vaticana, si rendono conto delle sofferenza diretta e indiretta che provocano in milioni di uomini e donne. Ovviamente sì! Non li faccio così stolti. La ricchezza di umanità del Concilio Vaticano II, l'apertura alle aspirazioni di ogni uomo, le speranze di comunione che ho assaporato nella mia vita di cristiano cattolico sono sempre più annichilite. Queste parole sono state un faro nella mia vita: «»»Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
Cosa rimane di tutto questo, dopo le inumane parole del portavoce del papa tedesco? Quelle posizioni ideologiche, quello sfigurare il messaggio di Cristo in una prassi politica retriva, mi lasciano allibito. E piango. Piango per le migliaia di persone che sono umiliate, torturate e uccise senza colpa alcuna. Piango per le famiglie di coloro che si trovano coinvolti nell'abominio della persecuzione. Ancor di più piango per le milioni di persone che si allontanano dal messaggio di salvezza di Gesù Cristo, dalla Buona Notizia che Dio è amore.
Mi rivolgo a Dio - l'Abbà di Gesù - gridandogli: quando finirà tutto questo? Quando finirà questa notte plumbea e asfissiante, in cui anche la fiammella della fede vacilla?
Dal sito www.gionata.org
Andrea del gruppo In cammino di Bologna. Questo non è l'amore di Cristo!
Oggi, compare su tutti i giornali e nei loro siti la posizione del Vaticano espressa all'ONU circa la depenalizzazione dell'omosessualità. Il Vaticano si è schierato per il no, giustificando questa posizione che la depenalizzazione creerebbe altre discriminazioni proprio perché sarebbero fatte pressioni indebite sui paesi che non approvano le unioni omosessuali. Che casualità, ieri sera ero tornato entusiasta da una bellissima veglia ecumenica sulla pace, sulla necessità di deporre le armi, per cessare le guerre e le persecuzioni. E oggi noto che la Mia Chiesa preferisce il teatrino politico, la prova di forza, parole così fredde e aride per giustificare la non messa al bando della depenalizzazione dell'omosessualità.
Come se venisse prima la vittoria politica che la dignità umana, la conservazione del potere che il tentativo di conoscere una realtà diversa, una ripicca politica che l'amore fra due persone anche dello stesso sesso. Come se venisse prima tutto questo che la vita. Sì, la vita! Vorrei ricordare che nel mondo sono 91 i paesi che condannano l'omosessualità come reato. 91 paesi in cui si muore. Si muore!
Ma diamo un occhio anche al passato. Tra il 1933 ed il 1945 sono stati uccisi circa 7.000 omosessuali. No, no, non posso credere e tollerare che questa sia la Chiesa di Dio, che questo è l'amore di cui parla Cristo, che questa è la cura delle persone omosessuali. Di cura e rispetto non c'è nulla. Nulla, niente di niente. In quella posizione c'è solo condanna, cecità verso il passato, vuoto, silenzio e morte. Morte!
Dal sito www.gionata.org
Ho trovato sorprendente il ragionamento con cui il rappresentante della Santa Sede alle Nazioni Unite ha bocciato la proposta europea di una dichiarazione ONU in cui si chiede di depenalizzare l'omosessualità.
Chi infatti sostiene, come monsignor Migliore, l'esistenza di un legame stretto tra la depenalizzazione degli atti omosessuali e il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, implicitamente ammette che si tratta di due tappe di un unico percorso che non lascia spazio per posizioni intermedie: approvare una dichiarazione che chiede di non punire penalmente gli atti omosessuali (ovvero mettere al primo posto la dignità della persona omosessuale) significa arrivare, prima o poi, al riconoscimento delle coppie di fatto tra persone dello stesso sesso; opporsi al riconoscimento di questo tipo di convivenze implica, secondo il ragionamento proposto da Celestino Migliore, un atteggiamento ostile nei confronti di qualunque forma di condanna di quei paesi che puniscono con il carcere o con la pena di morte, le persone omosessuali.
Ho trovato sorprendente questo ragionamento perché divide le nazioni in due gruppi: da una parte stanno quelle che scelgono di mettere al primo posto la persona e la sua dignità, dall'altra quelle che subordinano questo primato ad altri principi ritenuti più importanti (quali l'affermazione di una determinata morale, l'osservanza di una tradizione non modificabile, una lettura fondamentalista dei testi su cui questa tradizione si fonda); da una parte ci sono i paesi europei, con i loro duemila anni di storia cristiana alle spalle, una storia che ha permesso il fiorire di fenomeni culturali importanti, come la teologia scolastica, l'umanesimo, la nascita del metodo scientifico e l'illuminismo, dall'altra ci sono i paesi che rifiutano di fare i conti con le ricadute che queste straordinarie avventure del pensiero hanno avuto nella società e nella giurisprudenza; da un lato ci sono paesi come la Francia o la Germania, dall'altro ci sono stati come l'Iran, l'Arabia Saudita e, spiace dirlo, il Vaticano.
Da persona omosessuale che ha provato orrore quando ha visto i filmati che riprendevano l'esecuzione di alcuni giovani omosessuali in Iran e da credente che vede nella Chiesa cattolica la madre che l'ha generato alla Fede cristiana, non posso non provare un certo sconcerto. E' vero che nell'Antico Testamento l'omosessualità è condannata con la morte, ma è anche vero che la mia chiesa mi ha insegnato a diffidare dalle letture fondamentaliste del testo biblico. C'è poi la predicazione di Gesù che non lascia dubbi in proposito: a quanti gli portano una donna scoperta in flagrante adulterio chiude la bocca dicendo: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra» e, una volta rimasto solo con la donna, la congeda dicendole: «Nemmeno io ti condanno. Va e non peccare più». Più chiaro di così non poteva essere! Certe condanne non hanno niente a che fare con il Vangelo! E anche se in passato le chiese hanno difeso la morale con la violenza piuttosto che con l'esempio, con le sanzioni penali piuttosto che con l'amore, nel corso degli ultimi due secoli, in seguito a un processo in cui non è possibile non vedere l'azione discreta e potente dello Spirito Santo, la maggior parte di queste stesse chiese ha iniziato a riconsiderare i propri errori e ha progressivamente riscoperto il significato vero delle parole di Gesù.
In realtà, da qualche anno, i vertici della Chiesa cattolica hanno abbandonato questo cammino. La dignità della persona è stata messa in secondo piano e sono diventati altri i motivi che guidano i documenti del Magistero: il primato della Famiglia borghese fondata sul matrimonio eterosessuale, la difesa della vita prima del concepimento (molto meno la difesa della vita dopo il concepimento), la difesa dei diritti (e talvolta dei privilegi) che la Chiesa cattolica ha nelle singole nazioni. Si tratta di un percorso che nasce dalla paura e che sembra allontanare la Chiesa cattolica da una tradizione che ha l'ambizione di proclamarsi universale, capace cioè di dare una parola di Speranza a ciascun uomo, indipendentemente dalla sua condizione.
La chiesa che ha parlato per bocca di monsignor Migliore e per bocca dei diversi personaggi che hanno difeso le sue parole, è una chiesa che ha rinunciato definitivamente a questa sua ambizione e che, quindi, riesce a parlare solo a quanti se ne stanno tranquilli dentro i suoi recinti. La chiesa che condanna un progetto che ha come suo principale obiettivo quello di evitare la condanna e la morte di quanti sono condannati a causa della loro omosessualità è una chiesa che non riconosce la piena dignità umana alla persona omosessuale e che si rifiuta di tradurle in azioni concrete che salvaguardano la sua integrità fisica e psichica, nonostante le belle parole che vengono continuamente citate dal Catechismo. Queste stesse citazioni, alla luce dei fatti e delle scelte compiute dal magistero cattolico, suonano false e piene di ipocrisia. Che senso ha parlare di rispetto quando ci si schiera con quelle nazioni che negano agli omosessuali qualunque dignità umana? Che senso ha parlare di delicatezza se, quando spesso si parla a sproposito di omosessualità senza prima chiedere agli omosessuali credenti se, e come, certi discorsi li feriscono e li offendono nella loro specifica sensibilità? Come si può dire che le persone omosessuali vanno accolte se poi non ci si adopera per salvare la loro vita quando è minacciata, o se non ci si preoccupa di quante, tra queste persone, sono in carcere per il solo fatto di essere omosessuali? Solo chi è convinto che la Fede cattolica sia fatta solo per chi omosessuale non è, può perseverare in un simile comportamento senza chiedersi se non sia il caso di cambiare rotta.
Certo! Molte responsabilità le abbiamo anche noi omosessuali credenti! Quando sentiamo certi discorsi ci chiudiamo in noi stessi e soffriamo in silenzio. Qualche volta, quando siamo sicuri di essere di fronte a interlocutori fidati, ci scateniamo, dicendo peste e corna della chiesa, ma poi, pubblicamente, teniamo a freno la nostra indignazione e scegliamo di non dire nulla. Ai nostri pastori ci rivolgiamo più per chiedere loro di aiutarci a risolvere i nostri sensi di colpa che per proporre un percorso comune di ascolto della Parola di Dio e di condivisione nella preghiera. Siamo impazienti e aggressivi con quanti accettano di confrontarsi con noi, ma ce ne stiamo buoni e tranquilli quando si tratta di prendere pubblicamente posizione nei confronti dei tanti (e sono la maggior parte) che parlano a sproposito di noi senza conoscerci. Se avessimo avuto un po' più di coraggio in passato! Se ne avessimo un po' di più ora! Se davvero sorgesse tra noi qualcuno capace di scrivere e di dire le cose giuste al momento giusto e, soprattutto, capace di raccogliere intorno a se le energie di quanti soffrono perché la Chiesa cattolica sta tradendo la sua missione universale. Se soprattutto pregassimo perché avere questo coraggio, per raccogliere finalmente queste risorse, perché lo Spirito tocchi la coscienza di quanti guidano la Chiesa, aprendo il loro cuore alle gioie, alle speranze, alle tristezze e alle angosce delle persone omosessuali.
So benissimo che molti di noi, in queste ore, stanno soffrendo, perché si sentono rifiutati da una chiesa che, dopo aver lasciato trascorrere anni senza mai pronunciare una parola di condanna per le tante esecuzioni capitali di cui sono state vittima le persone omosessuali, adesso interviene con un tempismo impressionante per dire che mai appoggerà una mozione che invita gli Stati a depenalizzare l'omosessualità. So che molti hanno la tentazione di farla finita e di abbandonare la Chiesa cattolica. So che altri invece si sforzano di negare la realtà e di giustificare l'atteggiamento della diplomazia vaticana anche se, in cuor loro, provano vergogna per gli equivoci e i fraintendimenti generati dalle parole infelici di monsignor Migliore. So infine che alcuni cercano di far finta di niente e di andare avanti come se nulla fosse successo, nella speranza di non dover più fare i conti con situazioni del genere. Conosco per esperienza tutti questi stati d'animo e, proprio perché li ho condivisi in passato, chiedo a ciascuno di farsi carico in prima persona del cammino di conversione che in cuor nostro vorremmo vedere nella Chiesa cattolica.
La prima cosa che dobbiamo fare è pregare: sarebbe bello se riuscissimo a organizzare dei momenti di preghiera in cui rivolgerci uniti allo Spirito per chiedere il suo aiuto in un momento in cui non sappiamo cosa fare; sarebbe bello se riuscissimo a coinvolgere in questo cammino di preghiera quanti ci vogliono bene e quanti condividono con noi la mensa eucaristica; sarebbe bello interpellare le nostre chiese testimoniando pubblicamente questo nostro desiderio di pregare insieme.
La seconda cosa che dobbiamo fare è chiederci se siamo in grado di dare un contributo concreto per aiutare la Chiesa a superare la sua ignoranza: potremmo magari parlarne con l'amico che è cresciuto con noi all'oratorio; oppure potremmo affrontare l'argomento durante una riunione in parrocchia; oppure parlarne con il parroco o con i responsabili del gruppo di cui facciamo parte. Ciascuno è in grado di capire quello che può fare e quello che deve invece evitare. Il solo consiglio che mi sento di dare è quello di non imbarcarsi in discussioni interminabili: di fronte alla notizia sconvolgente della nostra omosessualità molte persone non riusciranno immediatamente a capire. Diamo loro il tempo di cambiare e di accettarci nell'ottica nuova che il nostro gesto avrà creato e chiediamo loro di pregare con noi, o di pregare per noi. Ci aiuterà sapere, in questo cammino, che niente e nessuno potrà mai separarci dall'amore di Cristo. Non dimentichiamoci mai di questa promessa, nemmeno nei momenti in cui quello che succede nella chiesa e fuori dalla chiesa ci spinge a pensare che l'omosessualità e il cristianesimo sono incompatibili.
Non è un compito facile, perché richiede coraggio, rispetto, pazienza e perseveranza. Non è un compito facile, perché spesso dovremo fare i conti con momenti in cui, come i discepoli di Emmaus, qualcosa ci impedirà di riconoscere il Signore che ci cammina accanto e che conversa con noi. Non è un compito facile, ma abbiamo la promessa di Gesù che ci sostiene: «Ecco io sono con voi, fino alla fine del mondo».
Gianni Geraci (portavoce Gruppo del Guado) su www.gionata.org
La colpa non è della Santa Sede, ma del complotto che la stampa ordisce contro il papa e i suoi dignitari. Queste le parole scritte dall’esercito dei pubblicisti che, per motivi diversi, è strutturalmente incapace di dire che anche in Vaticano, qualche volta, sbagliano.
La chiesa sotto accusa. Storia di una bufala a mezzo stampa. Andrea Tornielli sul Giornale
L’ennesima tempesta in un bicchier d’acqua ha fatto passare ieri il Vaticano come un regime autoritario e fondamentalista che vuole la criminalizzazione dell’omosessualità. A scatenarla, con parole peraltro inequivocabili che non si prestano ad ambigue interpretazioni, è stata l’intervista che l’agenzia cattolica francese I.Media ha fatto all’arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa sede presso le Nazioni Unite, nella quale il diplomatico vaticano ha preso le distanze dal progetto di dichiarazione che la Francia, a nome dell’Unione europea, ha intenzione di presentare all’Onu per chiedere il pari trattamento di ogni orientamento sessuale e, fra l’altro, la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi di tutto il mondo.
«Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», ha risposto monsignor Migliore, citando il Catechismo della Chiesa cattolica «che dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione».
«Ma qui - ha aggiunto - la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Queste parole sono state prese a pretesto per far credere che la Santa sede sia favorevole alla galera se non addirittura alla pena di morte per le persone omosessuali, come previsto in alcuni Paesi fondamentalisti. Le cose, ovviamente, non stanno affatto così.
In Segreteria di Stato c’è preoccupazione per il progetto della Francia: la depenalizzazione, infatti, «non è l’oggetto del documento» spiegano Oltretevere. La dichiarazione «non cerca tanto di combattere la discriminazione dell’orientamento sessuale quanto di promuovere ogni orientamento sessuale e a questo fine di creare una nuova categoria di discriminazione, senza definirla, in modo da applicarla a tutti i diritti umani». Si vuole dunque, dicono Oltretevere «rileggere tutta le legislazione sui diritti umani alla luce dell’orientamento sessuale, introducendo nuove categorie protette e, grazie a questa dichiarazione, garantire a qualunque orientamento sessuale un trattamento identico a quello riservato alle persone eterosessuali, ad esempio in materia di matrimonio e di possibilità di adottare bambini». Insomma, un progetto che si propone ben altro rispetto alla depenalizzazione e che cerca di far passare un principio al quale si possano poi riferire gli organismi di controllo delle Nazioni Unite, senza che questo sia in realtà mai stato discusso e approvato in aula.
«Sulla base di quella nuova categoria di discriminazione - spiegano in Vaticano - si potrà cercare di restringere altri diritti e libertà, come quello alla libertà di espressione e di libertà religiosa». Senza contare che si parla sempre di «orientamento sessuale» senza mai aver definito l’espressione, che in pratica potrebbe essere applicata anche ad altri orientamenti. Non bisogna infatti dimenticare che in Olanda esiste ufficialmente un partito dei pedofili. Il Vaticano teme che questa dichiarazione, che di per sé non è un documento consensuale dell’Onu, possa rappresentare l’inizio di un processo che miri a esercitare pressioni nei confronti di quegli Stati che non ammettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso perché questo divieto rappresenterebbe una lesione dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale.
Già da tempo alcuni esperti hanno lanciato un allarme sulla possibilità che in sede europea e internazionale, grazie al lavoro di gruppi di pressione ben organizzati, siano fatte passare norme in grado di condizionare poi la sovranità dei singoli Paesi.
Il Giornale, 2 Dicembre 2008
Bugiardi e falsari: da cambiare mestiere. Gianni Gennari su Avvenire
Martedì titoli bugiardi e falsari! Ecco Repubblica (pp. 1 e 6) menzogna doppia: «Il Vaticano all'Onu: l'omosessualità resti reato». Corsera (pp. 1, 18 e 19): «Il Vaticano all'Onu: non depenalizzate l'omosessualità». Stampa (p.1): «Il Vaticano sfida l'Onu: 'sarebbe sbagliato depenalizzare l'omosessualità'». Unità (p.1): «Omosessuali perseguitati: il Vaticano approva». Manifesto (p, 1) titolo e vignetta sghignazzo: «Omosessualità. Vaticano all'Onu: no alla depenalizzazione». Liberazione (p. 1) apertura e grande foto: «Vaticano: lasciateli penzolare».
Dunque dal Papa si applaudirebbe l'impiccagione! Tutto falso, con commenti conseguenti e insulti di serie. In realtà, visti certi lanci d'agenzia, già alle 19:30 di lunedì la Santa Sede aveva chiarito il senso delle parole del rappresentante vaticano all'Onu: sì (N.B.: Sì!) alla depenalizzazione, ovviamente, ma avvertendo che ciò non deve voler dire che matrimonio e unioni gay siano la stessa cosa. Invano: chi non vuole capire insiste, e ancora ieri spudoratamente così Augias su Repubblica in risposta ad un lettore: «Se la Chiesa difende il reato di omosessualità». È il titolo, ma il testo è peggio, e accusa la Chiesa di incoraggiare la “forca” per gli omosessuali! Ho scritto martedì che anche gli uomini di Chiesa debbono stare attenti alle parole per evitare equivoci, ma chi in pagina comunque e sempre cerca “il nemico” nella Chiesa, si dovrebbe vergognare. Concludendo: difficile dare torto a chi afferma che qualche giornalista dovrebbe cambiare mestiere.
Avvenire del 4 Dicembre 2008
Quando la corsa alle vittime oscura la realtà. Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano
Nei giorni scorsi la Chiesa cattolica, per il suo rifiuto di accettare documenti proposti al voto delle Nazioni Unite, è stata sottoposta a pesanti critiche, accusata addirittura di volere la persecuzione legale dell'omosessualità e di non appoggiare nemmeno una convenzione sui disabili che dovrebbe migliorare la loro vita quotidiana e l'accettazione da parte della società. Sarebbe quindi colpevole, per molti, di avere infierito su gruppi sociali deboli e perseguitati. Un'immagine negativa, quindi, del tutto contraria a quella di istituzione caritatevole e attenta a difendere i più deboli che emerge da buona parte della sua storia. La spiegazione delle vere motivazioni che hanno obbligato la Chiesa a non aderire a queste proposte - che contenevano molti elementi positivi, ma insieme ad altri inaccettabili per la morale cattolica, come la possibilità di aborto per i disabili e l'accreditamento del matrimonio per le persone omosessuali, con conseguente apertura all'adozione e alla procreazione artificiale - alla fine non è stata quasi considerata, anche quando questa spiegazione è stata riportata fedelmente. In particolare i media non hanno in realtà dato conto del testo della proposta francese sull'omosessualità, che pure è breve, un testo da cui si sarebbe facilmente capito che l'inserimento in esso di termini come "discriminazioni" e "pregiudizi", accanto a parti ovviamente del tutto condivisibili come l'elenco dei comportamenti che le Nazioni Unite devono denunciare ("arresto o detenzione arbitrarie, pena di morte", "trattamenti crudeli, inumani e degradanti"), rendeva di fatto questo documento uno strumento per introdurre, nel contesto dei diritti umani da rispettare obbligatoriamente, anche il matrimonio per le persone omosessuali, e di conseguenza l'adozione di figli o la procreazione assistita.
Questa formulazione ambigua del testo ha dato modo di denunciare la supposta "crudeltà" della Chiesa cattolica verso un gruppo considerato debole, con un'accusa che si va a sommare, nell'opinione pubblica, ad altre analoghe che già erano state costruite ad arte e diffuse nel corso degli ultimi anni. Con il risultato di rappresentare un'istituzione che sarebbe senza pietà: al dolore dei malati, di cui si afferma che potrebbero guarire con lo sviluppo della ricerca sulle cellule staminali embrionali, o a quello di quanti si dice che vorrebbero essere liberati delle loro sofferenze con la morte, questa istituzione opporrebbe infatti solo rifiuti. Si tratta naturalmente di abili manipolazioni, che mascherano la verità degli intenti e i motivi autentici di questi atteggiamenti, ma che danneggiano gravemente l'immagine della Chiesa, percepita sempre più spesso dall'opinione pubblica come dura e priva di carità, pur di rimanere fedele a istanze dogmatiche.
È questo il prezzo che la Chiesa cattolica paga per essere nel mondo l'unica istituzione importante che si oppone ragionevolmente a pratiche e provvedimenti contrari alla dignità di tutti gli esseri umani, l'unica cioè che indica senza stancarsi quali sono le vere vittime: non soltanto gli omosessuali quando sono discriminati, ma anche e soprattutto i figli che essi vogliono o vorrebbero avere, non soltanto le donne che abortiscono o sono costrette ad abortire, ma anche e soprattutto i feti privati della possibilità di nascere, non soltanto i malati, ma anche e soprattutto gli embrioni a cui viene impedito lo sviluppo vitale. Come ha scritto il filosofo francese Marcel Gauchet, dopo la caduta delle ideologie, la fede nell'avvenire è stata rimpiazzata dall'indignazione o dalla colpevolezza, cioè dalla "tirannia impotente dei buoni sentimenti". Per cui non importa tanto la ricerca della giustizia e della verità, ma piuttosto la capacità di riuscire a rappresentarsi come vittime. Gli esempi sono molti: uno particolarmente calzante l'ha ricordato Nicoletta Tiliacos sul sito "Più voce". Nel marzo 2007, a una riunione della commissione dell'organismo delle Nazioni Unite che si occupa della situazione femminile nel mondo, nessun Paese europeo - come anche, ovviamente, quelli asiatici direttamente chiamati in causa - "volle appoggiare la richiesta avanzata dalla delegazione americana perché fosse inserita nel documento finale una chiara condanna dell'infanticidio e dell'aborto finalizzato alla selezione del sesso del nascituro". E questo nel timore di mettere in discussione i cosiddetti diritti riproduttivi delle donne, considerati ben più degni di tutela della vita di milioni di bambine, con una scelta tra vittime per lo meno discutibile. Un esempio, fra tanti, della realtà nascosta dietro quella che si vorrebbe presentare come una gara fra chi è più pietoso e più buono.
L'Osservatore Romano del 9/10 dicembre 2008
Incuriositi dalle parole che Lucetta Scaraffia ha scritto sull’Osservatore Romano, alla ricerca delle parole in cui si sostiene la parità tra unioni omosessuali e matrimonio, siamo andati a cercare il testo della dichiarazione criticata da monsignor Migliore. Abbiamo verificato che le traduzioni che circolano in italiano fossero corrette e ci siamo accordi che di matrimonio non si parla
Dichiarazione sui diritti umani, orientamento sessuale e identità di genere.
1. Noi riaffermiamo il principio della universalità dei diritti umani, come sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani il cui 60° anniversario si celebra quest’anno, e l’articolo 1 nel quale si proclama che «tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti»;
2. Noi riaffermiamo che ogni persona ha diritto al godimento dei diritti umani, senza distinzione di alcun tipo, ad esempio di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altra opinione, di origini nazionali o sociali, di proprietà, nascita o altro status, come dichiarato dall’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani, dall’articolo 2 della International Covenants on Civil and Political, Economic, Social and Cultural Rights e dall’articolo 26 della International Covenant on Civil and Political Rights;
3. Noi riaffermiamo il principio di non discriminazione che richiede che i diritti umani si applichino ad ogni essere umano, indipendentemente dall’ orientamento sessuale o dall’ identità di genere;
4. Siamo profondamente preoccupati dalla violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali sulla base dell’ orientamento sessuale e dell’ identità di genere;
5. Siamo anche inquietati dal fatto che in tutti i paesi del mondo,violenze, molestie, discriminazioni, esclusione, stigmatizzazione e pregiudizio sono dirette contro le persone a causa dell’orientamento sessuale o dell’ identità di genere, e che tali pratiche compromettono l’integrità e la dignità delle persone sottoposte a questi abusi;
6. Noi condanniamo la violazione dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale o dell’ identità di genere, ovunque si verifichino, in particolare l’uso della pena di morte per questo motivo, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura e di altri trattamenti o pene crudeli, i trattamenti e le punizioni inumane e degradanti, gli arresti arbitrari e ladetenzione e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
7. Ricordiamo la dichiarazione nel 2006 prima dell’Human Rights Council da parte di cinquantaquattro paesi che chiedono al Presidente del Consiglio di dare l’opportunità, a un’ adeguata futura sessione del Consiglio, per discutere di queste violazioni;
8. Lodiamo l’attenzione prestata a questi temi da procedure speciali dell’Human Rights Council e di altri organi previsti dai trattati e li incoraggiamo a continuare a integrare l’esame delle violazioni dei diritti umani sulla base dell’ orientamento sessuale e dell’identità di genere all’interno dei loro pertinenti mandati;
9. Accogliamo con favore l’adozione di Risoluzione AG / RES. 2435 (XXXVIII-O/08) sul tema «Diritti umani, Orientamento sessuale e identità di genere» dell’Assemblea generale delle Organizzazione degli Stati americani durante la sua 38^ sessione il 3 giugno 2008;
10. Invitiamo tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali sui diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
11. Chiediamo agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, al fine di garantire che l’orientamento sessuale e l’ identità di genere non possano in alcun caso essere motivo per sanzioni penali, in particolare per esecuzioni, arresti o detenzione.
12. Chiediamo agli Stati membri di garantire che le violazioni dei diritti umani basati sull’ orientamento sessuale e sull’ identità di genere siano indagati e gli autori ritenuti responsabili e portati in giudizio;
13. Chiediamo agli Stati membri di garantire una protezione adeguata ai difensori dei diritti umani, e di rimuovere gli ostacoli che impediscono lo svolgimento del loro lavoro sulle questioni dei diritti umani e l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Dalla pagina web: http://www.pdlazio.it/2008/12
Dopo aver sostenuto, per bocca dei suoi dignitari, che la dichiarazione non andava bene. Dopo aver detto, per bocca del suo portavoce, che la Chiesa non era sola nella sua battaglia contro un testo definito inaccettabile. Dopo aver accusato, per voce della sua polemista del momento, che la stampa avrebbe dovuto pubblicarla questa maledetta dichiarazione per mostrare le nefandezze che, in realtà, contiene e che hanno costretto la Santa Sede a dire quel che ha detto, ecco le dichiarazioni del Direttore della sala stampa vaticana in cui si sostiene che il testo su cui ci sono state tutte queste polemiche non esiste. «Roma Locuta quaestio soluta».
Rispondendo alla domanda di un giornalista in occasione della presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della Pace 2009, Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha dichiarato: «Intanto non mi pare che il documento sia stato presentato e non credo che sarà presentato alla prossima Assemblea delle Nazioni Unite per una votazione. Dunque mi pare che non sia il caso di innescare polemiche su un testo di cui ancora non si conosce ufficialmente il contenuto. Non mi risulta infatti che sia stato pubblicato nulla in proposito».
Padre Lombardi ha ricordato che l'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, si è opposto in un'intervista alla proposta francese per il pericolo che, con la giustificazione della depenalizzazione dell'omosessualità, si imponga il riconoscimento di diritti che non sono tali, come quello delle coppie omosessuali, inclusa l'adozione, una cosa che non è riconosciuta neanche in Francia.
«Per quanto riguarda la posizione della Chiesa a proposito di una legge penale che criminalizza gli omosessuali o prevede addirittura la pena di morte - ha aggiunto padre Lombardi - non c'è neppure da discutere: è assolutamente contraria. È una posizione che rispetta i diritti della persona umana, nella sua dignità». E ha ricordato che Monsignor Migliore ha parlato anche «contro ogni discriminazione riferita all'omosessualità», concludendo che: «Non è dunque in questione il fatto che la Chiesa cattolica non sia assolutamente favorevole a una legislazione che criminalizza l'omosessualità».
Una precisazione padre Lombardi l’ha fatta quando ha sostenuto che la Chiesa: «Si oppone all'aggiunta di tante altre piccole frange che portano a dire che gli orientamenti sessuali vadano posti sullo stesso piano in tutte le situazioni e in relazione a tutte le norme» e ha poi spiegato, a mo di esempio, che: «Il matrimonio tra un uomo e una donna è quello che la Chiesa sostiene, e non accetta di mettere sullo stesso piano quello tra persone dello stesso sesso».
Padre Lombardi ha accusato i mezzi di comunicazione di non fornire sempre un informazione adeguatamente sulle posizioni assunte dalla Santa Sede nei confronti dell'ONU.
«Vedo spesso titoli di quotidiani – ha detto il Direttore della Sala Stampa Vaticana - in cui si sostiene che il Vaticano attacca l'ONU o che si scaglia contro le altre istituzioni internazionali. Io ritengo che non sia un comportamento esatto, giusto. Le Nazioni Unite sono una grande sede internazionale in cui sono rappresentati tanti Stati, in cui la Santa Sede si impegna da molto tempo con una delegazione e partecipa attivamente ai lavori ».
«È chiaro – ha infine concluso - che nello sviluppo delle varie tematiche sulle quali si concentra di volta in volta l'attenzione ci siano temi sui quali la Santa Sede ha delle posizioni precise e si impegna per sostenerle. Ma ciò non significa che si possa affermare 'Il Papa si scaglia contro l'ONU' come spesso titolano diverse testate».
Testo delle dichiarazione da lancio Apcom dell’11 Dicembre 2008
In realtà le dichiarazioni di monsignor Migliore non costituiscono una novità. In varie parti del pianeta esponenti della chiesa cattolica si sono schierati apertamente contro le leggi che prevedono una maggiore integrazione delle persone omosessuali. Vi diamo di seguito una breve antologia di questi raccapriccianti interventi.
«L'omosessualità è un grave peccato, e il suo riconoscimento uno scandalo»: lo sostiene il capo dell'arcidiocesi del Liechtenstein Wolfgang Hass, già alla guida di quella di Coira, in un'intervista rilasciata al quotidiano Liechtensteiner Vaterland. L'attacco del prelato fa riferimento alla mozione adottata in ottobre dal parlamento del principato relativa al riconoscimento delle unioni registrate fra omosessuali. Le relazioni omosessuali contraddicono «l'ordine della creazione e quello della redenzione», sostiene Haas, secondo cui «praticare l'omosessualità è un grave peccato e il suo riconoscimento giuridico rappresenterebbe uno scandalo».
«C'è ora solo da sperare - afferma l'arcivescovo - che il governo non segua la tendenza in voga in altri paesi e non ceda alle pressioni internazionali».
Lo scorso 24 ottobre il parlamento del principato ha accolto con 19 voti contro 6 una mozione che invita il governo a legiferare in materia. I promotori dell'atto parlamentare, esponenti della Freie Liste, hanno fatto espressamente riferimento alla normativa svizzera, in vigore dall'inizio dell'anno: potrebbe essere introdotta con pochi adattamenti anche nel Liechtenstein, hanno argomentato i deputati.
Il legislativo aveva già accolto un'iniziativa parlamentare analoga nel dicembre 2001, ma non erano seguiti passi concreti.
Ticino News del 10 novembre 2007
Ecco un articolo pubblicato dall’agenzia Zenti.org, vicina ai Legionari di Cristo (la congregazione religiosa di impronta conservatrice nell’occhio del ciclone dopo gli scandali sessuali che hanno coinvolto il suo fondatore) in cui vengono accostate notizie molto differenti tra loro per far passare l’idea che sia in atto una vera e propria cospirazione che ha come scopo quello di imporre l’accettazione e la promozione dell’omosessualità. In realtà, il caso dei coniugi Matherick (che esercitano la professione di affidatari di minori in attesa di adozione) è legato ad alcuni comportamenti scorretti che hanno comportato un richiamo, ma non la sospensione della loro attività. Analogamente, le due sentenze d’asilo pronunciate in Nuova Zelanda, sono state emesse in tempi diversi, da tribunali diversi e si appoggiano su una documentazione la cui completezza non è paragonabile. Ma tutto fa brodo per dire che le leggi che cercano di salvare gli omosessuali dalle discriminazioni sono una minaccia per la libertà religiosa.
Le normative a tutela dell’omosessualità contrastano sempre di più con chi vuole seguire una coscienza cristiana. Negli ultimi giorni è giunta notizia dall’Inghilterra di una coppia cristiana che sarà molto probabilmente costretta a rinunciare al ruolo di genitori affidatari perché non disposta a promuovere l’omosessualità, riferisce il quotidiano Telegraph del 24 ottobre. Vincent Matherick e la moglie Pauline sono registrati nelle liste dei genitori affidatari del Somerset County e sono anche ministri della Chiesa non-conformista South Chard Christian Church. Di recente erano stati intimati dalle autorità al rispetto delle leggi che richiedono di trattare l’omosessualità come equivalente all’eterosessualità. La coppia ha riferito al Telegraph di non voler condannare, ma neanche di voler approvare l’omosessualità, e di non essere disposta a promuoverla attivamente, in ragione delle proprie convinzioni religiose. I due hanno 3 figli nati dalla loro unione e si prendono cura di ben 28 bambini. «Ci sentiamo discriminati in quanto cristiani e molte altre persone si trovano nella nostra situazione» ha affermato Pauline Matherick.
Un articolo pubblicato lo stesso giorno sul quotidiano Daily Mail spiega che le nuove leggi fanno parte dell’Equality Act 2006, che vieta la discriminazione sulla base della sessualità. La modifica si colloca - secondo il Daily Mail - in un momento in cui si registra una carenza di 8.000 genitori adottivi. Solo dopo che la sciagura di questa coppia è stata oggetto di ampia copertura da parte dei media, le autorità locali hanno cambiato la propria posizione, come riferito dal Daily Mail il 2 novembre. I dettagli non sono del tutto chiari ancora, ma sembra che i Mathericks potranno continuare ad essere genitori affidatari.
Libertà religiosa
Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor ha fortemente criticato l’ideologia ispiratrice di queste leggi, poco dopo la loro approvazione, durante una lezione che si è svolta il 28 marzo presso il Westminster Cathedral Hall. Nel suo discorso intitolato The Kingdom of God and This World: the Church in Public Life ha sostenuto che «la libertà religiosa va al di là della libertà di culto; è la libertà di agire secondo la propria fede nel servizio verso gli altri». Il porporato ha anche messo in guardia contro un modello di laicità dello Stato che cerca di escludere completamente i principi religiosi. «La scelta dello Stato di unirsi alla parte laica viene considerata come neutrale, ed è solitamente giustificata facendo appello all’eguaglianza», ha spiegato il cardinale Murphy O'Connor. «Ma questo è già di per sé un’impostazione ideologizzata ed è tesa a separare la religione dalla sfera pubblica sulla base del pretesto che la religione ingenera divisioni».
«Se l’eguaglianza può solo essere promossa a spese della libertà di manifestare la propria religione – ha poi proseguito - abbiamo motivo di dubitare della stessa natura di questa eguaglianza. Non sarà certamente un’eguaglianza che riconosce adeguatamente la pari dignità di tutti».
Una delle conseguenze derivanti dalle nuove norme è quella di costringere le agenzie cattoliche per l’adozione di affidare bambini a coppie omosessuali. Recentemente, Catholic Care, una di queste agenzie, ha annunciato di voler chiudere la sua attività in seguito alla nuova normativa, secondo quanto riportato dal quotidiano Daily Mail il 27 luglio. Secondo questo articolo, Catholic Care, gestita dalla Diocesi di Leeds, è una delle sette agenzie che potrebbe trovarsi costretta a rinunciare ai servizi di adozione. La legge dà tempo fino a dicembre 2008 per consentire alle agenzie di adattarsi alla nuova regolamentazione sulla discriminazione sessuale. Il Daily Mail ha anche avvertito che la nuova legge potrà avere conseguenze molto ampie. Per esempio, una tipografia cristiana non potrà rifiutarsi di produrre materiale promozionale dell’omosessualità e le chiese non potranno rifiutarsi di affittare i propri locali parrocchiali a gruppi omosessuali. Secondo un articolo del Sottosegretario Meg Munn, pubblicato il 30 luglio sul Telegraph, i proprietari musulmani o cristiani di strutture di accoglienza non possono rifiutarsi di dare alloggio alle coppie omosessuali, a meno che non prevedano di vietare a tutte le coppie di dormire insieme.
L’estromissione del giudice
Poco prima che venisse fuori il caso dei Matherick, un tribunale d’appello di materia di lavoro ha preso in esame il ricorso di un magistrato cristiano costretto a rinunciare al proprio incarico per essersi rifiutato di dare bambini in adozione a coppie omosessuali, come riferito dal quotidiano Times del 23 ottobre. Andrew McClintock ha dovuto dimettersi dalla sezione relativa alle cause familiari, a Sheffield, dopo essersi vista negata la possibilità di non occuparsi delle cause relative alle coppie omosessuali, sebbene continui ad esercitare come magistrato per le cause non familiari. McClintock si è visto rigettare il ricorso per discriminazione, in un’udienza di marzo. Durante quell’udienza, Paul Diamond, legale rappresentante di McClintock, ha spiegato che le obiezioni del suo cliente si basavano sulla convinzione che dare in affidamento bambini a coppie omosessuali fosse un esperimento delle scienze sociali. Il ricorso di McClintock, tuttavia, non ha avuto esito positivo, secondo quanto riferito dalla BBC il 31 ottobre.
Anche la Chiesa anglicana in Inghilterra ha avuto problemi con le leggi anti-discriminazione. Secondo il Telegraph del 19 luglio, un tribunale si è pronunciato in favore di John Reaney, un omosessuale a cui era stato rifiutato un lavoro da parte del vescovo di Hereford, Anthony Priddis. Il tribunale del lavoro ha accertato che Reaney aveva subito una discriminazione in base al proprio orientamento sessuale, essendogli stato rifiutato un posto di lavoro con i giovani nella diocesi. Il vescovo Priddis ha dimostrato di aver chiarito a Reany che ogni persona coinvolta in un rapporto extraconiugale, quale che ne fosse la natura sessuale, sarebbe stata scartata per quel posto di lavoro, secondo quanto riferito dal Telegraph. Inoltre il vescovo ha affermato che il comportamento di Reaney era contrario all’insegnamento della Chiesa ed aveva «un potenziale impatto sul ruolo di guida spirituale, morale ed etica all’interno della diocesi».
Pressioni al matrimonio
L’Inghilterra non è certamente l’unico Paese in cui i cristiani sentono la pressione delle legislazioni antidiscriminazione. Negli Stati Uniti un gruppo della Ocean Grove Church ha denunciato lo Stato del New Jersey, secondo il New York Times del 14 agosto. L’organizzazione lamenta di aver ricevuto pressioni da parte delle autorità, dirette ad ottenere lo svolgimento di una cerimonia civile per una coppia di lesbiche presso un loro locale sul lungomare. La Ocean Grove Camp Meeting Association aveva originariamente respinto una richiesta avanzata a giugno da Harriet Bernstein e Luisa Paster di svolgere la cerimonia il 30 settembre. La coppia aveva quindi presentato un esposto per discriminazione presso la Divisione per i Diritti civili del New Jersey. Per tutta risposta, l’organizzazione li ha denunciati alla Corte distrettuale degli Stati Uniti, per ottenere il rispetto dei propri diritti religiosi.
Poi vi è stato il caso di qualche mese fa in Nuova Zelanda di un omosessuale iraniano che ha ottenuto asilo, mentre un altro iraniano, ma di religione cristiana, si è visto negare il medesimo status. Secondo un servizio pubblicato il 9 febbraio sul New Zealand Herald, l’Autorità per lo status dei rifugiati ha concesso a Ahmad Tahooni di rimanere, sebbene nella sua domanda egli avesse richiesto asilo per motivi di persecuzione politica e non sessuale. Thomas Yadegary, invece, anch’egli iraniano, si è convertito al Cattolicesimo dopo il suo trasferimento in Nuova Zelanda nel 1994. E' stato arrestato nel novembre del 2004, mentre è stata rigettata la sua richiesta di asilo. Yadegary aveva motivato la sua domanda affermando che i musulmani convertiti al Cristianesimo rischiano la pena di morte in Iran. «Che razza di criterio ipocrita viene applicato dagli uffici immigrazione di questo Paese», ha chiesto padre Peter Murname, sacerdote cattolico di Auckland, in un comunicato stampa del 7 febbraio emesso dall’Ufficio cattolico per le comunicazioni della Nuova Zelanda.
Campagne ideologiche
La promozione dell’omosessualità sta intaccando non soltanto la libertà religiosa, ma sta assumendo le caratteristiche di una vera campagna promozionale ideologica. Il 24 ottobre il Corriere della Sera ha riferito di una campagna avviata dalla regione Toscana contro la discriminazione degli omosessuali. L’immagine della campagna è quella di un neonato che indossa un braccialetto da ospedale con la scritta: «omosessuale». L’iniziativa prevede di stamparne migliaia di copie da distribuire nella forma di brochure e locandine. Secondo Alessio De Giorgi, Presidente dell’Arcigay toscana, lo scopo è di convincere le persone che l’omosessualità non è una scelta ma un qualcosa di immutabile e di geneticamente determinato. L’immagine è stata subito criticata dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, secondo quanto riportato dall’ANSA quello stesso giorno, il quale ha affermato che gli organizzatori avevano superato il limite con questa campagna. A quanto pare il concetto di tolleranza viene sempre più spesso distorto e strumentalizzato dai fautori dei diritti degli omosessuali.
Padre John Flynn su Zenit.org del 7 Novembre 2007