Niente transessuali nella vigna del Signore

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030115_CDF_transessuali.jpg25 Gennaio 2003 dal Vaticano arriva un altolà all’accoglienza delle persone transessuali nelle Congregazioni religiose e negli istituti di Vita Consacrata.

Sommario

La notizia. 1

I due documenti della Santa Sede. 2

Lettera ai Superiori e alle Superiore delle Congregazioni religiose. 2

Risvolti canonici del transessualismo in ordine alla vita consacrata. 2

Vaticano: il cambio di sesso non cambia il genere sessuale. 4

La lettera di una transessuale. 5

 

La notizia

Le persone transessuali rientrano nel novero delle patologie meramente psichiche e non possono diventare religiosi, frati, monaci, monache o suore. E se già lo sono devono essere espulse dalle Istituzioni religiose alle quali appartengono.

Così, dopo la dottrina definitiva che chiude per sempre l'accesso delle donne all'Ordinazione sacerdotale (Ordinatio sacerdotalis, 1994), dopo l'ultima disposizione della Congregazione per il Culto Divino che vieta di ammettere persone omosessuali al sacramento dell'Ordine, e dopo la recentissima scomunica a quelle donne che, secondo la Congregazione per la Dottrina della fede, hanno attentato all'ordinazione sacerdotale, arriva in queste ore un altro drastico divieto vaticano. Questa volta oggetto e destinatari della disposizione sono le persone transessuali, ma, stranamente, non in ordine all'ammissione al sacerdozio, ma all'ammissione alla Vita Religiosa. Pertanto, da ora in poi, le persone transessuali riconosciute tali non potranno essere ammesse alla Vita Religiosa (Ordini clericali, Congregazioni e Ordini monastici, maschili e femminili) e quelle che già fanno parte di una di queste istituzioni e venissero riconosciute transessuali, dovranno essere espulse.

Le nuove disposizioni sono contenute in una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede e affidate al dicastero vaticano competente per i Religiosi che, con lettera circolare e ‘segreta’ (è il testo stesso a chiedere massima riservatezza), le ha trasmesse ai superiori e alle superiore generali delle Congregazioni religiose e degli Ordini di tutto il mondo.

ADISTA (12) 8 febbraio 2003

I due documenti della Santa Sede

Lettera ai Superiori e alle Superiore delle Congregazioni religiose

Rev.mo Superiore generale / Rev.ma Superiora Generale

dato il fenomeno del transessualismo nella società odierna, si rende necessaria un'informazione attinente alle questioni canoniche che tale fenomeno pone nell'ambito della vita consacrata, per venire in aiuto ai Superiori e alle Superiore competenti che si trovano ad affrontare tali questioni. A questo scopo la Congregazione per la Dottrina della Fede ha predisposto un Appunto circa i risvolti canonici del transessualismo in ordine alla Vita Consacrata, che accludiamo, per ricondurre la complessa problematica a valutazioni e a linee direttive rispondenti a criteri dottrinali e disciplinari comuni. Per evitare l'applicazione di criteri di giudizio non coerenti e uniformi, il Santo Padre ha stabilito, fino a diversa disposizione, di demandare alla Congregazione per la Dottrina della Fede la soluzione dei casi di transessualismo che si presentassero.

I Superiori e le Superiore competenti debbono usare la massima prudenza nell'ammettere all'Istituto o Società persone che siano affette da transessualismo. Questo fenomeno, infatti, pone problemi riguardo all'assunzione della castità celibataria, in quanto l'offerta di sé a Dio nella conformazione a Cristo vergine, è fatta dalla persona nella sua totalità e nella sua integrazione corporale e psico-spirituale. Si pongono, quindi, non solo problemi di liceità dell'ammissione al noviziato e ai voti, come nei casi di dubbio, ma anche di validità, nei casi certi. Per queste ragioni è necessario distinguere chiaramente i casi di vero transessualismo da altre forme, concomitanti o meno, di intersessualità o di altre patologie psicologiche.

Altrettanto gravi dal punto di vista canonico sono le conseguenze, per un membro di un Istituto di vita consacrata o di una Società di vita apostolica che volontariamente si sottoponesse all'intervento chirurgico di cambiamento di sesso: l'espulsione dalla casa religiosa o dalla casa della Società (cc. 703 e 746 CIC; 498, §§ 1-2 e 551 CCEO); l'irregolarità (cc. 1041, 5° e 1044, § 1, 3° CIC; 762, § 1, 5° e 763, 2 CCEO) a ricevere e ad esercitare gli ordini per grave mutilazione del proprio corpo.

Di conseguenza, quando si ricorre alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si deve trasmettere scrupolosamente ed esattamente a detta Congregazione copia dell'intera cartella clinica o, almeno, i documenti attinenti le indagini psicologiche, insieme agli accertamenti clinici circa l'identità cromosomica. Si deve anche trasmettere la sentenza del Tribunale civile o di uffici equiparati, relativi alle persone interessate, tenendo però presente che circa la condizione sessuale del fedele agli effetti canonici ciò che conta è la trascrizione fatta inizialmente nei registri parrocchiale e diocesano, per cui anche in caso di mutamento di sesso per mezzo di un intervento chirurgico e di conseguente cambiamento anagrafico nell'ambito civile, nulla cambia rispetto alla condizione canonica iniziale.

Infine, data la complessità e la delicatezza della questione, si chiede a tutti i destinatari di questa lettera circolare di mantenerla, insieme all'allegato Appunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella massima riservatezza e di farne solo un uso interno all'istituto o Società per i fini indicati.

In Cristo.

Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica

Città del Vaticano, 15 gennaio 2003Eduardo Card. Martinez Somalo - Prefetto

Piergiorgio Silvano Nesti CP - Segretario

Risvolti canonici del transessualismo in ordine alla vita consacrata

I problemi legati all'identità sessuale ed al cambiamento di sesso costituiscono un elemento pressoché assodato nell'attuale cultura e non mancano di sollevare importanti problemi anche in ambito ecclesiale. Molte questioni riguardanti la sessualità non sono tuttavia ancora sufficientemente approfondite dalla scienza. In particolare, il problema della determinazione del sesso del soggetto umano è una questione attualmente dibattuta, dal momento che alcuni vogliono separare e quasi contrapporre i diversi elementi che costituiscono il sesso, operando una dicotomia tra l'aspetto corporeo e l'aspetto psichico.

Secondo l'antropologia cristiana, tale dicotomia assoluta non può essere ammessa: come, infatti, non si può dividere la persona in elemento corporeo e in elemento psichico, così la sessualità non si determina considerando unicamente l'aspetto del corpo di un soggetto, uomo o donna, ma nemmeno valutandone esclusivamente la componente psichica, maschile o femminile che sia; è una realtà complessa, alla cui individuazione concorrono sia gli elementi di ordine fisico, sia gli elementi di ordine psichico.

Indubbiamente l'elemento corporeo, che assume come indici più significativi il sesso genetico, il sesso gonadico e il sesso fenotipico, risulta essere di fondamentale importanza per l'attribuzione del sesso, anche per la sua immediata constatazione. La dissociazione tra la componente fisica e la componente psichica della sessualità comporta gravi squilibri intrapsichici e configura una situazione patologica della personalità. Nello sviluppo della persona a completare l'identità sessuale intervengono infatti progressivamente le cosiddette strutture psicologico-coscienziali: esse rientrano nella norma, quando sono in armonia con l'elemento biologico fondamentale, il sesso genetico; sono invece patologiche se si

trovano in disarmonia con detto elemento biologico.

 Tra le anomalie psico-sessuali si colloca il transessualismo, una rara patologia che può essere descritta come la condizione di un soggetto che è sessualmente definito dal punto di vista anatomico, ma che ha sviluppato la convinzione di trovarsi in un corpo sbagliato e che pertanto nutre il desiderio, non solo di comportarsi in modo consono a tale convinzione, ma di solito anche di realizzare concretamente il mutamento del proprio aspetto corporeo.

Il transessualismo in questo senso stretto rientra nel novero delle patologie meramente psichiche, e quindi va ben distinto dalle diverse forme di intersessualità, le quali si caratterizzano per uno sviluppo disarmonico della sessualità corporea; talvolta, tuttavia, una condizione di intersessualità fisica si può accompagnare ad un disturbo grave della sfera psichica, incluso il transessualismo.

Allo stato attuale non esiste ancora una spiegazione condivisa del transessualismo, dal momento che diverse ipotesi sono state formulate per spiegarlo; infatti, mentre alcune spiegazioni sottolineano fattori biologici (genetici, ormonali o altro), altre sottolineano fattori psicosociali. Pertanto, anche le terapie attualmente seguite nelle persone adulte vertono o sulla terapia psicologica, orientata ad aiutare il soggetto a superare la condizione transessuale o ad accertare meglio il suo sesso anatomico; oppure - quando non si vedono altre vie per liberare il transessuale dalla sua ossessione - sul cosiddetto intervento di cambio di sesso (sex reassignment) che consiste in una serie di interventi volti a modificare, per quanto possibile, le apparenze del sesso corporeo tramite la chirurgia e la somministrazione di ormoni, affinché corrisponda meglio al senso soggettivo di identità sessuale del malato. I criteri di ammissione all'intervento o la valutazione del reale beneficio apportato sono tuttavia oggetto di forti controversie tra gli esperti. In tutti i casi, però, l'intervento non muta realmente il sesso della persona che, come precedentemente affermato, non è riducibile né alle sole apparenze corporee, né alla coscienza che se ne ha.

Agli effetti canonici, pertanto, nulla muta circa la condizione sessuale del fedele, in base alla trascrizione fatta inizialmente nei registri parrocchiale e diocesano, salvo beninteso errori originari di trascrizione. Il transessualismo pone problemi di liceità e/o di validità in materia di Vita Consacrata, che comporta l'immissione di un fedele cristiano in uno stato di vita canonico. Per questo motivo essa esige una conoscenza piena, per quanto è possibile; una volontà convinta nel decidere, una libertà proporzionata ad una scelta così importante. Essendo inoltre un modo tipico, nella Chiesa, di realizzare la vocazione cristiana all'amore, la scelta della vita consacrata richiede, nel fedele, la matura capacità di fare dono completo di se per perfezionare, in Cristo, lo stato di vita assunto.

Per ciò che attiene l'ammissione a un Istituto di Vita Consacrata, i Superiori e le Superiore competenti devono usare la massima prudenza. Negli Istituti di Vita Consacrata infatti il candidato/a deve offrire se stesso/a totalmente a Dio, amato sopra ogni cosa, assumendo il titolo speciale della professione dei consigli evangelici mediante voti o altri vincoli sacri, che comprendono, oltre la povertà e l'obbedienza, anche il voto o vincolo di castità. Questo appunto si configura, secondo le leggi della Chiesa, come dono di sé, in quanto e assunto per il regno dei cieli, è segno della vita futura e fonte di una più ricca fecondità nel cuore indiviso: esso comporta l'obbligo della perfetta continenza nel celibato.

L'atteggiamento ambiguo e anomalo del transessuale non potrebbe essere una limpida testimonianza della castità consacrata. È opportuno ricordare ai Superiori/e competenti per l'ammissione al proprio Istituto, anche di fronte a eventuali casi di transessualismo, quanto raccomanda il Concilio Ecumenico Vaticano II: «Poiché l'osservanza della continenza perfetta tocca intimamente le inclinazioni più profonde della natura umana, i candidati alla professione della castità non abbraccino questo stato né vi siano ammessi, se non dopo una prova veramente sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta la debita maturità psicologica e affettiva» (Perfectae caritatis, 12). Lo stesso vale per le Società di Vita Apostolica, per il fine apostolico che perseguono a nome della Chiesa, per la vita fraterna che conducono, per la perfezione della carità cui tendono ed infine per l'assimilazione agli Istituti di Vita Consacrata. Anche se non confermato con voto o vincolo sacro, il dono totale di sé alla missione della Chiesa, esige una chiara identità sessuale, maschile o femminile.

Pertanto, i Superiori competenti nell'ammissione all'Istituto Religioso o ad un Monastero sui iuris o alla Società di Vita Apostolica osservino diligentemente le disposizioni canoniche circa la salute fisica, l'indole e la maturità dei postulanti e dei novizi. Inoltre, quando da chiari atteggiamenti esterni e su testimonianza degli addetti alla formazione sorge il dubbio prudente circa la presenza di transessualismo, il Superiore faccia effettuare una accurata visita medica e psichiatrica: nel caso che risulti una patologia grave e irreversibile di transessualismo, non può ammettere validamente all'Istituto o alla Società, mentre in caso di dubbio, non gli è lecito ammetterlo, in quanto viene a mancare nel candidato una chiara e piena idoneità.

Ugualmente, il fedele membro di un Istituto Religioso o di una Società di Vita Apostolica o di un Istituto Secolare, che volontariamente si sottopone all'intervento di cambiamento di sesso, per il bene delle anime deve essere espulso dalla casa religiosa, a norma del canone 703 del Codice di Diritto Canonico e dei canoni 498 §§ 1-2 e 551 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali; se chierico, incorre nella irregolarità, di cui rispettivamente a quanto disposto nel canone 1044 § 1 n. 3 e canone 1041 n. 5 del Codice di Diritto Canonico o negli impedimenti di cui nel canone 763, 2° riferito al canone 762 §1,5° del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. Attesa la difficoltà nel districarsi in situazioni tanto varie e delicate, il Sommo Pontefice ha stabilito, fino a diversa disposizione, di demandare alla Congregazione per la Dottrina della Fede la soluzione dei casi più sopra considerati, constatato in particolare che il ricorso alla Sede Apostolica per situazioni difficili sembra più  ordinario che eccezionale, e che devono essere evitati scandali a motivo dell'applicazione di criteri di giudizio non coerenti ed uniformi.

Al riguardo, per i casi previsti, attese la complessità del problema e la necessità di distinguere esattamente casi di vero transessualismo da forme, concomitanti o meno, di intersessualità o di altre patologie psicologiche, si chiede ai Superiori/e competenti che, quando ricorrono a questo Dicastero, si premurino di trasmettere copia dell'intera cartella clinica o, almeno, i documenti attinenti le indagini psicologiche, unitamente agli accertamenti clinici circa l'identità cromosomica nonché la Sentenza del Tribunale, o di Uffici equiparati, relativi alle persone interessate.

Congregazione per la Dottrina della Fede, Città del Vaticano

Joseph Card. Ratzinger - Prefetto

Angelo Amato SDB - Segretario

Vaticano: il cambio di sesso non cambia il genere sessuale

Dopo anni di studio, la congregazione della dottrina vaticana ha inviato ai responsabili della Chiesa un documento confidenziale nel quale si conclude che le procedure di "cambiamento di sesso" non cambiano il genere sessuale di una persona agli occhi della chiesa. Di conseguenza, secondo una fonte che conoscerebbe il testo originale, il documento istruisce i vescovi di non modificare mai il sesso registrato nei libri battesimali delle parrocchie e spiega che i Cattolici che si sono sottoposti alle procedure di "cambio di sesso" non possono sposarsi, essere ordinati preti o partecipare alla vita religiosa.

Il documento è stato completato nel 2000 e spedito "sub secretum" (sotto segreto) ai rappresentanti del papa in tutti i paesi al fine di fornire ai vescovi una guida di base "caso per caso". Ma quando è diventato chiaro che molti vescovi non ne erano ancora a conoscenza, nel 2002 la congregazione l'ha alla fine inviata al presidente della conferenza episcopale. «Il punto chiave è che l'intervento chirurgico (sui transessuai) è così superficiale ed esterno che non cambia la personalità. Se la persona era maschio, rimane maschio. Se era femmina, resta femmina», dice la fonte.

Il vescovo Wilton D. Gregory di Belleville, presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha inviato un breve comunicato ai vescovi statunitensi in ottobre con il quale venivano informati del documento Vaticano e nel quale vi era un sunto riguardante le relative istruzioni: non modificare le registrazioni battesimali parrocchiali, con l'eccezione di trascrivere una notazione a margine quando ritenuta necessaria. Il vescovo Bishop ha scritto: «La rettificazione della legge civile per un credente non cambia la propria condizione canonica, che è maschio o femmina, così come determinato al momento della nascita».

Il testo Vaticano definisce il transessualismo come un disordine psichico per il quale il codice genetico e le caratteristiche fisiche sono inequivocabilmente di un sesso ma nel quale ci si sente di appartenere al sesso opposto. In alcuni casi, il bisogno è così forte che la persona si sottopone ad un'operazione di "cambio di sesso" al fine di acquisire gli organi sessuali esterni del sesso opposto. I nuovi genitali non hanno funzioni riproduttive. Le conclusioni del documento chiudono un’area di speculazioni controverse che sorsero in Italia, alla fine degli anni '80 quando un prete annunciò pubblicamente di essersi sottoposto all'intervento di "cambio di sesso". Dato che la Chiesa insegna che solo gli uomini possono essere ordinati preti, la questione posta sui giornali del tempo era se un prete che aveva fatto l'intervento di "cambio di sesso", rimanesse un prete - la risposta è "si" - e se una donna che aveva fatto il percorso opposto potesse essere ordinata - la risposta è "no".

Una fonte Vaticana ha dichiarato che il testo è stato preparato fondamentalmente dal prete gesuita Urbano Navarrete, professore di legge canonica in presso L'Università Gregoriana di Roma, attualmente in pensione. Nel 1997, Padre Navarrete scrisse un articolo sul transessualismo su un'autorevole rivista di legge canonica, testo che è stato consultato dalla congregazione dottrinale su casi specifici riguardanti transessualismo ed ermafroditismo. Il prete ha declinato l'invito a parlare di questa storia al Catholic News Service.

Le specifiche del documento Vaticano includono:

Un analisi della liceità morale dell'operazione di "cambiamento di sesso", concludendo che la procedura potrebbe essere moralmente accettabile in alcuni casi estremi se esiste una probabilità medica che lo stesso "curerà" il tormento interiore del paziente. Ma una fonte vicina al documento dice che le recenti evidenze mediche suggeriscono che nella maggior parte dei casi la procedura aumenta le probabilità di depressione e di disturbi psichici.

Una disposizione che dà ai superiori religiosi l'autorità amministrativa di espellere un membro della comunità che si è sottoposto alla procedura di cambio di sesso. Nella maggior parte dei casi di espulsione dalla vita religiosa, il superiore può istruire un processo.

La raccomandazione di trattamento psichiatrico e consulenza spirituale per i preti transessuali. Suggerisce che essi possano continuare ad esercitare il loro ministero privatamente se non causa scandalo.

La conclusione che coloro i quali si sottopongono all'intervento di "cambio di sesso" sono candidati inadatti per il farsi prete e per la vita religiosa a causa della loro instabilità mentale.

La conclusione che le persone che si sono sottoposte ad intervento di "cambio di sesso" non possono celebrare un matrimonio valido, o perché essi sposerebbero qualcuno dello stesso sesso agli occhi della chiesa o in quanto il loro stato mentale fa sorgere dubbi sulla loro capacità di fare e sostenere i propri voti matrimoniali.

L'affermazione della validità dei matrimoni in cui un partner che in seguito ha cambiato sesso, a meno che il tribunale della chiesa non determini che la predisposizione transessuale fosse precedente alla cerimonia matrimoniale.

John Norton, Catholic News Service, 14 Gennaio 2003

La lettera di una transessuale

Genova, 20 aprile 2005

Con la presente preghiamo la Vostra Santità, nello spirito del nome che porta, di far sì che la Chiesa che lei guida possa occuparsi al più presto delle persone transessuali e transgender. In modo particolare le chiediamo di rivedere le posizioni contenute nel documento che la Congregazione per la Dottrina della Fede da lei presieduta aveva affidato, nel gennaio 2003, alla Congregazione per per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

In tale documento si legge, tra l’altro, che «la dissociazione tra la componente fisica e la componente psichica della sessualità comporta gravi squilibri intrapsichici e configura una situazione patologica della personalità». «Nello sviluppo della persona a completare l'identità sessuale intervengono infatti progressivamente le cosiddette strutture psicologico-coscienziali: esse rientrano nella norma, quando sono in armonia con l'elemento biologico fondamentale, il sesso genetico; sono invece patologiche se si trovano in disarmonia con detto elemento biologico». «Tra le anomalie psico-sessuali si colloca il transessualismo, che rientra nel novero delle patologie meramente psichiche. Allo stato attuale non esiste ancora una spiegazione condivisa del transessualismo. Pertanto, anche le terapie attualmente seguite nelle persone adulte vertono o sulla terapia psicologica, orientata ad aiutare il soggetto a superare la condizione transessuale o ad accertare meglio il suo sesso anatomico; oppure - quando non si vedono altre vie per liberare il transessuale dalla sua ossessione - sul cosiddetto intervento di cambio di sesso (sex reassignment) che consiste in una serie di interventi volti a modificare, per quanto possibile, le apparenze del sesso corporeo tramite la chirurgia e la somministrazione di ormoni, affinché corrisponda meglio al senso soggettivo di identità sessuale del malato. In tutti i casi, però, l'intervento non muta realmente il sesso della persona che, come precedentemente affermato, non è riducibile né alle sole apparenze corporee, né alla coscienza che se ne ha».

Tali affermazioni, nonché contraddittorie (si veda, ad esempio, il discorso fatto sull’eziogenesi del transessualismo prima descritto come di origine «meramente psichica» e poche righe dopo dichiarato di origini ancora non note) descrivono le persone transessuali come persone gravemente inaffidabili (tali da dover essere espulse da qualunque congregazione religiosa). Se da una parte le scelte organizzative interne alla Chiesa Cattolica non sono chiaramente materia di nostra competenza, non possiamo però non esprimere la nostra preoccupazione quando un’istituzione che ha un vasto seguito tra la popolazione italiana, ci bolla come inaffidabili. Quanti datori di lavoro cristiani e cattolici saranno disposti ad assumerci dopo aver letto tali parole. Quanti proprietari di casa cattolici, affitteranno un appartamento ad una persona transessuale, se essa viene descritta come malata psichiatrica ben oltre quanto affermato dalla moderna scienza. Ci chiediamo quanto queste parole non favoriscano lo stigma sociale e la discriminazione di una parte della popolazione che è già abbondantemente emarginata a causa di pregiudizi atavici propri della cultura cattolica. Già, quando il cardinal Ratzinger sottoscrisse quei documenti, la nostra Associazione propose di sottoporre a un medesimo screening psichiatrico il clero cattolico e le persone transessuali: si potranno così verificare empiricamente le affermazioni gratuite della Curia vaticana secondo cui transessuali e transgender sarebbero psichicamente inaffidabili in ragione della loro condizione. L’appello, pur essendo stato ripreso dai media, non fu raccolto. Forse in Vaticano sapevano già che una delle condizioni indispensabili per ottenere da parte di un sanitario una diagnosi di transessualismo è l’assenza di qualsiasi patologia psichiatrica grave (quali la schizofrenia, la personalità multipla, la personalità border line etc.) e la contemporanea assenza di qualunque forma di parafilia (pedofilia, sadomasochismo etc.) e non erano quindi in grado di confrontare i loro testi (che ignorano questo aspetto) con una realtà che li smentisce.

Ci permettiamo quindi di chiedere a Vostra Santità se non siano a questo punto evidenti le inesattezze che caratterizzano il documento da noi citato. Inesattezze che contraddicono, tra l’altro, lo spirito di comprensione e di accoglienza che la Chiesa dovrebbe non solo predicare, ma anche vivere in pienezza. Quello stesso spirito di comprensione che viene più volte chiesto dalla Chiesa stessa quando, in quanto istituzione, si trova alla sbarra a causa dei ripetuti episodi di pedofilia che coinvolgono i suoi sacerdoti.

Le chiediamo pertanto di riconoscere la dignità alle persone transessuali, abbandonando un’idea sessista di Dio, riconoscendo nell’esistenza di noi transessuali un’opportunità offerta al genere umano. Le chiediamo di riconoscere e di ribadire con forza che anche noi transessuali facciamo parte del disegno divino, che anche le nostre vite hanno uno scopo e un significato specifico, che potrebbe essere quello di aiutare l’umanità a superare le ataviche incomprensioni che ci sono tra uomini, ponendo fine al dominio e allo sfruttamento di un sesso sull’altro. Le chiediamo di levare la sua autorevole voce chiedendo con fermezza la depsichiatrizzazione della transessualità: un fenomeno raro, di origini ignote per la scienza, ma  presente da sempre nella storia dell’uomo.

Ricordi quello che dice il Vangelo, ovvero che siamo tutti figli di Dio e inizi a considerare la condizione transessuale come una forma di strabismo che, invece della vista, riguarda la percezione della propria identità di genere rispetto al sesso biologico. Siamo corpo, ma anche spirito. E se nasciamo con corpo maschile e spirito femminile (o viceversa), abbiamo il diritto di non essere condannati per questo.

Le chiediamo quindi di riprendere i mano i testi che erano stati da lei redatti quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e di rivederli alla luce di una corretta visione della nostra condizione di transessuali. Solo facendo questo potrà aiutare la Chiesa che le è stata affidata, a ritrovare il giusto atteggiamento nei nostri confronti.

Mirella Izzo - Azione Trans Crisalide