021208_Lexicon_Famiglia.jpgChe brutto Lexicon!

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8 Dicembre 2002. Il prefetto del Pontificio consiglio per la Famiglia, presenta un nuovo Lexicon dedicato, come recita il titolo, ai termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche. Tra gli argomenti trattati c’è anche l’omosessualità, ma ancora una volta l’omosessualità di cui parla la curia vaticana è un’omosessualità che esiste solo nella testa di chi ne scrive i documenti.

Sommario

Il cardinal Lopez Truillo sponsorizza un libro che contiene affermazioni inaccettabili 1

La presentazione del cardinal Lopez Truillo. 1

Chi è il cardinal Lopez Truillo?. 3

La pubblicazione. 3

Una denuncia. 4

Un commento articolato. 4

Il cardinal Lopez Truillo sponsorizza un libro che contiene affermazioni inaccettabili

La presentazione del cardinal Lopez Truillo

Il Lexicon contempla una varietà di possibilità, come suggerito dal titolo completo.

Indicando il reale contenuto e la verità che deve guidare il suo uso appropriato, cerca di illuminare riguardo ad alcuni termini o espressioni ambigue o equivoche, che risultano di difficile comprensione. In questo campo già esiste una gravitazione culturale che complica ulteriormente una giusta interpretazione. In questo caso occorre seguire pazientemente l'origine e lo sviluppo delle espressioni e della loro diffusione. Non saranno rari i casi in cui si coniano termini che non giungono a occultare completamente un'intenzione precisa: evitare ciò che risulta sbalorditivo, in modo tale da addolcire l'espressione, al fine di evitare un rifiuto quasi istintivo. È il caso dell'abile formulazione "interruzione volontaria della gravidanza" o "pro-choice", di cui si parlerà in seguito.

Esistono numerose espressioni, in uso nei Parlamenti e nei fori mondiali, che possono occultare il loro reale contenuto e significato, e che sono perfino utilizzate senza che politici e parlamentari ne abbiano una piena consapevolezza e, in alcuni casi, per la mancanza di una completa formazione filosofica, teologica, giuridica, antropologica ecc. Ciò ostacola maggiormente la giusta comprensione di alcuni concetti. Vorremmo che il Lexicon costituisse un sussidio in questi casi e suscitasse l'interesse per una informazione seria e obiettiva e che stimolasse anche il desiderio di una formazione più approfondita in questo campo di frontiera tra varie scienze e discipline.

Il problema è accresciuto dalla mentalità imperante del positivismo giuridico, per il quale la bontà della legge non è più adeguata alla persona umana, integralmente concepita, ma la procedura concordata per la formulazione e accettazione della legge finisce per adeguarsi alla volontà della maggioranza. Si giunge così a una concezione della "verità politica" e di una democrazia che non saprà sottrarsi al concetto della legge come imposta dal più forte. Ci sono anche diversi concetti oscuri e di difficile comprensione, perché i contenuti stessi richiedono una paziente e serena precisazione. Ciò, naturalmente, si complica quando cresce la riluttanza ad accettare la legge naturale e a vincolare le leggi a un riferimento etico. Ovviamente, non possiamo porre al margine la ricchezza della fede che dà speciale profondità a ciò che la ragione può cogliere.

Molto opportuno è l'insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica: «L'intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale. Dio stesso è l'autore del matrimonio» (Gaudium et Spes 48). La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un'istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell'unione matrimoniale, poiché «la salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare» (Gaudium et Spes 47).

Non è intenzione di questa iniziativa combattere o andare contro istituzioni e persone e, ancor meno, fare imposizioni. Vorremmo piuttosto proporre, persuadere con amore, indirizzando verso la verità, con rispetto, con la speranza che si instauri e si rafforzi un dialogo fecondo. Non possiamo eludere la verità alla quale l'uomo ha diritto per poter respirare secondo una genuina libertà. Certe espressioni approfittano della scarsa informazione o dell'ingenuità di quelli che ne fanno uso, i quali, sedotti dall'ambiguità, non si rendono perfettamente conto dell'inganno. In tal modo si cerca di manipolare la stessa opinione pubblica, occultando aspetti sgradevoli o scioccanti della realtà o della verità. Poiché i termini coniati non sono propriamente innocenti, coloro che ne sono gli autori cercano di far progredire i metodi per ottenere i fini che essi desiderano raggiungere alterando il significato dei termini. Ciò per evitare un rifiuto che essi stessi vedono come un rischio normale.

L'astuzia nella ricerca di espressioni ambigue, raggiunge livelli preoccupanti. Si inizia a parlare di un linguaggio orwelliano. Il prestigioso scrittore George Orwell, in 1984, faceva la critica delle forme totalitarie nelle quali, a scopo di propaganda, certi termini ripetuti per suscitare riflessi condizionati sfuggivano alla chiarezza dell'intelligenza e finivano per assumere un significato contrario; ad esempio, schiavitù significa libertà, il male si identifica col bene, la menzogna con la verità.

Si è denunciato il fatto che uno dei sintomi più preoccupanti dell'offuscamento morale è la confusione dei termini che porta a livelli estremamente degradanti quando essi vengono utilizzati, con freddo calcolo, per ottenere un cambiamento semantico, cioè del significato delle parole, in una maniera artificiosamente pervasiva. Questa incredibile capacità di mutazione semantica, che mostra il vuoto di un'antropologia, si manifesta anche nei concetti dei "diritti", che diventano selettivi e capricciosi.

Non sempre è coerentemente riconosciuta l'universalità dei diritti; si fanno infatti delle eccezioni, le quali negano lo spessore e l'integralità dei diritti, specialmente riguardo a quanto detto nell'articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani: «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona». L'impressionante dilagare del massacro dell'aborto mostra l'uso relativo di un diritto, che dovrebbe essere fondamentale. Giovanni Paolo II ha scritto: «I diritti umani, infatti, sono strettamente intrecciati tra loro, essendo espressione di dimensioni diverse dell'unico soggetto, che è la persona. La difesa dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti umani è essenziale per la costruzione di una società pacifica e per lo sviluppo integrale di individui, popoli e nazioni» (1).

Nell'equivocità crescente si arriva anche a proporre nuovi diritti, non come conquista in temi prima non riconosciuti che meritano di essere presi in considerazione, ma come nuove forme di manipolazione. A questo riguardo, è stato validamente affermato da padre Abelardo Lobato: «Presi separatamente, sembrano concetti affascinanti, ma non è una questione di novità ma più precisamente una propria diversità del linguaggio, con lo scopo di sottrarre alcuni diritti umani a ogni norma etica per relegarli nella privacy attraverso un linguaggio ambivalente che porta avanti idee e pratiche che contraddicono ciò che a prima vista significano. Un'espressione è manipolata, e camuffata per penetrare tutti gli ambienti attraverso i potenti mezzi di comunicazione. Esiste una separazione sempre più grande fra il pensiero, la realtà stessa, e la parola che esprime, la quale diventa oggetto di manipolazione. Alla fine vengono negate le tre cose che i termini sembrano affermare: la novità, i diritti, e l'humanum. Per non offendere l'orecchio, si sostituiscono espressioni alternative, per esempio, interruzione di gravidanza per esprimere l'aborto, l'eutanasia per significare un mal morire, la pillola del giorno dopo per esprimere un abortivo» (2). Spesso la Chiesa è presentata come ostacolo alla libertà, sfiduciata e intollerante. Le seguenti affermazioni di Hegel diventano assai opportune: «Ma che l'uomo fosse libero in sé e per sé, per virtù della propria sostanza, che fosse nato libero come uomo, questo non seppero né Platone, né Aristotele, né Cicerone, né i giuristi romani, benché solamente in questo concetto stia la sorgente del diritto. Soltanto nel principio cristiano lo spirito individuale personale assume essenzialmente valore infinito, assoluto; Dio vuole che si porti aiuto a tutti gli uomini. Nella religione cristiana si fece strada la dottrina secondo cui tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, perché Cristo li ha chiamati alla libertà cristiana". E aggiunge: "Queste affermazioni fecero sì che la libertà diventasse indipendente dalla nascita, dalla condizione sociale, dall'educazione, etc. Il sentimento di tale principio fermentò per secoli, per millenni, producendo i più giganteschi rivolgimenti» (3).

Ci sono alcuni termini, presenti dappertutto, che sono fonte di speciali difficoltà. È il caso del concetto di discriminazione. L'equivocità è particolarmente pericolosa. Inizialmente suscita una reazione di simpatia: come non essere contro le discriminazioni? Questo sembra essere un effetto del rispetto dei diritti umani. Ma la prima e spontanea reazione favorevole cambia quando i contenuti concreti sono meglio esaminati. In nome della non-discriminazione nei Parlamenti vengono diffusi i progetti delle unioni di fatto, anche delle unioni omosessuali e lesbiche, e persino con la possibilità di adozione.

Un caso recente che meglio può illustrare il problema (e che è considerato concretamente) è quello del CEDAW. Tale sigla significa Convenzione sull'eliminazione delle discriminazioni contro le donne. C'è una evidente ostilità contro la famiglia, la quale rappresenterebbe un luogo di moderna schiavitù. Per cui, essere sposa e madre equivarrebbe a essere discriminata da coloro che sostengono i principi morali, ancorati ai veri diritti umani. E se direttamente non è invocato il diritto all'aborto, in forma subdola questa via non si esclude. Discretamente, senza fare chiasso, la possibilità sarà ripresa in altre forme, sia con l'interpretazione dei contenuti assai equivoci nella «salute riproduttiva», sia con il ricorso a strumenti abortivi, sia con l'introduzione di una nuova definizione dell'aborto, limitato al tempo posteriore e non dal concepimento all'annidamento dell'embrione. Ci troviamo di fronte a una bufera concettuale.

In alcuni casi le equivocità sono in realtà grossolane e più ampie. In nome dei diritti delle donne non soltanto l'aborto è stato presentato quale loro diritto, come se l'embrione fosse proprietà della madre e costituisse un'appendice, ma si è giunti a combattere la gravidanza come se si trattasse di una specie di malattia e il nascituro fosse un ingiusto aggressore. Si è arrivati così a parlare, per qualche tempo, del vaccino anti-baby. Siamo nel pieno occhio del ciclone originato dal secolarismo e dal relativismo etico. Riguardo alla equivocità e alla verità nel linguaggio è ben noto il pensiero di Heidegger. L'equivocità non aiuta l'autenticità (4).

Il Santo Padre ha denunciato una «civiltà malata» da diversi punti di vista, poiché «la nostra società s'è distaccata dalla piena verità sull'uomo, dalla verità su ciò che l'uomo e la donna sono come persone» (5). Egli fa poi riferimento alla falsificazione prodotta da certi moderni strumenti di comunicazione sociale «soggetti alla tentazione di manipolare il messaggio, rendendo falsa la verità sull'uomo» (6). È in corso una pressione sistematica sull'opinione pubblica: «A volte sembra proprio che si cerchi in ogni modo di presentare come regolari e attraenti, conferendo loro esterne apparenze di fascino, situazioni che di fatto sono irregolari» (7).

Un caso tipico è il riferimento all'amore libero. Si usano espressioni che danno la sensazione di un universo di libertà, quando, in realtà, in luogo della libertà regna una vera e propria schiavitù. Giovanni Paolo II, senza giri di parole, così si esprime: «Certamente contrario alla civiltà dell'amore è il cosiddetto libero amore. Seguire in ogni caso il vero impulso affettivo in nome di un amore libero da condizionamenti significa, in realtà, rendere l'uomo schiavo di quegli istinti umani che san Tommaso chiama passioni dell'anima. Il libero amore sfrutta le debolezze umane fornendo loro una certa cornice di nobiltà con l'aiuto della seduzione e col favore dell'opinione pubblica. Si cerca così di tranquillizzare la coscienza, creando un alibi morale. Una libertà senza responsabilità, costituisce l'antitesi dell'amore». Il Santo Padre ha denunciato anche alcune espressioni entrate diffusamente in circolazione come pro choice, che si camuffa ugualmente con il libero esercizio della libertà: «Nel contesto della civiltà del godimento, la donna può diventare per l'uomo un oggetto, i figli un ostacolo per i genitori, la famiglia un'istituzione ingombrante per la libertà dei membri che la compongono. Per convincersene, basta esaminare certi programmi di educazione sessuale, introdotti nelle scuole, spesso nonostante il parere contrario e le stesse proteste di molti genitori; oppure le tendenze abortiste, che cercano invano di nascondersi dietro il cosiddetto diritto di scelta (pro choice) da parte di ambedue i coniugi, e particolarmente da parte della donna. Sono soltanto due esempi tra i molti che si potrebbero ricordare» (9).

Negli Stati Uniti c'è una lotta semantica: per reagire al pro choice i difensori della vita dicono che il migliore pro choice è il pro life.

Nell'Evangelium Vitae il Papa, con vigore profetico, ha denunciato tutta la malizia sistematica che c'è nel convertire addirittura il delitto in diritto: «La nostra attenzione intende concentrarsi, in particolare, su un altro genere di attentati, concernenti la vita nascente e terminale, che presentano caratteri nuovi rispetto al passato e sollevano problemi di singolare gravità per il fatto che tendono a perdere, nella coscienza collettiva, il carattere di delitto e ad assumere paradossalmente quello del diritto, al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l'intervento gratuito degli stessi operatori sanitari. Tali attentati colpiscono la vita umana in situazioni di massima precarietà, quando è priva di ogni capacità di difesa. Ancora più grave è il fatto che essi, in larga parte, sono consumati proprio all'interno e ad opera di quella famiglia che costitutivamente è invece chiamata a essere santuario della vita» (10).

Di recente il Papa ha espresso la sua preoccupazione in occasione di un discorso rivolto a un gruppo di Vescovi del Brasile: «Una proposta pastorale per la famiglia in crisi presuppone, come esigenza preliminare, una chiarezza dottrinale, effettivamente insegnata nel campo della teologia morale, sulla sessualità e sulla valorizzazione della vita. Alla base della crisi della famiglia si percepisce la rottura fra l'antropologia e l'etica, caratterizzata da un relativismo morale secondo il quale si valorizza l'atto umano, non in riferimento a principi permanenti e oggettivi, propri della natura creata da Dio, ma conformemente a una riflessione meramente soggettiva su ciò che è più conveniente al progetto personale di vita. Si produce pertanto un'evoluzione semantica in cui l'omicidio si chiama morte indotta, l'infanticidio aborto terapeutico e l'adulterio diviene una semplice avventura extramatrimoniale. Non avendo più una certezza assoluta nelle questioni morali, la legge divina diviene una proposta facoltativa nell'offerta variegata delle opinioni più in voga» (11).

Curiosamente, tante espressioni equivoche hanno la loro origine nell'idea che i cambiamenti siano esigenze della modernità, che è un termine anch'esso da chiarire. Ecco la descrizione che Thomas Mann offre della modernità: «Uno dei caratteri del nostro tempo è la problematizzazione di ogni cosa, anche di quelle eterne, sacrosante, indispensabili e primordiali, divenute apparentemente impossibili, apparentemente scadute, oggigiorno, in modo irreversibile. La libertà, l'individualismo, un rafforzato senso della personalità l'idea del diritto alla felicità, facilitano allo scontento, al desiderio di liberazione» (12).

Da alcuni anni, il Pontificio Consiglio per la famiglia è andato osservando la scalata di quel processo che genera confusione. Già in Francia era noto il ricorso all'espressione interruption de la grossesse, per non impiegare il termine aborto. Alcuni anni fa, durante la celebrazione dell'Anno internazionale della famiglia, ebbe inizio il gioco delle interpretazioni con la messa in circolazione, dall'istanza coordinatrice delle Nazioni Unite, dell'uso del termine famiglie soltanto al plurale, e con riluttanza all'impiego di famiglia al singolare, al fine di porre dolorosamente un veto al modello di famiglia voluto da Dio nel suo progetto della Creazione: la famiglia fondata sul matrimonio, patrimonio dell'umanità. Così, sotto il termine famiglie, potevano essere salvaguardate tutte le forme di unione, come famiglie club, alle quali faceva riferimento Louis Roussel nel suo libro La famille incertaine (13), dove si negava l'istituzione naturale della famiglia e la si riduceva a semplici accordi o patti mutevoli in una prospettiva di privatizzazione. Egli fu attivo ideologo dell'Anno internazionale della famiglia. In tale occasione, come si ricorderà, venne adottato il logo che riproduceva un tetto sotto il quale si univano due cuori, con una freccia lanciata verso l'infinito. In tal modo si indicava il futuro incerto della famiglia, la sua scomparsa nel futuro, che è stata spesso annunciata, sebbene non abbia maggiore fondamento nella realtà e nelle previsioni. Le stesse ideologie contro la famiglia hanno dovuto riconoscere questo fatto.

Fu proprio intorno all'Anno internazionale della famiglia che si mostrò più decisivo l'intento di mettere in moto slogan ed espressioni ambigue per servirsi dei molti mal informati e, frequentemente, anche mal formati, almeno nel campo di un umanesimo integrale, come quello indicato dal Papa Paolo VI nell'enciclica Popolorum Progressio sulla dottrina sociale e, particolarmente, in un'antropologia di consistenza etica: «È un umanesimo plenario che occorre promuovere. Che vuol dire ciò, se non lo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini? Un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare. Senza dubbio l'uomo può organizzare la terra senza Dio, ma "senza Dio egli non può alla fine che organizzarla contro l'uomo. L'umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano. Non v'è dunque umanesimo vero se non aperto verso l'Assoluto, nel riconoscimento d'una vocazione, che offre l'idea vera della vita umana. Lungi dall'essere la norma ultima dei valori, l'uomo non realizza se stesso che trascendendosi, secondo l'espressione così giusta di Pascal: “L'uomo supera infinitamente l'uomo”» (14).

Nella Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo, svoltasi al Cairo nel 1994, si doveva sfruttare tutto un concentrato carico ideologico, dinamico e funzionalmente organizzato, nel quale, oltre che attivare meccanismi che si sarebbero dimostrati miti inconsistenti, come quello della rivoluzione o dell'esplosione demografica, volti a suscitare l'allarme della sovrappopolazione, si ricorreva a espressioni come sexual rights, reproductive rights (come in precedenza era stato fatto con family planning, per incoraggiare la contraccezione e rifiutare come inutili i metodi naturali).

In tali espressioni, in realtà si cercava di sottrarre gli adolescenti e i giovani alla famiglia, all'educazione e all'autorità dei genitori, riempiendoli di informazioni riguardanti le libere scelte per evitare la gravidanza, le malattie a trasmissione sessuale, diffondendo, senza altre pressioni, ogni tipo di contraccettivo. Naturalmente nella Conferenza del Cairo non si escludeva come un diritto il ricorso all'aborto. Fu necessario il messaggio che il Santo Padre indirizzò ai capi di Stato e alla signora Nafis Sadik per richiamare l'attenzione sullo stile di vita che si voleva imporre ai giovani e sulla responsabilità dei governanti al riguardo (15). Un caso interessante fu successivamente la preparazione e lo svolgimento della Conferenza di Pechino sulla donna, per ciò che concerne il termine gender. Il Pontificio Consiglio per la famiglia mise in evidenza l'uso ambiguo e ideologizzato che si stava introducendo, nonostante si assicurasse alla delegazione della Santa Sede la volontà di ricorrere all'uso tradizionale del termine. Non dovette trascorrere molto tempo prima di rilevare quanto la questione implicava e come fosse necessario chiarire le cose. La famiglia e la vita sono come poli inseparabili di una stessa realtà, di una stessa verità che è una buona novella, un vangelo: «Spetta altresì ai cristiani il compito di annunciare con gioia e convinzione la buona novella sulla famiglia, la quale ha un assoluto bisogno di ascoltare sempre di nuovo e di comprendere sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza della sua missione nella Città degli uomini e in quella di Dio» (16). La famiglia e la vita sono letteralmente sotto il bombardamento di un linguaggio ingannevole, che non favorisce, ma offusca il dialogo tra gli uomini e i popoli. Senza la ricerca della verità, l'universo della libertà è contaminato e posto in grave pericolo. Non esiste libertà senza la verità.

Tutto ciò che ho riferito è stato il contesto che ha fatto sorgere in me l'idea di realizzare un servizio impegnativo di paziente chiarimento. Il momento in cui venne decisa l'elaborazione di questo Lexicon fu in occasione di un incontro con le Organizzazioni non governative (ONG) a Roma, dal 26 al 27 novembre 1999, durante il quale affiorò drammaticamente la preoccupazione e l'opportunità di informare i partecipanti nelle diverse conferenze e riunioni delle Nazioni Unite, come pure i Parlamenti, i Movimenti apostolici etc. riguardo ai termini e alle espressioni ambigue, per evitare che essi rimanessero sorpresi e disorientati nella loro buona volontà. Dall'incontro con le ONG fu tratta una prima lista di espressioni ambigue più generalizzate e correnti, che poi, in occasione di riunioni successive, venne ampliata. Inizialmente sembrò sufficiente precisare il contenuto di alcune di queste espressioni, ma in seguito si vide che occorreva compiere uno sforzo maggiore e che era necessario ricorrere alla collaborazione di esperti. L'accoglienza del progetto fu generosa e quindi stimolante. Siamo così giunti a raccogliere 78 espressioni che sono state elaborate, nella maggior parte, da persone di riconosciuta competenza e prestigio, cosa che risulta evidente già a un primo sguardo, e da altri esperti, forse meno noti, ma con una buona conoscenza del tema loro affidato.

Quando, in occasione del concistoro straordinario svoltosi nel mese di maggio del 2001, ebbi modo di informare i cardinali presenti riguardo al progetto di Lexicon, l'accoglienza fu molto calorosa, e anche dopo da parte dei giornalisti. Poiché abbiamo ricevuto proposte di case editrici di differenti lingue e nazioni, la nostra intenzione è quella di offrire il volume in diversi idiomi.

Abbiamo stabilito di iniziare con la versione italiana, affidandola alle Edizioni Dehoniane di Bologna, con le quali abbiamo avuto la positiva esperienza della buona diffusione del nostro Enchiridion, che è giunto rapidamente alla sua seconda edizione. È stata di grande soddisfazione l'approvazione della Congregazione per la dottrina della fede, che ha appoggiato pienamente i nostri propositi. Il presente testo, curato da competenti professionisti, raccoglie i contributi ricevuti in un unico volume, realizzato secondo criteri tecnici e lessicografici, quali l'ordine alfabetico dei termini, una sintetica introduzione al contenuto di ciascun articolo (opportunamente differenziato dal corpo di quest'ultimo mediante un differente carattere tipografico) e un breve profilo biografico di ognuno dei redattori.

Speriamo che questo Lexicon possa rappresentare uno strumento utile per la nobile e urgente causa della famiglia e della vita. Siamo consapevoli che il campo delle equivocità è grande e forse una prossima edizione potrebbe essere arricchita con nuove voci. In questo sforzo di chiarire le ambiguità attraverso una ricerca approfondita della verità, guidati dalla ragione e illuminati dalla fede, in totale obbedienza al magistero, il lettore troverà, come speriamo, i contenuti genuini e gli obiettivi che fanno parte della proclamazione del vangelo sine glossa.

Festa dell'Immacolata Concezione, 8 dicembre 2002

Alfonso card. Lopez Trujillo

 

Note

1) Messaggio di Sua Santità Giovanni Paolo II per la celebrazione della Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 1999.

2) Cfr su questo aspetto A. Lobato, Homo loquens, Uomo e linguaggio, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1989.

3) G.W.F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia, vol. 1, La Nuova Italia, Firenze 1998, 61.

4) Per Heidegger, nel suo linguaggio complicato e nel suo interessante pensiero, l'uomo è «pastore dell'essere»; la verità non è la conformità del giudizio con l'essere, ma un modo di rivelarsi della realtà (è la a-lethe-ia) che non si occulta e che ha nel linguaggio «la mansione dell'essere». La verità è uno svelarsi. Attentano contro l'autenticità di questo svelarsi la chiacchiera, la curiosità e l'equivoco (cfr M. Heidegger, Tempo ed essere, Fratelli Bocca Editori, Milano-Roma 1953, pp. 174-179).

5) Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 20.

6) Gratissimam sane, 20.

7) Gratissimam sane, 5.

8) Gratissimam sane, 14.

9) Gratissimam sane, 13.

10) Enciclica Evangelium vitae, 11.

11) «Allocuzione durante la visita ad limina dei Vescovi della Regione est II della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile», in L'Osservatore Romano, 17 novembre 2002.

12) T. Mann, Lettera sul matrimonio.

13) Cfr L. Roussel, La famille incertaine, Éd. Odile Jacob, Paris 1989.

14) Enciclica Populorum progressio, 47.

15) Cfr Lettera del Papa Giovanni Paolo II ai capi di Stato, in L'Osservatore Romano, 15 aprile 1994, 1; cfr «Messaggio del Santo Padre alla sig.ra Nafis Sadik, Segretario generale della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo», in L'Osservatore Romano, 19 marzo 1994, 7.

16) Esortazione apostolica Familiaris consortio, 86.

 

Chi è il cardinal Lopez Truillo?

Per comprendere da quale cultura scaturisce il Lexicon da cui gli stessi vertici vaticani pare abbiano preso le distanze occorre conoscere il cardinal Alfonso López Trujillo che, di quel libro è certo l’ispiratore. Chi è il cardinal López Trujillo? Vicino all'Opus Dei (al punto che quando alla fine del 2005 il quotidiano brasiliano O Globo riportò alcune indiscrezioni di un cardinale che aveva partecipato al Conclave, si disse che, per favorire la vittoria di Ratzinger, l'Opus Dei, all'interno di un'ampia e ben orchestrata strategia di persuasione dei cardinali, aveva puntato soprattutto su di lui e sul cileno Jorge Arturo Medina Estévez), il cardinal Alfonso López Trujillo è nato nel 1935 a Villahermosa, Colombia, nella diocesi di Líbano-Honda (prima diocesi di Ibagué). Dopo aver studiato nel locale seminario maggiore di Bogotá, venne inviato a perfezionare i suoi studi a Roma, dove si laureò in filosofia all'Angelicum. Ordinato prete nel 1960, due anni dopo, nel '62, fece rientro a Bogotá, dove insegnò per 4 anni filosofia ai seminaristi della diocesi. Dopo la celebre Conferenza Generale dell'episcopato latinoamericano, svoltasi a Medellín nel '68 (quella della opzione preferenziale per i poveri), dove fu presente come perito, la carriera di Trujillo decollò definitivamente, grazie alla sua conoscenza del marxismo e alla sua disponibilità a divenire malleus maleficarum e grande inquisitore della Teologia della Liberazione e di tutte le spinte progressiste che si andavano diffondendo nella Chiesa latinoamericana.

 

L'assalto al Celam

A Sucre, in Bolivia, nel 1972 si svolse la XIV riunione ordinaria del CELAM (Consiglio episcopale latinoamericano): in quell'occasione Trujillo, appoggiato dalla Curia Romana, iniziò ad assumere il controllo dell'organismo, dando avvio alla controffensiva conservatrice contro il pericolo dei vescovi rossi, della Teologia della Liberazione, della Iglesia popular, dei Sacerdoti per il Popolo", dei Cristiani per il Socialismo. Eletto segretario generale del CELAM nel quadriennio 1972-1976, fu poi riconfermato per altri quattro anni fino al marzo del 1980. Dal 1980 al 1983 ne divenne presidente. Trujillo svolse con dedizione il suo compito di normalizzazione e repressione delle spinte conciliari. Lo fece insieme agli altri esponenti della la cosiddetta banda sudamericana: Darío Castrillón Hoyos, Jorge Medina Estévez, Javier Lozano Barragán. Uno zelo che Wojtyla seppe generosamente ricompensare, conferendo ai quattro (in tempi diversi) la porpora cardinalizia e importantissimi incarichi in Curia: Trujillo, il più rapido a fare carriera, fu fatto cardinale già nel 1983, e dal 1990 è a capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia; Castrillón Hoyos è prefetto della Congregazione per il Clero, Medina Estévez di quella per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Barragán, divenuto cardinale nel 2003, è presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori sanitari.

 

Prima fermata Puebla

Nel 1979 Trujillo, che quell'anno era divenuto anche vescovo di Medellín, ebbe un ruolo chiave nell'organizzazione della II Conferenza dei vescovi latinoamericani, svoltasi tra gennaio e febbraio a Puebla. Per conto del Vaticano e di papa Wojtyla, che era appena salito al soglio pontificio, contrastò con fermezza, nella fase preparatoria, durante il dibattito e nella stesura dei documenti finali, il rilancio di quelle istanze sviluppatesi nella Chiesa latinoamericana a partire dalla Conferenza di Medellín. Si adoperò in seguito per il commissariamento della CLAR (Conferenza latinoamericana dei religiosi), l'emarginazione dei vescovi che si riconoscevano nella linea inaugurata a Medellín, e sostituì progressivamente i vescovi più aperti alle istanze conciliari e alle questioni sociali (tanto per citarne alcuni, Sergio Méndez Arceo, Helder Câmara, Oscar Arnulfo Romero, Paulo Evaristo Arns, Samuel Ruiz) con ecclesiastici su una linea diametralmente opposta, cui fu affidato il compito di smantellare pezzo per pezzo un lavoro pastorale durato anni.

 

No, no e no

Divenuto cardinale, dal 1990 Trujillo diventa presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e membro di diverse congregazioni: per la Dottrina della Fede; per i Vescovi; per l'Evangelizzazione dei Popoli; per le Cause dei Santi; della Pontificia Commissione per l'America Latina. Come prefetto del dicastero per la Famiglia è divenuto noto all'opinione pubblica per le sue posizioni oltranziste. Ma già nel 1993 Trujillo sottoscrisse con l'allora monsignor Dionigi Tettamanzi un documento in cui si sosteneva che la contraccezione «corrompe l'intimità coniugale» e che la comunità cristiana deve opporsi alla legalizzazione del divorzio. Nel 1996, due lettere anonime, spedite da sedicenti religiose a vescovi e cardinali e alla stessa Congregazione per i religiosi tentarono di gettare discredito sulla CLAR, chiedendo alla Curia Romana severi provvedimenti. Dietro le missive alcuni ipotizzarono ci fosse lo zampino del cardinal Trujillo, da anni intento a perseguire il suo disegno di romanizzare la Chiesa latinoamericana.

Nel 2002, in occasione della presentazione del Lexicon - Temi ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, un volume in cui su tutti i problemi affrontati si esprimono le tesi più conservatrici. Recentemente ha sostenuto che il preservativo non difende dal contagio dell'AIDS e ha chiesto che fosse messa un'avvertenza sulle confezioni dei condom, così come avviene per i pacchetti di sigarette. Il 2 maggio 2006, in una intervista alla Radiotelevisione Colombiana, ha confutato punto per punto le aperture fatte dal cardinal Martini nella sua intervista all'Espresso. Nei mesi scorsi, nel libro intitolato Il confidente della mafia si confessa, Gustavo Salazar Pineda, ex legale di alcuni boss del narcotraffico, ha accusato Trujillo e un altro cardinale colombiano, Pedro Rubiano Sáenz, di essersi serviti del denaro della droga per acquisire posizioni autorevoli nella gerarchia vaticana.

Valerio Gigante su ADISTA (45) 2006

La pubblicazione

 

Una breve antologia

Il Lexicon è un libro con sottotitolo «Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche» redatto a cura del Pontificio Consiglio per la Famiglia, presieduto dal Cardinal Alfonso Lopez Trujillo.

Nella sezione «Omosessualità e omofobia» redatta a cura di Tony Anatrella si legge, a pagina 696: «L’omosessualità non è soggetto di diritti poiché non ha alcun valore sociale. Essa resta un intrico psichico che la società non può istituire socialmente».

A pagina 689 si legge: «L’omosessualità è contraria al vincolo sociale, valorizzare una tendenza a scapito delle altre lascia intendere che si potrebbe vivere socialmente in balìa delle pulsioni parziali (omosessualità, voyerismo, esibizionismo, sadomasochismo, travestitismo, transessualismo, pederastia ecc.)».

Nella sezione «Diritti del bambino, violenza e sfruttamento sessuale», a pagine 220 si legge: «L’abuso sessuale parte dall’educazione dei bambini nelle cosiddette famiglie composte da una coppia omosessuale. Un figlio adottato da una coppia omosessuale o una figlia adottata da una coppia di lesbiche diventa una facile vittima dei loro bisogni sessuali, diretti verso un partner dello stesso sesso».

Queste parole aberranti si commentano da sole. Così come si commentano da soli coloro che le diffondono. E’ importante però sapere che il Lexicon si chiama così perché si propone di istituire un lessico nel patrimonio culturale italiano, che sia alternativo e antagonista a quello dell’ONU, almeno nel settore dei diritti umani e del concetto di salute.

Inoltre, è anche importante sapere che esso è un libro di formazione praticamente obbligatorio o comunque vivamente consigliato per tutti gli educatori cattolici: insegnanti di religione, catechisti, professori attivisti cattolici. Giusto per avere un’idea. Anche se alcuni miei lettori dicono che esagero, io non posso non notare una analogia con le idee divulgate dai nazisti. Gli stessi identici concetti - ovviamente in contesti differenti.

Chissà se quegli Ebrei che si lamentano di uno strisciante antisemitismo del nuovo Vaticano Ratzingeriano si rendano conto, un giorno, che una società non può affrancarsi dall’antisemitismo a compartimenti stagni, lasciando viva l’omofobia o il disprezzo per le donne.

Testo pubblicato da Gian Mario Felicetti sul sito www.fainotizia.it dell’11 Aprile 2008

 

ANSA. Piace poco anche in Vaticano il testo a giorni in libreria

«L'omosessualità non ha alcun valore sociale, è un intrigo psichico che la società non può istituzionalizzare»; bisogna smettere di «stigmatizzare tutti quelli che si interrogano sulla omosessualità tacciandoli di omofobia».

É destinata a far discutere la voce sui gay del Lexicon vaticano di termini etici, che sarà a giorni in libreria. L'opera di quasi 900 pagine comprende 78 parole-chiave analizzate dal Pontificio consiglio per la famiglia e ritenute ambigue nell'uso che ne fanno parlamenti e organismi culturali e internazionali «quando discutono e legiferano sui temi della famiglia e della vita». Tra i termini destinati a suscitare scalpore, oltre a omosessualità e omofobia, c'é una forte condanna del così detto sesso sicuro e della presunta efficacia del preservativo nella prevenzione delle malattie sessuali e c'é la critica del concetto di genere e di salute riproduttiva.

Nelle 15 righe di introduzione alla voce omosessualità e omofobia (il Lexicon é organizzato per definizioni accompagnate da una breve trattazione analitica) si legge che «oggi, con il pretesto del diritto alla differenza, gruppi di pressione spesso molto forti spingono per il riconoscimento legale» delle coppie omosessuali e del diritto per loro alla adottabilità dei bambini. Omofobia per il Lexicon é invece il «termine usato per stigmatizzare tutti quelli che si interrogano sulla omosessualità dal punto di vista sociale e morale».

«I sistemi sociali e gli individui eterosessuali - rimarca il dizionario vaticano - sono spesso spinti a un senso di colpevolezza di fronte alla omosessualità tanto che l'interrogarsi su di essa é assimilato a un delitto, il delitto dell'omofobia».

Invece per il Vaticano l'omosessualità, «quando la si vuol legittimare senza discernimento alcuno, ma reagendo solo alle affermazioni dei gruppi di pressione, pone numerosi problemi»; é comunque una condizione che «non ha alcun valore sociale» e rimane un «intrigo psichico che la società non può istituzionalizzare». Il riconoscimento delle coppie gay cioè é frutto di un atteggiamento «eticamente fragile» e di una «ragione incoerente», visto che «la società non può istituzionalizzare qualsivoglia realtà sessuale, senza tenere conto della realtà oggettiva» del modello di coppia universale basato su un uomo e una donna.

Il Lexicon bolla quindi come visione suicida delle società occidentali la tensione a conferire «determinazione oggettiva a tutte le attitudini soggettive» anche in materia sessuale. Non meno radicale é la condanna della fondatezza del sesso sicuro, che secondo il Pontificio consiglio per la famiglia non é altro che il frutto di un «battage mediatico che si basa in realtà sull'occultamento di verità scientifiche riconosciute»: e cioè del fatto che il rischio di fallimento nella protezione da preservativo si attesta su un elevatissimo 10 per cento, come si desume dai «test su resistenza, impermeabilità e affidabilità».

Dietro la campagna per il sesso sicuro, a giudizio del Vaticano, si cela l'estrema redditività commerciale della diffusione dei preservativi sia tra gli etero che tra gli omosessuali, con l’incentivo al consumo di un prodotto il cui tasso di sicurezza contro l'Aids sarebbe tutto da dimostrare. Segue poi la condanna del preservativo dal punto di vista delle ragioni morali.

Il Lexicon, fortemente voluto dal cardinale Alfonso Lopez Trujillo é destinato a far discutere fuori del Vaticano, ma ha suscitato qualche perplessità anche all'interno. Non lo ha pubblicato la Libreria editrice vaticana, bensì i Dehoniani, editrice cattolica ma esterna ai sacri palazzi e molti ecclesiastici temono polemiche a non finire sui contenuti. Altro elemento di perplessità riguarda i tempi, con un dotto Lexicon che esce nei giorni della guerra, quando l'attenzione del Papa e della Chiesa é focalizzata su cose ben più serie. Fatto sta che per il poderoso documento non é per il momento prevista nessuna presentazione pubblica in sala stampa vaticana.

ANSA, 30 Marzo 2003

 

Una denuncia

 

Dall’AGEDO arriva una denuncia

L'AGEDO, l’associazione composta dai genitori degli omosessuali, ha denunciato alla procura di Bologna per diffamazione nei confronti degli omosessuali il libro Lexicon dei termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche curato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Lo ha reso noto stamani a Milano Rita De Santis, della segreteria nazionale dell' Associazione, durante una conferenza stampa alla quale sono intervenuti anche don Franco Barbero, della comunità cristiana di base Viottoli di Pinerolo, Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, lo psichiatra Paolo Rigliano e Paolo Ferigo, presidente del Centro di iniziativa gay di Milano.

«'Abbiamo denunciato gli autori del libro e abbiamo chiesto il sequestro in Italia e in Europa del volume - ha spiegato Rita De Santis - perché contiene tali e tante calunnie e infamità  contro gli omosessuali, che si stenta a credere  che possano essere state realmente scritte. Si dice ad esempio che le coppie gay vogliono adottare bimbi per esercitare la pedofilia. Insomma si fa una inconcepibile equiparazione tra omosessualità, che è uno specifico orientamento sessuale, e la pedofilia che è una malattia e un grave reato. Ciò è gravissimo, essendo il libro indirizzato ad educatori e pedagoghi».

«In un altro passo del libro – ha aggiunto la portavoce dell’AGEDO - si legge che l' omosessualità resta un ‘intrigo psichico’: un’affermazione incredibile sia dal punto di vista scientifico e da quello morale».

«Nel libro - ha sottolineato don Franco Barbero - che è poi composto da una serie di brevi saggi, ci sono descrizioni così caricaturali che sorge il dubbio che chi lo ha concepito abbia una paura incredibile di confrontarsi con il mondo e con la realtà. E' un libro che attacca la dignità delle persone. Ricordo per inciso che il cardinal Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia che ha curato la pubblicazione del libro, è colui che denunciò per primo al Vaticano la teologia della Liberazione in America Latina, adoperandosi perché venisse messa sotto processo».

«Non si tratta di un libro scritto da teologi, esegeti o ermeneuti – ha poi aggiunto don Barbero – ma da persone che si sono prestate a scritti di tipo diffamatorio e assolutamente non scientifici. E’ poi pieno di bugie anche storiche. Tanto per fare un esempio, a pagina 488 si afferma che la Chiesa Cattolica ha sempre proclamato l' indissolubilità del matrimonio: si tratta di un’affermazione storicamente falsa, perché il Concilio di Nicea del 325, al canone 8, diffidava i vescovi e le autorità che proibiscono le seconde nozze». Sempre parlando del Lexicon don Barbero ha concluso dicendo che: «E’ un tentativo di certa Chiesa, di conservare clienti seminando angoscia, ignoranza e superstizione».

Per lo psichiatra Paolo Rigliano «Il libro è frutto di angoscia e disperazione e la Chiesa Cattolica si rifiuta di incontrare le persone omosessuali e di parlare e confrontarsi con loro, rifiutandosi quindi di capire».

«Si tratta di un errore grandissimo. – ha proseguito il professor Rigliano – L’estrema volgarità dei contenuti deriva da ciò. E’ un libro che si autosqualifica dal punto di vista scientifico e sarebbe meglio non parlarne nemmeno se non facesse parte di un attacco più vasto e più grave, che viene mosso al mondo omosessuale. Un attacco che prima descrive i gay come cospiratori e distruttori, corruttori e razzisti per poi discriminarli e perseguitarli come è stato fatto in passato».

ANSA, 19 Giugno 2003

 

Ma la procura di Bologna archivia

Si possono diffondere affermazioni false e offensive per danneggiare materialmente una categoria di persone senza fare nulla di male? Per la magistratura bolognese si può eccome. È finita infatti con un'archiviazione lampo (meno di un mese dalla presentazione della denuncia in questura alla decisione del gip di non procedere) la denuncia per diffamazione presentata dall'Associazione genitori di omosessuali (AGEDO) nei confronti del Lexicon, un ponderoso dizionario morale a cura del Pontificio consiglio per la famiglia. Il volume contiene secondo l'AGEDO scritti gravemente diffamatori nei confronti delle persone omosessuali e per questo la presidente dell'associazione Paola Dall'Orto ha depositato una denuncia presso la questura di Bologna, dove ha sede la casa editrice Dehoniana che lo ha pubblicato. Si chiedeva anche il sequestro cautelativo del libro, che è stato respinto. Poi la procura della repubblica ha presentato a tempo di record una richiesta di archiviazione della pratica, sostenendo che in Italia esiste per fortuna la libertà di espressione e che anche le idee del Vaticano sui gay hanno pieno diritto di cittadinanza. Queste conclusioni non convincono l'avvocato Ezio Menzione, consulente legale dell'Agedo. «Qui - spiega - non stiamo parlando genericamente di una concezione retriva dell'omosessualità, che può rientrare nell'ambito della libertà di opinione. Perfino dire che l'omosessualità è una malattia può essere considerata una legittima opinione, ma il Lexicon si spinge molto oltre superando a mio parere il confine che separa la libertà di espressione dalla diffamazione. I presunti esperti della chiesa cattolica hanno scritto in questo libro che gli omosessuali non sono soggetti di alcun diritto e hanno affermato che bisogna essere contrari all'adozione di bambini da parte di coppie gay perché i genitori adottivi non aspettano altro che di concupire i figli. Affermazioni del genere non sarebbero tollerate in Italia nei confronti di nessun'altra minoranza. La situazione poi è resa ancora più grave dal fatto che il volume sia esplicitamente rivolto agli educatori, e quindi destinato ad avere degli effetti sulle future generazioni».

La vicenda però non finisce qui. L'archiviazione della denuncia dell'AGEDO è stata infatti seguita dalla presentazione di decine di altre denunce esattamente identiche da parte di cittadini omosessuali che si sono sentiti offesi dai contenuti del Lexicon. Perlopiù si tratta di persone non particolarmente militanti che sono venute a sapere via internet della possibilità di querelare il Vaticano, senza che il movimento gay abbia fatto della questione un proprio particolare cavallo di battaglia. Queste persone entrate spontaneamente in un commissariato per dire «sono gay e voglio denunciare il Vaticano», dimostrano nel loro piccolo che qualcosa sta cambiando davvero.

Il Manifesto, 1 Agosto 2003

Un commento articolato

Risposta elaborata da Paolo Rigliano, psichiatra e psicoterapeuta, autore del libro «Amori senza scandalo. Essere lesbica ed essere gay» e curatore della raccolta di saggi «Gay e lesbiche in psicoterapia», al capitolo «Omosessualità e Omofobia» contenuto nel Lexicon per le famiglie, edito a cura del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il libro, che per il costo e la voluminosità degli argomenti trattati è chiaramente rivolto agli educatori e all'intera gerarchia cattolica, si presenta come la riflessione più completa svolta dalla Curia romana, su vari temi, in particolare su sessualità, diritti delle donne, matrimoni, divorzio, unioni civili, diritti degli omosessuali.

 

Riassunto del testo

Il testo si basa su alcune assunzioni indiscusse, date per assodate:

1.    L'omosessualità è una tendenza sessuale parziale, effetto di un conflitto psichico irrisolto, che risale al momento dello sviluppo psicologico. Essa non è di origine genetica. E' invece una fissazione dovuta a molteplici ragioni per cui il bambino si rifiuterebbe di identificarsi con il genitore dello stesso sesso: «Egli rischia di predisporsi a cercare, in seguito, presso le persone di sesso uguale al suo, delle caratteristiche immaginarie di forza e di potenza che paventava nel genitore di sesso identico».

2.    L'estensore dell'articolo chiama a comprovare queste affermazioni le sue stesse ricerche (non citate) e la sua pratica clinica. «La psicanalisi, secondo il pensiero di Freud, ha proposto una teoria generale dell'omosessualità che resta confermata dall'esperienza clinica. L'omosessualità è una fissazione acquisita dalla pulsione sessuale, che la mantiene nella sua economia originaria ed esprime un fallimento dell'esperienza edipica e una regressione a pulsioni e a fantasmi pregenitali».

3.    Gli omosessuali sono «immaturi affettivamente, si adagiano su un fondo depressivo, che può essere compensato da rivendicazioni narcisistiche, da un bisogno di presentarsi come vittime degli altri, da un bisogno costante di riconoscimento». E' vero il legame evidenziato da Freud tra omosessualità e paranoia, come «contrattacco e rivincita contro la castrazione, legata al limite rappresentato dall'immagine del padre per il figlio e della madre per la figlia». «L'omosessualità è vissuta come una compensazione narcisistica a frustrazioni che il soggetto si è via via inflitto». Essa esprime «in forma inconscia una relazione femminile con il padre». Cui si accompagnerebbe un risentimento verso il padre, in relazione con un'impossibile identificazione paterna. L'omosessualità femminile non è simmetrica a quella maschile. Nelle lesbiche si ha «una massiccia identificazione con l'immagine del padre paradossalmente accompagnata da un sincero disgusto per l'immagine maschile, che comporta altresì una diffidenza e un rifiuto sessuale degli uomini».

4.    L'omosessualità è favorita da immagini parentali mal individualizzate sessualmente e da tutto ciò che, nell'educazione o nella società, sopprime la differenziazione sessuale: «è sempre nel fallimento dell'identificazione sessuale che si sviluppa l'omosessualità» .

5.    L'omosessualità deve venir sublimata «diventando la pulsione della sciabilità», altrimenti «l'individuo si trincera in una condotta difensiva rispetto all'altro sesso e a ciò che esso rappresenta». L'omosessualità è ansia, angoscia, narcisismo, impotenza ansiogena. E’ «un intrigo psichico che la società non può istituire socialmente».

6.    Essa è contraria al legame sociale, che può essere fondato solo sull'identità maschile e femminile. Se l'omosessualità diviene soggetto di diritti, «si rovinano i fragili equilibri stabiliti dalla ragione nel corso dei secoli e si aprono le porte a un mondo incoerente». «Ora, l'omosessualità non rappresenta alcun valore sul piano sociale e non ha nessuna finalità; favorisce una deviazione dei segni di riferimento fondamentali». Totalmente negativa è la prospettiva di famiglie omosessuali, che possano allevare bambini: questi sarebbero intesi «come il duplicato del proprio io da rifare».

7.    L'omofobia è l'arma di cui si serve la lobby omosessuale per propagandare e far approvare un difetto psichico contrario al legame sociale. Con questa accusa le organizzazioni omosessuali intendono colpevolizzare gli eterosessuali: «Ogni critica, ogni riflessione sull'omosessualità diventa quasi blasfema, assimilata a un delitto: il delitto di omofobia».

 

Le riflessioni dello psichiatra Paolo Rigliano

1.    Nessuna delle tesi sovraesposte ha un minimo di fondamento scientifico: nessuna prova può essere addotta - e viene addotta - e mai l'Autore pone il suo discorso sotto la cautela del dubbio. Autentiche falsità vengono spacciate per vere. Solo due esempi: Freud viene citato a sproposito, come se il suo pensiero fosse unitario e non evolutivo, e non si citano le sue ultime e definitive posizioni, che smentirebbero le asserzioni dell'autore.  Il processo che portò all'abolizione dell'omosessualità come patologia dal Manuale Diagnostico-Statistico è completamente falsificato: esso viene addebitato alla lobby gay, mentre furono gli omofobi a promuovere un referendum da cui uscirono sconfitti.

2.    Il testo è scritto malissimo, con equiparazioni, salti logici e contraddizioni insopportabili. La terminologia è spesso incomprensibile: si accavallano affermazioni stentoree e oscure, nette nella loro vaghezza. E' un calderone vago e confusivo, che rivela solo la straordinaria tortuosità di chi l'ha concepito. Rivela, soprattutto un'ignoranza sconcertante, contraria a tutte le acquisizioni degli ultimi decenni, non degli ultimi anni: per esempio «l'identità è un dato di fatto». Un guazzabuglio di piani e di livelli, di termini e di pseudo concetti, affastellati senza ordine e discernimento. Tutto è, fuorché un testo culturale scientificamente fondato: è una imposizione di fede manichea, intollerante, fondamentalista. La ricostruzione dello sviluppo umano è quasi caricaturale e grottesca. Castrazione, identificazioni, pulsioni vengono affastellate alla rinfusa senza nessun ordine psicologico che possa anche solo essere pensato e verificato. Di fatto, il testo non è analizzabile e criticabile in termini scientifici, perché non ha nulla di argomentato, non ha riferimenti verificabili a ricerche e risultati, non ha rimandi testuali, non ha una teoria di riferimento, non ci sono dati da confermare o smentire. Solo affermazioni dogmatiche e assai vecchie. Affermazioni oracolari si alternano ad altre fantasiose («Il bambino, come l'adolescente, passa anche per tappe di sovrainvestimento della propria persona, che viene qualificata di narcisista, di edipica, di identificazione, ma anche di bisessualità psichica, di accettazione della propria identità sessuale e di avvio verso l'eterosessualità. Precisiamo che la bisessualità psichica si verifica quando il soggetto interiorizza la differenza sessuale»). Costante è la confusione tra identità sessuale, identità di genere e orientamento affettivo e sessuale.

3.    Certissima invece è la definizione dell'omosessualità come pura, estrema, inemendabile patologia: persino i tratti positivi degli omosessuali diventano controreazioni compensatorie della loro patologia costituzionale. A fondamento di questa confusione sta il concetto di identità sessuale: come se gli omosessuali non possedessero una identità completa e complessiva, dunque anche sessuale, e negassero l'identità maschile e femminile (senza specificare a quale livello avvenga siffatta negazione).

4.    Quello che emerge è sempre l'ossessione cattolica per l'ordine naturale e divino in cui ogni piano dell'essere deve essere costretto: la logica è «o tutto o niente». Basta discostarsi da questo ordine per uscire fuori dalla natura, dal volere di Dio e dalla salute individuale e sociale. Allora si capisce che affinché questa operazione persecutoria riesca, l'omosessualità deve essere definita come tendenza e pulsione sessuale, messa sullo stesso piano delle altre deviazioni, secondo la millenaria tradizione di squalifica, cui si allude demagogicamente: la pedofilia, il sadomasochismo, il libertinaggio etc.

5.    E' evidente, nel testo, un ricatto basato sul terrore: «Se si da ascolto alla lobby gay, vedrete cosa succederà...». E’ un tono da crociata, che vuole veicolare l'idea di essere sottoposti ad una minaccia, cui bisogna reagire in tutti i modi. Si fabbrica opportunamente un nemico: l'ideologia gender, di cui non viene fornita nessuna specificazione. E gli si addebita ogni nefandezza delirante: «Non è ragionevole pensare che si possa istituire l'omosessualità come ciò che è al tempo stesso la fonte della coppia e della famiglia». Ci si deve chiedere: quale argomento scientifico o sociale viene trattato in questi termini? Proprio questa ignoranza smaccata, questa volgarità diffusa in tutto il testo va interrogata: come mai la Chiesa cattolica si affida a un personaggio di questa levatura per trattare un argomento così delicato, ancora tutto da indagare e da pensare? Quale operazione si vuole condurre? Si vuole certamente ribadire, in termini che si presumono scientifici, la più netta, totale e assoluta condanna. Si vuole confinare l'omosessualità nel novero delle malattie, anzi delle perversioni dello sviluppo: essa sarebbe pura deviazione sessuale, fissazione, regressione, immaturità, disordine sociale, antisocialità, infecondità. Nulla deve essere trascurato pur di negare, sempre e comunque, una possibilità di vita e di amore. Mai viene pronunciata la parola affettività, non è mai sfiorata l'idea che l'omosessualità possa essere produttiva di legame e di relazione. Fondamento di questa visione è, appunto, il pregiudizio che essa sia sinonimo di negazione del legame sociale.

6.    Se da un punto di vista analitico, scientifico, psicologico, il valore del testo è meno di zero, esso è però importantissimo per quello che vuole introdurre: il concetto di omofobia come violenza perpetrata dagli omosessuali. Ecco che allora si chiarisce l'impianto del testo: allo stesso modo dell'antisemitismo perpetrato dagli ebrei, anche l'omofobia è «un argomento di malafede«, un'invenzione offensiva e ideologica creata ad arte dai gay per attaccare tutti quelli che non la pensano come loro. In realtà, essa è frutto dell'eterofobia, la paura tutta omosessuale dell'altro sesso. Nulla viene detto delle persecuzioni che gli omosessuali hanno subito, anche a causa della chiesa. Della persecuzione antiebraica il testo segue la logica, la dinamica e i criteri. La descrizione delle organizzazioni gay fa pensare al complotto, alla sovversione, all'infiltrazione e alla degenerazione nel corpo sano della società, di cui pagheranno le conseguenze i figli. Il potere di persuasione, di condizionamento e di pressione di queste organizzazioni è illimitato, inquietante, subdolo, minaccioso. Tutti i normali devono guardarsene, tutti ne sono minacciati: l'omosessuale nega la differenza, la base dell'omosessualità essendo «la ricerca dello stesso e del simile». E' incredibile la somiglianza logica, metodologica, psicologica di questo testo, con i più osceni scritti della persecuzione antiebraica: e con i documenti di ogni caccia alle streghe. Moltissima parte del documento è diretta a fomentare la paura e l'angoscia per la subdola operazione perpetrata dalla lobby militante contro il diritto, contro l'antropologia e la natura. Senza nessun limite, l'Autore usa autentiche mostruosità psicologiche («L'omosessualità è vincolata al narcisismo e alle fasi primarie della sessualità infantile: amore per la propria immagine, identificazione col genitore dello stesso sesso, oppure contro identificazione, esitazione legata all'identità sessuale etc.») per suffragare la sua tesi della sovversione omosessuale, che è «un invito a regredire e a instaurare ciò che di più primitivo vi è nella realtà sessuale umana, vale a dire la sufficienza narcisistica e la chiusura sull'identico e sul simile che ispira il razzismo». Voilà! Ecco raggiunto l'effetto desiderato: i gay come cospiratori e distruttori, corruttori e veri razzisti. Stabilito questo principio fondatore, si può ribadire che l'omosessualità non è fonte di diritti perché «l'orientamento sessuale di una persona non è una qualità paragonabile alla razza, all'origine etnica». E l'Autore cita - non casualmente è l'unica citazione di tutto il testo- un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede per avvalorare la sua tesi. Tale documento afferma che «includere l'orientamento omosessuale tra le considerazioni in base alle quali è illegale discriminare può facilmente indurre a considerare l'omosessualità come una fonte positiva dei diritti umani.... questo è tanto più nocivo in quanto non vi è alcun diritto all'omosessualità, la quale non dovrebbe costituire dunque il fondamento di rivendicazioni giuridiche».

7.    E' questa la vera posta in gioco e l'autentico fine di questo testo: esemplare da un lato per nullità scientifica e falsità culturale, ma anche per la chiarezza dell'intento persecutorio, politico, culturale e istituzionale. Tutto mira a sancire l'impossibilità di considerare l'orientamento affettivo, sessuale e relazionale come diritto inalienabile dell'uomo, al fine di perpetuare una discriminazione che è tanto più plausibile in quanto si dà l'illusione di fondarla sulle certezze della scienza. Illuminante questo testo: alla miseria scientifica e culturale della Chiesa cattolica su questo tema corrisponde un disegno lucidissimo e lungimirante: si avverte la sfida del pluralismo, della diversità, il processo di liberazione dalla morale più oscurantista e retriva, ma si presume di rispondervi imponendo alla sfera politico-legislativa di restaurare l'ordine antico, sano, naturale, assoluto. Il fine è impedire che si esprima, anche in sede legislativa, la democrazia affettiva che oggi rappresenta (questo documento lo testimonia con forza) il vero, nuovo fronte della liberazione gay e lesbica. Ovvero il nuovo fronte di liberazione umana.

Testo pubblicato dal sito http://www.fuorispazio.net/