080112_Teodoro_Corino.jpgParole di speranza da un vescovo ortodosso

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12 Gennaio 2008. Il vescovo ortodosso Teodoro Corino tiene una relazione al Guado. In quell’occasione una rivista ci chiede di fornirle del materiale sull’atteggiamento delle chiese ortodosse nei confronti dell’omosessualità. Ecco di seguito il materiale che era stato preparato.

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Sommario

Il vescovo Teodoro Corino: parole d’accoglienza verso gli omosessuali 1

La complessità del mondo ortodosso. 2

La galassia ortodossa: un testo per non perdere la bussola. 2

Tradizioni ortodosse e omosessualità: alcune brevi note. 3

Testo sull'omosessualità approvato dal Sinodo ortodosso della Chiesa Russa. 4

Ma intanto c’è qualcuno che i gay li sposa. 5

Matrimonio omosessuale a Novgorod. 5

Le reazioni negli ambienti religiosi russi 6

Il vescovo Teodoro Corino: parole d’accoglienza verso gli omosessuali

Monsignor Teodoro Corino, all’interno della Chiesa ortodossa autocefala d’Ucraina (patriarca Moisey di Kiev) è vescovo di Eraclea con giurisdizione sul Veneto, sulla Liguria e sul Piemonte. L’abbiamo intervistato dopo un incontro durante il quale gli avevamo chiesto di venire al Guado per parlare di Ortodossia e omosessualità.

 

Sono rimasto molto colpito dal suo atteggiamento. Piuttosto che ribadire le posizioni di condanna, basate su una visione negativa della sessualità umana, lei ha preferito ricordarci il compito che abbiamo, di costruire una spiritualità autentica. Mi sa dire se questo atteggiamento rientra nella tradizione ortodossa?

Vede, la tradizione ortodossa non è tanto quello che abbiamo davanti agli occhi: il senso delle cose sta nel futuro messianico, perché solo da quel futuro le cose prendono luce e consistenza. La meta è l'origine e non l'origine è la meta. Se manca questo il passato è solo conservazione dell'esistente e, con quello, non si va da nessuna parte. La tradizione canonica e dogmatica dei grandi concili si basa sulla Fede in Cristo. E'incredibile! L'uomo respinge suo fratello, uomo come lui, quando è povero e impuro, mentre il Signore, come una madre amorosa verso il figlio, ci perdona tutto e non respinge nessun peccatore. Anzi! Gli dona lo Spirito Santo.

Quindi lei, a un omosessuale che le chiede cosa deve fare per realizzare nella sua vita la volontà di Dio, consiglia innanzi tutto di ascoltare la propria coscienza, che é poi il luogo in cui lo Spirito di Dio si manifesta all'uomo?

Gli direi di ascoltare Dio che si é manifestato in Gesù Cristo. Lui è infinitamente mite, compassionevole e buono. E quando l'anima lo conosce, resta stupefatta ed esclama: "Quale Signore abbiamo!". Se sono io a mettermi in contatto con Lui, nonostante le mie indegnità, credo che possa farlo davvero chiunque! Vede! Io non penso che gli omosessuali siano persone differenti da tutti gli altri: certamente sono più perseguitati e questo li avvicina a Lui. Io, nella mia esperienza esistenziale con Lui, ho avuto la certezza di essere completamente accettato e di essere pienamente amato. Ma questa certezza non posso comunicarla con le parole! Forse, per spiegarmi meglio, posso dire che, più ancora che di accettazione, si debba parlare di Amore, di quell'esperienza inebriante e fortissima che è lo scoprire di essere amati da Gesù. Un'esperienza che, quando la si vive, si passa poi il resto della vita a rimpiangerla.

Mi pare che quello che lei propone alle persone omosessuali é più un percorso spirituale che un discorso morale: si tratta di una scelta suggestiva che però corre il rischio di non essere compresa in Italia, dove la Fede è spesso vista come una serie di norme etiche vincolanti. Non vede questo pericolo?

Se fosse vero sarebbe molto grave! Ridurre la religione alla morale è uno dei segni dell'Anticristo! L'etica veterotestamentaria ed evangelica è un'etica eteronoma, cioé é un'etica che dipende da Dio e non é quindi una morale autonoma che dipende dall'uomo o dalla sua ragione. Occorre distinguere la colpa dal peccato: la colpa è tale rispetto a una legge e le leggi spesso sono arbitrarie e fatte dagli uomini. Il peccato è biblicamente non fare la volontà di Dio e stabilire quale sia la volontà di Dio per ogni singolo uomo significa non riconoscere il mistero che si cela in ciascuno di noi. Gesù non si occupa della proclamazione o della realizzazione di nuovi ideali etici, non si occupa neppure della proclamazione della propria bontà (Mt.19,17), quello che a Lui sta a cuore é l'amore per l'uomo reale. Perciò può entrare nella comunione della colpa degli uomini e addossarsene il peso. Gesù non vuole apparire, a spese degli uomini, come il solo individuo perfetto, non vuole essere l'unico uomo esente da colpa, che guarda con disprezzo un'umanità che soccombe al peccato, non vuole che una qualsiasi idea di uomo nuovo trionfi sulle rovine di un'umanità distrutta per colpa propria. Sull'omosessualità, nel cristianesimo, si sono ammassati giudizi morali colpevolizzanti che hanno marchiato la psicologia omosessuale e ne hanno esasperato al peggio i comportamenti. L'unica etica che mi sento di raccomandare é quella della condivisione della pena umana, ovunque e comunque si trovi.

E alla luce di queste riflessioni sul senso dell'esperienza cristiana cosa direbbe a due omosessuali che le chiedessero di benedire la loro relazione d'amore?

Che in generale, per la chiesa-istituzione ortodossa, i tempi non sono ancora maturi per il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Chiederei però loro di aiutarmi ad accogliere altre persone omosessuali e a combattere contro l'omofobia con attività di sostegno, soprattutto per gli omosessuali che vivono in situazioni di difficoltà, come gli anziani o quanti sono oppressi dalla solitudine.

Intervista fatta da Gianni Geraci

La complessità del mondo ortodosso

La galassia ortodossa: un testo per non perdere la bussola

Canonica in occidente è un'espressione che evoca l'abitazione di un parroco e, per i cattolici, si coniuga con perpetua, l'assistente domestica, più o meno tuttofare. Al maschile, per i più acculturati, è il codice di diritto, l'apparato legislativo privato, interno delle varie chiese, con effetti civili in caso di concordati con lo Stato e spesso di tipo ottriato (octroyées), cioè espressione di una forma totalitaria pre-giuridica, dove tutto discende dal capo assoluto e indiscutibile, che assomma i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, come in ogni dittatura che si rispetti. Nell'oriente cristiano invece l'espressione canonica è ultimamente diventata un vero e proprio tormentone, già tendenzialmente presente da secoli, ma recentemente forse esploso in modo esagerato. L'oriente cristiano, al 95% ortodosso, di varie derivazioni, non ha mai conosciuto vasti scismi interni, paragonabili alla Riforma protestante per l'occidente. Ha invece avuto vari fenomeni di frammentazione, legati in genere alle sue lunghe e dolorose traversie storiche geo-politiche. Dal XIII° secolo fino ad oggi il mondo cristiano orientale ha attraversato un lungo tunnel di dure oppressioni: crociate, soprattutto la quarta, tartari, mongoli, cristiani latini vari (cattolici teutonici e polacco-lituani, luterani svedesi), islam, nazi-fascismo, comunismo. Un altro motivo di frammentazione furono, e sono, le controversie liturgico-dottrinali o nazionalistiche. In ciò l'ortodossìa risente probabilmente della sua struttura locale, senza organismi centrali comuni. Il noto teologo ortodosso francese Olivier Clément definisce questa tendenza alla frammentazione nazionalistica un cancro dell'ortodossia. A questi motivi storici di frammentazione, in tempi moderni, si è aggiunto il fenomeno di coloro che per vari motivi passano all'ortodossia o si autoproclamano ortodossi, costituendo poi proprie realtà ecclesiastiche autonome senza relazioni con le antiche chiese ortodosse storiche e spesso con tanto altisonanti quanto esotici ed improbabili titoli. Questo fenomeno ha fatto entrare nel vocabolario ortodosso ufficiale la distinzione tra chiese canoniche e non-canoniche, per distinguere appunto le antiche chiese ortodosse storiche dal pullulare di questi gruppi, coi quali le prime in genere non vogliono avere nulla a che fare, ufficialmente, per poi avere un atteggiamento concreto più morbido e sfumato, caso per caso, approccio pratico tipico dell'ortodossia, definito secondo oikonomia, cioè la divina condiscendenza alla fragilità umana, mentre i princìpi vanno difesi con durezza, akrivia, senza compromessi, fino al martirio. Questi gruppi non-canonici stessi tendono a cercare di liberarsi da quel marchio fastidioso. Per esempio recentemente in Francia alcuni di loro si sono auto-costituiti in Chiese ortodosse indipendenti con relativa assemblea episcopale, contrapposta a quella dei vescovi canonici. Ma sono sempre tormentati e occupati in problemi di giustificazione, legittimazione, delegittimazione, correzioni, aggiornamenti e ricorrenti tentativi di collegarsi a chiese canoniche. Sempre per esempio, proprio nella sopraddetta nuova organizzazione francese, nei giorni scorsi dal suo sito internet è improvvisamente scomparsa buona parte dei vescovi ed apparsa questa precisazione: "Ne sont pas mentionnés les évêques de la succession Mathew, Vilatte et ceux qui se disent orthodoxes mais ne le sont pas". Così, da un giorno all'altro. Talvolta a creare questi gruppi o passarvi sono personaggi degnissimi, tipo lo scrittore ex-frate cattolico Jean Yves Leloup, talaltra si tratta invece, purtroppo, di personaggi controversi, con retroscena occulti o doppi fini strani. Interessante notare che per giustificarsi queste realtà piuttosto che alla teologia ortodossa, si rifanno all'odiata teologia romana, dell'ordinazione assoluta. La teologia ortodossa (talvolta accusata in occidente di vaghezza e imprecisione, com'essa accusa l'occidente di razionalismo moralista) non condivide l'idea romana di ordinazione assoluta, con sigillo eterno e indelebile, ma vede l'ordinazione come un ministero revocabile, e contempla come elemento di validità l'intenzione della chiesa, forse non così immediatamente chiara. Ecco allora, da parte di questi gruppi, le continuamente esibite lunghe litanie di, più o meno presunti, elenchi di validità della successione apostolica e la paradossale situazione per la quale chiese cattoliche potrebbero riconoscerne la validità, pur illegittima, mentre chiese ortodosse non riconoscerla, in quanto carente dell'intenzione della chiesa.

Padre Angelo Melocchi

Tradizioni ortodosse e omosessualità: alcune brevi note

Nella teologia ortodossa sia il monachesimo che il matrimonio sono vie per la Salvezza (sotiria in greco, letteralmente pienezza). Il celibato è la via appropriata ai monaci, mentre il matrimonio è benedetto sotto la garanzia del vero Amore («L'uomo deve amare sua moglie come Gesù ha amato la sua Chiesa»: questa frase fa parte del rituale del matrimonio Ortodosso). Tale garanzia può essere interpretata come non appartenente esclusivamente alla realtà eterosessuale. Come osserva lo storico John Boswell, durante il secondo millennio cristiano varie chiese ortodosse hanno mantenuto al loro interno l’usanza di benedire le unioni amicali tra persone dello stesso sesso, utilizzando simboli e liturgie che rimandavano in più punti alle benedizioni invocate durante il matrimonio. Nel libro che dedica all’argomento, lo stesso Boswell traduce in inglese numerosi passi di questi riti di adelphopoiesis che, dal greco, può essere tradotto con l’espressione di rendersi fratelli (cfr. Boswell, The marriage of likeness: Same sex unions in pre-modern Europe, Villard, New York, 1994). E’ comunque lo stesso Boswell a dimostrare come questa prassi sia stata progressivamente abbandonata dalle chiese orientali e si sia definitivamente estinta nei primi anni del XIX secolo, quando anche la Chiesa ortodossa di Serbia ha smesso di benedire le relazioni amicali.

In realtà, seguendo una prassi abbastanza diffusa nell’ortodossia su molti argomenti eticamente sensibili, i leader delle varie chiese ortodosse, durante il XX secolo, hanno preferito non dare indicazioni vincolanti e, nei confronti delle persone omosessuali, si sono limitati ad avvallare, assecondandole, le posizioni più o meno discriminatorie espresse da un potere politico che, quasi sempre, considerava reati penalmente perseguibili, gli atti omosessuali. Gli ultimi anni del XX secolo hanno però segnato una brusca accelerazione dell’attivismo ortodosso contro qualunque riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali. In Romania, ad esempio, in seguito all’eliminazione della condanna penale degli atti omosessuali, il sinodo nazionale ha approvato, nel settembre del 2000, un documento in cui si afferma che: «L’omosessualità è un peccato contro la religione, contro la famiglia e contro i valori sociali che la chiesa ha a cuore». In Russia appartengono alla cronaca dello scorso anno le violenza di alcuni fanatici ortodossi contro il gay pride di Mosca, mentre risalgono all’ottobre del 2007 le parole pronunciate da Alessio II al Parlamento europeo di Strasburgo. «C'è oggi – ha detto il patriarca russo – una frattura funesta tra i diritti dell'uomo e la morale. La si può vedere nella comparsa di una nuova generazione di diritti che sono in contraddizione con la morale, fino alla giustificazione di atti amorali con l'aiuto dei diritti dell'uomo. Se la propaganda impone l'omosessualità, dobbiamo fare appello alla società e dire che fare pubblicità per questo è peccato, è una malattia, è cambiare la personalità dell'uomo. La distruzione delle norme morali e la promozione del relativismo nei costumi rischiano di minare la percezione che i popoli europei hanno del mondo e condurli là dove perderanno la loro identità».

A Livello ecumenico le chiese ortodosse hanno assunto posizioni molto critiche nei confronti delle chiese riformate che hanno deciso di ammettere le persone omosessuali ai ministeri sacri e al matrimonio: lo scorso anno, ad esempio, il patriarcato di Mosca ha troncato, per questo motivo, le relazioni con la Chiesa luterana di Svezia per questo motivo. In realtà, sull’atteggiamento da tenere nei confronti delle persone omosessuali, sta nascendo una vera e propria alleanza tra i vertici della Chiesa cattolica e le chiese ortodosse più importanti: lo dimostra la dichiarazione congiunta elaborata dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e dal Metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Kirill, al termine di un incontro tra una delegazione vaticana e una delegazione della chiesa ortodossa di Russia. «La crisi che lacera l’Europa – si legge nel testo diffuso al termine dell’incontro – è di ordine culturale: la sua identità cristiana si sta diluendo. La situazione dei popoli europei è caratterizzata da un dubbio profondo dell’uomo relativamente a se stesso: sa cosa può fare, ma non sa chi è. Questa crisi ha conseguenze demografiche drammatiche: il rifiuto dei figli, le unioni senza futuro o il matrimonio di prova, le unioni omosessuali, il rifiuto di condividere la vita con una persona nel matrimonio».

Quello offerto dall’ortodossia ufficiale è quindi, per una persona omosessuale, un panorama abbastanza desolante in cui però iniziano a farsi strada alcune voci accoglienti, basti pensare alla nascita, negli Stati Uniti del movimento Axios, che coordina e raccoglie gli omosessuali ortodossi. Tra queste voci c’è senz’altro quella del vescovo Corino (si vedano anche il blog: http://patriarcobaleno.blogs.it/ e il filmato proposto dal sito: http://www.youtube.com/watch?v=E1Tv_MA0Be4). A quanti si  chiedono quanto sia autorevole, all’interno del mondo ortodosso, la voce di un vescovo legato a una chiesa indipendente come quella di cui monsignor Corino fa parte, suggeriamo di leggere il testo di padre Angelo Melocchi aveva preparato per il dossier in cui doveva essere pubblicata l’intervista.

Gianni Geraci, 23 Febbraio 2008

Testo sull'omosessualità approvato dal Sinodo ortodosso della Chiesa Russa

Dal 13 al 16 Agosto del 2000 la Chiesa ortodossa russa ha convocato un Sinodo il cui obiettivo principale era quello di promulgare un documento, intitolato I Fondamenti della Concezione Sociale. La sezione XII di questo importante documento è dedicata ai problemi legati alla Bioetica e, all'interno di questa sezione c'è un paragrafo, il 9.1, in cui si parla di omosessualità. Vi proponiamo il testo di questo paragrafo.

 

La Sacra Scrittura e l’insegnamento della Chiesa deplorano inequivocabilmente i rapporti omosessuali, vedendo in essi un vizioso stravolgimento della natura creata da Dio. «Se uno ha rapporti con un uomo come una donna, tutti e due hanno commesso un abominio» (Lv 20,13), La Bibbia narra del terribile castigo inflitto da Dio agli abitanti di Sodoma (Gen 19, 1-19), secondo l’interpretazione dei santi padri, proprio per il peccato di sodomia.

L’apostolo Paolo nel descrivere la condizione morale del mondo pagano, colloca i rapporti omosessuali tra le «passioni più infami» e le «impurità» che disonorano il corpo umano: «Le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Ugualmente anche gli uomini, lasciando il apporto naturale con la donna si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento» (Rm 1,26-27).

«Non illudetevi né effeminati, né sodomiti erediteranno il regno di Dio», scrive l’ apostolo agli abitanti della corrotta Corinto (1 Cor 6,9-10).

La tradizione patristica in maniera altrettanto chiara e determinata condanna ogni manifestazione di omosessualità: la Didaché, le opere di San Basilio Magno, di Giovanni Crisostomo, di Gregorio di Nissa, di Sant’Agostino, i canoni di Giovanni il digiunatore, esprimono tutti l’immutato insegnamento della Chiesa secondo cui i rapporti omosessuali sono peccaminosi e vanno condannati.

Coloro che li praticano non hanno diritto di far parte del clero (Basilio Magno canone 7, Gregorio di Nissa canone 4, Giovanni il digiunatore canone 30).

Rivolgendosi a coloro che si erano macchiati del peccato di sodomia, il beato Massimo il Greco fece questo appello: «Guardatevi, dannati, a quale piacere perverso vi siete abbandonati! Cercate di abbandonare immediatamente questo vostro obbrobrioso e fetidissimo piacere, cercate di detestarlo, e chi affermasse che è un piacere innocente, su costui pronunciate un anatema eterno, in quanto è nemico del Vangelo di Cristo salvatore, e corruttore del suo insegnamento. Purificatevi con un cuore sincero, lacrime ardenti e la massima carità e la preghiera pura. Detestate con tutta l’anima questo peccato perché non vi capiti d’essere figli della dannazione e della morte eterna».

I dibattiti sulla condizione delle cosiddette minoranze sessuali nella società contemporanea tendono a riconoscere l’omosessualità non come perversione sessuale ma solo uno degli orientamenti sessuali che hanno uguale diritto alla manifestazione pubblica e al rispetto. Si sostiene inoltre che tendenza omosessuale è determinata da una predisposizione naturale individuale.

La Chiesa ortodossa muove dalla ferma convinzione che l’unione coniugale dell’uomo e della donna stabilita da Dio non può essere paragonata alla manifestazioni pervertite della sessualità. Essa considera l’omosessualità uno stravolgimento peccaminoso della natura umana, il quale può essere superato da uno sforzo spirituale che porta alla guarigione. I desideri omosessuali vengono guariti dai sacramenti, dalla preghiera, dal digiuno, dal pentimento. La Chiesa condanna qualsiasi propaganda dell’omosessualità. Pur senza negare a nessuno i fondamentali diritti alla vita, al rispetto della dignità personale e alla partecipazione agli affari pubblici la Chiesa tuttavia ritiene che coloro che propagandano uno stile di vita omosessuale non devono essere ammessi all’insegnamento, a un’attività educativa o d’altro tipo a contatto con bambini o con giovani, come pure a occupare posti direttivi nell’esercito e negli istituti di educazione.

Testo pubblicato dalla rivista Il Reno Documenti il 1 Gennaio 2001

 

Ma intanto c’è qualcuno che i gay li sposa

10 Settembre 2003. A Nizhny Novgorod due giovani omosessuali russi hanno convinto un prete ortodosso a unirli in matrimonio. La storia e le reazioni.

Matrimonio omosessuale a Novgorod

Fino a ieri la storia di Denis Gogolev e di Mikhail Morozov la sapevano soltanto i pochi conoscenti con cui erano in contatto a Nizhny Novgorod, la città russa dove abitano tutti e due. Da oggi la loro storia è diventata di dominio pubblico, visto che hanno deciso rendere di pubblico dominio non solo la relazione d’amore che li lega l’un l’altro, ma anche le circostanze del matrimonio che hanno celebrato in una chiesa ortodossa della loro città.

L’idea di sposarsi in chiesa l’avevano sottoposta qualche mese fa al pope ortodosso che li aveva battezzati (durante gli anni del regime comunista era abbastanza diffusa, in Russia, la prassi di non chiedere il battesimo dei figli durante l’infanzia). La risposta non era stata delle più entusiaste: «Da un lato padre Vladimir sosteneva che quella che noi vivevamo era una una vita riprovevole. Dall’altro però aveva detto di essere disposto a prendere in considerazione l’ipotesi di un matrimonio senza testimoni». E’ stato Denis a superare definitivamente le resistenze del prete a cui si erano rivolti. «Senta padre! – gli ha detto – Quando abbiamo chiesto il battesimo lei ci ha chiesto, per la croce che si indossa in quell’occasione, una cifra dieci volte superiore a quella che di solito viene richiesta agli altri catecumeni. Usiamo lo stesso criterio per il matrimonio: visto che in genere l’offerta prevista per questo sacramento è di mille e cinquecento rubli, noi gliene diamo quindicimila (poco meno di cinquecento euro). Che ne dice?».

E così il buon padre Vladimir ha promesso loro di convocarli alla Stroganovskoy, una chiesa di Nizhny Novgorod che si chiama così, perché è stata costruita con i soldi di un ricco commerciante della città che si chiama Stroganoff. Purtroppo per Denis e Mikhail, durante il mese d’Agosto, non è stato possibile trovare un momento in cui la chiesa fosse vuota a causa di una importante festività liturgica.

Su proposta di padre Vladimir i due promessi sposi hanno allora accettato di sposarsi in una piccola chiesa che si trova nel centro della città, lontano dagli occhi di qualunque estraneo. La cerimonia si è svolta il primo di settembre nel pomeriggio, davanti a padre Vladimir che ha recitato le preghiere di rito e che ha imposto ai due promessi sposi le corone previste dalla liturgia ortodossa.

Notizia riportate dal sito: http://www.kp.ru/daily/23106/23033

Le reazioni negli ambienti religiosi russi

Finché della cosa erano a conoscenza solo i due protagonisti dell’inedito matrimonio e i loro amici più prossimi, non ci sono stati problemi. Dopo che la vicenda è approdata in TV sono iniziate le polemiche, sono fioccate le prese di distanza dall’iniziativa dei due giovani. Vsevolod Chaplin, vice responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca ha detto che la Chiesa Ortodossa non può che dare un giudizio estremamente negativo sull’ episodio di Nizhny Novgorod e ha aggiunto che: «Anche se ci sono alcune confessioni occidentali che hanno iniziato a benedire le coppie omosessuali, non è permesso a nessun ecclesiastico ortodosso di seguire questa prassi senza perdere la sua dignità sacerdotale». Altrettanto duro il commento di padre Igor Kovalevsky, segretario generale della Conferenza dei vescovi cattolici di Russia che, nel commentare l’episodio ha ricordato il recente documento pubblicato dalla Santa Sede in merito alle proposte legislative che riconoscono le unioni omosessuali e ha osservato che, in ogni caso, nessun sacerdote cattolico avrebbe mai potuto prestarsi alla celebrazione di una cerimonia simile a quella di cui sono stati protagonisti i due giovani russi. «Il rispetto, la compassione e le delicatezza che il magistero cattolico raccomanda nei confronti delle persone omosessuali, non potrà portare alla benedizione delle loro unioni». Più o meno dello stesso tenore il commento di Rabbi Zinovy Kogan, presidente del Congresso delle organizzazioni religiose ebraiche di Russia: «Queste persone non si possono certo perseguitare. – ha esordito - Ma il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è certo un fatto positivo, si tratta di un peccato che viola uno dei più importanti comandamenti che Dio dà agli uomini: siate fecondi e moltiplicatevi». Pienamente d’accordo con il suo collega di religione ebraica si è detto, per una volta, anche Abdussamad Hazrat, segretario dell’associazione che raccoglie le associazioni mussulmane russe. Nel commentare il matrimonio tra Denis e Mikhail ha infatti esclamato che: «Si tratta di un grande peccato, che comporta una punizione da parte di Dio». Al coro di condanna non si è sottratta nemmeno la Chiesa Luterana di Russia che, per voce del pastore Dimitry Lotov, rettore della cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, a Mosca, ha detto che: Il matrimonio tra due uomini rappresenta un flagrante delitto contro la Parola di Dio» e ha osservato che, se un pastore luterano si fosse preso la responsabilità di fare quello che ha fatto padre Vladimir, avrebbe senz’altro rotto la sua comunione con la chiesa. A chi gli ha fatto osservare che in altri Stati le chiese luterane benedicono le unioni fra persone dello stesso sesso, lo stesso, il pastore Lotov ha risposto che: «La Chiesa Luterana di Russia non può essere ritenuta responsabile delle scelte che vengono fatte dalle chiese luterane che si trovano in altri paesi».

Quando si tratta di discriminare gli omosessuali tantissimo professionisti del sacro scoprono finalmente una profonda vocazione ecumenica.

Commenti raccolti dal sito: http://www.kp.ru/daily/23106/23033