Anglicani. Vescovi omosessuali? Prima no! Poi ni! Poi forse sì!

Home

Appuntamenti

Cronache

Comunicati

Video

Letture

Sede

http://www.msgr.ca/msgr-3/anglican%20compass%20rose.gifDa quando, nel 2003, il reverendo Jeffrey Johnes è stato proposto per la carica di vescovo suffraganeo di Reading nella comunione Anglicana, che comprende un centinaio di chiese e un numero di fedeli che si aggira intorno agli 80 milioni, si è svolto un aspro dibattito che ha visto la contrapposizione tra una corrente decisamente contraria a qualunque ipotesi di consacrazione di vescovi omosessuali e una corrente che invece ritiene questa eventualià non solo possibile, ma anche auspicabile. Gli articoli che abbiamo raccolto qui sono il resoconto di un cammino che si sta ancora realizzando nonostante le grosse resistenze di alcuni episcopati.

Sommario

Maggio 2003. Un omosessuale dichiarato nominato vescovo nella chiesa d’Inghilterra. 1

La notizia della nomina di Jeffrey Johnes e delle polemiche che suscita nella comunione anglicana. 2

Luglio 2003. Jeffrey John rinuncia alla nomina. 3

Tre lettere. 5

Settembre 2008. Qualcuno pensa a John per una nuova cattedra episcopale. 6

Gene Robinson. Dagli Stati Uniti arriva il primo vescovo anglicano dichiaratamente gay. 7

La notizia della consacrazione. 7

Le reazioni 7

Cronaca di un dibattito tutto italiano. 10

La querelle continua. 12

Intanto il vescovo Robinson viene chiamato dal presidente Obama ad aprire la sua cerimonia di insediamento  13

Negli Stati Uniti ci riprovano. Candidata una lesbica alla cattedra di Los Angeles. 14

La notizia. 14

Le reazioni 15

Maggio 2003. Un omosessuale dichiarato nominato vescovo nella chiesa d’Inghilterra

20 Maggio 2003, il reverendo Jeffrey Johnes viene proposto per la carica di vescovo di Reading. Si tratta di un ulteriore apertura operata dalla Chiesa Anglicana nei confronti delle persone omosessuali. Le polemiche però divampano mentre qualcuno, addirittura, minaccia lo scisma. Alla fine il reverendo Johnes sceglie di dimettersi dalla carica a cui era stato chiamato dalla sua chiesa e apre la strada per una riflessione sull’atteggiamento che la comunione anglicana deve tenere nei confronti delle persone omosessuali. Nel 2008 il nome di Jeffrey Johnes, che ne frattemo si è unito in una Civil Partnership con il suo compagno, torna ad essere indicato come quello di uno dei possibili candidati alla nomina episcopale.  

La notizia della nomina di Jeffrey Johnes e delle polemiche che suscita nella comunione anglicana

 

Un lancio di agenzia

Il 20 maggio è stata resa nota la nomina del canonico Jeffrey John a vescovo suffraganeo di Reading. John, non solo è un teologo progressista, che spesso ha sostenuto la necessità di un atteggiamento più inclusivo nei confronti delle persone omosessuali, ma è anche un omosessuale dichiarato, che ha una relazione con un altro ecclesiastico anglicano da 27 anni. La notizia della sua elezione a vescovo ha provocato numerose proteste da parte della componente evangelica della Chiesa Anglicana il cui leader Graham Dow, vescovo di Carlisle, è arrivato a dire, durante un’intervista alla BBC, che: «Il pene appartiene alla vagina, perché in questo modo Dio ci ha fatti», mentre il primate nigeriano Peter Jasper Akinola ha addirittura minacciato uno scisma. Dalla sua, il reverendo Jeffrey John ha la stima del vescovo titolare della diocesi di Oxford (da cui dipende la sede di Reading) e l’amicizia dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, come lui di origini gallesi e come lui vicino agli ambienti progressisti della Chiesa d’Inghilterra.

 

La nomina di Jeffrey John divide la Chiesa anglicana

La statua di William Shakespeare, sdraiata su un fianco e appoggiata a un gomito, ascolta pensierosa. La musica possente dell'organo scuote la navata gotica della cattedrale di Southwark, casa fino a ieri del futuro vescovo di Reading, il reverendo Jeffrey John. E domani? Qualcuno ha messo fiori freschi, al posto della penna d' oca, in mano al poeta che fu «illustre abitante» della parrocchia, se qui vicino, al Globe, metteva in scena i suoi versi. Chissà come Shakespeare definirebbe oggi - tragedia o commedia? - la furiosa polemica sulla nomina a vescovo del reverendo, un prete apertamente gay, che spacca in due la Chiesa anglicana. Di qua i liberal, che si dicono pastori di tutti, senza riguardo alle preferenze sessuali, di là i tradizionalisti che non trovano nella Bibbia giustificazione all'omosessualità. Da giorni John non si vede, «sarà a casa», ma in cattedrale annovera difensori fedeli. È solo un' impressione, o anche Shakespeare sorride sornione? Naturalmente, la questione è seria. Il vescovado di Reading, ricca città universitaria che rientra nella diocesi di Oxford, è palcoscenico più vistoso dell'antica cattedrale londinese, carica di storia ma stretta tra viadotti e il mercatino di London Bridge, dove il reverendo, 50 anni ben portati e una sorridente somiglianza a un omonimo, il cantante Elton John, aveva l'incarico di teologo residente. Intesa come un caso politico, quindi con doverosa ipocrisia, la controversia sul reverendo non riguarda l'essere gay, che è stato accettato da anni («Lo sapevamo, ma non ne parlavamo mai» dice un fedele, in cattedrale), bensì la sua esposizione al ruolo di eminente pastore. E non si dica che la Chiesa anglicana, nata dallo scisma di Enrico VIII contro i lacciuoli vaticani, dovrebbe essere più tollerante del cattolicesimo. Una crisi simile, se si aprisse nella Chiesa romana, come verrebbe amministrata? In Inghilterra, certo, il pragmatismo si applica anche ai casi spinosi. Accanto alla cattedrale, nel negozio per turisti dove si vendono souvenir e Bibbie, portachiavi coi simboli sacri e ceri profumati, il sagrestano-commesso John Richardson ha solo elogi per il teologo: «Il reverendo ha la parola ispiratrice. Deve sentire i suoi sermoni: le fa intendere la voce della religione anche se lei non vuole ascoltare» dice. Ma quale religione? Sul banco della letteratura ecclesiale spicca il volume «La dignità della differenza» di Jonathan Sacks, che è un rabbino. Segno di pluralismo, in una chiesa cristiana. Lì accanto un libro, «Quattro Vangeli, un Gesù?» dove l' aspetto più notevole è il punto interrogativo. E quindi l' opuscolo «La Grazia del corpo», edito dal gruppo Lesbian & Gay Christians. Ecco il testo che s' addice all' occasione: nella caffetteria intitolata a Desmond Tutu, il grande vescovo sudafricano, si può prendere un cappuccino e leggere, con calma, il pensiero anglicano sul'omosessualità. C' è scritto: «Se temiamo d'affrontare la realtà dell'amore tra persone dello stesso sesso, perché ci costringe ad analizzare i processi del desiderio fisico e del piacere per quello che sono, forse dovremmo essere più cauti nel fare appello alla Scrittura per legittimare solo l'eterosessualità procreativa». Non è chiaro? «Se cerchiamo un'etica sessuale davvero conforme alla Bibbia, facciamo meglio a non assumere che il sesso riproduttivo sia la norma, benché importante e teologicamente significativo». Né inganni il riferimento teologico: l'autore di tali concetti liberali non è il nostro John, bensì il capo della Chiesa anglicana, il molto reverendo Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, secondo solo alla regina, colei che ha indicato John come vescovo di Reading. Se dall'alto scende il segnale, non è dal basso che sale l'insubordinazione. Veniamo, quindi, al nocciolo. La nomina di John alla cattedra di Reading provoca un pandemonio: clero e laici della diocesi di Oxford sono in rivolta contro la «mossa catastrofica» ma il vescovo della città, Richard Harries, pur comprendendo «i seri principi» dei ribelli, non cede. Lui, Jeffrey John, non nega d'avere una relazione gay da 27 anni, che «da tempo non s' è più espressa sessualmente, ciò che non è inusuale neppure nei rapporti eterosessuali». Si paragona ai pastori anglicani normalmente sposati, perché «è perfettamente chiaro che è una relazione destinata a durare». E non si pente: dice che la «partnership a vita» è «un dono di Dio», anzi «una vocazione» e con ciò ha aperto le cateratte. La Chiesa anglicana, che conta 70 milioni di fedeli nel mondo, rischia di perdere una nazione di fedeli: l'arcivescovo della Nigeria, con 16 milioni di seguaci, minaccia «serie conseguenze» se la nomina non sarà revocata. Così prima della consacrazione di John, a ottobre, dentro e fuori l' Inghilterra si combatterà una guerra che può portare a una parola d' altri tempi: uno scisma religioso. Ne varrebbe la pena? Sarebbe d' aiuto Shakespeare, che visse ai suoi tempi lo scisma d' Enrico VIII, ma la statua di Southwark, appoggiata su un gomito, tace. Parla invece il sagrestano John Richardson, e guarda avanti: «La polemica ora ci danneggia, ma sui tempi lunghi non può farci che bene». Intende dire che gli scandali, come dice il Vangelo, è bene che avvengano. Perché vescovo e omosessuale sono due parole che, in Inghilterra, non stridono più. Chi andrà a spiegarlo, da Southwark, in Nigeria?

Alessio Altichieri, Corriere della Sera, 22 Giugno 2003

Luglio 2003. Jeffrey John rinuncia alla nomina

 

Jeffrey John si dimette

La spaccatura che rischiava di dividere la Chiesa anglicana si è ricucita in seguito alla rinuncia da parte di Jeffrey John, il prete dichiaratamente gay e convivente con il suo compagno da 27 anni, che stava per essere nominato Vescovo della Diocesi di Reading. Nonostante lo stesso Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, avesse espresso sostegno alla nomina, la numerosa e potente comunità anglicana della Nigeria aveva minacciato lo scisma, per bocca del suo leader, l'Arcivescovo Peter Akinola, che aveva definito l'omosessualità un abominio.

Dopo alcuni giorni di tensione, il candidato vescovo ha chiesto alla Regina il permesso di rifiutare l'incarico: secondo alcune voci, la rinuncia sarebbe arrivata dopo precise pressioni in questo senso da parte dell'Arcivescovo di Canterbury. C'è addirittura chi, tra i suoi conoscenti, dice che sarebbe stato obbligato a dimettersi.

«Non avrebbe mai rifiutato l'incarico di sua volontà», ha sottolineato il reverendo Colin Slee, decano della cattedrale di Southwark, a Londra, dove John é cancelliere. «Per la comunità anglicana le sue dimissioni sono una catastrofe» ha precisato ai microfoni della Bbc. «Forse le nostre chiese sono vuote perché diamo un'immagine di noi centrata su pregiudizio e bigottismo».

Slee ha detto di aver visto John sabato dopo un incontro durato sei ore a Lambeth Palace con l'arcivescovo di Canterbury, capo della chiesa anglicana. Il quotidiano The Times ed altri giornali raccontano oggi che l'incontro e' stato tanto lungo perché il neovescovo di Reading - il quale, nominato a fine maggio, avrebbe dovuto assumere ufficialmente l'incarico con una cerimonia all'abbazia di Westminster il 9 ottobre - aveva inizialmente rifiutato di firmare la lettera di dimissioni che gli veniva proposta.

Nella chiesa anglicana rapporti omosessuali sono permessi ai membri laici ma non ai sacerdoti, che, quando sono omosessuali, debbono rimanere celibi. John invece per 27 anni ha avuto una relazione con un altro pastore anglicano.

Articolo pubblicato su Gay.iy

 

Alla fine vincono i bigotti

«In una Chiesa d'Inghilterra tormentata da difficoltà finanziarie paralizzanti, la minaccia concreta dei fedeli evangelici, tra i più abbienti della terra, di destinare altrove i propri sostanziosi proventi ha significato che l'unica alternativa era il sacrificio di Jeffrey John». Il quotidiano britannico The Times del 7 luglio esordisce così all'indomani della rinuncia del vescovo anglicano designato alla diocesi di Reading (nel Berkshire) che, a causa della propria omosessualità dichiarata, ha sollevato nelle ultime settimane la dura opposizione della comunità evangelica, fino a sfiorare il pericolo di uno scisma.

Sebbene le polemiche sul piano etico dottrinale siano state dirompenti, la stampa britannica ha attribuito la reale motivazione della rinuncia del canonico John al rischio di bancarotta della Chiesa d'Inghilterra. Dopo un incontro di sei ore a Lambeth Palace con l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, che fino a quel momento aveva appoggiato moralmente la nomina di John, il neo vescovo di Reading si è visto obbligato a soccombere alle innumerevoli pressioni che lo hanno catapultato al centro della cronaca nazionale e internazionale. Durante l'incontro, infatti, è stato chiesto a John di rinunciare alla nomina «per l'unità della Chiesa». Detto, fatto. Poche ore dopo il vescovo di Reading annunciava in una lettera indirizzata al reverendo Richart Harries, vescovo di Oxford e responsabile della sua nomina, l'intenzione di chiedere alla Regina (Capo della Chiesa d'Inghilterra) il permesso di rifiutare l'incarico. Il vescovo di Oxford gli ha risposto riconoscendo l'enorme pressione alla quale il canonico era stato sottoposto e  ribadendogli tuttavia il suo incondizionato appoggio.

Quello che ha preoccupato maggiormente l'arcivescovo di Canterbury è stato l'effetto che la nomina, forse prematura, di un vescovo gay avrebbe potuto sortire non solo nella diocesi di Oxford, e in tutta la Chiesa d'Inghilterra, ma anche, e soprattutto, nella Comunione anglicana sparsa in tutto il mondo, dopo che il clero della Nigeria - con i suoi 17 milioni di fedeli - aveva minacciato di dividersi dalla Chiesa madre se la consacrazione del vescovo John, prevista per il 9 ottobre nella cattedrale di Southwark, avesse avuto luogo. L'ultima cosa che il reverendo Williams avrebbe voluto - ha scritto il Times - è «di passare alla storia come l'uomo che ha presieduto la Chiesa durante quello che poteva diventare il più grande scisma dopo la Riforma». Nonostante l'amicizia di lunga data che lo lega a Jeffrey John (gallese come il primate e, come il primate, vicino all’ala liberal della Chiesa d’Inghilterra) non è stato possibile ignorare le pressioni dell'ala più conservatrice formata in gran parte da evangelici che - come ha sottolineato un commentatore del Times - «hanno ricattato l'arcivescovo Williams» con la doppia minaccia «della bancarotta e della divisione della Chiesa se la consacrazione fosse andata avanti».

La decisione di John ha tuttavia creato nuove divisioni: mentre è stata bene accolta dalla frangia più intransigente del clero anglicano, c'è stato anche chi, tra i sostenitori della causa di John, ha previsto un inasprimento della battaglia all'interno della Chiesa d'Inghilterra. Si è distinto il decano di Southwark, reverendo Colin Slee, che ha dichiarato che il dibattito sull'omosessualità nella Chiesa è tutt'altro che concluso e che «la rinuncia di John rappresenta un'occasione mancata di tolleranza e inclusione». Ha poi aggiunto che: «La sua rinuncia rende la battaglia più aspra e difficile da combattere, mentre la sua consacrazione avrebbe aperto la porta a una migliore e più profonda comprensione». Tuttavia, come ha rilevato un articolo del Guardian del 7 luglio intitolato «Vincono i bigotti» chi è risultato maggiormente pregiudicato da questa vicenda è stato l'arcivescovo di Canterbury il quale, in una sola mossa, ha scontentato tutti o, per lo meno, non ha raccolto i favori che si aspettava. «La sua decisione - si legge nell'articolo - non gli meriterà le simpatie degli evangelici che si sono opposti alla nomina di John, mentre solleverà le ire dell'ala liberal della Chiesa che lo ha portato al potere, il tutto senza aver risolto il problema di base dei diritti degli omosessuali nella Chiesa».

Proprio per ammorbidire questo epilogo indesiderato, durante la lunga negoziazione di sabato 6 luglio al Lambeth Palace, l'arcivescovo Williams ha tenuto un discorso nel quale ha biasimato «lo sconcertante livello di ignoranza e di odio verso gli omosessuali» emerso dalle lettere di alcuni contestatori della nomina di John. Queste parole non hanno fatto altro che aumentare la distanza fra lui e la comunità evangelica, visto che molti opinionisti inglesi hanno concordato nel dire che il vero obiettivo di questa campagna contro il vescovo gay fosse il nuovo arcivescovo di Canterbury, considerato dagli evangelici troppo aperto e liberale e la cui nomina nell'autunno scorso era stata apertamente osteggiata dall'ala conservatrice del clero anglicano.

Intanto la polemica non si placherà in fretta, visto che sono in molti in Inghilterra ad aver apprezzato l'onestà cristiana di Jeffrey John, che non ha esitato a confessare pubblicamente la propria omosessualità mentre, come scrive Maryann Sieghart sul Times del 9 luglio, «altri vescovi gay che continuano a tenere segreta la propria sessualità restano in carica».

ADISTA (55) 2003

 

Un commento di don Franco Barbero

Il vescovo anglicano della diocesi di Reading, Jeffrey John, pochi giorni fa ha annunciato di vivere una relazione di amore omosentimentale con un partner gay. «É quel tipo di relazione che dura per tutta la vita. Siamo insieme da 27 anni e rimarremo insieme». Nella Chiesa di Inghilterra si è accesa una calda disputa, ma il vescovo ha già dichiarato che non intende rinunciare né al ministero episcopale né alla sua relazione d’amore.

Se queste notizie fanno scalpore è perché il pregiudizio è ancora immenso. Un vescovo cattolico gay in questi giorni mi ha telefonato: «Non riesco nemmeno ad immaginare che cosa succederebbe qui da noi se dicessi che anch’io vivo la stessa situazione».

Don Franco Barbero, Viottoli Luglio/Agosto 2003

Tre lettere

 

Jeffrey John a Richard Harries, vescovo di Oxford

Caro vescovo Richard, mi è ormai chiaro che, in vista del danno che la mia consacrazione potrebbe causare all'unità della Chiesa - per le Chiese che formano la Comunione anglicana - devo chiedere alla Corona il permesso di rinunciare alla mia nomina nella sede di Reading. Sono profondamente grato a te, per aver riposto così tanta fiducia in me, e a tutte le persone della diocesi che mi hanno accolto e sostenuto con tanto calore nelle ultime settimane. Con affetto

Jeffrey John, Reading, 6 Luglio 2003

 

Monsignor Harries, vescovo di Oxford al reverendo Jeffrey John

Caro Jeffrey, è con grande tristezza che ricevo la tua lettera che mi informa della tua rinuncia alla nomina di vescovo di Reading. Sono consapevole dell'enorme pressione a cui sei stato sottoposto dai mass media e da coloro che si sono opposti alla tua nomina. Ho molto rispetto per la tua decisione, presa nell'interesse dell'unità della Chiesa. Tuttavia, vorrei che tu sapessi che non solo hai avuto il mio incondizionato appoggio, ma anche quello di molti altri nella diocesi.

Non ho alcun dubbio sulle tue capacità episcopali, sulla base delle quali ti ho nominato, come non ho dubbi riguardo alla tua osservanza dello stile di vita, come dei principi, stabiliti dal documento Questioni di sessualità umana. Non poter godere del tuo ministero addolora profondamente me, così come ha addolorato la diocesi di Southwark. Coi miei migliori auguri,

Richard Harries, vescovo di Oxford

 

Dichiarazione finale dell’Arcivescovo di Canterbury

Come molti di voi già sapranno, il canonico Jeffrey John ha annunciato di voler rinunciare alla nomina di vescovo di Reading. La strada che lo ha portato a questo punto è stata estremamente ardua e devo rendergli il più sentit  o omaggio pubblico per la dignità e la pazienza che ha dimostrato, anche quando si è visto sottoposto alla più intrusiva e sgradevole sorveglianza personale. Anche il vescovo di Oxford e la gente della diocesi hanno dovuto affrontare tempi duri. E c'è stata anche fin troppa grazia e pazienza in seno alla controversia. Tutte le parti coinvolte hanno bisogno delle nostre preghiere. Questo annuncio deve dare a tutti noi una pausa di riflessione. Spero ci sia l'opportunità per riflettere a fondo su tutto questo.

Dobbiamo comprendere che la nomina del canonico John ha portato alla luce una certa dose di insoddisfazione tra persone che non possono essere affatto descritte come estremiste, molte delle quali hanno volontariamente testimoniato il proprio personale rispetto al canonico John. Queste persone sono convinte, tuttavia, che ci sia una questione basilare in gioco collegata con la coerenza della nostra politica e della nostra dottrina nella Chiesa d'Inghilterra e che tale questione sia emersa in questo particolare frangente in una forma per la quale non esistono raffronti scontati.

Insoddisfazione
Tale insoddisfazione significa che c'è un evidente problema nella consacrazione di un vescovo il cui ministero non sarà accolto di buon mondo, poiché abbiamo visto che le divisioni non esistono solo a livello diocesano o nazionale, ma anche grado da una porzione significativa di cristiani in Inghilterra e nel a livello internazionale. Il punto di vista della comunità anglicana richiede un'accurata considerazione. Il logorio dei legami tra le Chiese dei Paesi in via si sviluppo e la Gran Bretagna non giova a nessuno. Ci impoverirebbe come Chiesa in ogni senso. Metterebbe anche a repentaglio i legami con altre confessioni, indebolirebbe la cooperazione del nostro servizio condiviso e della nostra missione mondiale e aumenterebbe la vulnerabilità delle minoranze cristiane in alcune parti del mondo dove queste sono già a rischio. Un esito simile sarebbe un prezzo salato da pagare. Molti dei dubbi espressi su questa nomina sono stati in termini di rispondenza all'insegnamento biblico. Due settimane fa ho messo in guardia rispetto all'interpretazione della nomina come un tentativo illegittimo di creare un corto circuito nell'impegno della Chiesa a preservare quell'insegnamento.

Devo essere altrettanto chiaro ora. La rinuncia del canonico John non deve dare l'impressione che la Chiesa possa ora smettere di interessarsi a come discernere la volontà di Dio nel campo dell'etica.
A fine anno verrà pubblicata una ricerca significativa per il dibattito nella Chiesa d'Inghilterra sulle Questioni di sessualità umana. Spero che venga utilizzata pienamente per approfondire la nostra comprensione. Nonostante le difficoltà, non possiamo permetterci di ignorare il lavoro che deve essere fatto. E questo coinvolgerà le persone a tutti i livelli della vita della Chiesa.

Opposizione
Lasciatemi aggiungere che una parte dell'opposizione espressa contro la nomina del canonico John è stata davvero nauseante. Un certo numero di lettere che mi è capitato di leggere mostravano un grado sconcertante di ignoranza e di odio verso le persone omosessuali. La nostra politica ufficiale e le nostre decisioni in quanto anglicani ci portano ad impegnarci ad ascoltare l'esperienza degli omosessuali e a riconoscere che sono membri pienamente accolti dalla Chiesa amata da Dio.

Sembra che non tutti prendano sul serio questo elemento dell'insegnamento della Chiesa anglicana; alcune lettere provenienti da non credenti indicano che il livello di stupidità e di pregiudizio offensivo nella nostra società è ancora intollerabilmente alto. I cristiani che concordano con questa visione non fanno altro che disattendere alla loro chiamata. Questo è stato un periodo di apertura e di doloroso confronto durante il quale alcuni nostri patti di fiducia sono stati gravemente travisati. Come ho detto prima, ora abbiamo bisogno di darci la giusta opportunità per pensare onestamente a ciò che è successo e per capire che cosa Dio ci abbia insegnato in questi giorni difficili.

Rowan Williams, Lambeth, 14 Luglio 2003

Settembre 2008. Qualcuno pensa a John per una nuova cattedra episcopale

La Chiesa d’Inghilterra sarebbe sul punto di ordinare il suo primo vescovo apertamente omosessuale. Secondo quanto scrive il Times del 2 settembre, il reverendo Jeffrey John, oggi decano della diocesi di St. Albans, potrebbe presto venire nominato vescovo della diocesi gallese di Bangor. Già nel 2003, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams aveva convinto il gallese John a dimettersi dalla guida della diocesi di Reading, alla quale era stato eletto, per evitare una spaccatura all'interno dell'anglicanesimo britannico simile a quella che stava accadendo in quegli stessi mesi negli Stati Uniti con l'elezione del vescovo apertamente gay Gene Robinson. Il reverendo John è legato da una civil partnership (unione civile) con un altro pastore, Grant Holmes, con il quale conduce però vita celibe, ed è anche un affermato teologo che ha difeso nei suoi scritti la ricchezza delle relazioni omosessuali e il loro fondamento biblico.

Proprio l'ordinazione, nel 2003, di Robinson nella diocesi anglicana statunitense del New Hampshire scatenò una crisi mondiale in quella che è la seconda Chiesa cristiana per numero di fedeli del mondo. Uno scisma è stato evitato, a fatica, durante la recente Conferenza di Lambeth, ma gli anglicani rimangono profondamente divisi sull'interpretazione dell'omosessualità e sul ruolo che i gay possono avere all'interno della Chiesa.

Se l'elezione del reverendo John fosse confermata, la crisi per gli anglicani sarebbe destinata ad aggravarsi nuovamente. Proprio per evitare ulteriori rotture, l'arcivescovo di Canterbury, Williams, leader spirituale degli anglicani (anche se privo di effettivi poteri), aveva chiesto una moratoria sull'ordinazione di vescovi omosessuali. Adesso, il primate anglicano potrebbe ritrovarsi il problema nel cortile di casa, anche se la Chiesa anglicana gallese è indipendente da quella inglese da lui guidata.

L’arcivescovo Barry Morgan, primate del Galles, ha fatto sapere che un collegio elettorale di 47 membri designerà a ottobre il nuovo vescovo di Bangor in sostituzione di quello morto a giugno di cancro. Il prelato ha indicato che è pronto a elevare un prete gay alla carica vescovile malgrado le inevitabili ripercussioni nella più vasta comunione anglicana. Non gli sembra giusto squalificare qualcuno soltanto per le sue tendenze sessuali. Il reverendo John non sarà l’unico candidato per la guida della diocesi di Bangor ma, a detta del Times, ha il pieno appoggio della gerarchia gallese e appare la persona più titolata.

L'elezione sarà decisa a partire dal 10 ottobre durante un apposito conclave a porte chiuse nella cattedrale di Bangor, durante il quale il reverendo John dovrà raccogliere una maggioranza di due terzi degli elettori. Da quel momento, il vescovo eletto avrà poi 28 giorni per accettare l'incarico prima della conferma della sua elezione da parte del Sinodo della Chiesa gallese. Malgrado l'aperto sostegno di molti vescovi gallesi, John non è ancora ufficialmente candidato per il posto di vescovo di Bangor: una rosa di nomi verrà stilata soltanto all'apertura del conclave. «I vescovi della Chiesa gallese – ha detto una portavoce in risposta all'articolo del Times – sono consapevoli che la recente Conferenza di Lambeth ha chiesto una moratoria sull'ordinazione di vescovi legati da unioni omosessuali, e prendono molto seriamente i risultati della Conferenza».

In alcune lettere inedite dirette alla psichiatra Deborah Pitt, pubblicate dal Times alla vigilia della Conferenza di Lambeth, Williams scriveva che proprio la lettura degli scritti di John aveva profondamente influenzato la sua opinione sulle relazioni omosessuali. Queste, scriveva, «possono riflettere l'amore di Dio» come il matrimonio. Parole che, anche se scritte nel 2000 e nel 2001, avevano messo a repentaglio la difficile opera di mediazione che Williams cercava di portare avanti a Lambeth. Williams non ha mai nascosto di essere personalmente liberal sulla questione delle unioni omosessuali, ma ha sempre messo da parte le sue idee nel tentativo di salvare l'unità della Comunione anglicana.

Alessandro Speciale, ADISTA, 13 Settembre 200

Gene Robinson. Dagli Stati Uniti arriva il primo vescovo anglicano dichiaratamente gay

6 Agosto 2003 – Il reverendo Gene Robinson viene eletto vescovo della chiesa episcopale degli Stati Uniti. Scoppiano le polemiche perché Robinson è gay.

La notizia della consacrazione

Gene Robinson, un prete anglicano dichiaratamente omosessuale, è stato nominato ufficialmente Vescovo dalla Chiesa Anglicana Americana ieri domenica 2 novembre. La sua nomina aveva suscitato già parecchie polemiche all’interno dell’ala più conservatrice della Chiesa Anglicana. Nel mese scorso, infatti,  era stata organizzata una riunione dei Primati per discutere della possibilità di nominare o meno un Vescovo omosessuale. Ieri nello stadio di Durham si è svolta la celebrazione in un ambiente piuttosto conflittuale. Alla manifestazione erano presenti cartelli con le scritte «Dio odia i Gay» e i fedeli più conservatori e contrari alla nomina di Robinson hanno abbandonato lo stadio in segno di dissenso. Mentre la cerimonia era ancora in corso, l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha dichiarato la sua contrarietà chiedendo al primate episcopaliano di non procedere alla nomina di Robinson.

Gene Robinson ha 56 anni e non ha mai fatto segreto della sua omosessualità, è divorziato, ha due figli e da 14 anni convive con un uomo. Ora sulla Chiesa Anglicana si abbatte la possibilità di uno scisma. Ma anche qualche anno fa a seguito della nomina di una donna sacerdote, si era parlato di separazione cosa che poi non avvenne.

La Repubblica, 3 Novembre 2003

Le reazioni

 

Vescovo gay: anglicani allo scisma

Il reverendo Gene Robinson eletto vescovo del New Hampshire dal sinodo episcopale americano è il primo vescovo apertamente gay della chiesa episcopale americana. Da 13 anni ha una relazione pubblica con un uomo. Ma metà della chiesa anglicana mondiale si ribella. E i vescovi conservatori americani puntano alla rottura. «Giorni difficili sono davanti alla nostra chiesa» dice l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, leader spirituale della vasta comunità anglicana mondiale. E invero questi giorni difficili sembrano già cominciati, a poche ore dalla notizia dell’elezione del reverendo Gene Robinson al soglio vescovile del New Hampshire da parte del sinodo episcopale americano. Il primo vescovo omosessuale nella storia della Chiesa episcopale - la branca Usa della chiesa anglicana - non è infatti accettato da parti importanti della comunità anglicana mondiale e potrebbe diventare la pietra dello scandalo per uno scisma. Il reverendo Robinson è stato eletto martedì sera, con 62 voti contro 45, dopo che la votazione era stata rinviata in extremis il giorno prima per chiarire la sua posizione di fronte alle reiterate accuse - provenienti dai settori più conservatori dell'episcopato - di molestie sessuali e pornografia.

È stato monsignor Gordon Scruton, vescovo del Massachusetts incaricato di indagare su tali accuse, a riferire al sinodo le conclusioni della sua inchiesta, che di fatto assolvono pienamente Robinson. Subito dopo i vescovi si sono pronunciati, confermando l'elezione. Robinson, che da 13 anni ha una relazione aperta con un uomo (la chiesa anglicana non impone la castità ai sacerdoti) dopo il voto ha dichiarato di sentirsi «avvolto nell'amore»; ha aggiunto di condividere le preoccupazioni dell'arcivescovo di Canterbury circa i «giorni difficili» che attendono la chiesa, ma di avere piena fiducia nelle capacità di Rowan Williams di venirne a capo. Malesseri invero assai seri: il vescovo di Pittsburgh Robert Duncan, che guida la fronda tradizionalista e conservatrice, ha detto di sentirsi «pieno di dolore come tanti altri vescovi» nel vedere «la Chiesa episcopale separarsi da milioni di anglicani in tutto il mondo»; si parla apertamente di creare un nuovo sinodo episcopale per il Nordamerica, mentre altri vescovi hanno fatto sapere di voler tenere al più presto una riunione di dissidenti, comprendente soprattutto rappresentanti delle chiese africane, asiatiche e latinoamericane. Nella stessa chiesa episcopale statunitense, in questi giorni riunita a Minneapolis per la sua convention, la spaccatura ha già portato a un clamoroso ritiro dall'assemblea di un folto gruppo di rappresentanti conservatori (legati all'American anglican Council), che in un'atmosfera caotica si sono riservati di decidere il da farsi nei prossimi giorni. Uno scisma negli Usa comporterebbe tra l'altro non secondarie conseguenze sul piano finanziario e fiscale, dato il consistente patrimonio di quella chiesa. Quel che è certo è che l'arcivescovo di Canterbury - di per sé una personalità considerata abbastanza progressista e aperta, ricordiamo le sue prese di posizione contro il governo britannico prima della guerra del Golfo - adesso avrà il suo bel daffare per tenere insieme una comunità ecclesiale molto eterogenea e arrivata, a quanto pare, ai limiti della rottura.

Da una parte la maggioranza dei vescovi nordamericani (Usa e Canada) e la maggioranza di quelli della madrepatria britannica - dove già all'inizio dell'estate c'era stato il caso del vescovo di Reading, Jeffrey John, omosessuale dichiarato dimessosi prima della nomina ufficiale per evitare spaccature come quelle che stanno per avvenire ora. Dall'altra la quasi totalità dei vescovi africani - e in Africa vive quasi metà degli anglicani del mondo - latinoamericani e asiatici, più consistenti minoranze nel Regno unito e negli Usa. Già quest'anno i rappresentanti della chiesa anglicana della Nigeria (la comunità nazionale più importante dopo quella britannica) avevano deciso di rompere i rapporti con una diocesi canadese, dopo che questa aveva deciso di riconoscere e santificare i matrimoni anche tra persone dello stesso sesso. Ora la presenza di un vescovo dichiaratamente omosessuale e con una relazione aperta con un uomo - il che prelude evidentemente a una prossima accettazione del matrimonio omosessuale anche per i sacerdoti - sembra rappresentare un passo inaccettabile per questi vescovi. Sui quali, tra l'altro, pesa probabilmente anche la pressione esterna del Vaticano. La chiesa cattolica vede proprio nelle questioni legate al sesso (sacerdozio femminile, castità dei sacerdoti e, a maggior ragione, omosessualità) il maggiore ostacolo a un riavvicinamento ecumenico con la chiesa anglicana; in questi frangenti, potrebbe esserci in alcuni settori della chiesa anglicana la tentazione di condurre «in proprio» questo riavvicinamento.

http://www.nadironlus.org, 7 Agosto 2003

 

Contestata la consacrazione di Robinson

Sembra a un passo dallo scisma la Chiesa Anglicana. La nomina a vescovo del New Hampshire di Gene Robinson, dichiaratamente omosessuale, ha scatenato l’ira delle frange più radicali della comunità anglicana internazionale che conta ben 77 milioni di fedeli. A minacciare la rottura di ogni rapporto con gli episcopali, cioè la chiesa anglicana americana, sarebbero almeno 20 dei 38 arcivescovi nel mondo. Si tratta della più grande crisi mai affrontata dalla chiesa anglicana, nata essa stessa da uno scisma con la chiesa cattolica ad opera di Enrico VIII d'Inghilterra, nel 1534. Tra i primi a reagire, l'arcivescovo nigeriano Peter Akinola, che guida la rivolta delle comunità anglicane africane. «Il diavolo è entrato nella chiesa» ha tuonato Akinola, che in una dichiarazione ha spiegato: «La stragrande maggioranza dei primati del sud del mondo non possono e non vogliono riconoscere l'ufficio o il ministero del reverendo Gene Robinson in qualità di vescovo». Akinola ha inoltre sottolineato come la chiesa statunitense «consideri la propria agenda culturale di gran lunga più importante dell'obbedienza alla parola di Dio». Parole che suonano come un ultimatum al quale hanno aderito almeno altri 18 primati africani. La posizione di Akinola è ampiamente condivisa dalla numerosa comunità religiosa dell'Uganda: «L'ammissione degli omosessuali nella chiesa è inaccettabile» ha dichiarato Stanley Ntagari, portavoce della chiesa anglicana dell'Uganda, che conta otto milioni di fedeli. Qualora la nomina di Robinson non dovesse essere revocata, l'Uganda porrà fine a ogni relazione con la diocesi del New Hampshire. Anche Thomas Kogo, vescovo della città di Eldoret, in Kenya, si unisce al coro di critiche, annunciando tuttavia che continuerà a mantenere i rapporti con la diocesi del New Hampshire.

Il terremoto religioso ha avuto ripercussioni anche nelle comunità anglicane del Sud America e dell’Australia: l'arcivescovo di Sydney, Peter Jensen, ha definito sbagliata la consacrazione di Robinson «perché la parola di Dio ci insegna chiaramente quali sono i modelli di comportamento per i leader cristiani e il canonico Robinson non risponde a questi modelli».

«Quindi - ha proseguito Jensen – la sua consacrazione crea per la prima volta una frattura in una regione particolare. Si tratta di una tragedia che però può diventare necessaria se si vuole preservare la verità».

Negli Stati Uniti, dove ha avuto origine la crisi, la prima frattura si è registrata, già alcune settimane, fa all'interno di una parrocchia della Florida del sud. Secondo quanto riferisce il quotidiano The Miami Herald, più di 40 fedeli hanno abbandonato la chiesa episcopale del Santo sacramento di Pembroke Pines e hanno dato vita a un'organizzazione no-profit già debitamente registrata con il nome  di Chiesa anglicana del Mondo. La comunità ribelle ha celebrato, in una caffetteria della Chesterbrook Academy di Pembroke Pines, la sua prima celebrazione domenicale sotto la presidenza del Bill Eaton.

«Le divisioni suscitate dalla nomina di Robinson – ha affermato il reverendo Eaton di fronte ai suoi nuovi fedeli - potrebbero portare il cambiamento più significativo nel mondo anglicano dai tempi della riforma del XVI secolo. Questa è un'altra piccola riforma. Non c'è dubbio su questo. Stiamo facendo storia».

«Il problema per me – ha infine precisato Eaton, entrando nel merito della questione – non è l’omosessualità, ma l'autorità delle scritture, la santità del matrimonio tra uomo e donna, e l'unità della chiesa. Tutte e tre questi valori sono stati violati dalla nomina di Gene Robinsonson».

In realtà le posizioni del reverendo Eaton non sono isolate visto che, nell’agosto scorso, quando la decisione di consacrare Jane Robinson divenne pubblica, è iniziato un acceso dibattito e alcune diocesi dominate dai conservatori, come quelle di Pittsburg, di Dallas e della South Corilina, avevano già minacciato di abbandonare la chiesa episcopale statunitense.

In Gran Bretagna, l'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, capo spirituale dell’intera comunione anglicana, nella speranza di scongiurare la crisi ha espresso profondo rammarico per le divisioni nate nella comunità anglicana a seguito della consacrazione a vescovo di Robinson. Williams ha sempre assunto una posizione di estrema cautela: se infatti l'arcivescovo di Canterbury da un lato si è dichiarato personalmente favorevole all'ordinazione di sacerdoti omosessuali, dall'altro ha anche espresso l'esigenza prioritaria di dover evitare ogni possibile rischio di scisma.

Secondo quanto riportato dalla Bbc, Wiliams ha dichiarato: «E' chiaro che chi ha consacrato Gene Robinson ha agito in buona fede e in ottemperanza a ciò che la costituzione della chiesa americana permette. Tuttavia gli effetti di tutto ciò sui ministri e sulla maggioranza dei fedeli anglicani, soprattutto nel mondo non-occidentale, devono essere affrontati con onestà».

«Il ministero di Gene Robinson, come vescovo – ha poi aggiunto Williams – rischia di non essere accettato in molte chiese ». Il principio dell'autonomia delle singole chiese è infatti, secondo Williams, alla base della struttura della comunione: «Noi ci affidiamo più alle relazioni che alle regole: il dialogo e l'interdipendenza sono fondamentali per il nostro stato». Per questo motivo Williams ha sostenuto di essere certo che, anche qualora la scissione fra le chiese anglicane dovesse diventare realtà, potrà comunque essere ricomposto con il tempo. Anche il premier britannico Tony Blair ha mostrato un atteggiamento di estrema prudenza. Giovedì scorso ha infatti dichiarato di non aver nulla contro i vescovi omosessuali, ma ha subito precisato che la questione riguarda solamente la Chiesa anglicana. Maggiore pessimismo è stato invece espresso dal primate della chiesa d'Irlanda, l'arcivescovo Robin Eames, capo di una commissione incaricata di preservare il futuro della comunione anglicana.

«Non credo si possa arrivare a un accordo definitivo – ha detto in un’intervista alla BBC - ma sinceramente prego perché sia scongiurato uno scisma». Secondo lo stesso Eames, se la chiesa sta entrando in territori sconosciuti è necessario che ci sia, da parte dei suoi pastori, una grande tensione verso l’unità. Nel dir questo, forse l’arcivescovo Eames, stava pensando ai leader del potente gruppo evangelico britannico Riforma, che hanno chiesto alla comunione anglicana di prendere atto dello scisma che si sta consumando.

Rai.it, 4 Novembre 2003

 

Gene Robinson a Londra: scoppiano le proteste

Ha sollevato molte polemiche la visita, il 3 novembre scorso a Londra, che Gene Robinson, il primo vescovo apertamente omosessuale nella storia della Chiesa anglicana, ha reso all’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams: un colloquio «amichevole ma franco» attorno ai problemi sorti all’interno della Comunione anglicana dopo l’ordinazione di Robinson, nel 2003, a vescovo del New Hampshire, negli Stati Uniti, nel corso di una cerimonia presidiata da decine di guardie del corpo per timore di un attentato da parte di fanatici. Dopo un matrimonio di 13 anni, da cui ha avuto due figlie, Gene Robinson si era reso conto della propria omosessualità e aveva chiesto la separazione dalla moglie. Il divorzio, consensuale, si era concluso con una cerimonia in chiesa in cui i due avevano «chiesto perdono a Dio e diviso la comunione». Successivamente, è iniziata la relazione con quello che è il suo attuale compagno. A raccontarlo, durante una cerimonia svoltasi il 5 novembre in una chiesa nel centro di Londra, è stato lo stesso vescovo, il quale, non potendo officiare per le condizioni poste alla sua visita dalla Chiesa d’Inghilterra, si è rivolto all’assemblea al termine della messa per il decimo anniversario di Changing Attitude, un influente gruppo che si batte per una chiesa inclusiva e per un ruolo attivo di gay e lesbiche all’interno della Chiesa anglicana.

La diocesi del New Hampshire, ha affermato Robinson, è una diocesi normale, in cui ormai nessuno parla più del vescovo gay ma semplicemente del vescovo. I fedeli sono in crescita e, malgrado le previsioni tragiche avanzate prima della sua consacrazione, solo una parrocchia su oltre duecento ha abbandonato la potestà vescovile. Molte famiglie e gruppi si sono invece avvicinati alla Chiesa, compresi i cattolici, spinti, secondo Robinson, dalla «scoraggiante situazione che attraversa la Chiesa di Roma».

«Si vuole - ha osservato, riferendosi alle recenti mosse del Vaticano - coprire lo scandalo dei preti pedofili, cacciando i gay al di fuori della Chiesa: un atto violento che deve essere respinto e contestato». Le ripercussioni della visita di Robinson in Inghilterra sono state fortissime. Il vescovo anglicano di Londra, Richard Chartres, è stato sottoposto a forti pressioni per ostacolare la sua visita. Un influente gruppo conservatore, la London Diocesan Evangelical Fellowship, aveva chiesto ai fedeli di scrivere al vescovo perché questi ritirasse l’invito a Robinson, o, in subordine, perché questi effettuasse la sua visita in termini esclusivamente laici. Invece, anche se non ha officiato, il vescovo del New Hampshire è comparso in pubblico con le insegne della potestà episcopale, mitria e pastorale.

Alla fine di ottobre si è tenuto in Egitto un incontro delle Chiese del Global South, che riunisce le Chiese affiliate alla Comunione anglicana del Sud del mondo, caratterizzate da un grande dinamismo sociale, da un numero di fedeli in rapida crescita e da una profonda avversione per le innovazioni dottrinarie del Nord: in particolare, oltre all’ordinazione di Gene Robinson, pietra dello scandalo sono le cerimonie permesse dalle Chiese del Canada e degli Stati Uniti per sancire le unioni tra persone dello stesso sesso. E non è stato sufficiente per il Global South che le due Chiese sospendessero tanto queste cerimonie quanto l’ordinazione di vescovi gay per un periodo di riflessione di un anno.

L’incontro, tenutosi sulle rive del Mar Rosso, potrebbe essere il preludio a una rottura formale della Comunione anglicana, con le Chiese del Global South pronte a dotarsi di una struttura e di organismi propri. Capofila di questo processo è il primate della Chiesa di Nigeria, l’arcivescovo Peter J. Akinola. Non a caso, nello statuto della Chiesa nigeriana, recentemente approvato, è stato soppresso ogni riferimento a Canterbury, una mossa che è stata interpretata come il primo passo verso una rottura che alcuni commentatori ritengono pressoché certa. L’arcivescovo Rowan Williams, attaccato da più parti, mantiene formalmente una posizione ligia ai dettami della Chiesa, secondo cui il clero gay deve osservare il celibato, ma è nota la sua simpatia per le posizioni progressiste. Il suo intento è quello di mantenere aperto un confronto tra le diverse anime della Chiesa anglicana, richiamandosi – nel discorso che ha tenuto all’incontro in Egitto – all’unità in Cristo. Ma i suoi appelli, finora, sono prevalentemente caduti nel vuoto.

Adista, 11 novembre 2005

Cronaca di un dibattito tutto italiano

 

Gianni Vattimo: Facciamoci Anglicani

A parte il difetto di essere anche la confessione del presidente Bush, la chiesa episcopale americana - che di recente ha consacrato vescovo un gay dichiarato (il quale, non essendo obbligato al celibato, vive con il proprio compagno), e che conferisce gli ordini sacri anche alle donne - potrebbe essere la soluzione ideale per i problemi di fede di tanti omosessuali che sono stufi di farsi prendere a calci nei denti dalla gerarchia cattolica romana. Per quanto ne so, inoltre, la chiesa episcopale americana è, dal punto di vista dottrinale, identica o quasi alla chiesa anglicana, la quale non è, come si sa, una setta eretica, ma solo una chiesa scismatica. Insomma, tra noi (intesi come cattolici romani) e loro c'è solo Enrico VIII con le sue varie mogli; e, di conseguenza, solo il primato disciplinare del Papa. Tutto il resto, sul piano dogmatico, non cambia molto.

Invece di lamentarci e mugugnare, non potremmo tutti noi, gay credenti o mezzo credenti, signore che sentono la vocazione al sacerdozio, eterosessuali di ogni tipo che ne hanno abbastanza della morale sessuofobica cattolica, che credono in Gesù Cristo e sperano nella resurrezione anche se non vogliono rinunciare al profilattico in tempi di Aids, dichiararci pubblicamente anglicani - visto che l'autorità della regina d'Inghilterra sulla sua chiesa (che è una chiesa di stato, certo; ma meglio che uno stato di chiesa come il nostro) è molto discreta? Verseremmo il nostro otto per mille in modo corrispondente (intanto, comunque, ai valdesi, per esempio), frequenteremmo le funzioni anglicane là dove sono reperibili, insomma daremmo forma a un vero e proprio scisma, che significa solo separarsi dalla disciplina ecclesiastica e non dai contenuti di fede che professiamo. Si può ragionevolmente non credere ormai al significato decisivo dell'appartenenza a questa o quella confessione cristiana - e dunque non ritenere che abbia senso convertirsi formalmente dall'una all'altra. Ma qui si tratterebbe solo, e proprio, di una decisione «politica», diretta a far capire alla gerarchia cattolica romana che non solo la minoranza omosessuale, ma anche tante donne e tanti cristiani «normali» sono stufi di assistere alla identificazione sempre più smaccata e insopportabile tra moralità e inimicizia verso il sesso. Una inimicizia per giunta solo teorica, se si guarda ai costumi di preti e vescovi non solo americani (da noi in Italia ci sono probabilmente ecclesiastici pedofili, solo non ci si fa caso. Almeno fino a che non cominceranno anche qui le richieste di risarcimenti). E alla fine, poi, a proposito di scisma: quello che un pensatore cattolico come Pietro Prini ha chiamato «lo scisma sommerso» - appunto il fatto che la gran maggioranza dei cattolici anche praticanti non dà retta al papa sulla morale sessuale - non sarà da rimproverarsi piuttosto alla gerarchia romana, che (ora anche sulla pace, a quanto pare dal discorso di Ruini) abbandona clamorosamente la comunione con il sentire comune della chiesa come comunità vivente dei credenti, restando pervicacemente attaccata ai propri pregiudizi e al proprio autoritarismo?

Gianni Vattimo, La Stampa, 20 novembre 2003

 

Nuova Proposta: Noi non vogliamo andarcene

L'analisi fatta da Gianni Vattimo, che stimiamo profondamente e ringraziamo per tutte le sue battaglie ci trova sostanzialmente d'accordo: lo "scisma nascosto" che nasce dalla "identificazione sempre più smaccata e insopportabile tra moralità e inimicizia verso il sesso" è ormai un dato di fatto.

Senza entrare in una contrapposizione che non vogliamo e sappiamo non portare frutti, ma credendo nel dialogo sincero e reciproco che aiuta a chiarire le varie posizioni e a crescere nel ricercare strade comuni di liberazione vogliamo esprimere il nostro non pieno accordo per quanto riguarda la proposta che lui offre come soluzione: farci tutti anglicani. Molti diranno che è un sentimento quasi masochista che ci fa rimanere dentro una struttura che non accoglie, che non comprende, che è molte volte, anzi troppe volte, violenta nei confronti delle persone omosessuali, e ancor più contro le persone omosessuali credenti. Anche noi abbiamo applaudito, gioito, ringraziato per questo passo fondamentale dell'elezione di un vescovo gay, ma crediamo che quello che oggi è possibile vivere all'interno di alcune chiese della comunione anglicana sia oggi realtà solo perché negli anni precedenti uomini e donne laiche, pastori e pastore di quelle Chiese hanno lottato, riflettuto insieme per un cambiamento radicale di atteggiamento nei confronti della sessualità e dell'omosessualità in particolare. È il cammino di liberazione che hanno fatto le donne, i negri, gli indios, tutte le categorie messe ai limiti e ai confini delle nostre strutture nei decenni passati e che oggi hanno invece ottenuto piena cittadinanza grazie alle lotte che hanno intrapreso e vissuto. E si è visto, anche, quanta lacerazione ha portato in seno alla comunione anglicana la recente nomina. La comunione anglicana è la stessa che ha portato un altro prete inglese gay, a non accettare la nomina a vescovo nel Regno unito per amore di comunione, per le polemiche questa aveva fatto nascere. E la chiesa anglicana è la stessa che vive un forte dinamismo, forti discussioni e divisioni se benedire o anche celebrare il matrimonio tra coppie gay o lesbiche.

Allora ci permettiamo di osservare che neanche quella confessione risolve il problema che oggi come sfida, tantissime chiese si trovano a dover affrontare, vivere e rispondere. Crediamo che quanto oggi è stato possibile vivere nella chiesa anglicana è frutto di una testimonianza, visibilità, presenza, lotta di fratelli e sorelle omosessuali e eterosessuali che hanno cercato e cercano quotidianamente risposte, prassi, modalità pastorali, ricerche teologiche e bibliche per far crescere nella loro chiesa la prassi di amore e di accoglienza. Tutte le confessioni cristiane oggi hanno davanti questa sfida dello Spirito: rispondere, nella fedeltà a Cristo, come valorizzare la persona, la coppia e l'amore omosessuale. Come scrollarsi dalla morale sessuofobica valorizzando l'amore e la sessualità depurandola dalla genitalità. Oggi questa sfida è particolarmente forte nella chiesa cattolica romana è vero. Ma la chiesa non è là dove c'è la gerarchia, ma dove c’è comunione, che è l'opposto di esclusione, si cerca di accogliere e compiere la volontà di Dio, nel dialogo sincero, reciproco e continuo, nel rispetto, e soprattutto nell'accoglienza delle differenza che rendono ricca e viva la vita e la fede. Noi quindi non vogliamo andarcene, ma vogliamo rimanere. E sappiamo che il lavoro che da molti anni facciamo a livello di ricerca biblica, teologica, spirituale, pastorale, di visibilità all'interno della nostra chiesa locale di Roma, di testimonianza, formazione e informazione sia la strada giusta, indispensabile per un cambiamento, di sicuro lento, che porterà anche la chiesa cattolica a valorizzare il dono della nostra omosessualità. Sicuramente è un'utopia, ma tantissime volte il sogno di qualcuno è diventata realtà ecclesiale. Oggi più che mai abbiamo bisogno di sognare i sogni di Roncalli, di King, di La Pira, di don Minzoni e don Milani, perché nel sogno gli uomini e le donne omosessuali cattolici trovino la forza di lottare per cambiare le strutture di peccato presenti nelle nostre strutture ecclesiali perchè come ricorda Vattimo alla fine della sua riflessione: è la gerarchia che clamorosamente abbandona la comunione con il sentire comune della comunità dei credenti, gerarchia attaccata al pregiudizio e al proprio autoritarismo.

Gruppo Nuova Proposta, Roma

La querelle continua

 

L’arcivescovo Desmond Tutu si schiera a favore di Gene Robinson

La Comunione anglicana dovrebbe sostenere il suo primo vescovo apertamente gay, questo è quello che ha detto il premio nobel per la pace, l’arcivescovo Desmond Tutu, durante una conferenza all’università di North Florida. L’arcivescovo Tutu ha esortato gli studenti a opporsi a ogni tipo di discriminazione e ha detto di non capire la rabbia e la frustrazione di quanti avversano il vescovo gay del New Hampshire. The worldwide Anglican Communion should support its first openly gay bishop, the Rt Rev Gene Robinson, Nobel Peace Prize winner Archbishop Desmond Tutu said this weekend during a visit to the University of North FlorDeclared Tutu: “I am deeply saddened at a time when we've got such huge problems ...Tutu ha dichiarato: «Sono profondamente rattristato nel vedere quante energie si investono in un dibattito come quello relativo alla consacrazione dei vescovi omosessuali, quando invece dovremmo concentrarci sugli enormi problemi che incombono sull’umanità. Credo proprio che Dio stia piangendo per la nostra insipienza». The Archbishop was at the university to receive an honorary Doctorate of Humane Letters degree.L'arcivescovo era stato invitato dall’università per ricevere una laurea Honoris Causa: un riconoscimento allo spessore umano di un uomo che, prima di aver ricevuto il Nobel per la pace era stato il primo arcivescovo nero di Città del Capo ed era stato segretario generale del South African Council of Churches. In una recente sermone proposto a un pubblico entusiasta  durante la festa di tutti i santi, l’arcivescovo Tutu ha ricordato che gli anglicani di tutto il mondo sono chiamati ad essere un’unica grande famiglia che non esclude nessuno. «Gesù non ha detto che, quando sarebbe stato innalzato, avrebbe attirato a se alcuni. Ha detto che avrebbe attirato tutti, tutti, tutti! Neri, gialli, bianchi, ricchi e poveri, intelligenti e meno intelligenti. Tutti gli appartengono: gay, lesbiche e, naturalmente, anche gli eterosessuali. Tutti sono destinate ad ricevere questo incredibile abbraccio che ci offre. Tutti!». Ha poi continuato dicendo: «Non è triste che, in un tempo in cui ci troviamo di fronte a tanti problemi devastanti, come la povertà, l’AIDS, le guerre e i conflitti che sterminano migliaia di persone, la nostra comunione investano così tanto tempo e così tante energie sulla nomina di un vescovo che ha un particolare orientamento sessuale?». Tutu ha quindi ricordato che una chiesa che non riesce ad essere inclusiva nei confronti di tutti rischia di essere un affronto al vangelo stesso e ha osservato che Dio, vedendo il clima che si è creato intorno alla consacrazione di Gene Robinson «non può Che piangere».

«E come possiamo allora – ha proseguito l’arcivescovo – non scandalizzarci per le cifre enormi che vengono destinate all’acquisto di strumenti che portano morte e distruzione quando sappiamo che basterebbe una piccola parte di queste cifre per assicurare a migliaia di bambini acqua pulita da bere, cibo sufficiente da mangiare, una casa dignitosa in cui abitare? ».

«Come possiamo allora – ha infine concluso – accettare che si lancino bombe su quelli che sono i nostri fratelli e le nostre sorelle, figli anch’essi dell’unico Dio e membri della nostra unica famiglia, la famiglia di Dio? Come possiamo non scandalizzarci di queste cose e stracciarci invece le vesti perché la chiesa sceglie come suo vescovo un uomo di cui non approviamo i gusti sessuali? Solo quando iniziano a diventare capaci di accogliere tutte le diversità e di denunciare tutte le forme di sopraffazione i cristiani diventano una cura dolce e compassionevole dei mali del mondo. Una cura che abbraccia tutti e che riesce a condividere tutti gli aspetti della vita umana. Una cura che diventa finalmente il sorriso di Dio.

Ekklesia, 14 Novembre 2005

 

Gene Robinson per ora resterà l’unico vescovo gay

Stop alle benedizione delle coppie gay e ai vescovi omosex all’interno della Chiesa anglicana. Nell’agosto del 2003, Gene Robinson, allora 56enne, venne nominato vescovo della diocesi del New Hampshire. Si trattava della prima nomina di un religioso apertamente omosessuale. Oggi Gene è rimasto l’unico vescovo gay dichiarato. La candidatura di Robinson era stata osteggiata allora dagli esponenti più conservatori della chiesa episcopale americana (la branca americana della Chiesa Anglicana), che avevano minacciato una scissione. Da allora il braccio di ferro è stato continuo. Ed è proprio per scongiurare lo scisma che qualche giorno fa la Chiesa episcopale ha dovuto fare marcia indietro, rimandando l’apertura ai gay a un momento in cui il consenso sarà più vasto. Il 25 settembre scorso i capi della chiesa episcopale degli Usa hanno formalmente annunciato di voler mettere un freno alla nomina di vescovi gay, per evitare una storica frattura all’ interno della comunità. Riuniti a New Orleans, hanno anche deciso di non approvare una preghiera ufficiale di benedizione delle coppie dello stesso sesso. Una dichiarazione arrivata al termine di sei giorni di dura trattativa, tra molteplici pressioni e appelli per evitare lo scisma. Episcopali e anglicani sono impegnati da lungo tempo in un braccio di ferro sull’interpretazione della Bibbia, del quale la nomina di vescovi gay non è che l’aspetto più clamoroso. Tra i conservatori in prima fila compaiono gli africani.

La nomina di Robinson nel 2003 aveva fatto scalpore. Prima aveva lavorato per anni come assistente del vescovo nel New Hampshire, guadagnandosi la stima di tutti. Divorziato da parecchio tempo, Robinson vive da 17 anni con il suo compagno. Ed è riuscito a istaurare un clima di stima e reciproco affetto con i suoi cari, vivendo con naturalezza la relazione omosessuale all’interno di una famiglia allargata di affetti. Una delle sue figlie, Ella, che oggi ha 25 anni, aveva sostenuto la sua elezione a vescovo insieme alla madre. Per Ella, Robinson è «un uomo buono e un buon padre». Ma la Chiesa non ha valutato né la sua esperienza né la sua capacità di spendersi per la comunità. Ha prevalso il segnale che la sua investitura ha dato al mondo. Un segnale che andava cancellato, accettando di sospendere l’ordinazione di vescovi omosessuali. Per spingere gli americani verso questa decisone è giunto a New Orleans lo stesso Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams.

Così gli episcopali hanno annunciato che «eserciteranno moderazione» prima di approvare un altro vescovo omosessuale, che non autorizzeranno funzioni religiose per coppie dello stesso sesso e che chiederanno ai preti di non benedire coppie omosessuali. E c’è tra i conservatori chi giudica blando il provvedimento. Il Primate della Chiesa anglicana della Nigeria e Arcivescovo di Abuja, Peter Akinola, ha respinto la risoluzione. Akinola ha sottolineato che il testo non vieta in maniera esplicita il pulpito ai vescovi omosessuali, ignorando così «ancora una volta» le richieste dei fedeli. «È semplicemente un aggiustamento temporaneo», si legge nel sito web di Akinola. Ma non tutti gli innovatori si fermeranno. La moratoria è destinata a segnare uno scollamento tra le dichiarazioni ufficiali e quanto avviene nelle comunità. È risaputo che molti preti concedono una benedizione informale alle coppie omosessuali. Continueranno a farlo nonostante questo impegno.

Delia Vaccarello, L’Unità, 3 Ottobre 2007

Intanto il vescovo Robinson viene chiamato dal presidente Obama ad aprire la sua cerimonia di insediamento

Un vescovo episcopaliano dichiaratamente gay sulla scalinata del Lincoln Memorial a Washington: il reverendo Gene Robinson, la cui ordinazione cinque anni fa spinse la Chiesa Anglicana verso lo scisma, pronuncerà la preghiera che domenica prossima, alla presenza di Barack Obama, darà il via ai festeggiamenti dell'Insediamento. 62 anni, divorziato, padre di due figlie e due volte nonno, Robinson fu consacrato tra forti polemiche nel 2003 vescovo del New Hampshire e l'anno scorso ha celebrato l'unione civile con Mark Andrews, l'uomo che da 19 anni e' il suo compagno di vita.

La campagna di Obama ha smentito che l'incarico affidato al vescovo apertamente omosessuale sia una risposta alle polemiche suscitate per la scelta di Rick Warren, un pastore evangelico che ha paragonato i matrimoni omosessuali «alle nozze incestuose tra fratello e sorella», per la benedizione del giuramento il 20 gennaio. Robinson era nei programmi prima che arrivassero le critiche su Warren'', ha detto una fonte vicina a Obama. E' stato lo stesso vescovo a annunciare l'invito in una e-mail agli amici: «E' importante che ogni minoranza si senta rappresentata: che sia etnica, razziale o nel nostro caso, sessuale» ha poi aggiunto in una intervista al Concord Monitor, un giornale del New Hampshire.

La decisione di avere Robinson nei programma delle cerimonie «rafforza il nostro impegno per un insediamento il più possibile aperto a tutti» ha detto alla rivista online Politico un funzionario della Transizione: un impegno che aveva già provocato polemiche quando, a sorpresa, Obama aveva reso omaggio ai conservatori d'America incaricando Warren, il popolare pastore della mega-chiesa Saddleback di Orange County in California, della benedizione sul giuramento il 20 gennaio.

«E' un gesto di dialogo per unire l'America» aveva proclamato lo stesso presidente eletto in una conferenza stampa a meta' dicembre a Chicago. Lo stesso impegno al dialogo ha indotto Obama ad un altro gesto di apertura e integrazione: il 21 gennaio sarà una donna prete, la reverendo Sharon Watkins, a pronunciare la predica del National Prayer Service, il tradizionale appuntamento interconfessionale che chiude il calendario dell'insediamento. La Watkins è la presidente di una piccola chiesa protestante, la Disciples of Christ, che raccoglie 700 mila fedeli: è la prima volta nella storia americana che a una donna viene affidato il sermone del National Prayer Service in programma nel primo giorno della nuova presidenza nella Cattedrale Nazionale di Washington.

Alessandra Baldini, ANSA, 12 Gennaio 2009

Negli Stati Uniti ci riprovano. Candidata una lesbica alla cattedra di Los Angeles

5 Dicembre 2009 - La diocesi episcopale di Los Angeles ha nominato vescovo assistente una donna reverendo dichiaratamente lesbica, un passo destinato a scatenare nuove tensioni nella comunità anglicana sulla questione del clero gay. Continua a leggere questa notizia

 

La notizia

Il lancio dell’agenzia Reuters

Il reverendo Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, è il primo sacerdote dichiaratamente omosessuale scelto come vescovo episcopale dopo Gene Robinson del New Hampshire, la cui consacrazione nel 2003 scosse profondamente l'unità della Chiesa. L'elezione di Glasspool dovrà essere approvata dalla Chiesa nazionale. La questione del clero gay ha spinto alcune congregazioni a lasciare la Chiesa episcopale e a formare una Chiesa nordamericana rivale che vanta 100mila fedeli. Le chiese anglicane in regioni come l'Africa hanno tagliato i rapporti con i più liberali confratelli americani. A luglio la Chiesa episcopale, che ha 2 milioni di fedeli, ha tolto una moratoria sull'elezione di vescovi gay.

«Sono molto eccitata per il futuro dell'intera Chiesa episcopale, e vedo la diocesi di Los Angeles aprire la strada verso il futuro», ha detto Glasspool sul sito web della diocesi.

Se la sua elezione sarà ratificata, Glasspool verrà ordinata vescovo il prossimo maggio per assistere il vescovo J. Jon Bruno in una diocesi con 70mila fedeli.

 

Primo vescovo lesbica

È destinata a rinfocolare lo scontro tra i fedeli conservatori e quelli liberali l’elezione a vescovo, oggi a Los Angeles, della prima lesbica dichiarata nella storia della ultracentenaria Chiesa Episcopale statunitense, branca americana della Chiesa Anglicana. Immediata la reazione dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che ha pubblicato sul proprio sito web un comunicato in cui manifesta «preoccupazione» per la nomina. «L’elezione apre questioni molto serie, non solo per la Chiesa episcopale ed il suo posto nella comunità Anglicana, ma per la comunità tutta», si legge nel comunicato citato dalla Bbc online.

Oggi, il reverendo Mary Glasspool, 55 anni, legata sentimentalmente ad una donna dal 1988, è stata eletta vescovo nel corso della tradizionale convention annuale della diocesi di Los Angeles. Per la sua elezione sono state necessarie sette votazioni. «Credo che i fedeli della diocesi, influenzati dalla grazia e dall’influenza dello Spirito Santo, hanno scelto andando oltre le caratteristiche superficiali con cui classifichiamo le persone», ha detto la Glasspool al Los Angeles Times. La sua nomina «deve essere ancora ratificata», ha però sottolineato

L’elezione di Glasspool dovrà infatti essere convalidata dai vescovi delle 108 diocesi episcopali del Paese. La nomina della Glasspool arriva dopo che la Chiesa episcopale (2 milioni di fedeli negli Usa), nel luglio dello scorso anno, ha tolto il bando alla consacrazione di vescovi omosessuali, posto quattro anni fa per sedare le proteste degli anglicani più conservatori ed evitare una scisma. A provocare lo scontro era stata la nomina nel 2003 del primo vescovo gay dichiarato, Gene Robinson del New Hampshire. «Non posso pensare ad un miglior partner tra i vescovi di Mary Glasspool», ha detto oggi Robinson al quotidiano della metropoli californiana, commentando l’elezione. Secondo gli osservatori, la nomina di Glasspool non mancherà di riproporre il confronto tra conservatori e liberali all’interno della Chiesa Anglicana, fino anche ad una rinnovata minaccia di scisma.

Giacomo Galeazzi, La stampa del 6 Dicembre 2009

 

Nuovo vescovo omosessuale negli Stati Uniti

Nuovo capitolo negli Stati Uniti sulla delicata questione del clero omosessuale. Dopo la nomina di Gene Robinson nel 2003 (che spaccò gli episcopali e favorì lo scisma di alcune congregazioni), una donna gay è stata scelta dalla Chiesa episcopale (il ramo americano della Chiesa anglicana) come vescovo della diocesi di Los Angeles, che conta settantamila fedeli ed è una delle più grandi degli States.

La reverenda Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, è la prima gay dichiarata a diventare vescovo dopo Robinson: nel corso della tradizionale convention annuale ha ottenuto 153 voti tra gli esponenti del clero e 203 voti dagli esponenti laici, ottenendo così la maggioranza dei suffragi. Ora la sua elezione dovrà ora essere convalidata dai vescovi delle 108 diocesi del Paese. Succede nell'incarico a un'altra donna, Diane Jardine Bruce: è la prima volta in 114 anni che questo accade. Figlia di un prete episcopale, la Glasspool indossa l'abito talare da 27 anni e da più di venti ha apertamente una relazione con una donna. Nella lista dei sei candidati, oltre a lei, c'era anche un altro sacerdote omosessuale.

Questo è stato possibile in quanto a luglio la Chiesa episcopale, che conta due milioni di fedeli, aveva revocato la moratoria sulla nomina di vescovi gay decisa dopo il caso Robinson, con un'importante apertura verso l'ala progressista. «Sono molto emozionata pensando al futuro di tutta la nostra Chiesa e vedo per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro» ha dichiarato con grande ottimismo la Glasspool. Ma il rischio è che la sua elezione possa aggravare ulteriormente la spaccatura con i fedeli più conservatori. Intanto il primo attacco è arrivato dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che si è detto preoccupato: «L'elezione apre questioni molto serie, non solo per la Chiesa episcopale e il suo posto nella comunità anglicana, ma per la comunità tutta» ha scritto in un comunicato pubblicato sul suo sito internet.

Corriere della Sera del 7 Dicembre 2009

Le reazioni

Il nuovo vescovo Mary Glasspool: «E’ tempo che la Chiesa si apra ai gay»

La Comunione Anglicana si è sentita in pericolo dopo che l’Arcivescovo di Canterbury ha avvertito che l’elezione di un vescovo lesbica, avvenuta la scorsa notte negli Stati Uniti, potrebbe sollevare «problemi seri».

Rowan Williams ha aggiunto che la scelta di Mary Glasspool, come vescovo della Diocesi di Los Angeles, ha «importanti implicazioni» e solleva preoccupazioni, non solo per la Chiesa Episcopale e la sua posizione nell’ambito della Comunione Anglicana, ma per l’intera Comunione. L’elezione del reverendo Glasspool, che vive con la sua partner dal 1988, è la seconda nomina di un vescovo apertamente omosessuale nella Chiesa episcopale americana. La prima era stata quella di Gene Robinson nel New Hampshire, avvenuta nel 2003, che aveva quasi provocato uno scisma all’interno della Chiesa, portando alla creazione di diversi gruppi conservatori.

Il vescovo neo-eletto ha dichiarato che verranno «aperte le porte» alla parità dei diritti per gli omosessuali. E fa sapere che gli oppositori evangelici sembrano molto più preoccupati per questioni legate al potere ed all’autorità che non per temi relativi alla sessualità. Nella sua prima intervista rilasciata al quotidiano inglese, The Times, la Glasspool ha sottolineato compiaciuta il supporto ottenuto dalle politiche liberali della Chiesa Episcopale americana, che si stanno diffondendo internazionalmente. Anche in Africa, continente considerato tradizionalmente conservatore, ricorda, ci sono state aperture significative. Il vescovo nutre tuttavia speranze per la sopravvivenza della Comunione anglicana, della quale dice: «Vogliamo continuare a far parte». Ma informa che non è più possibile ignorare il numero crescente di persone che cercano una guida nella Chiesa Episcopale.

Il Consiglio Anglicano americano è stato tra i primi corpi conservatori a condannare l’elezione, accusando la Chiesa Episcopale di essersi allontanata ulteriormente dai precetti biblici. Preoccupazioni condivise dall’Anglican Mainstream britannico. Intanto in Inghilterra i liberali si dicono delusi che Williams, eletto per le sue vedute liberali, si sia piegato ai valori cristiani più conservatori nel tentativo di difendere l’unità. Tuttavia, il processo di selezione è stato completato solo parzialmente. L’elezione deve essere ratificata dai vescovi diocesiani che potrebbero tener conto, nel prendere la loro decisione, dell’appello con cui l’Arcivescovo di Canterbury insieme ai 38 Primati anglicani, aveva richiesto una moratoria sulla nomina dei vescovi omosessuali e sulle benedizioni delle coppie gay nel tentativo di prevenire una spaccatura tra anglicani evangelici e liberali.

Samr Al Aflak, Periodico italiano dell’11 Dicembre 2009