L’arresto di don Domenico: una ferita profonda per ciascuno di noi
Di fronte a questa vicenda che ci provoca tanto dolore sappiamo che il nostro compito non è quello di emettere un giudizio che invece spetta alla magistratura. Sappiamo però anche che il lavoro che é stato iniziato da don Domenico e che é andato avanti in questi trent'anni è e resta valido indipendentemente da quello che la magistratura deciderà. Da un certo punto di vista la situazione che si è venuta a creare ci sta permettendo di maturare e di vivere sulla nostra pelle le tentazioni a cui ha ceduto la chiesa di fronte alle denunce di abusi che riguardano il clero. L'abbiamo condannato duramente in passato e adesso siamo chiamati a non ripetere i suoi stessi errori quando negava, quando nascondeva e quando prendeva le distanze dalle persone coinvolte, scaricando su altri le responsabilità.
Abbiamo scoperto che davvero c'e' il rischio di negare: qualcuno ha subito detto che si tratta di una montatura e ha chiesto al gruppo di scriverlo a chiare lettere.
Abbiamo scoperto che c'e' il rischio di fare la vigliaccata di prendere le distanze dalla persona che e' coinvolta in questi reati odiosi: qualcuno ha infatti detto che dovevamo solo scrivere che don Pezzini non collabora più con il Guado dal 1985.
Abbiamo scoperto che c'e' il rischio di rimuovere la vicenda: qualcuno ha infatti suggerito di non scrivere nulla e di chiuderci nel più ermetico silenzio.
Direi che
e' stata davvero una bella lezione di umiltà che, al momento, sta rivelandosi
l'unico elemento positivo di questa triste vicenda.
Sommario
Le ultime notizie che
riusciamo ad avere
29 Luglio. Caso don Pezzini.
Ascoltata in aula la presunta vittima.
30 Giugno. Abbiamo potuto
leggere una lettere scritta da don Domenico il 22 Giugno scorso.
30 Giugno. Don Pezzini.
L’accusatore verrà sentito il 26 Luglio.
22 Giugno. Don Pezzini. E’
battaglia legale.
17 Giugno. Parroco arrestato
per pedofilia: «Era astuto e disinvolto».
15 Giugno. Ma don Domenico
come sta? Una lettera che da qualche notizia.
6 Giugno. Il Guado scrive a
don Domenico
31 Maggio. Resta in carcere
il sacerdote arrestato
Analisi di un percorso. Come
la stampa ha seguito la notizia dell’arresto
Arrestato un sacerdote per
pedofilia.
Violenze su un tredicenne.
Arrestato il prete professore.
Casa del prete pedofilo
perquisita a marzo «Ho aiutato quel ragazzo»
La vittima del prete
accusato: «Mi violentava la domenica»
Incredulo il gruppo Il
Guado, nato proprio con il sacerdote arrestato con l'accusa di pedofilia
Aurelio Mancuso, ex
presidente di Arcigay sull’arresto di don Pezzini per pedofilia.
Mauro Vaiani: «Vittima
dell’equazione fra omosessualità e pedofilia»
Quanto a noi intendiamo
continuare. Il commento del Gruppo del Guado.
La prima cosa che dobbiamo
fare è pregare. L’intervento del gruppo La Sorgente di Roma
Alcuni commenti recuperati
in rete
La dichiarazione spontanea
di un ragazzo del gruppo scout che era stato seguito da don Domenico
La lettera che abbiamo
ricevuto
Un esempio di cattiva fede.
Lettera di Chiara Atzori al settimanale Tempi
Abbiamo deciso di mettere all’inizio di questa pagina le ultime notizie, man mano che riusciamo ad averle da qualche articolo di giornale e da qualcuno che ha avuto modo di contattare le persone che, in questo momento, hanno la possibilità di avere dei contatti con don Domenico Pezzini. Lo facciamo principalmente per le tante persone che ci hanno scritto per sapere come sta evolvendo l’iter giudiziario della vicenda che ha portato al suo arresto. La qualità degli articoli è quella che é. Ma sarebbe scorretto non darne conto.
Un breve articolo che è comparso
nella cronaca dell’edizione di Lodi del Giorno in cui si fornisce qualche
notizia molto approssimata e imprecisa (come del resto è nello stile di questo
quotidiano) sull’incidente probatorio a cui i magistrati di Milano hanno deciso
di sottoporre il ragazzo che, secondo l’accusa, avrebbe subito degli abusi sessuali
da parte di don Domenico.
È stato ascoltato lunedì, dalla Procura di Milano il ragazzino 17enne originario del Bangladesh che ha denunciato di essere stato violentato da don Domenico Pezzini, sacerdote 73enne della Diocesi di Lodi trasferito a Milano. La formula usata dai giudici durante la testimonianza del giovane è quella dell’incidente probatorio che consente di fissare la deposizione della persona offesa in vista del processo.
«Posso solo confermare che il ragazzino è stato sentito dal giudice — afferma l’avvocato difensore del prete, Mario Zanchetti — ora vedremo come si procederà. Noi continueremo a chiedere l’assoluzione piena di don Pezzini, questa è - e sarà - la nostra linea difensiva». Le molestie ai danni del 17enne, che proveniva da un contesto famigliare estremamente disagiato, si sarebbero consumate tra il 2006 e il 2009.
Il Giorno, 29 Luglio 2010
Abbiamo potuto leggere una lettera che don Domenico ha scritto dal carcere il 22 Giugno scorso
Abbiamo avuto la possibilità, grazie a un amico, di leggere una lettera in cui don Domenico da alcune notizie della sua vita in carcere. Ne emerge una persona provata dal senso di umiliazione e di vergogna per le tante cose false e malevole che le sono state rovesciate addosso. Nel clima abbastanza pessimista che trapela dalla lettera ci sono alcuni elementi di serenità: la preghiera, innanzi tutto, non solo quella del breviario che viene definito «il mio compagno di vita», ma anche il rosario che, vista la situazione in cui non sono molti i momenti in cui si può stare tranquilli a leggere, è diventata la preghiera dei momenti in cui non c’è tranquillità.
Sono molto belle le espressioni che don Domenico usa quando parla dei salmi che l’ufficio delle letture gli propone: «Quante parole dei salmi diventano letteralmente ed emotivamente vere!».
Dalla lettera emerge anche il timore che l’episodio del suo arresto possa da solo cancellare tutto il lavoro che ha fatto e lo consola il sapere che ci sono tante persone che continuano a stimarlo e che aspettano di incontrarlo quando tutta questa vicenda sarà finita: «Se Dio vorrà continuerò ad essere quello di prima, ma Dio può anche fare a meno di noi. L'importante è che la sua grazia continui ad operare».
Commovente è il brano finale della lettera che riportiamo integralmente: «Avrei voluto consolarti/vi ma temo di averti/vi afflitto ancora di più. Abbiate pazienza e pietà. Scrivetemi ogni tanto, anche se difficilmente potrò rispondere a tutti. Le vostre parole mi aiutano a respirare. Le lettere, insieme all'Ufficio del mattino che riesco a pregare prima che gli altri si sveglino, sono gli unici punti di vera e pura luce della giornata. È un po' come se le grate sparissero».
Ancora dal Giorno riportiamo un articolo in cui viene comunicata la data dell’incidente probatorio richiesto dalla pubblica accusa.
Sarà ascoltato il 26 luglio, con la formula dell’incidente probatorio dal gip di Milano Giuseppe Vanore, il ragazzino di 17 anni del Bangladesh che, stando alle indagini della Procura di Milano, avrebbe subìto per tre anni abusi da parte di don Domenico Pezzini, il prete 73enne della Diocesi di Lodi (ma da tempo trasferito a Milano) finito in carcere il 24 maggio scorso con l’accusa di violenza sessuale.
A chiedere l’incidente probatorio, per “cristallizzare” la prova, ossia il racconto del giovane, in vista di un eventuale processo, sono stati il procuratore aggiunto Pietro Forno e il pubblico ministero Cristiana Roveda, che coordinano le indagini. E il giudice ha dato il via libera.
Secondo l'accusa, il ragazzo, che al tempo dei primi presunti abusi aveva 14 anni e vive in una situazione di disagio, tra il 2006 e il 2009, avrebbe subito violenze nella casa milanese del religioso. I giudici del Riesame, nelle motivazioni dell’ordinanza con cui hanno confermato il carcere per il religioso, hanno scritto che don Pezzini ha avuto «l’astuzia» di accreditarsi «agli occhi» dei genitori del ragazzo oggi 17enne del Bangladesh e degli operatori sociali «come un sacerdote animato da propositi di aiuto verso il minore», prima di compiere gli abusi. La difesa assicura che l’indagato non chiederà patteggiamenti o riti abbreviati perché sicuro della propria innocenza. Don Pezzini è rinchiuso a San Vittore dove - a detta del suo avvocato - riceve in media 50 lettere di solidarietà ogni settimana.
Riprende l’attitudine della stampa a fare confusione, magari per soddisfare le tendenze voyeuristiche di una parte dell’opinione pubblica. Cosa c’entra infatti l’eventuale presenza nell’appartamento di don Domenico di una cassetta con «immagini a sfondo omosessuale»? E che significato ha la testimonianza dei vicini che descrivono «un via vai» dall’appartamento di don Domenico? Da quando lo conosciamo sappiamo tutti che sono moltissimi i giovani che lo contattano e che gli chiedono di andare a casa sua per parlare con lui. Il vero problema non è quello di sapere fino a che punto don Domenico fosse coinvolto in quella stessa omosessualità di cui si è occupato per anni, ma è quello di capire se le accuse formulate dal ragazzo bengalese che sostiene di essere stato abusato in passato da don Domenico, si fondano su episodi realmente avvenuti o hanno qualche altra spiegazione. Il resto è solo pettegolezzo.
Ora tocca al ragazzo di 17 anni nato in Bangladesh essere ascoltato dalla procura di Milano. Il giovane ha denunciato di essere stato violentato da don Domenico Pezzini, sacerdote 73enne della Diocesi di Lodi da tempo trasferito a Milano, tra il 2006 e il 2009. La formula è quella dell’incidente probatorio che consente di sentire la persona offesa nel contradditorio tra le parti, «cristallizzando» la deposizione in vista del processo. Intanto don Pezzini resta in carcere, a San Vittore, per l’accusa di molestie sessuali su minore, dopo che il Tribunale ha respinto nei giorni scorsi la sua istanza di revoca della misura cautelare che lo tiene in carcere dalla fine di maggio. La motivazione del provvedimento è — scrive il giudice — «l’elevato pericolo di reiterazione del reato». Secondo gli inquirenti ad aggravare la situazione di don Pezzini sarebbe «la disinvoltura» dell’approccio con il minore, la particolare vulnerabilità del ragazzo - il 17enne proveniva da una situazione di estremo disagio familiare e povertà economica - oltre al lungo periodo di tempo in cui si sarebbero svolti gli atti sessuali. Oltre tre anni di violenze, secondo la Procura.
Ma la difesa del sacerdote fa sapere che continueranno a chiedere l’assoluzione. Senza alcuna ipotesi di patteggiamento. «Ogni giorno riceviamo tantissime lettere di persone che manifestano la loro solidarietà nei confronti di don Pezzini — dice uno dei legali della difesa —. Sono tutte persone che lo hanno conosciuto bene e che continuano a stargli vicino. Ogni giorno vengono consegnate circa 50 lettere di sostegno dai suoi allievi universitari, dalle persone a cui ha fatto del bene e da molti suoi colleghi di sacerdozio. Per tutte queste persone non c’è alcun dubbio sulla sua innocenza: questa è la linea che porteremo avanti anche in tribunale. Speriamo che l’incidente probatorio possa far emergere la verità su questo delicato fatto. Intanto si dovrebbe almeno mandare ai domiciliari una persona di oltre 70anni».
Intanto bisogna far luce sulle testimonianze dei vicini di casa del sacerdote che descriverebbero «un via vai» di giovani dall’appartamento di Pezzini. Le tracce di alcuni messaggi telefonici che non lascerebbero alcun dubbio sul tipo di relazione che il don avrebbe intrattenuto con alcuni suoi giovani assistiti e una videocassetta con immagini a sfondo omosessuale che sarebbe stata ritrovata nei cassetti del comodino del prete, vicino a una scatola di preservati. Don Pezzini è stato uno dei fondatori dei primi gruppi omossessuali cristiani e ha sempre sostenuto la causa dei gay all’interno della Chiesa cattolica.
Francesco Neri, Il Giorno del 22 Giugno 2010
Dopo più di due settimane di silenzio alcuni organi di stampa ritornano sul caso dell’arresto di don Domenico per commentare la sentenza di riesame della richiesta di arresti domiciliari. Le valutazioni riportate vengono citate tra virgolette e sembrano essere quelle che il GIP ha utilizzato per giustificare la sua decisione. L’impressione è però che il giornalista dia le notizie in maniera molto approssimata: si parla di don Pezzini come di un «parroco», si parla di «giudici del Riesame» e addirittura di un «collegio» giudicante, mentre in realtà il giudice che deve decidere in merito ai ricorso in fase istruttoria è uno solo. Dalla lettura dell’articolo emerge poi un’ultima perplessità legata alla motivazione, citata tutte due le volte, del rischio di reiterazione del reato. L’oasi monastica indicata nella richiesta degli arresti domiciliari era già stata infatti utilizzata in passato, per lo stesso scopo. Il caso di cui siamo venuti a conoscenza riguarda addirittura un sacerdote che era già stato condannato una prima volta per degli abusi sessuali compiuti ai danni di minori e che, qualche anno dopo la prima condanna, era stato nuovamente accusato dello stesso delitto. In quel caso il GIP aveva giudicato l’oasi monastica indicata per gli arresti domiciliari adatta allo scopo di evitare all’accusato qualunque reiterazione del reato. Sembra strano che questo stesso posto venga ora giudicato poco sicuro da questo punto di vista. Forse i motivi che stanno dietro alla scelta del GIP sono altri e la stampa non ne ha dato conto.
Astuto, disinvolto, tanto da blandire un 13enne e approfittarne il giorno stesso in cui l’ha avvicinato e da spacciarsi con i genitori come un prete animato dai migliori propositi nei 3 anni in cui ne avrebbe abusato. Non usano mezzi termini i giudici del Riesame nel provvedimento con cui hanno bocciato il ricorso di don Domenico Pezzini contro l’arresto per violenza sessuale. Secondo il collegio, gli indizi raccolti sono così tanti da spingerli a parlare di «allarmanti modalità della condotta» che si è distinta per «la disinvoltura dell’approccio con il minore, lo svolgimento di rapporti sessuali fin dal loro primo incontro, il lungo tempo in cui i fatti sono avvenuti, la particolare vulnerabilità del minore, la capacità di blandire il ragazzo con coccole e gratificazioni economiche, l’astuzia di aver posto in essere tali condotte accreditandosi agli occhi dei genitori e degli operatori sociali come un sacerdote animato da propositi di aiuto». Il pericolo, proseguono, è che se rimesso in libertà il 73enne possa usare violenza contro altri soggetti deboli. Magari sui «giovani uomini extracomunitari» che i vicini dicono frequentino spesso la casa del sacerdote. In merito sono lapidari: «È elevato il rischio che l’indagato (…) reiteri la condotta delittuosa in contes0t0azione, atteso che le descritte modalità della stessa non appaiono affatto occasionali».
Leggo del 17 Giugno 2010
Ma al di là di quello che scrive la stampa è possibile avere qualche notizia di don Domenico? Abbiamo provato a chiedere a tutte le persone che lo conoscevano e ci è stata girata una breve lettera che descrive la situazione in cui don Domenico si trova in questo momento. Abbiamo deciso di proporvela tagliando, per correttezza, tutti i riferimenti personali che contiene.
Ho letto solo oggi la tua email su don Pezzini (sono stato via per una settimana) e ho deciso di chiedere qualche informazione in più a chi è andato a trovarlo la settimana scorsa. Si trova in infermeria, in considerazione dell'età avanzata e delle sue condizioni di salute. Lo hanno trovato sereno, timoroso del giudizio di quanti lo conoscevano e, quindi, rincuorato dalla vicinanza e dalla comprensione di quanti gli hanno scritto (sembra che si siano mossi gli Scout e le Associazioni omosessuali di Milano). L'avvocato difensore frena un po' e sostiene che prima occorre portare in porto la richiesta degli arresti domiciliari che verrà riesaminata nei prossimi giorni. Secondo me don Domenico paga il suo lavoro di prete di frontiera che non ha mai avuto paura di frequentare i poveri e i disadattati. La persona con cui ho parlato ha detto che gli porterà i nostri saluti e gli rappresenterà la nostra vicinanza se e quando potrà incontrarlo ancora. Ti farò sapere tutte le notizie che mi arriveranno.
Email ricevuta il 15 giugno 2010
Durante l’incontro che si è tenuto al Guado è emerso il desiderio di scrivere, a don Domenico, il breve messaggio che riportiamo di seguito.
Caro don Domenico,
ci siamo trovati al Guado e abbiamo parlato di te. Vogliamo dirti che, in questo momento di difficoltà, ti vogliamo ancora più bene e non rinnegheremo mai le tante cose buone che hai fatto per noi. La stima che abbiamo nei tuoi confronti ci porta a essere increduli di fronte alle accuse che ti vengono mosse. E approfittiamo di questo momento per dirti che speriamo di poterti avere con noi nel prossimo autunno per festeggiare insieme i trent’anni del Guado. Un abbraccio forte..
Gruppo del Guado
Dopo due giorni di silenzio il Corriere riprende un lancio di agenzia in cui si comunica che il giudice per le indagini preliminari non ha concesso gli arresti domiciliari a don Domenico Pezzini. Curiosa la motivazione riportata: «pericolo di reiterazione del reato».Visto il modo in cui la stampa ha trattato l’argomento ci viene da pensare che nella sentenza ci sia scritta una motivazione diversa, che forse fa riferimento proprio al fatto che don Domenico ha respinto le accuse, ma di queste motivazioni nessuno saprà nulla.
Don Domenico Pezzini, il sacerdote di 73 anni arrestato nei giorni scorsi con l'accusa di aver abusato sessualmente di un 13enne originario del Bangladesh, resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Milano Giuseppe Vanore che ha respinto la richiesta dei legali di concedere gli arresti domiciliari al religioso in un'oasi monastica, località nella quale, secondo il giudice, sussisterebbe comunque il pericolo di reiterazione del reato. Secondo il gip, siamo nel campo di quella che il codice penale definisce «situazione di eccezionale gravità», per cui viene previsto il regime carcerario anche per soggetti ultrasettantenni. Il gip non ha ritenuto credibile la versione fornita da don Pezzini il quale, nell'interrogatorio di garanzia, aveva respinto ogni addebito.
Corriere della Sera del 31 maggio 2010
Sono stati tantissimi gli organi di stampa che hanno comunicato, il 25 Maggio del 2010, la notizia dell’arresto di quello che veniva definito «il prete dei gay» con l’accusa grave di aver compiuto degli abusi sessuali su un ragazzino di tredici anni. Abbiamo deciso di rendervi partecipi del modo in cui la stampa ha seguito la vicenda, proponendovi gli articoli che il Corriere della Sera ha dedicato al caso invitandovi a prendere nota del modo in cui le notizie sono state date e sono poi state successivamente corrette. Abbiamo poi seguito le vicende legate alla richiesta di arresti domiciliari sui giornali che, di volta in volta, ne hanno dato notizia.
La notizia dell’arresto è inserita tra le pagine di cronaca nazionale del quotidiano milanese. Da notare la frase secondo cui «durante la perquisizione in casa sua, gli agenti avrebbero trovato del materiale pedopornografico.
Un sacerdote di 73 anni della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini è stato arrestato con l'accusa di pedofilia. Il sacerdote, arrestato lunedì (ma la notizia è stata diffusa solo martedì) dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino che all'epoca degli abusi aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16). Nel corso di una perquisizione in casa sua, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.
Don Domenico Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale. Sin dagli anni '80 anima gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all'omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d'Italia, sono trasversali a tutte le chiese italiane e dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.
Don Pezzini, già docente di linguistica inglese all'Università di Verona, è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto «Gruppo del Guado» nato nel 1980 da un'esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 il gruppo «La Fonte» che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un'integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo.
Biagio Marsiglia e Gianni Santucci,Corriere della Sera del 25 Maggio 2010
Il giorno dopo la notizia viene ampliata nella cronaca milanese con un articolo che riprende alcune prese di posizione di don Domenico. Questa volta si fa riferimento a «una grossa quantità di materiale pornografico» e si aggiunge che «venerdì, quando sarà interrogato, don Domenico dovrà spiegare tante cose».
L’ha conosciuto in un parco, alla periferia di Milano. Il ragazzino, straniero, viveva in Italia con la famiglia. Pochi soldi in tasca, quasi niente, e mille paure addosso. L’ha aiutato, rassicurato. Parole buone, due spiccioli, don Domenico ci ha messo un attimo a conquistarlo. E tra lui e quel ragazzino triste, appena tredicenne, è nata una storia. Una storia sbagliata andata avanti per circa tre anni e finita, mesi fa, sul tavolo di un magistrato. Così lunedì scorso don Domenico Pezzini, 73 anni, sacerdote della diocesi di Lodi, ex docente dell’Università Cattolica e dell’ateneo di Verona, è stato arrestato. Violenza sessuale aggravata, questa l’accusa. Il sacerdote è stato fermato a Milano, la città in cui vive e dove, negli ultimi anni, ha celebrato messa in una parrocchia nella zona di via Padova.
Don Pezzini non è un prete come tanti, è stato fondatore e guida pastorale di gruppi di omosessuali cattolici, ha scritto libri e articoli. È uno studioso. La sua vittima, di questo si è convinta l’accusa, è rimasta intrappolata. Oggi è maggiorenne, e le indagini sono partite proprio dal suo racconto. Il ragazzino, dopo aver iniziato la relazione col prete, a causa delle difficoltà economiche viene allontanato dalla famiglia e ospitato in una comunità protetta. Ma la storia col sacerdote conosciuto per caso al parco va avanti. Secondo la ricostruzione dei magistrati, il religioso si prendeva in qualche modo cura del giovane, cercava di istruirlo, gli proponeva libri da leggere, musica da ascoltare, spesso gli consegnava piccole somme di denaro. Ed è proprio nelle pieghe di questa ambigua amicizia che sarebbero avvenuti i rapporti sessuali poi proseguiti per tre anni.
Negli ultimi mesi però gli educatori della comunità iniziano a notare qualcosa di strano. Il ragazzo era più chiuso, si isolava, aveva difficoltà di carattere che sembravano senza spiegazione. Col tempo e con cautela sono riusciti a farlo parlare. E ben presto i suoi racconti sono diventati una denuncia per la procura e un fascicolo nell’ufficio del magistrato Pietro Forno (che guida il pool contro i reati sessuali) e del pubblico ministero Cristiana Roveda. Da quel momento sono partite anche le indagini della Squadra Mobile di Milano, che dopo mesi di accertamenti, intercettazioni e riscontri al racconto del ragazzo, hanno portato all’ordine di custodia cautelare eseguito due giorni fa.
Nella casa del religioso è stata trovata una grossa quantità di materiale pornografico e venerdì, quando sarà interrogato dal gip, don Domenico dovrà spiegare tante cose. Passato pieno di iniziative, il suo. Nel 1980 don Pezzini, che non ha mai avuto incarichi pastorali nella diocesi di Milano, fondò un gruppo chiamato «Il guado», che poi lasciò nel 1986 per dare vita a «La fonte». Uno dei suoi ultimi libri si intitola «Le mani del vasaio: un figlio omosessuale. Che fare». Uomo molto colto, studioso, relatore in molte conferenze, ha sempre approfondito il tema dei dissidi interiori di chi si trova a dover conciliare l’omosessualità con il credo cattolico. Su questo prese posizione, molti anni fa, anche contro l’allora cardinale Ratzinger.
Al Corriere del Veneto, nel 2005, diceva così: «Criticai Ratzinger sui gay: mi cacciarono dal seminario». All’epoca già insegnava letteratura e linguistica inglese all’Università di Verona e in alcuni passaggi di quell’articolo spiegava: «In certi ambienti mi hanno anche accusato di gettare confusione nel popolo di Dio»; «Nell’ambiente gay, anche cattolico, il nome di Ratzinger non ha certo buon corso, ma tutti dal Papa in giù sanno che la Chiesa si fa con gli uomini, non con le astrazioni. Al di là della dottrina, se da me viene un cattolico omosessuale mica posso cacciarlo. Che direbbe Gesù?». Rilette oggi, dopo il suo arresto, queste frasi assumono un tono particolare. L’attrazione per quel ragazzino straniero conosciuto per caso, una relazione fondata sulla debolezza dei suoi tredici anni, della sua povertà, del suo disagio, sono un’ombra pesante per un uomo che delle sue missioni in Bangladesh ha scritto un diario ancora oggi disponibile sul sito del Pontificio istituto delle missioni.
Biagio Marsiglia e Gianni Santucci, Corriere della Sera del 26 Maggio 2010
L’argomento è ripreso anche il giorno successivo con minore evidenza: si dice che il ragazzo che accusa don Domenico è «uno con tanti problemi» e si aggiunge qualche nota di colore con la testimonianza dei vicini increduli.
Domani mattina don Domenico Pezzini, in carcere con l' accusa di violenza sessuale aggravata, affronterà l' interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Vanore. Chi lo conosce bene dice che non ci sono dubbi, don Domenico ripeterà quel che ha già borbottato ai poliziotti quando, tre mesi fa, hanno bussato all' uscio di casa sua, in via privata Terenzo Mamiani, una traversa di via Padova, e hanno rovistato dappertutto «Conosco molto bene questo giovane - aveva detto - ma io l' ho soltanto aiutato a curarsi e a studiare».
Nelle carte dell'accusa la denuncia circostanziata del giovane, uno con tanti problemi. Fra pochi mesi compirà i diciotto anni, ma all' epoca della presunta relazione col sacerdote ne aveva poco meno di quattordici. E ci sono anche un po' di intercettazioni. A fianco di don Pezzini ci sarà l'avvocato di fiducia Mario Zanchetti, che proprio oggi lo incontrerà.
Intanto, dalla palazzina grigia di via privata Terenzo Mamiani, dove don Domenico abita da cinque anni, chi ci vive non ha molta voglia di parlare. Sul citofono, quello del sacerdote è il quinto di trentasei cognomi, molti sono arabi e molti sono cinesi. La custode e il marito da molte ore non fanno altro che respingere gli assalti dei giornalisti.
«Non sappiano nulla - dicono - abbiamo appreso la notizia dai giornali e dalle televisioni. Qui don Domenico si vede e non si vede, è sempre in giro tra libri e lezioni. È molto colto. Non ha mai portato nessuno, mai visto qui il ragazzino. Ma sarà poi vero? Per noi è una brava persona».
Don Domenico Pezzini è uno che gira in bicicletta e nel quartiere, all'altezza di Turro, è molto conosciuto. Frequenta San Giovanni Crisostomo.
«Certo, un po' strane le sue movenze - dice un anziano che abita nella stessa strada e salutava sempre ogni volta che si incontravano - è uno dai modi un po' effeminati, ma qui non ha mai dato fastidio a nessuno, nessun problema nemmeno al grest della parrocchia». Ovvero il centro estivo, che in piena estate conta oltre duecento ragazzini.
Il vescovo di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi, alla cui diocesi don Domenico appartiene, prega e si dice amareggiato, colto di sorpresa. «Ma abbiamo tutti fiducia - aggiunge - che la giustizia terrena saprà fare il suo corso».
Cesare Giuzzi e Biagio Marsiglia, Corriere della Sera del 27 Maggio 2010
L’articolo viene presentato come il racconto del ragazzo che ha denunciato don Domenico. In realtà viene riportata una frase che non sembra certo tratta da un’intervista (quel riferimento alla «santa messa» ad esempio). Nell’ultima parte dell’articolo si dice che durante la perquisizione «gli investigatori non hanno trovato nulla di particolarmente interessante: qualche rivista omosessuale, qualche foto di uomini senza niente addosso» prevedibili nella casa di un prete che si occupa di omosessualità. Si tratta di uno dei due giornalisti che tre giorni prima aveva scritto che la casa di don Domenico era piena di materiale pedopornografico e, due giorni prima, aveva parlato di una grossa quantità di materiale pornografico. Possibile che non si sia sentito il bisogno di smentire quella notizia infamante dando maggiore visibilità alla verità che era emersa?
«Ogni domenica, dopo la santa messa, don Domenico mi portava a casa sua. E a volte è successo proprio lì, nella sua casa, che abbiamo avuto rapporti sessuali».
C’è anche questo nella denuncia raccolta dagli educatori del giovane che ha accusato don Domenico Pezzini, arrestato dalla Squadra mobile lunedì scorso con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata. I ricordi del ragazzo messi in fila dal sostituto procuratore Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, alla fine portano sempre lì, all’abitazione di don Domenico in via privata Terenzo Mamiani, a quella palazzina di colore grigio fatta a ferro di cavallo, con un grande giardino all’ingresso, l’erba sempre ben curata e, in questi giorni, le rose rosse in fiore lungo la cancellata che un po’ nasconde le piccole aiuole con i piccoli aceri rossi.
A casa del sacerdote, ha raccontato il giovane straniero che all’epoca dei fatti aveva poco meno di quattordici anni e oggi sta per compierne diciotto, alle volte si fermava a mangiare, di pomeriggio leggere dei libri e certe volte studiava e pregava.
«Andavo a casa sua quando potevo lasciare la struttura protetta che mi ospitava, sempre alla domenica, e alla sera poi tornavo nella mia cameretta». Non avrebbe detto niente prima, ha confidato il ragazzino, un po’ per paura e un po’ per vergogna.
Un racconto circostanziato, il suo. Un racconto nel quale la difesa di don Domenico Pezzini cercherà di individuare debolezze e incongruenze. Perché il «prete dei gay», come qualcuno chiama il sacerdote della diocesi di Lodi, nega con fermezza di avere avuto rapporti sessuali con il ragazzino.
«Non so ancora il perché di tutto questo — ha detto il sacerdote, che questa mattina comparirà davanti al giudice Giuseppe Vanore per l’interrogatorio di garanzia — ma il racconto fatto dal ragazzo non corrisponde alla verità, i fatti non mi tornano. Sì, è vero che in qualche occasione è venuto con me in casa mia, è pur vero che era di domenica, ma tutto il resto non è come lui dice».
Chi ha visto don Pezzini, nel carcere di San Vittore, parla di un uomo che soffre, che gira per la cella senza stare fermo un attimo, che prega e che si interroga. «Un uomo molto provato», raccontano.
«Col giudice—ha detto il sacerdote — parlerò. Voglio parlare, voglio dire come sono andate davvero le cose, io non ho fatto del male a nessuno, ma soprattutto non riesco a capire perché il ragazzo sia arrivato a dire quello che ha detto».
Don Pezzini ha 73 anni e, come avviene nei casi in cui l’arrestato ha una certa età, è assai probabile che il difensore di fiducia, l’avvocato Mario Zanchetti, abbia già individuato un luogo al sicuro, lontano da ogni presunta tentazione, in cui il giudice possa mettere il sacerdote agli arresti domiciliari in attesa che si faccia chiarezza sull’episodio. Tre mesi or sono la squadra mobile aveva bussato alla porta di don Domenico e gli aveva perquisito ogni stanza. Già in quella circostanza il prete aveva detto che «non era vero niente», ma lunedì scorso gli stessi poliziotti sono andati a prelevarlo per portarlo in carcere.
Nei cassetti, nell’armadio, ovunque abbiano messo mano, gli investigatori non hanno trovato nulla di particolarmente interessante. Qualche rivista omosessuale, qualche foto di uomini senza niente addosso, ma visti i temi molto particolari trattati da don Domenico, la fede e l’omosessualità, nessuno si è stupito. E non è affatto vero, come alcuni hanno detto, che la polizia ha sequestrato materiale pedopornografico. Oggi toccherà a don Domenico parlare.
Biagio Marsiglia, Corriere della Sera del 28 Maggio 2010
Il giorno successivo si da conto dell’interrogatorio di garanzia di don Domenico. Anche qui ci sono dei virgolettati che probabilmente sono stati costruiti ad hoc dal cronista. Si parla poi della richiesta degli arresti domiciliari.
Don Domenico Pezzini, il sacerdote della Diocesi di Lodi arrestato lunedì scorso per violenza sessuale (lo accusa un ragazzino originario del Bangladesh), ha respinto le accuse davanti al gip di Milano, Giuseppe Vanore, nel corso dell'interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore. Il sacerdote, 73 anni e molto conosciuto nella comunità omosessuale perché fondatore e animatore di gruppi di gay credenti, è accusato di aver abusato nella sua casa di un adolescente, tra il 2006 e il 2009, quando la vittima aveva tra i 14 e 17 anni ed era ospite di una comunità protetta per ragazzi difficili. Sull'inchiesta vige il più stretto riserbo da parte degli inquirenti e degli investigatori, e anche il collegio difensivo si è limitato a dire che il prete oggi ha respinto ogni contestazione davanti al giudice.
Il religioso, attraverso i suoi legali, ha presentato istanza per i domiciliari oggi al gip di Milano Giuseppe Vanore, indicando come possibile residenza una «oasi monastica» in provincia di Como. Il procuratore aggiunto di Milano Piero Forno e il pm Cristiana Roveda, che coordinano l'inchiesta, si sono riservati e non hanno al momento ancora fatto avere il parere sull'istanza della difesa. Il giudice deciderà sulla concessione o meno dei domiciliari non prima di lunedì prossimo.
A quanto si è appreso, il religioso non è apparso particolarmente provato o turbato nel corso dell'interrogatorio e ha raccontato di conoscere il ragazzino, ma ha negato di avere mai avuto attenzioni sessuali per lui. A tratti, sempre a quanto si è appreso, il religioso ha fatto riferimento alla sua attività a favore dei ragazzi con disagi e problemi.
A don Pezzini vengono contestati reati commessi fino all'ottobre del 2009 e nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, come esigenza cautelare, viene rilevato il pericolo di reiterazione del reato.
Corriere della Sera del 29 maggio 2010
«Incredulità». È questa la prima reazione del Gruppo di omosessuali cattolici Il Guado dinanzi alla notizia dell'arresto di don Domenico Pezzini, sacerdote della diocesi Lodi accusato di abusi sessuali su un tredicenne (smentita invece la notizia circolata nelle prime ore secondo cui nella sua abitazione è stato trovato materiale pedopornografico; il materiale è in realtà pornografico). Del gruppo Il Guado, fondato nel 1980 a Milano, don Pezzini ha visto la nascita, da prete pubblicamente schierato nell'accompagnare i percorsi spirituali e di vita delle persone omosessuali credenti.
«Se infatti è vero che le nostre strade si sono separate più di venticinque anni fa», scrivono oggi in un comunicato, «è anche vero che la nostra stima nei suoi confronti è ancora grande». Di lui apprezzano «il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti, che ha aiutato a conservare la fede; i ripetuti interventi con cui ha saputo affrontare il tema dell’omosessualità declinando in maniera esemplare la fedeltà al Vangelo e il rispetto per le persone che la vivono in prima persona; di lui conosciamo i numerosi libri di spiritualità che l’hanno fatto diventare un conferenziere molto apprezzato non solo nella Chiesa italiana, ma anche fuori d’Italia».
«La notizia che una persona che gode della nostra stima è stata arrestata con un’accusa grave ci lascia quindi increduli e frastornati. Facciamo fatica a pensare a lui come al responsabile di un reato così odioso e così vigliacco come quello di cui viene accusato. In attesa di conoscere la verità su questa vicenda dolorosa crediamo che la prima cosa che dobbiamo fare è quella di pregare, nella speranza che si tratti di un grosso equivoco».
La speranza che sia solo un equivoco, in questo caso, non è un voltare la faccia dall'altra parte. Delicatissimo il passaggio del comunicato di Il Guado che lo spiega:«si tratta di una speranza che nasce dalla solidarietà nei confronti del ragazzo che ha sporto la denuncia, perché un male come un abuso sessuale subito da parte di un sacerdote non è mai da augurare a nessuno; si tratta di una speranza che nasce dalla nostra stima per don Domenico, che ha fatto tante cose buone e che non vorremmo mai vedere coinvolto in una situazione così grave: si tratta di una speranza che nasce dalla solidarietà che proviamo per tanti omosessuali credenti italiani, che in don Domenico hanno riposto la loro fiducia e che potrebbero sentirsi traditi se gli abusi di cui è accusato risultassero fondati; si tratta infine di una speranza che nasce dall’amore che portiamo per la chiesa italiana: una chiesa di cui il ragazzo che ha denunciato l’abuso è comunque un figlio; una chiesa di cui don Domenico è comunque un ministro; una chiesa di cui noi tutti ci sentiamo comunque membra ferite da questa notizia».
Nell'esprimere questa speranza, precisa Il Guado, «non possiamo però non ribadire il nostro rispetto e la nostra simpatia per il lavoro di indagine e di approfondimento che la magistratura e i corpi di polizia stanno portando avanti: a loro spetta il compito delicato di accertare la verità e di ristabilire la giustizia. Quanto a noi intendiamo continuare quello che facevamo prima con un impegno e con un senso di responsabilità ancora maggiori».
Sara De Carli su Vita del 26 Maggio 2010
Dopo l’arresto di Don Pezzini con l’accusa di presunti abusi su minore, Aurelio Mancuso presidente della comunità LGBT, in una nota dichiara: «In queste ore è forte lo scoramento tra i tanti gay cattolici che hanno conosciuto di persona o tramite le sue azioni e opere don Mario Pezzini – e prosegue – Abbiamo sempre apprezzato un percorso pastorale di ascolto e di difesa della dignità delle persone omosessuali dentro la chiesa cattolica. Tutto questo però non può mettere in secondo piano che le accuse mosse al prelato sembrano essere precise e circostanziate: violenza e abuso sessuale su minore. Per questo anche in questo caso, la nostra posizione non può che essere di ferma fiducia nei confronti delle indagini che potranno chiarire meglio la situazione. Se questo delitto sarà confermato noi gay credenti dobbiamo stare dalla parte della vittima, esprimere dolore e condivisione rispetto a una violenza che lascerà nella sua vita un segno indelebile. Proprio in nome delle teorie propugnate da don Pezzini e da tanti altri teologi, pastori, intellettuali cattolici, dobbiamo saper riconoscere dov’è l’errore, senza cedimenti o possibili fraintendenti attenuanti. Proprio in questi casi bisogna mantenere il coraggio della denuncia e della fermezza, nessun genitore, parente, prete, educatore, insegnante può violare, abusare un minore. Non importa se siano noti, progressisti o conservatori, accoglienti o omofobi, quello che conta – conclude Mancuso – sono le azioni, di cui devono rispondere senza alcuna copertura culturale, davanti alla giustizia dell’uomo».
Dal sito www.mondoraro.org
Qualche mese fa il cardinal Martini è tornato su molti dei temi che gli stanno a cuore in un libro intervista che ha scritto con il gesuista austriaco Georg Sporschill. Su questo libro il Guado ha organizzato, insieme alle altre associazioni che partecipano al Coordinamento 9 Marzo, una giornata di studi e di approfondimenti. Ci sembra quindi il caso di riaprire il dossier dedicato agli interventi dell'arcivescovo emerito di Milano per proporvi una serie di nuove riflessioni.
Abbiamo appreso dell’arresto di don Domenico Pezzini. La squadra mobile di Milano lo ha fermato il 24 maggio, con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzo che, all’epoca dei fatti, cioè circa tre anni fa, aveva solo tredici anni.
Nel corso di una perquisizione in casa sua gli agenti avrebbero anche trovato, riportano le agenzie e i siti web, materiale pedopornografico. Attendiamo serenamente che si concludano le indagini e l’eventuale procedimento giudiziario, nel massimo rispetto degli inquirenti e dei giudici.
Don Domenico Pezzini ha 73 anni. È un sacerdote della Chiesa cattolica di Lodi, ma da decenni risiede e svolge la sua attività pastorale a Milano, mantenendo rapporti semplici e cordiali con tante persone, laiche, religiose, ecclesiastiche, della Chiesa cattolica ambrosiana, arcidiocesi che in Italia si distingue sempre per la sua operosità, apertura culturale, capacità di dialogo e inclusione. Oggi è in pensione, dopo una lunga carriera all’Università di Verona come professore ordinario di letteratura inglese antica.
Si tratta di uno dei sacerdoti italiani maggiormente impegnati nell’assistenza spirituale delle persone omosessuali e nella promozione di gruppi di gay cristiani. Ha partecipato alla vita dei primi gruppi italiani di omosessuali credenti, il Davide e Gionata di Torino e il Guado di Milano. Nel 1986 ha fondato a Milano il gruppo La Fonte. Senz’altro è uno dei più visibili. Insieme a don Franco Barbero, padre Jean Baptiste Edart e, si parva licet, a chi scrive, ha reso una coraggiosa testimonianza spirituale e pastorale in un documentario di Alberto D’Onofrio del 2008, intitolato «Confessioni di un gay cattolico», apparso su Cult e tuttora disponibile sul circuito Fastweb.
Don Domenico Pezzini ha aiutato tantissime persone che vivevano il conflitto spesso dolorosissimo tra fede e omosessualità. Se pensiamo a tante vittime dell’omofobia e a tanti suicidi di persone omosessuali in crisi con la loro coscienza cristiana, non crediamo di esagerare se diciamo che ha letteralmente salvato molte vite, con la sua testimonianza di vita, pensiero e azione.
Chi scrive lo ha conosciuto ormai dieci anni fa, a Torrazzetta, il periodico raduno di persone gay cristiane nella provincia pavese, organizzato dal gruppo La Fonte. Abbiamo fiducia in lui. Crediamo e speriamo che tutto si chiarisca presto. Gli vogliamo bene. Temiamo per la sua cagionevole salute.
Le chiese stanno finalmente collaborando con le autorità civili per porre fine ai casi di pedofilia e, più in generale, ai casi in cui membri del clero importunano minorenni. Dopo decenni di ipocrisia e di cultura omertosa, questa svolta ci voleva. È di oggi, in proposito, una dichiarazione della Conferenza episcopale italiana che ammette l’esistenza di circa 100 casi di preti pedofili in Italia.
Sappiamo purtroppo che, consciamente o incosciamente, si cerca talvolta di trascinare nel fango le persone omosessuali, e i pochi preti che hanno sempre dato loro una mano, come se c’entrassero qualcosa con la pedofilia. Abbiamo già denunciato, gli errori di coloro che fanno confusione fra lotta agli abusi sulla gioventù e omosessualità. Temiamo che anche don Domenico possa essere una vittima di questa impropria correlazione, che fa peraltro molto comodo a chi non vuole il cambiamento e la verità.
A chi crede, chiediamo una preghiera per don Domenico.
Mauro Vaiani, gruppo «Il Ponte» di Pisa, gaymagazine.it del 26 Maggio 2010
Di fronte alla notizia dell’arresto di don Domenico la prima reazione che proviamo è quella dell’incredulità.
Se infatti è vero che le nostre strade si sono separate più di venticinque anni fa è anche vero che la nostra stima nei suoi confronti è ancora grande: di lui apprezziamo il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede; di lui apprezziamo i ripetuti interventi con cui ha saputo affrontare il tema dell’omosessualità declinando in maniera esemplare la fedeltà al vangelo e il rispetto per le persone che la vivono in prima persona; di lui conosciamo i numerosi libri di spiritualità che l’hanno fatto diventare un conferenziere molto apprezzato non solo nella chiesa italiana, ma anche fuori d’Italia.
La notizia che una persona che gode della nostra stima è stata arrestata con un’accusa grave ci lascia quindi increduli e frastornati. Facciamo fatica a pensare a lui come al responsabile di un reato così odioso e così vigliacco come quello di cui viene accusato.
In attesa di conoscere la verità su questa vicenda dolorosa crediamo che la prima cosa che dobbiamo fare è quella di pregare nella speranza che si tratti comunque di un grosso equivoco.
Si tratta di una speranza che nasce dalla solidarietà nei confronti del ragazzo che ha sporto la denuncia, perché un male come un abuso sessuale subito da parte di un sacerdote non è mai da augurare a nessuno,
Si tratta di una speranza che nasce dalla nostra stima per don Domenico, che ha fatto tante cose buone e che non vorremmo mai vedere coinvolto in una situazione così grave.
Si tratta di una speranza che nasce dalla solidarietà che proviamo per tanti omosessuali credenti italiani, che in don Domenico hanno riposto la loro fiducia e che potrebbero sentirsi traditi se gli abusi di cui è accusato risultassero fondati.
Si tratta infine di una speranza che nasce dall’amore che portiamo per la chiesa italiana: una chiesa di cui il ragazzo che ha denunciato l’abuso è comunque un figlio; una chiesa di cui don Domenico è comunque un ministro; una chiesa di cui noi tutti ci sentiamo comunque membra ferite da questa notizia.
Nel condividere questa speranza non possiamo però non ribadire il nostro rispetto e la nostra simpatia per il lavoro di indagine e di approfondimento che la magistratura e i corpi di polizia stanno portando avanti: a loro spetta il compito delicato di accertare la verità e di ristabilire la giustizia.
Quanto a noi intendiamo continuare quello che facevamo prima con un impegno e con un senso di responsabilità ancora maggiori, nel ricordo delle parole con cui Gesù ha congedato i suoi discepoli al termine del Vangelo di Matteo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Chiediamo a lui di aiutarci tutti a non dimenticare mai di questa sua promessa.
Il Guado – Gruppo di riflessione e di approfondimento tra Fede e Omosessualità
Di fronte alla notizia dell'arresto di don Domenico Pezzini la prima reazione che proviamo è quella di una profonda costernazione e, subito dopo, di grande tristezza e smarrimento. Vogliamo esprimere fraterna vicinanza ai gruppi della Fonte e del Guado che stanno vivendo questo brutto momento. Ma è un momento brutto e triste anche per noi. Il nostro gruppo è nato a Roma venti anni fa su sollecitazione proprio di don Domenico Pezzini, che non ha mai fatto mancare nei nostri confronti la sua stima e la sua amicizia. In questo cammino ventennale abbiamo imparato ad apprezzare il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede.
Abbiamo apprezzato i ripetuti interventi con cui ha saputo affrontare il tema dell'omosessualità declinando in maniera esemplare la fedeltà al Vangelo e il rispetto per le persone che la vivono in prima persona.
Abbiamo conosciuto i numerosi libri di spiritualità che l'hanno fatto diventare un conferenziere molto apprezzato non solo nella chiesa italiana, ma anche fuori d'Italia. Grazie a Domenico abbiamo fatto tanta strada in questi anni, e la luce nuova con la quale ha illuminato la vita e la fede di tanti omosessuali credenti non può essere offuscata in alcun modo.
Continueremo a testimoniarla e farla crescere nella chiesa e nel mondo.
Dichiariamo con fermezza la nostra opposizione e il nostro totale rifiuto ad ogni atto di violenza, ancor più abietto se perpetrato verso i più piccoli e i più indifesi: qualunque vittima di violenza e di abusi sessuali, specie se minore, ha e avrà sempre da noi totale solidarietà!
Manifestiamo altresì la nostra speranza che le istanze giudiziarie, svolgendo accuratamente il proprio lavoro,accertino al più presto la verità dei fatti. Nel frattempo non possiamo non deplorare quello che si configura come una campagna mediatica che non rivela rigore nel riferire i fatti, divulgando notizie non confermate, facendo collegamenti a persone e fatti che sono approssimativi e impropriamente allusivi, e soprattutto non trattando con il dovuto rispetto e riserbo le persone coinvolte.
In attesa di conoscere la verità su questa vicenda dolorosa crediamo che la prima cosa che dobbiamo fare è quella di pregare, certi che si farà piena luce su tutta la vicenda.
Gruppo La Sorgente - Roma
Tanti i commenti che ci sono arrivati via email e attraverso il nostro profilo su Facebook. Ve ne proponiamo alcuni.
Postato da Carlo
Don Pezzini l'ho conosciuto di persona. Prima di prendere appuntamento per andargli a parlare gli ho mandato una lunga email per fargli capire che poteva fidarsi di me, che non ero uno sbandato o altro. Di questi tempi in cui ti entrano in casa anche di giorno mentre magari ci sei anche tu, mi sono detto che non si sa mai. Quando l'ho incontrato, la prima cosa che ho pensato è stato: «Quest’uomo si fida troppo a far entrare le persone in casa sua». Abbiamo parlato anche di questo e io l’ho richiamato. Lui mi ha raccontato che una volta gli hanno rubato anche il cellulare. Questo per dire che non mi stupirei se qualcuno avesse sfruttato un momento di distrazione per introdurre in casa del materiale pedopornografico. Non sto dicendo che è un ingenuo, penso però che sia troppo buono, che si comporti da uomo di Dio che fa lo sbaglio di aprire la porta a tutti. Si tratta comunque di mie supposizioni. Quello che è certo è che io pregherò per lui. Perché venga assolto nel caso in cui non sia colpevole, oppure, nel caso contrario, perché Satana, che tutti hanno paura di nominare, si allontani da lui.
Postato da Franz
Questa notizia mi lascia sgomento. spero che sia tutto falso per lui e per la nostra comunità di omosessuali credenti che abbiamo trovato sempre conforto nelle sue riflessioni. Preghiamo il Signore che l’inchiesta sia rapida. arrivi a conclusioni di archiviazione per l’insussistenza di responsabilità.
Postato da Andrea
Spero che la verità venga a galla, conosco don Domenico da quando avevo 16-18 anni, ho avuto modo di avvicinarlo in seminario, ma oltre ad un aiuto in inglese, ad una guida spirituale, mi spronava perché io leggessi e approfondissi: non si è mai sognato di andare oltre. Penso che non avrebbe mai abusato di nessuno. Ho avuto modo di conoscerlo, per il suo essere oltre che prete una persona che aiutava gli omosessuali a sentirsi adeguati nella chiesa, cosa che non accade di solito, visto che si è additati, giudicati e condannati. Ho avuto con lui un rapporto epistolare durato anni, l’ho sempre stimato e apprezzato.
Postato da Eugenio
Io non ho conosciuto don Domenico per l’apostolato o l’impegno nei confronti dei credenti omosessuali, anche se da anni sapevo di questa sua attività. Io l’ho conosciuto nella Diocesi di Lodi, direi almeno 20 anni or sono, io diciannovenne, quando veniva chiamato a predicare gli esercizi spirituali per i ragazzi delle superiori del Collegio Vescovile. Lì ho imparato ad apprezzare e stimare questo sacerdote colto, intelligente, arguto, testardo e alla mano, semplice nelle relazioni con gli altri. Mai ho notato qualche suo atteggiamento neppur velatamente equivoco con nessuno dei ragazzi presenti agli esercizi.
Ovviamente e con profonda compassione, ove i fatti fossero reali e realmente accertati, provo dolore e pietà nei confonti della presunta vittima: non si augura nemmeno a un cane di essere violentato, sempre che di violenza si tratti. Già in serata di oggi la notizia di rinvenimento di materiale pedopornografico pare destituita di fondamento, si parla genericamente di altro materiale o di materiale pornografico e non mi risulta che la detenzione di questo materiale costituisca reato (altrimenti il 75% degli italiani sarebbero da arrestare immediatamente).
Sono per giunta rimasto sbalordito dal commento del presule della mia Diocesi. Praticamente sembra quasi che abbia appreso oggi dell’esistenza di questo prete dicendo che è stato sì, ordinato a Lodi, ma quarant’anni fa e che da tanto tempo vive a Milano. Tutte cose vere, ma mi risulta comunque che sia ancora incardinato a Lodi e che faccia parte del presbiterio della Diocesi. Davvero molto fredda, troppo fredda, la dichiarazione del vescovo. Qualche precisazione e nemmeno una cenno di pietà.
Non voglio fare della dietrologia, ma credo che, in un momento in cui la Chiesa è sotto tiro, e dopo le dichiarazioni del cardinal Bertone, l’idea di aver trovato una pecora nera da sacrificare e da immolare per il bene di molti sia passata nella testa di alcuni ecclesiastici. Che don Pezzini fosse un prete scomodo lo si sapeva: cacciato dalla Diocesi di Lodi nel 1968 per le sue prese di posizione, omosessuale e difensore di omosessuali che sono per giunta cattolici, ci sono tutti gli elementi per farne il capro espiatorio di una situazione di cui non è certo lui il responsabile. Sono molto amareggiato, ma ancora di più dubbioso e sbalordito.
Postato da Fabio
Anch’io conosco personalmente don Domenico da 4 anni e nelle occasioni che ho avuto di ascoltarlo ho sempre apprezzato la sua intelligenza e il suo senso dell’umorismo. E’ davvero un prete che non annoia mai! Anch’io sono scosso e assolutamente attonito di fronte alle accuse mosse nei suoi confronti.
Postato da Silvia
Carissimi amici,
sono rimasta sgomenta dall’appredere dell’arresto di don Domenico. Io l’ho conosciuto una decina di anni fa quando ho iniziato a frequentare «La Fonte». Nonostante abbia cessato di farlo, lui e tutto il gruppo mi sono rimasti nel cuore e non smetterò mai di ringraziarli del bene che mi hanno fatto. Spero che la verità venga alla luce – la verità tutta intera e mi unisco alla vostra preghiera per un uomo che mi ha dato tanto e che non penso sia capace di simili nefandezze.
Postato da Alberto
Solidarietà a tutti i preti che conoscono le sofferenze della gente, in primis le sofferenze di chi non ha diritti. Se l'accusa dovesse essere verificata, la condanna deve essere inequivocabile e durissima. Da insegnante e da cittadino la pedofilia è aberrante e per primi i gay devono dirlo a voce alta. Se l'accusa dovesse essere infondata, chi risarcirà questo prete del danno terribile?
Postato da Angelo
Grazie per il prezioso lavoro che state facendo, grazie per la raccolta degli articoli di giornale che fonrnisce più informazioni su questa vicenda. Anche io sono stato molto colpito da questa notizia e faccio fatica a credere che la situazione sia quella denunciata. Condivido la scelta di creare un momento di confronto e di scambio riguardo alla notizia dell' arresto di Don Domenico anche se a me sarà impossibile partecipare.
Postato da Mauro
Carissimi amici del Guado, sarei venuto all'incontro, ma purtroppo sabato lavoro in comunità tutto il giorno. Continuerò a farmi tenere informato da Gianni. Dal mio punto di vista è ovvio che, se don Domenico ha commesso un abuso, debba assoggettarsi alla legge come chiunque altro. Tuttavia spero che così non sia. Per lui e per il ragazzo. E in ogni caso questo non cancella il coraggioso lavoro da lui svolto per gli omosessuali credenti nè la vicinanza cui ha diritto come ogni persona.
Postato da Nicoletta
Scusate se intervengo dato che non conosco nessuno. E’ giusto, da parte del gruppo, informare e dare spazio anche alle opinioni, se no giustamente si potrebbe essere accusati di reticenza. Io personalmente ho un solo commento: lasciamo lavorare gli inquirenti, tutto il resto e' gossip. Che poi ciascuno se la veda poi con la propria coscienza che è il vero giudice.
Ci é pervenuta questa lettera spedita da un ex ragazzo scout di don Domenico al suo avvocato. La pubblichiamo perché ci permette di capire chi era don Domenico con gli adolescenti con cui lavorava nella parrocchia con cui collaborava.
Egregio avvocato Zanchetti,
Ho 42 anni e sono sposato con due figli. Conosco molto bene don Domenico dal 1982, quando venne a svolgere il compito di assistente spirituale del gruppo scout AGESCI Milano 21, presso la parrocchia di San Giovanni Crisostomo in via Cambini 10, a Milano (non ricordo esattamente se don Domenico venne al Milano 21 nel 1982 o nel 1983. Facile comunque da verificare chiedendo alla curia quando partì da san Giovanni Crisostomo don Adrio Cappelletti: fu in quell'anno che don Domenico subentrò come assistente spirituale del Milano 21).
Ho frequentato don Domenico intensamente e con regolarità per anni, durante le attività scout.
Si trattava di riunioni settimanali nella sede parrocchiale, riunioni oppure campeggi tutte le domeniche, altri campeggi di più giorni a Pasqua o Natale e d'estate, più altre occasioni di incontro proposte dall'associazione.
Le straordinarie qualità umane, morali, spirituali, culturali, religiose costantemente dimostrate da don Pezzini nei suoi rapporti con me (e con tanti altri che pure so disponibili a testimoniare in questo senso) mi hanno portato a mantenere vivo un rapporto di amicizia e frequentazione di don Domenico al di là dei tempi dell'associazionismo scout.
Anche dopo aver lasciato il gruppo scout: dal marzo 1987 alla fine del 1989 e dal gennaio 1996 in poi, ho continuato a frequentarlo quando possibile durante i miei soggiorni in Italia. L'ultimo mio incontro con don Domenico nella sua casa di via Mamiani a Milano si è svolto in una serata tra il 20 e il 22 marzo 2010, durante un mio breve passaggio da Milano.
Fin da ragazzino ho frequentato la sua casa (allora in via Padova 95, a pochi passi dalla parrocchia e in un grande condominio abitato da un centinaio di famiglie, compresi molti assidui parrocchiani) spesso da solo. Fino al 1987, e poi dal 1990 alla fine del 1995, in media ogni due mesi. Dal 1996 ad oggi in media una volta all'anno.
Le qualità di cui ho positivamente beneficiato nel mio percorso educativo, crescendo con lui e grazie a lui come ragazzino, adolescente e poi adulto, si sono sempre manifestate senza la minima ambiguità od ombra su una condotta costantemente esemplare. Don Domenico ha sempre mantenuto una rigida separazione tra le attività svolte con il gruppo scout e quelle con gruppi di omosessuali credenti. Il suo temperamento era generalmente piuttosto ruvido e agli antipodi di quello che ci si potrebbe aspettare da un adescatore di giovani.
Sono disposto a presentare una dichiarazione spontanea nelle forme previste dalla legge o anche a testimoniare. Sono disponibile a venire dall’estero a mie spese per testimoniare al momento opportuno.
Sono preoccupato dalla decisione del GIP di non concedere gli arresti domiciliari a don Domenico. Come saprà è cardiopatico e a marzo mi aveva confidato la preoccupazione per il suo stato di salute.
Sono tanto più turbato in quanto il mio lavoro quotidiano comporta tra l'altro l'identificazione e il finanziamento di attività di difesa dei diritti umani, dove pratiche meno sottili ma ritenute altrettanto efficaci vengono adottate per spingere gli imputati a confessare. Sarei felice di sapere che don Domenico sarà informato di questo mio messaggio e che la mia famiglia prega per lui.
Una persona ci ha scritto questa lettera. La pubblichiamo con la nostra risposta.
Testo della lettera
Sono triste e amareggiata per quello che sta succedendo, anche se personalmente lo trovo quasi scontato: pensavi che potesse rimanere per sempre nel limbo dell’innominabilità quello che don Pezzini viveva e diceva?
A non può essere uguale a «non A», si tratta di semplice ragionevolezza e il cristianesimo è tremendamente ragionevole nella sua follia di amore. La posizione di chi dice: «Vivi in fedeltà la tua omosessualità cristiana» è frantumata dall’inizio, nel senso che non esistono pulsioni o psichismi o affettività teoriche, esistono gli uomini e le donne reali. La gnosi è una tentazione molto primitiva, apparentemente colta, ma in realtà profondamente diabolica (nel senso vero del termine, perché divide corpo e psiche, corpo e anima), un tentazione che ha accompagnato fin dall’inizio la storia dell’uomo e che, prima e dopo il Cristianesimo, ha fatto tanti danni. Ecco! Io penso che anche la pretesa di una «omosessualità cristiana» sia una neo eresia di stampo gnostico. Non voglio filosofeggiare anche perché in questo momento mi interessa come si sentirà don Domenico (per il quale ho pregato e continuerò a pregare, visto che di parlare con lui non se ne parla).
I ragazzi che ho conosciuto personalmente e che frequentavano i suoi incontri mi spiegavano di come ogni serata pastorale finisse e che la conclusione non fosse a tarallucci e vino. Quelli erano maggiorenni, ma non è questo il punto (non è il vostro gruppo amico AGEDO che propugna anche per i minorenni, a partire dalla scuola, una «sana accoglienza del loro orientamento sessuale?»).
Comunque, oggi bando ad ogni nota polemica. Sei stato a trovare don Domenico in carcere? In questo momento, a parte le parole, credo gli serva una vicinanza vera e affettuosa: se non ne faranno un capro espiatorio, adesso che è compromesso con il minorenne, comunque non credo che saranno in tanti a volergli dire: «Guarda che Gesù ti ama, sempre e comunque».
Prova a dirglielo almeno tu, che sei stato a lui vicino in molte occasioni e che conosci la sua algidità, la sua rigidità e sua superbia. Che tiri giù tutte le difese e si lasci abbracciare (non eroticamente, naturalmente) da qualcuno che gli dica che gli vuole bene.
Io intanto abbraccio te
Quanto a don Domenico io spero ancora che le accuse del ragazzo non siano vere. Anche se da quello che mi scrivi sembra che tu non faccia differenza, secondo me c'è una differenza importante tra abusi sessuali su minori e rapporti sessuali tra maggiorenni consenzienti. Nel primo caso ci troviamo davanti a un criminale che usa la sua superiorità senza chiedersi quale è veramente il bene dell'altro, nel secondo caso ci trovo davanti a una delle tante persone dalla vita sessuale allegra che ci sono da quando mondo è mondo (pensa alla nostra comune amica samaritana, che aveva avuto cinque mariti e che conviveva con uno che non è suo marito).
Occorre amare tutti, ma non si può non condannare un abuso che potrebbe avere conseguenze gravi nella vita di una persona. E certi discorsi che qualcuno fa quando dice: «Ma insomma, sono adolescenti che ci provano» a me non piacciono in nessun modo. Ecco perché davvero la mia stima per don Domenico avrebbe un crollo verticale se davvero saltasse fuori che ha davvero abusato di quel ragazzino.
Io non lo conosco nel privato: sono stato a un solo ritiro a Torrazzetta e non ho visto niente di fuori posto. Ma ho sempre pensato che fosse una persona che quando scriveva che «vivere da omosessuali è soprattutto un impegno» parlasse anche della sua esperienza personale. Adesso mi accorgo che forse (e sottolineo il forse, perché spero ancora che le accuse non siano vere) è uno dei tanti preti che ho conosciuto che non fanno quello che dicono che si deve fare. Per fortuna la mia fede é abbastanza solida per non andare in crisi di fronte a un episodio del genere, ma penso a chi non ha le spalle grosse come le mie e non posso non preoccuparmi.
In ogni caso hai ragione quando dici che non bisogna lasciarlo solo. L'ho sempre pensato di tutti i preti accusati di abusi sessuali e continuo a pensarlo anche adesso che l'accusa riguarda un prete che conosco. Dio ci dice di amare tutti, soprattutto le persone che sbagliano. E, se don Domenico ha sbagliato, chiedo al Signore la forza di amarlo di più che in passato, quando mi pesava quel suo atteggiamento di "superiorità" che è stato poi la causa principale del suo divorzio dal Guado nel 1985.
Trovo molto gravi le cose che dici quando sostieni che nel tentativo di «vivere con fedeltà la propria omosessualità cristiana» c'è qualche cosa di diabolico. Il Diavolo, mia cara, lavora per farci rifiutare la nostra umanità, non per farcela accettare. In questo senso mi sembra molto più diabolica tutta quella repressione sessuale che porta tante persone, tra cui tanti preti, a compiere dei crimini così odiosi come gli abusi sui minori.
Non so cosa mi capiterà tra vent'anni. Mi accorgo che alcuni omosessuali anziani perdono quella giusta dose di controllo che una persona adulta deve avere. Ma davvero spero di restare sempre così: uno che ha avuto la grazia di uscire dalla sua solitudine costruendo una relazione fedele e responsabile con una persona di cui sa apprezzare pregi e difetti. Forse don Domenico, nonostante le decine di persone che gli stavano intorno, era una persona sola. Di certo il Diavolo sfrutta la nostra solitudine per allontanarci da Dio. Ci illude quando ci fa pensare di potercela fare con l'illusione di essere degli angeli e poi ci fa cadere, e ci spinge a fare cose che, non solo degradano anche la nostra umanità, ma che nemmeno un bestia farebbe.
No, mia cara, non credo proprio che nella relazione che ho con il mio compagno ci sia qualche cosa di diabolico. In questo senso, ancora una volta, la pensiamo in maniera diversa.
Trovo infine perfida e ingiustamente cattiva la citazione del documento dell’AGEDO che fai di passaggio quasi dicendo che questa associazione, in qualche misura, è a favore degli abusi sugli adolescenti. La frase che tu citi si inserisce infatti all’interno di un discorso più ampio in cui si sottolinea la necessità di una solida educazione sessuale da impartire agli adolescenti proprio per dare loro tutti gli strumenti che hanno bisogno per respingere gli attacchi di certi adulti che intendono abusare di loro. Lavorare per una «sana accoglienza dell’orientamento sessuale degli adolescenti» non significa giustificare, come invece sembri fare tu all’inizio della tua lettera, le porcherie che alcuni adulti cercano di care con loro. Significa invece aiutarli a prendere coscienza delle caratteristiche della loro vita affettiva per permettere loro di non subire quegli abusi che troppi, prima di loro, hanno patito in silenzio.
Ancora una volta non siamo d’accordo, ma questo non deve impedirci di volerci bene lo stesso.
Preghiamo per don Domenico che ne ha bisogno. E preghiamo anche per il ragazzino che l'ha denunciato: se la denuncia fosse fondata, infatti, sarebbe lui la vera vittima di tutta la vicenda (e invece tu, tutta presa dall’opportunità di dire che gli omosessuali sono degli eretici e che l’AGEDO appoggia i pedofili, non hai detto una parola in favore di questo poveretto), ma anche se (come spero) la denuncia non fosse fondata, ci sarebbe comunque una grossa ferita da sanare che ha bisogno delle comunque delle nostre preghiere.
Un abbraccio forte.
Gianni Geraci
La dottoressa Chiara Atzori, che si danna l’anima (nel vero senso della parola, perché se va avanti così finirà all’Inferno) per promuovere in Italia le terapie riparative di Joseph Nicolosi, ha scritto, in seguito all’arresto di don Domenco Pezzini, una lettera alla rivista Tempi. Ve la proponiamo unitamente a un commento di un lettore della stessa rivista.
La lettera della dottoressa Atzori
La scorsa settimana hanno arrestato don Domenico Pezzini, esimio professore di Letteratura Inglese all’Università di Verona, incardinato nella Diocesi di Lodi, ma residente e attivo con i suoi gruppi di “omosessuali cattolici” a Milano e per diramazione in tutta Italia. I suoi testi, pubblicati da varie case editrici cattoliche, presentavano difficoltà e ambiguità che alcuni colti recensori, fra cui anche Mons.Gianfranco Ravasi non hanno apparentemente colto in passato. E’ un fatto drammatico, se si confermerà vera l’accusa. Più grave e diffuso il male che don Pezzini ha fatto alla Chiesa nel formare attraverso i suoi molteplici libri, interventi e riunioni mensili (Il Guado, La Fonte, sono tutte realtà che promanano da lui) il concetto errato che è Dio che “fa” gli omosessuali (le mani del vasaio sarebbero le sue) e che essere omosessuali è una forma “più alta” di conoscenza della realtà, di cultura e sensibilità. Trattasi insomma di un vero e proprio eretico gnostico, non certo “solo” efebofilo. Preghiamo per lui, perché non venga trasformato in un capro espiatorio da parte di chi fino ad ora lo ha lasciato operare e predicare, e perché la riflessione serva a tutta la Chiesa nel cammino di purificazione e di penitenza per le innegabili mancanze compiute.
Chiara Atzori
«La parola e la mordacchia». Un commento di Gianni De Martino.
La lettera di Chiara Atzori suona come un caratteristico takfir. «Trattasi insomma di un vero e proprio eretico gnostico, non certo 'solo' efebo filo». Il takfir è una pronuncia islamica di kufr, ovvero di empietà. Per i fondamentalisti islamici questa specie di scomunica autorizzerebbe la condanna a morte del reo, a meno di un repentino pentimento. Per la Atzori, invece, l'accusa rivolta a don Pezzini di essere anche «un vero e proprio eretico gnostico», si accompagna a un invito, piuttosto subdolo, alla preghiera: «Preghiamo per lui, perché non venga trasformato in un capro espiatorio da parte di chi fino ad ora lo ha lasciato operare e predicare».
Oltre che un esempio di cattiva fede, se non di carità pelosa, forse motivata da ansia purificatrice, in pratica la signora Atzori chiede che nella Chiesa ci si adoperi a mettere la mordacchia a don Pezzini, per riparare alle "mancanze" che case editrici cattoliche, colti recensori come il cardinal Ravasi e tutti noi avremmo compiuto lasciandolo parlare. Insomma, alla parola la signora Atzori preferisce e raccomanda a tutti la mordacchia.
Se si riflette, inoltre, che il "capro espiatorio" su cui infierisce la Atzori è un uomo rispettabile come don Pezzini, la lettera inviata ai suoi sodali della rivista Tempi appare particolarmente ipocrita e ributtante. Quanto alle teorie e alle pratiche disastrose della "riparazione di omosessuali", preventivamente dichiarate in numerose esternazioni dalla signora Atzori «tutti narcisisti, drogati, promiscui ed esplorativi», oltre che offensive e calunniose, si tratta di opinioni bizzarre (definite giustamente, secondo l'opinione di molti osservatori, "stronzate"), peraltro respinte di recente anche dall'ordine degli psicologi della Lombardia.
Gianni De Martino
La risposta di un altro medico spedita al direttore di Tempi
Caro Luigi,
ho letto la lettera che pubblica Tempi di oggi a pagina 62, e che porta la firma di Chiara Atzori, riguardante la vicenda di Don Domenico Pezzini, il quale è stato arrestato il 22 Maggio con l'accusa di pedofilia, e che in tale lettera viene definito "un vero e proprio eretico gnostico", nonchè responsabile di un "grave e diffuso male fatto alla Chiesa con i suoi molteplici libri, interventi e riunioni".
Vorrei dirti che anch'io ho letto alcuni libri di Don Pezzini negli ultimi 12 anni, da quando lo conobbi alla presentazione della sua opera "Alle porte di Sion" (Editrice Monti). Ebbi poi modo di fare alcune chiacchierate con lui, e di farmene un giudizio buono, confermato dalla stima di coloro che, come dice Atzori, "l'hanno lasciato operare e predicare", fra i quali ci sono almeno due Arcivescovi di Milano.
Ho potuto personalmente constatare che la stessa stima viene nutrita per lui dal Presidente di Agedo (Associazione Genitori Di Omosessuali), già premiato dal Comune di Milano con l'Ambrogino d'Oro, e che con il Ministro Carfagna e l'Onorevole Concia, è stato ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica il 17 Maggio 2010.
Poi, non dico dei numerosi contatti con persone di ogni tipo, ed anche con ruoli di notevole responsabilità, in cui ho verificato la stima di cui gode Don Pezzini per la bontà del suo carattere, per il tanto bene che ha fatto, per la sofferta testimonianza di amore che ha profuso nel ministero sacerdotale, per la ricchezza del suo pensiero, che si può discutere, ma che mi sembra ingeneroso definire "eretico gnostico". Se veramente Atzori crede che sia così, perchè non lo segnala alle autorità competenti nei dovuti modi? Non si rende conto Atzori che le sue parole possono fare male, se non convalidate dal giudizio delle istituzioni a ciò preposte? Dovrebbe saperlo Atzori, tanto più come professionista medico infettivologo, che svolge anche una missione cristiana a Radio Maria con il filonazista Marco Invernizzi.
Naturalmente, tutto ciò prescinde dalla vicenda giudiziaria, che vede Don Pezzini coinvolto da qualche settimana.
Ma le precedenti affermazioni di Atzori, non supportate da pronunciamenti delle autorità competenti per tutto il lavoro pastorale, educativo, spirituale che ha svolto Don Pezzini in tanti anni di ministero, obbiettivamente feriscono e si rivelano particolarmente gravi per un uomo malato di 73 anni, quale è don Pezzini e per tutti i suoi amici.
Spero sia possibile chiedere ed ottenere chiarimenti al riguardo.
Nel frattempo, ti saluto e ti auguro buon lavoro alla direzione del tuo giornale, che liberamente può ospitare anche opinioni opposte fra di loro, ma così contribuisce all'esercizio del giudizio vero, che si forma "caritatem in veritate facientes", com'è sempre stato a cuore al movimento di Comunione e Liberazione.
Alen Pandolfi
Visto che le due lettere che vi abbiamo postato fanno tutte e due riferimento alla Gnosi. Abbiamo chiesto a Luciano Ragusa, il filosofo del Guado di dirci qualche cosa sull’argomento.
Ma di quale gnosi parla? Se davvero dobbiamo sottolineare un atteggiamento legato allo gnosticismo, quale rappresentante migliore della persona che ti ha scritto?
Ragioniamo in linea di principio: se, come sappiamo, lo gnosticismo non è una degenerazione del cristianesimo, in quanto complesso complicato di culti misterici, correnti magico astrologiche e via dicendo, su una cosa i vari movimenti erano pressoché in sintonia: l'insistenza sull'elemento conoscitivo inteso quale illuminante e riservato a pochi iniziati che, con la loro visione del divino, si salvano (tesi fondamentale della gnosi dotta, della quale l'interlocutrice dice "apparentemente dotta e primitiva"!).
Per farla breve, nel 218 la comunità elesse Vescovo di Roma Callisto, il quale non venne accettato dall'avversario di turno non propriamente sconosciuto, tale Ippolito di Roma: il motivo del contendere, guarda caso, fu una tesi di carattere gnostico; Ippolito era per una comunità di santi, mentre Callisto offriva opportunità di riconciliazione a chiunque, essendo la Chiesa casa di santi e peccatori. Che non fosse una questione personale lo dimostra il fatto che alla morte di Callisto, e alla successiva elezione di Ponziano, la comunità rimase divisa in due, una parte gestita dallo stesso Ponziano, l'altra da Ippolito.
Con la morte di Alessandro Severo, nel 235, e con l’avvento al potere di Massimino, iniziò una persecuzione che portò all’arresto di tutti e due i capi delle comunità (probabilmente i funzionari di Massimino non capivano i motivi di divisione che c’erano tra i due): morirono tutti e due nelle miniere d'argento in Sardegna, non prima di essersi riconciliati con il riconoscimento, da parte di Ippolito, delle ragioni di Ponziano, ovvero con la sconfitta delle tesi gnostiche.
Qualche anno dopo la situazione si ripresenta: Novaziano, che si aspettava di essere eletto Vescovo, non accettò l’elezione di Cornelio e diede il via a un nuovo scisma in cui uno dei motivi del contendere era legato all’opportunità di accettare o di allontanare quanti, durante la persecuzione di Decio, dopo l’arresto, avevano rinnegato il cristianesimo (i cosiddetti lapsi). Ancora una volta ci risiamo: da una parte chi pretende che la chiesa sia fatta solo di santi, dall’altra invece chi capisce che la chiesa è fatta anche dai peccatori.
Ancora una volta la chiesa antica dimostrò una grande attenzione al messaggio evangelico bocciando le tesi di quanti chiedevano l’esclusione definitiva di quanti avevano ceduto alla loro debolezza umana e scegliendo la via dell’accoglienza nella chiesa di qualunque uomo, santo o peccatore che fosse, capace di sopportare le torture più dure oppure debole e incapace di testimoniare la fede in qualunque situazione.
Fatta questa breve digressione storica m chiedo: quale idea di chiesa ha la tua interlocutrice? Quella di Callisto (che parlava di una chiesa capace di comprendere e di accogliere le debolezze) o quella di Ponziano (che invece pensava alla chiesa come a a una comunità di duri e di puri)?
Quella di Cornelio (che era propenso a perdonare quanti avevano rinnegato la fede) o quella di Novaziano (per cui c’erano condizioni di vita che erano strutturalmente incompatibili con la fede cristiana)?
A me sembra che sia molto più gnostica una Chiesa che si comporta da "buttafuori", cioè che si rifiuta di vedere la bontà delle comunità gay cristiane come fa la tua interlocutrice, di una Chiesa che invece afferma con chiarezza che tutti gli uomini, anche gli omosessuali, sono chiamati alla santità.
Ecco perché la tua interlocutrice, pur parlando di Gnosi in maniera inappropriata è un tipico esempio di neo eresia di stampo gnostico.
Luciano Ragusa
Vi proponiamo di seguito un lungo articolo firmato dal giornalista freelance Alberto Giannino, presidente tra l’altro di una non meglio conosciuta «Associazione docenti cattolici» e pubblicato sul suo sito IMGPress. Si tratta infatti di un raro esempio di disinformazione. Prima di proporvi questo raro esempio di cattiva informazioni vi postiamo alcune chiavi di lettura.
Le falsità di un uomo in mala fede.
Non entriamo nel merito delle lunghissime citazioni del discorso fatto da Benedetto XVI che ci sembrano più un tentativo di dare autorevolezza a un articolo che di autorevolezza non ne ha che lo sforzo di far conoscere in maniera ordinata e organica il pensiero del papa. Ci soffermiamo invece sulla prima parte dell’articolo che è un accozzaglia di imprecisioni su cui il professor Giannino costruisce alcune insinuazioni che mettono in luce solo ed esclusivamente la sua mala fede. La prima riguarda il fatto che il materiale trovato in casa di don Domenico, che la polizia ha chiaramente escluso essere materiale pornografico, diventa invece una raccolta di riviste pornografiche che le suore di via Agordat sostengono essere state detenute da lui per motivi di studio. Cosa ne sanno le suore di via Agordat di quello che don Domenico ha in casa sua? Le ha per caso contattate telefonicamente il Giannino? Ma il Giannino ha chiesto alla polizia informazioni su quanto è stato trovato in casa di don Domenico? Se l’avesse fatto saprebbe che quello che gli hanno detto le suore di via Agordat (ammesso che lui le abbia contattate) è quello che ha dichiarato la questura di Milano, solo che non si trattava di materiale pornografico come invece il Giannino sostiene.
C’è poi tutta la vicenda della collaborazione di don Domenico con la parrocchia di San Giovanni Crisostomo in cui il Giannino dimostra di essere non solo un giornalista in mala fede, ma anche un dilettante allo sbaraglio: cita i nomi dei sacerdoti assegnati alla parrocchia di San Giovanni Crisostomo (li ha probabilmente copiati dal sito della parrocchia per sembrare davvero informato), ma non va a controllare quando questi sacerdoti sono arrivati in questa parrocchia, attribuendo a questi tre preti dei contrasti che, almeno in un caso non erano possibili visto che, nel 2005, quando don Domenico ha smesso di collaborare con la Parrocchia di San Giovanni Crisostomo, uno di questi tre preti, a san Giovanni Crisostomo, non era ancora arrivato.
Se avesse parlato con il parroco della parrocchia (ma fare chiedere informazioni là dove le possono dare sembra non rientrare nelle occupazioni del signor Giannino) avrebbe saputo che il fatto che don Domenico avesse smesso di celebrare a san Giovanni Crisostomo non aveva niente a che fare con l’abbandono di qualunque ministero, visto che lui, nella parrocchia risultava e risulta ancora essere semplicemente un prete residente. Per diverso tempo ha dato una mano, poi ha avuto dei problemi legati alla sua disponibilità di orario e questa mano non l’ha più data. Non c’è stato nessun allontanamento, anche perché don Domenico, nella parrocchia di San Giovanni Crisostomo non aveva nessun incarico particolare.
Che poi il clima con tutte le parrocchie della zona in cui don Domenico abitava fosse rimasto comunque ottimo lo dimostrano le numerose occasioni in cui don Domenico è stato invitato a collaborare con le attività che si portavano avanti.
Altro che allontanamento dovuto a motivi insinuati con un linguaggio subdolo e viscido! Si è trattato solo di una conseguenza del fatto che don Domenico aveva iniziato ad accumulare molti altri impegni (era diventato, ad esempio un conferenziere e un predicatore di esercizi spirituali molto richiesto e molto gettonato, non solo in ambienti cattolici progressisti, ma anche su Radio Maria, dove qualche mese fa ho avuto modo di ascoltare una sua bella conferenza) e quindi non poteva più garantire la celebrazione di una messa nella parrocchia in cui risiedeva.
Naturalmente, visto che l’obiettivo del nostro Giannino è quello di attaccare la chiesa di Milano ecco le affermazioni in cui accusa monsignor Redaelli e monsignor Merisi di aver coperto un don Domenico Pezzini che non aveva nessun bisogno di essere coperto anche perché non era mai stato allontanato dalla parrocchia di san Giovanni Crisostomo. La frase con cui poi si afferma che qualcuno «lo ha spedito a dire Messa dalle suore di via Agordat» è addirittura grottesca se pensiamo che con queste suore don Domenico collabora almeno dal 1980, visto che le prime riunioni del Guado si svolgevano proprio da loro.
Nessuno lo ha quindi spedito lì, né monsignor Brovelli, né monsignor Merisi, né nessuna altra autorità ecclesiastica. Al massimo, direbbero le suore, don Domenico è una persona che conoscono e che apprezzano da più di trent’anni, con buona pace delle bugie che scrive Alberto Giannino. Questo mi fa pensare che non ha telefonato nemmeno alle suore e che le cose che scrive le ha inventate partendo da alcune intuizioni che ha avuto leggendo gli articoli del Corriere della Sera (come dimostra la descrizione dello stabile in cui don Domenico abita che non corrisponde alla realtà, così come era poco esatta quella che era stata pubblicata dal quotidiano milanese) incrociate poi con qualche notizia raccattata su internet e non verificata.
Ma uno che ha come unico obiettivo quello di screditare don Domenico Pezzini per attaccare la curia di Milano e la curia di Lodi la verità non serve: a suo avviso basta coprire le bugie che scrive con decine di citazioni di un discorso del papa che, così, viene strumentalizzato con atteggiamento che davvero non esito a definire simoniaco.
Gianni Geraci
Don Pezzini: il prete omosessuale in carcere, le sue coperture
Gli avvocati di don Domenico Pezzini, 73 anni, incardinato nella Diocesi di Lodi, ma da 40 anni “imboscato" in quella di Milano, arrestato per violenza sessuale pluriaggravata su minore, hanno avuto un confronto molto duro e aspro, con il Pm Cristiana Roveda che conduce le indagini insieme al Procuratore aggiunto Pietro Forno. C'è stato anche l'incontro con il Gip ma don Pezzini si è limitato a dire che conosceva il minore bengalese di anni, che lo aiutava, e che provvedeva alla sua cultura. Ma niente abusi sessuali.
Il prete ha ammesso di essere omosessuale e di avere avuto relazioni con uomini sopra i 30 anni. Quindi, don Pezzini ha respinto ogni addebito, e ha chiesto di essere portato in un monastero del Lago di Como. A Milano diceva messa fino a cinque anni fa nella grossa parrocchia di San Giovanni Crisostomo di Via Cambini 10, ma fu allontanato dopo scontri con uno dei tre sacerdoti della stessa. Dopo i contrasti con i preti di San Giovanni Crisostomo (Don Piero Cecchi, don Nicola Porcellini e don Attilio Vismara), l'ex aiutante Don Pezzini andava a dire la messa dalle suore di Via Agordat 50 che in questi giorni lo hanno difeso arrivando al punto dire che le riviste pornografiche che egli teneva in casa erano motivo di studio. Quale studio fosse non è dato di sapere, ma la motivazione francamente la riteniamo stupida.
Passiamo ai Superiori di don Pezzini. Quando un sacerdote viene allontanato, come minimo, lo comunica alla Curia di origine (Lodi) e a quella in cui opera (Milano). Possibile che nessuna della due Curie fosse a conoscenza del grave allontanamento? Ora tutti dicono di essere sbigottiti e sgomenti dalla sua carcerazione. Anche noi lo siamo e siamo ovviamente dispiaciuti: nessuno gode delle sventure altrui. Ma se a san Giovanni Crisostomo Don Pezzini fu allontanato evidentemente qualche motivo ci sarà.
Cinque anni fa eravamo nel 2005 e chi gestiva questi casi in Curia a Milano era quasi sempre il Vicario Generale monsignor Carlo Redaelli. Possiamo ritenere che monsignor Carlo Redaelli non fosse a conoscenza di niente?Lo escludiamo nella maniera più assoluta. Analogo discorso va fatto per la Curia di Lodi che è diretta dal monsignor Giuseppe Merisi dal 2005, già Vescovo Ausiliare di Milano. E' credibile che il vescovo Merisi non fosse a conoscenza di questo allontanamento da San Giovanni Crisostomo di un suo prete? E il parroco di San Giovanni Crisostomo non ha nulla da dire? Come vedete qualcuno sapeva ma ha coperto don Pezzini e lo ha spedito a dire Messa dalla suore dell'Ordine agostiano in Via Agordat 50. Per il resto della settimana egli viveva da solo in un appartamento in un grosso stabile di via privata Terenzio Mamiani convivendo con molte etnie. Nel palazzo ci sono, infatti, molti cinesi, marrocchini, egiziani, tunisini, cingalesi ecc. In ogni caso se qualcuno fosse intervenuto per tempo forse Don Pezzini non sarebbe invischiato in questa brutta storia.
In conclusione noi condividiamo sui sacerdoti le parole di papa Benedetto XVI: «L'autorità umana non è mai un fine, ma sempre e solo un mezzo e, necessariamente ed in ogni epoca, il fine è sempre la persona, creata da Dio con la propria intangibile dignità e chiamata a relazionarsi con il proprio Creatore, nel cammino terreno dell'esistenza e nella vita eterna». Lo ha ricordato Benedetto XVI parlando ai circa 25 mila fedeli radunati in piazza san Pietro per la tradizionale udienza del mercoledì dedicata nei giorni scorsi al compito del sacerdote «di governare, di guidare, con l'autorità di Cristo, la porzione del Popolo che Dio gli ha affidato».
«La Chiesa - ha detto il Papa - è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo. Attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, e i sacerdoti, loro più preziosi collaboratori, partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana. Pascere il gregge del Signore» ha ribadito il Pontefice «è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore senza limiti, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani, delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza». Compito pastorale che «è fondato sul sacramento», ma la cui «efficacia non è indipendente dall'esistenza personale del presbitero».
«Per essere Pastore - ha rimarcato Benedetto XVI - occorre un profondo radicamento nella viva amicizia con Cristo». «Infatti, nessuno è realmente capace di pascere il gregge, se non vive una profonda e reale obbedienza a Cristo e alla Chiesa, e la stessa docilità del popolo ai suoi sacerdoti dipende dalla docilità dei sacerdoti verso Cristo». Il Papa ha poi evidenziato che «al di fuori di una visione soprannaturale, non è comprensibile il compito di governare proprio dei sacerdoti. Esso, invece, sostenuto dal vero amore per la salvezza di ciascun fedele, è prezioso e necessario anche nel nostro tempo. Il compito di guidare si configura come un servizio vissuto in una donazione totale per l'edificazione del gregge, spesso andando controcorrente e ricordando che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo, e colui che governa, come colui che serve».
E' «nella piena fedeltà a Cristo e alla Chiesa» che il sacerdote oggi «può attingere la forza per l'esercizio del proprio ministero. Il modo di governare di Gesù non è quello del dominio, ma è l'umile ed amoroso servizio della Lavanda dei piedi, e la regalità di Cristo sull'universo non è un trionfo terreno, ma trova il suo culmine sul legno della Croce, che diventa giudizio per il mondo e punto di riferimento per l'esercizio dell'autorità che sia vera espressione della carità pastorale. Cari sacerdoti – ha concluso Benedetto XVI - non abbiate paura di guidare a Cristo ciascuno dei fratelli; sappiate vivere apprezzando i pregi e riconoscendo i limiti della cultura in cui siamo inseriti, con la ferma certezza che l'annuncio del Vangelo è il maggiore servizio che si può fare all'uomo. Non c'è, infatti, bene più grande, in questa vita terrena, che condurre gli uomini a Dio, risvegliare la fede, sollevare l'uomo dall'inerzia e dalla disperazione, dare la speranza che Dio è vicino e guida la storia personale e del mondo».
Alberto Giannino sul sito IMGPress del 30 Maggio 2010