080820_Newman.jpgJohn Newmann. Un santo che ha qualcosa da dirci

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Agosto 2008: in Gran Bretagna viene pubblicata la notizia della traslazione del corpo del Cardinal Newman e subito scoppia la polemica sulla sua presunta omosessualità.

Sommario

La notizia. 1

Time: La traslazione del cardinale Newman solleva polemiche. 1

TG.com. I cattolici inglesi contrari alla riesumazione del cardinal Newmann. 2

ADISTA. Silenzi di tomba. 2

I commenti 3

Ian Ker sull’Osservatore Romano. John Henry Newman e il sacrificio del celibato. 3

Inos Biffi su Avvenire. Le oscure ombre di Newman? Derivano da sant’Ambrogio. 4

Lorenzo Fazzini su Avvenire. Cardinal Newman riesumato e c’è chi inventa la polemica. 5

L’epilogo. Alla fine il corpo non si trova! 6

Chi era John Henry Newman?. 7

Il Movimento di Oxford. 8

Conversione al cattolicesimo. 8

Il carattere. 9

Eppure un senso ci sarebbe! Cosa dice questa vicenda a un gay credente?. 9

La notizia

Time: La traslazione del cardinale Newman solleva polemiche

Newman è considerato il più famoso convertito al cattolicesimo nell’Inghilterra vittoriana, i suoi resti sono sepolti, per sua espressa volontà, insieme a quelli del suo intimo amico, compagno di conversione, frate Ambrose StJohn, col quale aveva convissuto per tutta la vita. Il Vaticano ha chiesto recentemente e ottenuto che venissero traslati dalla sua tomba, prima di dichiarare Newman beato nel 2009, sollevando così numerose polemiche e l’accusa che «la risepoltura ha un solo scopo: sotterrare l’omosessualità di Newman e sconfessare il suo amore per un altro uomo».

L’attivista dei diritti dei gay Peter Tatchell denuncia che il Vaticano sta promuovendo «un atto di vandalismo morale» per aver richiesto la rimozione del corpo di un cardinale britannico di età vittoriana dalla sua tomba. Il Vaticano ha chiesto che i resti di John Henry Newman siano traslati dalla sua tomba presso il cimitero di Rednal, vicino a Birmingham, alla Chiesa dell’Oratorio a Edgbaston, prima della inaspettata decisione della Chiesa di dichiarare Newman beato nel 2009, il penultimo passo sul percorso della santità. Considerato come il più famoso convertito al cattolicesimo nell’Inghilterra vittoriana, Newman fu originariamente un prete anglicano che guidò il movimento di Oxford nel tentativo di portare la Chiesa d’Inghilterra verso ciò che egli vedeva come le sue origini cattoliche.

Dopo un prolungato periodo di discernimento, Newman si convertì alla Chiesa cattolica nel 1845. Alla morte avvenuta nel 1890, Newman fu sepolto con il suo amico intimo, compagno di conversione, frate Ambrose StJohn, col quale aveva convissuto nella stessa casa.

Peter Tatchell ha descritto l’ordine del Vaticano come «un atto dissacratorio» e ha aggiunto: «Newman rese noto ripetutamente che voleva essere sepolto col suo compagno di una vita, Ambrose St John. Nessuno può dare al Papa il permesso di ignorare le ultime volontà di Newman. La risepoltura ha un solo scopo: sotterrare l’omosessualità di Newman e sconfessare il suo amore per un altro uomo. E un atto di vergognosa disonestà e di tradimento personale da parte di una chiesa cattolica che odia i gay».

Un portavoce dell’Azione cattolica inglese si è dissociato dai commenti di Tatchell, dicendo che si tratta di una esagerazione da parte di attivisti omosessuali ritenere che la stretta amicizia di una persona del passato sia prova di omosessualità. «Ora la grande amicizia del cardinale Newman per Ambrose StJohn è maliziosamente evidenziata come sessualità disordinata. La completa assurdità di questa idea parla da sé». L’11 agosto di quest’anno, in occasione del 118° anniversario della morte di Newman, il governo ha dato il permesso di trasferire i resti del cardinale da Rednal al sarcofago che starà fra le colonne di marmo dalla parte opposta dell’altare della anime sante nella Chiesa dell’Oratorio, ad Edgbaston. Il Vaticano ha inteso avanzare la richiesta affinché i pellegrini cattolici possano pregare presso la tomba di Newman: non è tradizione che la venerazione avvenga presso una tomba condivisa.

Tatchell ha dichiarato: «Ci sono pochi dubbi che Newman e St John fossero gay e si amassero in una relazione duratura. E’ impossibile sapere se questa relazione avesse risvolti sessuali. Si può immaginare che entrambi i due uomini avessero un orientamento omosessuale ma avessero scelto l’astinenza sessuale. L’astinenza non altera l’orientamento sessuale della persona».

Peter Jennings, portavoce di don Paul Chavasse, parroco dell’Oratorio di Birmingham e postulante della beatificazione del cardinale Newman, ha replicato che: «I corpi non giacciono fianco a fianco, ma le bare sono separate da circa tre piedi di terra».

Bess Twiston Davies, Times On Line, 19 Agosto 2008

TG.com. I cattolici inglesi contrari alla riesumazione del cardinal Newmann

E' polemica, in Inghilterra, per la decisione della Chiesa cattolica di riesumare il corpo di un celebre cardinale, John Henry Newman. Il prelato, anglicano ma poi diventato cattolico, riposa dal 1890 accanto alla tomba dell'uomo che amò e con il quale convisse per gran parte della sua vita. Secondo i gruppi gay, il Vaticano vuole semplicemente spostare Newman per coprire l'omosessualità del religioso. La Santa Sede respinge le accuse. La decisione di riesumare la salma sarebbe stata presa per avviare il processo di beatificazione. Per gli attivisti gay, invece, si violerebbe in questo modo il desiderio del cardinale di essere sepolto accanto al compagno di una vita.

Contrari alla riesumazione anche molti cattolici britannici. Un sondaggio condotto dalla rivista The Church Times ha evidenziato che la maggioranza degli anglicani è contraria a separare il cardinal Newman da padre Ambrose St. John, con il quale visse «come marito e moglie» per lungo tempo.

TG.Com del 25 Agosto 2008

ADISTA. Silenzi di tomba

Era stata la sua «ultima e imperativa volontà»: essere sepolto nella stessa tomba dove riposava il suo amico e compagno di una vita, padre Ambrose St. John. E così era avvenuto: nel 1890 il cardinale John Henry Newman, figura monumentale della teologia cattolica nell’Inghilterra vittoriana, convertitosi dall’anglicanesimo a 44 anni, fu tumulato nel piccolo cimitero degli Oratoriani, congregazione a cui apparteneva, nella città di Rednal. Ora però la sua pace viene turbata dal Vaticano che, in vista della prossima beatificazione - il cui annuncio è previsto per la fine di quest’anno – intende traslarne le spoglie a Birmingham, in una tomba, si dice, che sia più adeguata alla dignità di un beato. Immediata è stata la protesta dei movimenti per i diritti gay. Lo spostamento della tomba sarebbe «un atto di profanazione religiosa e di v andalismo morale» per l’attivista Peter Tatchell, che all’Ecumenical News International ha ribadito che «Newman ha ripetutamente detto che voleva essere sepolto accanto al suo partner di una vita, Ambrose St. John. Nessuno ha dato il permesso di opporsi ai desideri di Newman». Lo scopo reale dell’operazione, afferma, è di «coprire l’omosessualità di Newman e ripudiare il suo amore per un uomo. È un atto di vergognosa disonestà e un tradimento personale da parte della Chiesa cattolica omofoba».

E mentre certa parte della stampa cattolica si affretta a dar voce a chi assicura che il rapporto tra i due era di semplice amicizia (come ha fatto Avvenire nell’edizione del 26/8), restano inconfutabili le parole che lo stesso Newman scrisse alla morte di St. John, nel 1875: «Ho sempre pensato che non vi fosse lutto paragonabile a quello di un marito o di una moglie, ma mi risulta difficile credere che ve ne sia uno maggiore del mio». Avvenire riferisce invece quanto dichiarato alla Bbc da Austin Ivereigh, ex consigliere del cardinale Cormac Murphy O’Connor, primate della Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles: le proteste dei gay sono sciocchezze e l’esumazione del corpo di Newman «è parte del processo che porta alla canonizzazione». Per padre Edoardo Aldo Cerrato, procuratore generale della Confederazione degli Oratori di San Filippo Neri, che Newman sia sepolto accanto a St. John è dovuto al fatto che il cimitero «è un fazzoletto di terra». Il governo britannico, nel frattempo ha dato la sua autorizzazione a traslare la salma del cardinale, mentre a Birmingham è già stato allestito un sarcofago di marmo nell’Oratorio di San Filippo Neri, dove Newman visse fino alla fine.

Nato nel 1801, Newman fu alla guida del Movimento di Oxford che cercava le radici cattoliche della fede in Inghilterra, poi si convertì e fu ammesso alla Chiesa cattolica nel 1845 e ordinato due anni dopo. Divenuto cardinale nel 1879 su istanza di monsignor William Ullathorne da papa Leone XIII, Newman – secondo le parole pronunciate dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1990, in occasione del centenario della morte – fu l’uomo della coscienza. «Il segno caratteristico del grande dottore nella Chiesa - affermò allora Ratzinger - mi sembra essere quello che egli non insegna solo con il suo pensiero e i suoi discorsi, ma anche con la sua vita, poiché in lui pensiero e vita si compenetrano e si determinano reciprocamente. Se ciò è vero, allora davvero Newman appartiene ai grandi dottori della Chiesa, perché egli nello stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero». Prima di lui, già Paolo VI, durante il Concilio Vaticano II, ebbe modo di ricordare la figura del teologo come moderno dottore della Chiesa: «Era una guida sicura - disse - per tutti coloro che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione attraverso le incertezze del mondo moderno», anticipando riflessioni ed orientamenti di cui il Concilio si fece interprete. Nel 1979, poi, nel centenario dell’elevazione

cardinalizia di Newman, papa Wojtyla - che nel 1991 lo avrebbe dichiarato Venerabile e nel 2001 avrebbe ricordato il bicentenario della nascita - ricordava i tratti distintivi di Newman attribuendogli «profonda onestà intellettuale, fedeltà alla coscienza ed alla grazia, pietà e zelo sacerdotale, devozione alla Chiesa di Cristo ed amore per la sua dottrina, incondizionata fiducia nella Provvidenza ed assoluta obbedienza al volere di Dio».

Ludovica Eugenio su Adista (59) 6 Settembre 2008

I commenti

Ian Ker sull’Osservatore Romano. John Henry Newman e il sacrificio del celibato

La decisione di riesumare il corpo del venerabile John Henry Newman ha provocato reazioni, in particolare da parte della lobby omosessuale, secondo cui egli non dovrebbe essere separato dal suo grande amico e collaboratore, padre Ambrose St John, nella cui tomba Newman è stato sepolto, in accordo con le sue specifiche volontà. L'implicazione di tali proteste è chiara: Newman avrebbe voluto essere seppellito con il suo amico perché, sebbene indubbiamente casto e celibe, sarebbe stato legato a lui da qualcosa di più di una semplice amicizia.

Al riguardo, se il desiderio di essere seppellito nella stessa tomba di un altro fosse la prova di un qualche amore sessuale per quella persona, il fratello di Clive Staples Lewis, Warnie, seppellito nella stessa tomba secondo la volontà di ambedue i fratelli, avrebbe dovuto nutrire sentimenti incestuosi per il fratello. O ancora, la devota segretaria di Gilbert Keith Chesterton, Dorothy Collins, trattata da lui e da sua moglie come una figlia, pensando che sarebbe stato presuntuoso chiedere di essere seppellita insieme ai Chesterton, volle essere cremata e dispose comunque che le sue ceneri fossero inumate nella stessa tomba. Questo significa forse che provava qualcosa di più che un sentimento filiale per uno o per entrambi i suoi datori di lavoro? Ambrose St John era molto amico di Newman. Per trent'anni è stato al suo servizio, desiderando persino, il giorno della sua cresima, di potersi impegnare nei confronti dell'amico con un voto di obbedienza, una richiesta che, ovviamente, fu respinta. Newman si riteneva responsabile per la sua morte, perché gli aveva chiesto di tradurre l'importante opera del teologo tedesco Joseph Fessler sull'infallibilità nella scia del concilio Vaticano i, un ultimo impegno svolto con amore che risultò eccessivamente pesante per lui, già sovraccarico di lavoro. Negli oscuri ultimi giorni da anglicano, Newman disse che Ambrose St John era venuto da lui «come Rut a Noemi». Dopo essere entrato nella comunità quasi monastica di Newman a Littlemore nei pressi di Oxford, St John restò il suo collaboratore più stretto durante il difficile periodo della fondazione dell'Oratorio di san Filippo Neri in Inghilterra e in tutte le successive prove e tribolazioni di Newman come cattolico.

Nella sua Apologia pro vita sua Newman «con grande riluttanza» ricorda come al tempo della sua prima conversione all'età di quindici anni fosse giunto alla convinzione che «fosse volontà di Dio che rimanessi celibe». Durante i quattordici anni successivi, con l'interruzione di qualche mese e poi con continuità, ritenne che la sua vocazione «avrebbe richiesto tale sacrificio». Non c'è bisogno di ricordare che allora non esistevano «unioni civili» tra uomini in un Paese che ancora era cristiano, dove l'attività omosessuale era punibile con la prigione e da tutti considerata immorale. Newman, naturalmente, parlava del matrimonio con una donna e del «sacrificio» che il celibato comportava. L'unica ragione per cui il celibato poteva essere un sacrificio era perché Newman, come ogni uomo normale, desiderava sposarsi. Ma, sebbene non ancora appartenente a una Chiesa dove il celibato era la regola o addirittura l'ideale, Newman, profondamente immerso nelle Scritture, conosceva le parole del Signore: alcuni «si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli».

Venticinque anni dopo la sua scelta giovanile del celibato troviamo Newman che ancora si interroga sui suoi costi, alla fine dello straordinario racconto in cui descrive la malattia quasi mortale che lo colpì nel 1833 mentre si trovava in Sicilia: «Mentre scrivo mi assilla un pensiero: perché scrivo tutto questo? (...) Chi ho, chi posso avere, in chi questo potrebbe suscitare attenzione? (...) Serve il tipo di attenzione che può avere una moglie e nessun altro — questa è l'attenzione di una donna — e questa attenzione, così sia, non mi sarà mai data (...) Lascio liberamente il possesso di questo affetto che, lo sento, non mi è e non mi può essere dato. Ma ciononostante sento di averne bisogno». In queste frasi commoventi, scritte quando era ancora ministro della Chiesa di Inghilterra e pienamente libero di sposarsi, vediamo l'impegno totale di Newman nella vita di verginità alla quale si sentiva chiamato in modo inequivocabile, ma possiamo anche avvertire la profonda sofferenza che sentiva nel rinunciare all'amore di una donna nel matrimonio.
In conclusione, cosa si potrebbe dire a chi pensa che la volontà di Newman dovrebbe essere rispettata e che i resti di Ambrose St John dovrebbero essere traslati insieme ai suoi? Durante la sua vita da cattolico Newman insisteva sempre che tutti i suoi scritti potevano essere corretti dalla santa madre Chiesa. Questo era il suo costante ritornello. Se l'autorità ecclesiastica decide di traslare il suo corpo in una chiesa, la risposta di Newman sarebbe senza dubbio che il suo ultimo testamento, come tutto quanto aveva scritto, lo aveva scritto sotto la correzione di una autorità più alta. Se questa autorità decide che il suo corpo venga traslato, mentre quello del suo amico no, Newman avrebbe detto senza esitazione: «Così sia».

Ian Ker, L’osservatore romano del 3 Settembre 2008

Inos Biffi su Avvenire. Le oscure ombre di Newman? Derivano da sant’Ambrogio

Il 23 luglio 1876, in aggiunta al Testamento scritto in attesa della morte – il 13 marzo 1864, domenica di Passione, alle 7 del mattino – il cardinale Newman disponeva: «Desidero con tutto il cuore venir seppellito nella tomba del Padre Ambrose St. John, e questa la mia ultima ed espressa volontà». Padre St. John, che era stato il suo più caro amico e collaboratore, era morto inattesamente il 24 maggio 1875 e la sua scomparsa era stata, egli scriveva «il più grande dolore della mia vita». Il 13 febbraio 1881 Newman ribadiva questa sua volontà di essere sepolto nella stessa tomba di padre Ambrose: «Insisto su questo e lo comando» e proseguiva: «Se nel chiostro si mettesse una lapide, simile alle altre tre che già vi sono, vorrei che vi fosse inciso quanto segue, se tuttavia il latino, giudicato buono e non presenta alcuna obiezione; ma non lo si faccia, se coloro ai quali io devo deferenza trovassero in questa iscrizione qualche cosa che sapesse di scetticismo: Johannes Henricus Newman. Ex umbris et imaginibus in veritatem. Requiescat in pace».

L’iscrizione non era certamente scelta per caso. La sua fonte era con ogni probabilità sant’Ambrogio, per il quale Newman provava una profonda attrattiva. Lo aveva incontrato, insieme con altri Padri, quando era adolescente. Nell’Apologia pro vita sua afferma: «Nell’autunno 1816, quando avevo 15 anni, lessi la storia della Chiesa di Joseph Milner e letteralmente mi innamorai dei lunghi estratti da sant’Agostino, da sant’Ambrogio e dagli altri Padri che vi trovai». E ne Gli ariani del IV secolo, a proposito dell’ortodossia dell’insieme dei fedeli durante l’arianesimo, ricorderà i contrasti tra Ambrogio e gli ariani sostenuti dalla corte, la pretesa di questi ad avere una basilica, e il sostegno del popolo al suo vescovo. Era intenzione di Newman dedicare ad Ambrogio – oltre che a Gerolamo e forse ad Atanasio – uno dei suoi Historical Sketches, ma vi dovette rinunciare: ci avrebbe lasciato certamente uno dei suoi fini e avvincenti ritratti interiori. Newman vede il vescovo di Milano – il maestoso Ambrogio, così lo chiama – come la grande luce dell’Occidente che, insieme con Basilio e Gregorio Nazianzeno in Oriente, fu lo strumento della Provvidenza per riparare e consolidare i bastioni della fede cattolica con le parole, gli scritti, le azioni, una volta dissipato il furore degli assalti degli ariani. La figura, poi, e l’opera di Ambrogio sono richiamate e ammirate da Newman nell’acuta analisi che egli fa della conversione di Agostino, il quale soprattutto sarà attratto dall’amabilità dei suoi modi, dalla grazia della sua parola, anche se non gli riuscirà di penetrare l’intimo del suo cuore e di precisare i pensieri e i sentimenti che erano la regola della sua condotta.

E in Ambrogio, nell’orazione funebre per il fratello Satiro (II, 109), ricorre l’espressione: «Troviamo l’ombra nella legge, l’immagine nel Vangelo, la verità nell’ultimo giudizio» (umbram in lege, imaginem in evangelio, in iudicio veritatem). Solo di là da questa vita, in quella eterna, apparirà, secondo Newman, la verità: quaggiù viviamo invece avvolti dal velo delle ombre e delle immagini.

«Il mondo visibile – come scrive Giacomo Biffi nelle sue Memorie – per Newman più che altro è una foresta di 'segni', un’allusione e un rimando alla realtà vera e piena, quella che sta di là da ciò che si percepisce, quella che è attinta nella fede, quella che ci è dischiusa appunto dalla morte».

Alla luce di questi testi possiamo meglio comprendere la ragione per cui Newman scelse come iscrizione per la sua lapide tombale: «Dalle ombre e dalle immagini alla verità». Con la morte egli avrebbe oltrepassato le parvenze umbratili dell’esistenza terrena, con le sue parabole e i suoi veli, per entrare nel mondo di quella luce, che nei momenti dolorosi della sua crisi invocava perché benignamente lo guidasse. «La teologia dei nostri giorni – osserva ancora il cardinale Biffi - sembra dimostrare poca propensione a prendere sul serio i Cherubini e i Serafini: in realtà, sembra dimostrare poca propensione a prendere sul serio tutti i cori angelici, anzi, il mondo stesso del mistero e della grazia. Si ha l’impressione che gli occhi della teologia si siano stancati, com’detto nel salmo, di guardare in alto».

L’iscrizione sepolcrale del cardinale inglese, di recente citata come prova polemica, in realtà una professione di fede nell’unica verità ultraterrena.

 

Inos Biffi, Avvenire del 4 Settembre 2008

Lorenzo Fazzini su Avvenire. Cardinal Newman riesumato e c’è chi inventa la polemica

«Stupidaggini», «sciocchezze», «assurdità». Così diversi esperti della figura e dell’opera del cardinale John Henry Newman qualificano le insinuazioni che da ambienti legati a gruppi organizzati di omosessuali inglesi sono piovute in questi giorni sul famoso teologo di Oxford di cui – secondo alcune indiscrezioni – sarebbe prossimo l’annuncio della beatificazione. Ieri il quotidiano The Independent è arrivato a dar voce e credito alle accuse di 'omofobia' contro la Chiesa lanciate da militanti dei movimenti gay britannici secondo cui la scelta di riesumare il corpo di Newman e trasferirlo altrove sarebbe un’incredibile 'mossa' del Vaticano per nascondere l’omosessualità dello stesso cardinale. Oggi Newman è sepolto, come da suo lascito, accanto a padre Ambrose St. John, un confratello dell’Oratorio di San Filippo Neri (lo stesso cui apparteneva Newman).

«La decisione del Vaticano di muovere la salma di Newman dal luogo dove riposa – ha attaccato l’attivista gay Peter Tatchell – è un atto da ladri di tombe. Viola il desiderio più volte ripetuto di Newman di essere sepolto per l’eternità insieme al partner di una vita». Nelle scorse settimane il ministero della Giustizia di Londra ha autorizzato la riesumazione e la traslazione del corpo di Newman dal cimitero di Rednal, nei dintorni di Birmingham, nel più centrale Birmingham Oratory, la chiesa dove operò il teologo ammirato da Benedetto XVI, la cui tomba oggi viene visitata da 15 mila devoti ogni anno. Sin da professore Ratzinger ha espresso più volte il suo debito intellettuale per il teologo cattolico prima anglicano: «La dottrina di Newman sulla coscienza divenne per noi il fondamento di quel personalismo teologico che ci attrasse tutti col suo fascino». Per Austen Ivereigh, ex consigliere del cardinale Cormac-Murphy O’Connor, primate della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles, le critiche degli ambienti gay sono «sciocchezze». Alla Bbc ha spiegato che l’esumazione del corpo di Newman «è parte del processo che porta alla canonizzazione». Ivereigh ha aggiunto che i resti del futuro beato vanno portati in un luogo adatto «per consentire ai pellegrini di venerarlo». Tempo fa padre Paul Chavasse, postulatore della causa di beatificazione di Newman, aveva chiesto alle autorità di Rednal un intervento «urgente a protezione» della tomba del cardinale per preservarla da «possibili vandalismi»: nel 2003, infatti, anche la casa di Newman era stata sfregiata a più riprese.

«Che dire? Se due persone sono veramente amiche, e qualcuno insinua che si tratta di omosessuali, cosa possiamo farci?». Allarga le braccia padre Edoardo Aldo Cerrato, procuratore generale della Confederazione degli Oratori di San Filippo Neri. «Quello tra Newman e padre Ambrose fu un legame di amicizia che durò tutta la vita. Sono sepolti vicini anche perché si tratta del cimitero degli oratoriani di Birmingham, che è un fazzoletto di terra». Un’idea sul perché di tali insinuazioni Cerrato ce l’ha: «Si tratta di un pretesto con cui propagandare una certa linea anticlericale». Anche per Joseph Pearce, docente di Letteratura alla Ave Maria University, in Florida, studioso dei 'grandi convertiti' inglesi, «è assurdo insinuare che Newman, un uomo celibe e infaticabile difensore della dottrina morale della Chiesa, fosse un omosessuale praticante. Certamente è stato legato da amicizia con uomini ma considerava peccato un atto omosessuale. L’aver avuto un amico non significa che 'abbia dormito' con lui, e solo la sordida epoca in cui viviamo potrebbe suggerire un simile nonsenso». Ivereigh ribadisce: «È sbagliato leggere con categorie odierne l’era vittoriana quando queste relazioni amichevoli erano molto comuni a Oxford e nella comunità anglo cattolica».

Lorenzo Fazzini Avvenire del 26 Agosto 2008

L’epilogo. Alla fine il corpo non si trova!

Nel suo infinito umorismo la divina provvidenza ha risolto il problema della traslazione delle spoglie del cardinal Newman, perché alla fine di ottobre, quando il sepolcro in cui si pensava fossero custodite le sue spoglie mortali è stato trovato vuoto. Uno scherzo del terreno molto acido, hanno sentenziato alcuni. Un mistero, hanno commentato altri. Un episodio marginale che ha il merito di averci aiutato a scoprire la vita e gli scritti di un grande testimone del cattolicesimo contemporaneo.

 

John Henry Newmann (nato a Londra nel 1801, morto nel 1890) è stato uno dei grandi teologi e filosofi inglesi. Sacerdote della Chiesa anglicana incaricato di seguire gli studenti di Oxford, a 44 anni si convertì al cattolicesimo spiegando di essere arrivato alla conclusione che «la ChiesaCattolica era formalmente dalla parte della ragione». Ordinato sacerdote cattolico nel 1847 a Roma, si trasferì a Birmingham dove, affascinato dalla figura di San Filippo Neri, fondò il primo Oratorio britannico. Un malato guarito grazie alla sua intercessione già c’era e bastava trovarne un altro. In Vaticano tutto era pronto, con il totale appoggio di Papa Ratzinger. Anche le resistenze di alcuni esponenti della Chiesa Anglicana erano state sopite e finalmente niente sembrava poter fermare il processo di beatificazione del cardinale John Henry Newman, nemmeno i sospetti di una sua relazione omosessuale. Ma quando ogni cosa sembrava andare per il meglio, è accaduto l’incredibile: la ricognizione della salma, che storicamente è sempre stata uno degli elementi fondamentali dei processi canonici, non si può fare perché il cadavere di Newman è scomparso.

Per più di un secolo si era pensato che il cardinale fosse sepolto nel piccolo cimitero del Worcestershire, dove aveva chiesto di riposare per sempre vicino alla salma di Padre Ambrose St John, l’uomo con il quale aveva trascorso una lunga parte della sua vita e che aveva ammesso di amare «come si ama una moglie o un marito». Molte proteste si erano levate da parte di associazioni gay quando si era diffusa la notizia che il processo di beatificazione del cardinale avrebbe comportato l’esumazione della salma, con la conseguente violazione del suo desiderio, più volte espresso, di restare per sempre vicino a Padre Ambrose, morto vent’anni prima di lui. Ma quando la tomba del vecchio cimitero di Rednal è stata aperta, dentro non c’erano, come si sperava,

i resti mortali di un futuro santo in buone condizioni di conservazione, ma solo quelli di una nappina del cappello, una maniglia e una placca di ottone. Gli esperti, subito convocati, sono arrivati alla conclusione che sia stata l’acidità del terreno a dissolvere il corpo del cardinal Newman, ma nessuno sembra dare loro molto credito. Anzi: nuovi esami effettuati dal professor John Hunter dell’Università di Birmingham hanno dimostrato che il terreno della fossa non è abbastanza acido per dissolvere i tessuti duri di un corpo umano, anche se sepolto nel lontano 1890.

Dov’è finita dunque la salma di John Newman? Investigatori e uomini di chiesa sono al lavoro per trovare una spiegazione e, insieme con quella, un cadavere. E’ possibile che, in piena epoca Vittoriana, l’ostracismo per i gay abbia impedito di rispettare le ultime volontà del cardinale e che il suo corpo sia stato sepolto segretamente altrove. Ma non si esclude nemmeno che il desiderio di Newman sia stato preso fin troppo alla lettera, e che la salma si trovi nella stessa bara di St John. Ai necrofori non è stato però permesso di aprirla per controllare. L'ultima ipotesi, la più improbabile, è che il corpo sia stato trafugato insieme con quello di Padre Ambrose, per scongiurare la loro separazione.

Nato nel 1801 da una famiglia Anglicana, Newman si convertì al cattolicesimo nel 1845, fondando il Movimento di Oxford che avrebbe dovuto riportare la chiesa inglese alle sue radici cattoliche romane. Importante pensatore e teologo, fu nominato cardinale da Papa Leone XIII e ha un grande ammiratore in Benedetto XVI, che vorrebbe annunciarne la beatificazione nel prossimo dicembre.

«La ricognizione canonica del corpo - spiega monsignor Enrico Dal Covolo, postulatore salesiano delle Cause dei Santi - non è più indispensabile ai fini della beatificazione, che può riguardare anche persone sepolte in fosse comuni, come i martiri spagnoli della persecuzione anticattolica. Ma è sorprendente che sia stata trovata vuota la tomba di una personalità di assoluto rilievo come il cardinale John Henry Newman. Quello che è sempre stato indicato come il suo sepolcro non è una sepoltura di fortuna, ma una sede ufficiale e ciò rende tutto più clamoroso». I resti del cardinale dovevano essere portati all’Oratorio di Edgbaston - la Chiesa da lui fondata alla periferia di Birmingham nello spirito degli Oratori di San Filippo Neri, dove trascorse i suoi ultimi anni e dove morì - per essere venerati dai pellegrini. Ma da domenica scorsa nella teca ci sono soltanto le poche reliquie ritrovate, compresa una ciocca dei suoi capelli che forma un misterioso punto interrogativo.

Vittorio Sabadin, La Stampa del 5 Novembre 2008

Chi era John Henry Newman?

John Henry Newman nacque a Londra il 21 febbraio 1801, primogenito di sei figli di John, un agiato banchiere proveniente da una famiglia ebrea originaria dell’olanda, e Jemina Fourdinier, discendente da una famiglia ugonotta scappata a Londra dalla Francia e divenuta poi molto benestante in seguito alle attività che aveva avviato nel campo della stampa e della fabbricazione di carta. Dopo aver frequentato una scuola privata ad Eaglin, dove scoprì i testi di pensatori critici nei confronti della religione, quali David Hume, Voltaire e Thomas Paine, approdò al Trinity College di Oxford nel 1816, dopo aver fatto propria, nonostante le letture della gioventù, la solida fede religiosa di impronta evangelica della famiglia. Laureatosi  nel 1821, divenne professore all’Oriel College, nel 1822 e fu ordinato sacerdote anglicano il 13 giugno del 1824, ricevendo l’incarico di occuparsi di alcune chiese situate nei dintorni della stessa Oxford sotto la guida di Richard Whately, futuro arcivescovo anglicano di Dublino ed esponente di spicco di quella corrente che si opponeva, in nome della cultura illuminista, alla ortodossia religiosa tradizionale. Durante questi anni, Newman, mosso dal suo crescente interesse per la ritualistica elaborata della High Church anglicana e dai suoi studi sulla patristica e sulle prime eresie (che lo portarono a pubblicare, nel 1833, il libro Arians of IV Century), si allontanò progressivamente dalla corrente evangelica da cui proveniva, per avvicinarsi a personaggi come il poeta e teologo John Keble che, il 14 giugno 1933, pronunciò il famoso sermone On the National Apostasy (Sull'apostasia nazionale) che gli storici identificano come l’atto di nascita del Movimento di Oxford.

Il Movimento di Oxford

Di questo movimento Newman fu l'effettivo organizzatore e il capofila intellettuale. Sue infatti sono molte delle idee fondamentali che ne sono le idee fondamentali: far risaltare gli elementi cattolici presenti nella tradizione religiosa inglese e sollecitare, al contempo, una seria riforma, in senso universale, della Chiesa d'Inghilterra. Nel 1838 egli cominciò a esercitare un influsso ancora più vasto sulla Chiesa d'Inghilterra. La sua insistenza sull'autorità dogmatica era avvertita da molti come una diga necessaria al crescente liberalismo teologico e morale. Newman mostrava decisamente di sapere in che cosa credere e in che direzione doversi muovere col pensiero; e nella sua personale quanto convinta devozione i suoi seguaci scorgevano un uomo che praticava quel che predicava, o scriveva, in una prosa che era colta e a volte persino magica. Egli sfidava la Chiesa d'Inghilterra a rappresentare la vera cattolicità e la prova di questa (contro Roma da una parte, e contro coloro che egli descriveva come «protestanti popolari» dall'altra) si doveva cercare, secondo lui, nell'insegnamento dell'antica e indivisa dottrina professata dalla Chiesa dei Padri. Dal 1834 in poi, questa via di mezzo su cui egli si muoveva con abilità e accortezza, cominciò a essere attaccata sulla base di una sua presunta sottovalutazione della Riforma; e quando, insieme a Keble, egli pubblicò l'opera Remains di Froude, in cui la Riforma protestante era violentemente denunciata, le persone più moderate nel Movimento di Oxford iniziarono ad abbandonare i loro leader. I timori più gravi furono rafforzati nel 1841 dal Tract 90 dello stesso Newman, che, nel riconciliare i 39 Articoli protestanti con l'insegnamento della chiesa antica e indivisa, appariva, ad alcuni almeno, asserire che gli articoli non fossero in realtà così incompatibili con le dottrine del Concilio di Trento e quindi di Roma. Il vescovo anglicano, Richard Bagot di Oxford, pretese che il Tract 90 venisse ritirato dalla circolazione. Negli inconvenienti che furono causati dalle denunce, Newman si andò progressivamente isolando. Finì con il perdere fiducia in sé, e le convinzioni circa la possibile o reale cattolicità della Chiesa d'Inghilterra si andarono in lui poco alla volta indebolendo. Condannato al silenzio dal vescovo di Oxford, Richard Bagot, Newman si allontanò da Oxford, a cui era intellettualmente legato, e si ritirò nella cappellania di Littlemore, dove radunò attorno a sé alcuni dei sui discepoli più intimi e con loro iniziò un quasi monastero.

Conversione al cattolicesimo

Newman diede le dimissioni dalla chiesa di St. Mary di Oxford, il 18 settembre 1843. Il suo ultimo sermone anglicano lo predicò a Littlemore una settimana più tardi. Ritardò tanto a diventare cattolico perché, per la sua integrità intellettuale, egli trovava un ostacolo nel contrasto storico tra la Chiesa dei primi cristiani e dei Padri e la moderna Chiesa di Roma. Meditando però sull'idea di sviluppo, una parola allora discussa in relazione all' evoluzione biologica, egli applicò la legge della crescita e trasformazione storica alla società cristiana, cercando di mostrare, a sé stesso e agli altri, che la prima e indivisa Chiesa cattolica si era direttamente evoluta nella moderna Chiesa di Roma e che le chiese protestanti rappresentavano piuttosto una rottura in tale sviluppo, sia nella dottrina che nella vita cristiana. Queste meditazioni servirono a rimuovere l'ultimo ostacolo, e il 9 ottobre 1845, Newman fu accolto, nella sua Littlemore, nella Chiesa cattolica. Quando nel 1846 Newman si reca a Roma assieme ad alcuni compagni, anch’essi anglicani convertitisi al cattolicesimo, non è ancora sicuro di entrare in un ordine religioso oppure diventare un sacerdote secolare. Nel Memorandum del 1848 Newman scrive di aver preso in considerazione il progetto di entrare nell’ordine dei Redentoristi ma alla fine scelse l’Oratorio di San Filippo Neri. Newman iniziò a frequentare la Chiesa Nuova (fondata da San Filippo Neri nel 1575 e sede del primo Oratorio del mondo) e i sacerdoti della comunità. Quando prese la decisione ufficiale di diventare Oratoriano chiese in via formale al Papa di poter fondare un Oratorio a Birmingham e richiese di poter adeguare le Costituzioni dell’Oratorio romane alle necessità presenti in Inghilterra. Nel 1847 Newman assieme a sei compagni iniziò il noviziato presso l’abbazia di Santa Croce dove un’ala dell’edificio viene messa a loro disposizione. In quattro mesi vennero studiate le Costituzioni, la spiritualità e le tradizioni dell’Oratorio. Come San Filippo Neri anche Newman venerava lo Spirito Santo e ha dimostrato una sensibilità straordinaria per l’azione di questo maestro interiore che è la vera guida di ciascun credente. Dopo l'ordinazione sacerdotale il 2 febbraio 1848, confortato dall'incoraggiamento di Papa Pio IX, fondò il primo Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. La prima sede venne stabilita a Marivale, in seguito la comunità si spostò prima a St. Wilfrid, poi nella Alcester Street a Birmingham e infine nel 1854 a Edgbaston, una zona residenziale alla periferia di Birmingham. Sempre nel 1848 un gruppo di religiosi capitanati da padre William Faber, che dopo Newman è il più celebre Oratoriano inglese, si trasferisce a Londra dove fonda il secondo Oratorio inglese nella King William Street; nel 1854 la comunità si trasferisce nell’elegante quartiere di South Kensington e nel 1884 viene inaugurata la nuova chiesa, comunemente conosciuta come Brompton Oratory e tra le chiese cattoliche più frequentate della capitale inglese. Newman era comunque visto con sospetto dal clero romano più rigoroso, per lo spirito quasi liberale che egli sembrava essersi portato con sé dall' anglicanesimo (per quanto non fosse affatto liberale nel senso morale della parola). E fu così che la sua carriera iniziale come prete fu marcata da una serie di frustrazioni. Fu convocato in Irlanda per essere il primo rettore della nuova Università Cattolica di Dublino, ma per particolari circostanze, l'incarico gli divenne impossibile.

Anche il suo ruolo di redattore del mensile cattolico Rambler, e gli sforzi da lui fatti per incoraggiare studi critici anche tra i cattolici, lo isolarono ancora di più, causandogli problemi con Henry Edward Manning, il prelato che sarebbe diventato successivamente arcivescovo di Westminster e primate cattolico d’Inghilterra. Uno degli articoli di Newman (dedicato alla consultazione dei fedeli in materia di dottrina) fu denunciato a Roma e gli provocò l’accusa di eresia. Nello stesso tempo l’opposizione di Manning gli impedì di rientrare ad Oxford, dove contava di svolgere il suo ministero. Dal senso di frustrazione generato da queste esperienze fu liberato nel 1864, quando un inatteso, quanto provvidenziale attacco, da parte di padre Charles Kingsley, che lo sfidava a dimostrare l'onestà della sua vita passata come anglicano. Sebbene Newman finisse con il trattare Kingsley molto più severamente di quanto qualcuno avrebbe ritenuto corretto, la storia che ne risultò delle sue opinioni religiose, l'Apologia pro Vita Sua, fu un vero e proprio successo, letto ed apprezzato ben oltre i confini della Chiesa romana per la rettitudine, per il candore, per l’interesse e per la bellezza di alcuni brani. Contro la volontà delle gerarchie cattoliche (l’arcivescovo Manning la riteneva intrisa di spirito liberale e lo stesso Pio IX non riusciva ad apprezzare quel convertito inglese che, durante il Concilio Vaticano I, aveva espresso la propria ferma opposizione alla definizione del dogma dell’infallibilità del magistero papale), Newman riotteneva nel Regno Unito, quella fama che aveva già avuto in passato, quando era anglicano. Nel 1879, il nuovo papa, Leone XIII lo fece cardinale diacono della chiesa di San Giorgio in Velabro, riconoscendo finalmente il grande valore di una testimonianza che si sarebbe conclusa a Birmingham, presso la casa di riposo dell’oratorio fondata dallo stesso Newman numerosi anni prima.

Il carattere

I ritratti di Newman lo mostrano di una forte sensibilità e delicatezza estetica. Era un poeta: famosi erano diventati i suoi contributi nella Lyra Apostolica dei suoi giorni anglicani (tra questi è diventato famoso l’inno Guidami, luce gentile, scritto nel 1833 dopo una tempesta sedata nello stretto tra la Sardegna e la Corsica). Newman era consapevole dei limiti della prosa, come della necessità della parabola e dell'analogia per scrivere sulla fede. Ma aveva anche una mente potente e penetrante, allenata da Aristotele, da David Hume e dai grandi polemisti della prima metà dell’ottocento anche se il disprezzo che mostrava per la logica e la dialettica, ha indotto alcuni suoi lettori superficiali a ritenerlo illogico. La sua natura sensibile, se lo rendeva amabile a pochi amici, lo trasformava in un pungente polemista e in un risentito avversario di quanti lo criticavano. I tanti sospetti che segnarono la sua vicenda umana: siano essi stati quegli degli anglicani che difendevano la Riforma, o quelli degli ultramontanisti (esponenti del potere papale centralizzato) che attaccavano la sua teologia come liberale, fiaccarono la sua fiducia e gli impedirono di fondare una scuola che facesse riferimento all’originalità del suo pensiero.

Come creatore e animatore del Movimento di Oxford Newman aveva aiutato la Chiesa anglicana e l’aveva aiutata nel suo processo di trasformazione, d'Inghilterra. Come tenace sostenitore della teoria dello sviluppo dottrinale, aiutò la teologia cattolica a riconciliarsi con i risultati di un approccio più scientifico o critico alla tradizione, mentre nella sua terra, in Inghilterra, l'Apologia pro vita sua è stata l’opera che ha aiutato gli inglesi a superare i pregiudizi che nutrivano nei confronti del clero cattolico romano.

Gianni Geraci, Gruppo del Guado, Omosessuali Cristiani Milano

Eppure un senso ci sarebbe! Cosa dice questa vicenda a un gay credente?

Finalmente ho avuto tempo di leggere con calma buona parte degli interventi che hanno accompagnato le polemiche dichiarazioni in cui Peter Tatchell ha sostenuto che la proposta di traslare la salma del cardinal John Henry Newman ha come unico scopo quello di «sotterrare l’omosessualità di Newman e sconfessare il suo amore per un altro uomo». Dico la verità: sono rimasto perplesso leggendo queste dichiarazioni,  ma sono rimasto ugualmente perplesso leggendo gli articoli di quanti hanno descritto in maniera categorica il rapporto tra il cardinale John Henry Newman e padre Ambrose St. Johnn  come una solida amicizia virile che non può in alcun modo far pensare a una inclinazione omosessuale. Ho così deciso di dire la mia, facendo tesoro della mia esperienza di omosessuale credente, un aspetto che, molto probabilmente, nessuno dei protagonisti di questa polemica condivide e che mi permette di affrontare l’argomento con l’autorevolezza di chi ha avuto modo di riflettere e di rielaborare delle esperienza che ha vissuto in prima persona.  

Avviso quanti stanno leggendo queste mie righe di non aspettarsi da me una risposta definitiva sull’orientamento sessuale del cardinal Newman: nessuno dei tanti scritti che ci ha lascito ci autorizza a escludere aprioristicamente alcuna ipotesi. E anche se ci fosse qualche scritto particolarmente significativo (qualche cosa di simile a una lettera d’amore) il suo significato non potrebbe mai essere definitivo, come dimostra la vicenda di Pier Vittorio Tondelli, lo scrittore italiano che ha costruito sulla sua omosessualità buona parte del suo successo e che ora, a distanza di poco meno di vent’anni dalla sua morte, contro evidenze molto più solide di quelle che potremo mai avere sul cardinal Newman, qualcuno inizia a descrivere come eterosessuale.

Si potrebbe addirittura dire che solo uno sciocco sceglie di perdere il suo tempo per parlare dell’orientamento sessuale del cardinal Newman, se non ci fossero articoli di studiosi prestigiosi come Inos Biffi e Ian Ker che, nelle ultime settimane, hanno deciso di affrontare questo argomento. Ecco perché ho scelto di non sottrarmi all’invito, che ho ricevuto, di commentare il dibattito che è nato in seguito alle dichiarazioni di Peter Tatchell, se una sola delle cose che scriverò dovesse suscitare in qualcuno il desiderio di conoscere meglio la figura e le opere di un uomo come il cardinal Newman, un risultato buono, il mio lavoro, l’avrebbe comunque sortito.

Inizio con un’affermazione di principio, che mi pare importante fare per sgombrare il campo da qualunque equivoco: «Sappiate che sono convinto, profondamente convinto, che anche le persone omosessuali sono chiamate alla santità». Non si tratta di una mia idea personale, si tratta di una convinzione che nasce dalla mia fedele adesione al magistero della Chiesa cattolica che parla di questa vocazione alla salvezza in documenti la cui autorevolezza non può certo essere messa in dubbio (cfr. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 41; Concilio di Trento, Decreto sulla giustificazione, 3 e ss.). Ecco perché non ho nessun problema nel dire che, anche se dovesse emergere in maniera inequivocabile l’orientamento omosessuale del cardinale Newman, questa notizia non dovrebbe avere nessuna conseguenza sulla sua eventuale beatificazione. Dire questo, naturalmente, non significa certo affermare che, allora, il cardinal Newman e il suo amico Ambrose St. John fossero amanti. Credo, al contrario, che le indicazioni che lo stesso Newman da in merito alla sua sepoltura, sono in indizio che ci permette di escludere questa eventualità: se nella relazione che c’era tra lui e il compagno di buona parte della sua vita ci fosse stato qualche cosa che, ai suoi occhi, fosse parso non consono alla vita di un cristiano, lo stesso cardinal Newman, che all’Inferno e al Paradiso ci credeva davvero e che, allo stesso modo, credeva nell’importanza che aveva il voto di castità che aveva pronunciato quando aveva scelto di diventare religioso, non avrebbe mai chiesto di consacrare un aspetto peccaminoso della sua vita facendosi seppellire accanto all’amico. Se Newman amava St. John, di sicuro lo amava con un amore che escludeva qualunque forma di intimità sessuale. In caso contrario avrebbe fatto di tutto per mettere al margine della sua vita quello che, ai suoi occhi, non poteva che essere un ‘errore grave’ che, ai suoi occhi, avrebbe compromesso la sua salvezza eterna. Nel valutare i fatti che abbiamo davanti non possiamo infatti dimenticare la profonda differenza di mentalità che c’è tra un uomo del XIX secolo e un uomo contemporaneo: se adesso ci sono omosessuali (e io sono fra questi) che riescono a pensare a una relazione di coppia che non esclude l’intimità sessuale come a uno dei tanti modi che hanno di realizzare la volontà di Dio, questi stessi omosessuali, un secolo e mezzo fa, non avrebbero avuto nemmeno gli strumenti linguistici per elaborare un’idea simile. Gli eventuali momenti di intimità sessuale sarebbero stati vissuti come qualche cosa di contrario ai comandamenti divini.

Esclusa quindi l’idea che ci possa essere stata, tra il cardinal Newman e padre Ambrose, una relazione omosessuale simile a quella che c’è all’interno di una coppia gay della nostra epoca, resta però aperta l’ipotesi che ci fosse comunque un legame di tipo omofilo, vissuto nel pieno rispetto del voto di castità che i due avevano pronunciato.

Questa domanda sottintende due aspetti distinti. Il primo ha a che fare con la possibilità che una persona eterosessuale possa nutrire, nei confronti di una persona del proprio sesso, dei sentimenti di amicizia così profondi da essere paragonati al legame che c’è tra due coniugi all’interno del matrimonio. Scrive infatti Newman, dopo la morte del suo amico padre Ambrose: «Ho sempre pensato che nessun lutto fosse pari a quello di un marito o di una moglie, ma io sento difficile credere che ve ne sia uno più grande, o un dolore più grande, del mio». Sentimenti che possono spingere questa persona a desiderare di essere sepolta accanto all’amico senza che ci siano altri legami che giustificano questo desiderio di prossimità (come invece ci sono in tutti quei casi, citati dall’Osservatore Romano per dimostrare che non è necessario essere amanti per desiderare di essere sepolti insieme). Il secondo riguarda invece la possibilità che una persona omosessuale ha, di vivere una relazione d’amore, senza accorgersi delle implicazioni omoerotiche che questa relazione può avere. Significa in sostanza chiedersi se sia stato possibile, per una persona che, come Newman, sicuramente rispettava la promessa fatta di vivere la castità nel celibato, di coltivare una relazione d’amicizia forte, senza prendere coscienza dello stretto legame che ci poteva essere tra questa relazione e un’eventuale tendenza omosessuale.

Alla prima domanda non sono in grado di dare una risposta diretta: non sono eterosessuale e non so quindi dire fino a che punto, una persona eterosessuale, sia in grado di vivere un’amicizia coinvolgente con una persona del proprio sesso. Ho invece qualche elemento per dare invece una risposta alla seconda domanda che ho posto: non solo vivo in prima persona quella condizione omosessuale che alcuni sospettano essere alla base dell’amicizia tra Newman e padre St. John, ma anche perchè, fino all’età di 27 anni, l’ho vissuta in una situazione simile a quella in cui possono averla vissuta i due protagonisti di questa storia, ovvero senza avere momenti di intimità sessuale con altre persone.

Alla luce di questa esperienza posso dire di aver vissuto più di una volta delle relazioni di amicizia particolarmente coinvolgenti di cui, solo in seguito, quando ho iniziato a praticare la mia omosessualità, ho scoperto il profondo legame con il mio orientamento sessuale. Mentre le vivevo ero convinto di vivere delle relazioni d’amicizia intense, per nulla contaminate dall’attrazione erotica e soprattutto, completamente disinteressate da un punto di vista sessuale. Di alcuni di questi amici ho addirittura raccolto le confidenze legate alle loro vicende sentimentali (tutte rigorosamente eterosessuali) e, se vivevo dei momenti di gelosia, li vivevo non tanto nei confronti delle donne con cui avevano una relazione, ma nei confronti degli altri amici che avevano. Pensandoci bene, posso addirittura dire che la mia stessa esperienza di Fede è stata influenzata da una di queste amicizie, perché durante l’adolescenza è stata la figura di un seminarista di cui mi sono letteralmente innamorato (ma anche qui mi sono accorto del sentimento che provavo, soltanto una quindicina di anni dopo, quando ormai la nostra amicizia era finita ormai da tempo): l’impegno all’interno della mia parrocchia era stimolato anche dalla possibilità di stargli vicino, di lavorare con lui, di condividere esperienze che si sono rivelate decisive per la mia maturazione umana e spirituale.

Alla luce della mia esperienza personale non posso quindi escludere la possibilità che tra il cardinal Newman e padre Ambrose St. John si fosse instaurato un rapporto di questo tipo, senza che nessuno dei due sia stato mai sfiorato dall’idea di vivere, in realtà, una relazione omofila. Se, come è probabile, i due vissero con fedeltà la loro scelta celibataria, non ebbero mai gli strumenti per prendere coscienza della vera natura del loro legame, tant’è vero che lo vissero con la fierezza di chi sapeva di essere al di sopra di ogni sospetto e di ogni pettegolezzo (la richiesta di essere sepolti insieme è davvero indicativa da questo punto di vista).

Se ho sperimentato dei problemi vivendo questo tipo di relazione, questi erano invece legati al fatto che le persone verso cui vivevo questa forte amicizia, non sono mai state in grado di corrispondere in maniera adeguata al mio affetto. Leggendo questa esperienza alla luce della mia omosessualità credo che la causa fosse un vero e proprio squilibrio dovuto al fatto che io ero portato a investire nel rapporto di amicizia molte più energie di quelle che invece investivano i miei interlocutori (distratti magari da altri rapporti d’amicizia o dalla relazione con una ragazza). Per questo motivo, se davvero il cardinal Newman visse l’amicizia con padre Ambrose spinto da un orientamento omosessuale inconsapevole, di sicuro fu corrisposto da una persona che aveva il suo stesso orientamento. Non potremo quindi mai sapere se i due amici che sono sepolti insieme nel piccolo cimitero di Rendal fossero o meno omosessuali, quello che possiamo dire è che avevano senz’altro lo stesso orientamento sessuale etero o omo che fosse. 

Quanto alle polemiche sulla loro presunta omosessualità spero davvero che diano l’occasione, a tanti omosessuali, di scoprire l’opera di un grande autore spirituale come John Henry Newman e, in particolare, i suoi scritti sull’importanza della coscienza quale mezzo per acquisire la verità. In questi scritti egli parte dall'affermazione fondamentale che la coscienza non è semplicemente un senso di proprietà, di rispetto di sé o di buon gusto, che si forma con la cultura generale, l'educazione e i costumi sociali, ma che è l'eco della voce di Dio dentro il cuore dell'uomo. In uno dei suoi libri egli ha scritto: «La mia natura sente la voce della coscienza come una persona. Quando le obbedisco, mi sento soddisfatto; quando le disobbedisco, provo una afflizione - proprio come ciò che sento quando accontento o dispiaccio qualche amico caro» (Callista, Londra 1910, pp. 314-315). Per Newman, l'obbedienza religiosa a questa voce interiore, mette una persona in grado di accogliere la Rivelazione divina e la conduce alla Fede cristiana. «L'obbedienza alla coscienza conduce all'obbedienza al Vangelo, che, invece di essere qualcosa di differente, non è altro che il completamento e la perfezione di quella religione che insegna la coscienza naturale» (Parochial and Plain Sermons, Londra 1908, vol. VIII, pagine 202).

Poche persone hanno sostenuto i pieni diritti della coscienza come ha fatto lui; pochi scrittori hanno perorato in modo tanto persuasivo la causa della sua autorità e libertà. Alla luce di questo primato della coscienza, Newman sostiene che è dovere di ogni cristiano informarla ed educarla al fine di condurla a maturazione e perfezione. Non a caso scrive che: «La coscienza ha i suoi diritti perché ha i suoi doveri» (Difficulties felt by Anglicans, Londra 1910, Vol. II, p. 250). Da questo punto di vista Newman si è rivelato un grande maestro che ha saputo ridare slancio alle riflessioni sul primato della coscienza che hanno sempre appassionato la teologia. Non a caso, Tommaso d’Aquino, quando nel suo De veritate (Cfr. Quaestio 17) si chiede a chi si debba obbedire quando c’è un conflitto tra la parola del magistero e la voce della coscienza, risponde convinto che: «Praeceptum prelati non est nisi praeceptum prelati, conscientiam autem est vox Dei» («Il magistero non è che parola di uomo, mentre la coscienza è voce di Dio».  

Alla luce di queste riflessioni credo che anche le polemiche dei giorni scorsi possano acquistare un senso particolare per quanti, come me, cercano di conciliare la condizione omosessuale con l’adesione a una Chiesa cattolica il cui magistero sembra imprigionato da una paura forte per tutto ciò che ha a che fare con l’omosessualità. La chiave ci viene dallo stesso cardinal Newman che, nella sua lettera al Duca di Norfolk, afferma che: «La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo».

Lavorare per formare la propria coscienza e seguirla con l’onestà di chi impara a non confonderla con il proprio tornaconto o con i propri comodi, diventa allora il primo passo di quel cammino di riconciliazione con la propria biografia che ogni persona omosessuale è chiamata a fare se vuole vivere in pienezza la propria vocazione cristiana.

Gianni Geraci, Gruppo del Guado, Cristiani Omosessuali Milano