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090711_Piergiovanni.jpgL’11 Luglio 2009 è morto Piergiovanni Palminota: uno dei soci fondatori del Guado e una delle persone che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno e la loro simpatia alle nostre iniziative. In attesa di ricordarlo meglio durante l’incontro che stiamo organizzando il prossimo 3 ottobre gli dedichiamo questo dossier, nella speranza di farlo conoscere meglio a tutti quelli che l’avevano incrociato durante la sua vicenda terrena.

Sommario                                 

La notizia. 1

Il messaggio diffuso dal Guado. 1

Il messaggio mandato ai membri del Forum europeo dei gruppi di omosessuali cristiani 2

La notizia sul quotidiano di Pavia. 2

La notizia sul giornale di Vigevano. 4

Il ricordo. 5

Il testamento spirituale di Piergiovanni Palminota. 5

I messaggi che abbiamo ricevuto. 6

Piergiovanni Palminota magistrato. 9

Incompatibilità ambientali 9

Piergiovanni Palminota e Il Guado. Due articoli scritti per il nostro bollettino. 10

La Chiesa cattolica e l'omosessualità, tante certezze per nascondere vecchie paure. 11

Cristiani per abitudine o per convinzione? E con quale teologia?. 16

La preghiera. 20

Letture. 20

Preghiere. 20

La notizia

Il messaggio diffuso dal Guado

Questa mattina alle 11.00 é morto Piergiovanni Palminota: uno dei soci che hanno fondato l'associazione del Guado una ventina di anni fa; una delle persone che ha sempre accompagnato con il suo sostegno e la sua simpatia le iniziative che il gruppo ha portato avanti; uno dei pochi esponenti del Guado che non ha avuto paura di esporsi in prima persona per dare voce al nostro tipo di esperienza; l'unico italiano che ha mai presieduto il Forum Europeo dei gruppi di omosessuali cristiani quando si é svolto ad Agape nel 1989. Oltre che per il suo lavoro di magistrato Piergiovanni Palminota si é fatto conoscere per la sua attività giovanile all'interno del movimento per la Pace e per la sua continua testimonianza di prossimità nei confronti delle esperienze cristiane vicine alle comunità di base e, più in generale, al dissenso cattolico.

Ecco perché mi pare giusto ricordarlo con questa email che mando a tutti voi.

Piergiovanni Palminota era una persona che parlava poco della sua vita professionale o della sua vita privata. Ogni  tanto scoprivamo che era partito per qualche viaggio eccentrico, come quello che l'aveva portato, una decina di anni fa, a Tristan de Cuna, l'isola sperduta in mezzo all'Atlantico e raggiunta solo due volte al mese da un piroscafo che viene dall'isola di Sant'Elena, dove 274 abitanti giurano su una costituzione dove è scritta una frase che a Piergiovanni era piaciuta moltissimo: «Nessuno prenderà superiorità alcuna su un altro e ciascuno sarà considerato come un uguale sotto tutti gli aspetti».

Anche questa volta Piergiovanni ha deciso di intraprendere il suo ultimo viaggio da solo, senza dare troppa pubblicità alla cosa. E anche questa volta speriamo di incontrarlo ancora un giorno e di sentirci raccontare dalla sua voce, i momenti più significativi della sua ultima umana avventura.

I funerali si svolgeranno martedì 14 Luglio alle 10.00 presso la cappella dell’Ospedale San Carlo di Paderno Dugnano.

Gianni Geraci, 12 Luglio 2009

Il messaggio mandato ai membri del Forum europeo dei gruppi di omosessuali cristiani

We are so sad to inform you that Piergiovanni Palminota has died near Milan on July, 11th. Piergiovanni was committed to the LGBT christian cause. He was one of the organizers of the 1989 European Forum at the Agape Center of the Waldesian Church in Prali (near Turin, Italy). He took part into several European Forum conferences on behalf of Il Guado, the first italian LGBT christian group based in Milan. We believe that Piergiovanni has left a legacy to our community for encouraging international relations and for his commitment to equality.

In Christ.

È con tristezza che vi informiamo che Piergiovanni Palminota è morto vicino a Milano lo scorso 11 Luglio. Piergiovanni ha sostenuto per molti anni la causa degli omosessuali cristiani ed è stato uno degli organizzatori del Forum europeo del 1989 che si è tenuto nel centro valdese di Agape a Prali (vicino a Torino, in Italia). Ha partecipato a numerose sessioni annuali del Forum europeo in rappresentanza del Guado, il primo gruppo italiano di omosessuali credenti che ha la sua sede a Milano. Crediamo che una delle ereditä che Piergiovanni lascia alla nostra comunità è quella di continuare il suo lavoro in favore delle relazioni internazionali tra i gruppi di omosessuali cristiani al servizio dell’uguaglianza tra le persone.

Fabio Regis

La notizia sul quotidiano di Pavia

 

Se ne è andato in punta di piedi.

Se ne è andato in punta di piedi, vinto da una malattia che non aveva cura. Piergiovanni Palminota, 71 anni, presidente del Tribunale di Pavia, è morto sabato all’ospedale di Paderno Dugnano, dove era ricoverato da qualche settimana. Era malato da tempo. Eppure la notizia della sua scomparsa ha colto di sorpresa cancellieri e magistrati. Solo ieri mattina è arrivata in Tribunale la telefonata della cugina di Milano, che lo ha accudito in questi mesi prima all’ospedale di Voghera (dove era in cura per una frattura al femore), poi all’istituto Emilio Bernardelli di Paderno Dugnano e infine all’ospedale San Carlo, nella stessa città, dove il presidente era stato trasferito mercoledì scorso, in seguito a un aggravamento delle sue condizioni di salute. «Aspettavamo una sua telefonata - raccontavano ieri gli autisti che in questi mesi hanno continuato a portare al presidente, direttamente in ospedale, documenti e atti da firmare - Invece non ha più chiamato». Palminota, oltre che nel fisico, era provato anche sul piano psicologico. Da dicembre era al centro di un’inchiesta del Consiglio superiore della Magistratura, che ne aveva chiesto il trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale. Palminota aveva fatto ricorso al Tar (che aveva poi sospeso il provvedimento). Una relazione di 20 pagine, scritta coi suoi legali e diventata una specie di testamento morale. Palminota si diceva «vittima di una persecuzione», di un complotto messo in pratica da chi non aveva mai accettato la sua imparzialità e quella distanza dalle persone che gli consentiva di fare meglio il suo lavoro, e cioè di giudicare. Il presidente raccontava anche della sua battaglia, durata nove anni, per venire a Pavia. Solo nel 2003 Palminota riuscì ad occupare la poltrona di presidente del Tribunale e a insediarsi al posto di Roberto Odorisio, che intanto era stato trasferito alla Corte di Appello di Milano. Il Tar e poi il Consiglio di Stato avevano ribadito che il concorso del 1994 per la presidenza del Tribunale avrebbe dovuto vedere proprio Palminota come vincitore. Dirigente della pretura di Vigevano dal 1989 (si ricorda ancora, di Palminota, la singolare decisione di chiudere per un periodo la pretura per inventario), dall’agosto del 2000 era stato nominato anche presidente della sezione civile del Tribunale di Bolzano. E anche in questo caso fu al centro di una protesta da parte dei colleghi magistrati, che contestavano la nomina di un magistrato proveniente da un’altra regione. Ma Palminota aveva tutti i requisiti, compresa la perfetta conoscenza del tedesco, per quell’incarico. «Lui ci teneva molto a venire a Pavia - ricorda Angelo De Sanctis, dirigente del Tribunale dal 2002 -. Il giorno dell’insediamento tenne un discorso, spiegando che era in ritardo di nove anni per colpa della burocrazia del Csm. D’altra parte le sue competenze erano già note a tutti, e in questi anni ha potuto metterle in evidenza. Credeva molto nella sua professione, la sentiva come una missione. E’ vero che non dava confidenze, ma era un uomo buono e giusto. Secondo me espletava al meglio la vera funzione del giudice. Per questo era rimasto molto amareggiato da quest’ultimo procedimento del Csm, e credo che questo abbia influito anche sul suo stato di salute. Palminota aveva una nobiltà d’animo che ho riscontrato in poche persone. Non lo dimenticherò mai».  Nato a Roma il 14 gennaio del 1938, Piergiovanni Palminota abitava attualmente da solo a Milano. Pochi parenti: alcuni in Australia dove Palminota andava quasi ogni anno, una cugina di Milano, che gli è stata vicino in questi mesi difficili, e un cugino a Roma. «Non amava parlare della sua vita, né professionale né personale» ripetono i suoi collaboratori. Del suo passato prima del 1989 (anno in cui entra in servizio a Vigevano) è noto però il suo impegno nei gruppi omosessuali cristiani. Tra i fondatori dell’associazione Il Guado, una ventina di anni fa aveva anche presieduto il Forum Europeo dei gruppi di omosessuali cristiani, che si era riunito ad Agape proprio nel 1989. Chi lo ha conosciuto per questo tipo di impegno, improntato al dissenso cattolico, oltre che per la sua attività giovanile all’interno del movimento per la Pace, ricorda un aneddoto, legato a un viaggio che portò Palminota, una decina di anni fa, a Tristan de Cuna, un’isola sperduta in mezzo all’Atlantico raggiunta solo due volte al mese da un piroscafo che arriva dall’isola di Sant’Elena. A Tristan 274 abitanti giurano su una Costituzione che riporta una frase che a Piergiovanni Palminota era piaciuta moltissimo: «Nessuno prenderà superiorità alcuna su un altro e ciascuno sarà considerato come un uguale sotto tutti gli aspetti». Ieri, negli uffici del Tribunale, la notizia della morte del presidente è stata accolta tra i silenzi di chi lo considerava un personaggio scomodo e manifestazioni di sincero cordoglio. Poche parole dal presidente facente funzione Maria Grazia Bernini («Una notizia inaspettata») che ha proposto di dare in beneficienza i soldi che saranno raccolti tra il personale degli uffici.

Maria Fiorela, La Provincia Pavese del 14 luglio 2009

 

Il dottor Palminota uomo di grande fede.

Alle 10 in punto, ieri mattina, i dipendenti e magistrati del palazzo di giustizia si sono fermati per un minuto di raccoglimento. A quell’ora iniziavano, a Paderno Dugnano, i funerali di Piergiovanni Palminota, il presidente del Tribunale di Pavia scomparso all’età di 71 anni per un male incurabile. Una cerimonia semplice, che si è tenuta nella camera ardente dell’ospedale San Carlo, dove Palminota era stato trasferito mercoledì scorso, da un istituto di cura, in seguito a un aggravamento delle sue condizioni di salute. Palminota, a parte una cugina di Milano, presente ieri ai funerali, e un cugino di Roma, non aveva parenti. Ieri, a salutarlo, c’era però il personale del Tribunale, con il presidente facente funzione Maria Grazia Bernini, i colleghi magistrati e alcuni dipendenti, tra cui il dirigente Angelo e Sanctis. La cerimonia ha messo in evidenza che il presidente, nonostante alcuni spunti di dissenso cattolico nella sua vita, era comunque un uomo di grande fede. Alla funzione, infatti, è stato letto, come aveva chiesto lo stesso Palminota prima di morire, il suo testamento spirituale. Tra le sue volontà c’era anche il desiderio che «le esequie - spiega il presidente Bernini - si svolgessero non secondo il rito ordinario, ma con una cerimonia assai semplice e perciò intrisa di profonda ed intima religiosità. Scevra da ogni rituale, ma ricca di preghiere, di letture sacre assai significative e dei ricordi accorati degli amici più cari, tra cui molti appartenenti alle comunità cristiane di base. Egli stesso ha chiuso il proprio testamento riportando una frase della liturgia funebre espressione di grande fede e speranza: «Vita mutatur non tallitura».  Al termine della funzione la salma è stata trasferita alla cappella di famiglia a Ventimiglia. In Tribunale, intanto, sono arrivate ieri altre manifestazioni di cordoglio. L’Ordine degli avvocati ha affisso, davanti a palazzo di giustizia, il manifesto funebre con la propria partecipazione. Mentre, negli uffici, i cancellieri e i dipendenti che non hanno potuto essere presenti ai funerali hanno osservato un minuto di silenzio, come suggerito con una nota della stessa Bernini fatta affiggere alle porte di tutti gli uffici. Al secondo piano, nell’aula di udienza, si sono bloccati anche i processi. La dottoressa Fenucci ha invitato i presenti a osservare un minuto di raccoglimento. La scomparsa di Palminota lascia aperta l’incognita del suo successore. La funzione di presidente del Tribunale resta per il momento nelle mani di Maria Grazia Bernini, che ha ottenuto il trasferimento ad altra sede e che, a settembre, sarà sotituita, al vertice della Sezione penale, da Cesare Beretta, in arrivo da Milano. Non si esclude che proprio Beretta, in nome della sua anzianità, possa prendere l’incarico della presidenza del Tribunale in attesa che venga bandito il concorso e nominato un successore.

Maria Fiorela, La Provincia Pavese del 15 luglio 2009

La notizia sul giornale di Vigevano

Si sapeva che da qualche tempo non stava bene, ma nessuno immaginava una fine così improvvisa. E’ morto domenica mattina nella Clinica San Carlo di Paderno Dugnano il dottor Piergiovanni Palminota, 71 anni, dal 2003 presidente del Tribunale di Pavia dopo essere stato per un decennio pretore dirigente a Vigevano, dall’Ottobre 1989 al Giugno 1999, quando furono soppresse le preture, e quindi, per 14 mesi, prima presidente aggiunto e poi presidente facente funzione del Tribunale, nell’interregno tra Romiti e Attimonelli. Palminota era ricoverato alla San Carlo da qualche giorno in seguito all’improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute, dopo alcune settimane di degenza in un’altra struttura privata della zona. Residente a Milano, non era sposato e non aveva parenti prossimi, I funerali sono stati celebrati martedì mattina presso la stessa casa di cura di Paderno Dugnano, poi la salma è stata trasferita a Ventimiglia per essere tumulata nella cappella di famiglia.

 

Non dava confidenza a nessuno ma rispettava il ruolo di tutti

«Un congedo in punta di piedi» titolavamo nell’Agosto del 2000 quando, improvvisamente, sparì da un giorno all’altro da Palazzo di Giustizia, lasciando ai colleghi solo una lettera in cui comunicava l’avvenuto trasferimento a Bolzano e ringraziava tutti per la collaborazione. Quell’espressione si può ripetere oggi al momento della sua ultima, definitiva, uscita di scena. Giurista preparatissimo, con una cultura sterminata, ma con un carattere spigoloso e fuori dagli schemi, a Pavia non aveva trovato vita facile, osteggiato da tutti (Ordine degli avvocati, personale di cancelleria, Procura, gli stessi che ora gli hanno dedicato manifesti funebri, commossi ricordi e minuti di raccoglimento) fino alla delibera assunta, all’unanimità, dal plenum del Csm il primo aprile scorso, con cui era stato trasferito d’ufficio per «incompatibilità ambientale». Una decisione contro la quale aveva presentato immediato ricorso al Tar, ottenendo la sospensiva, ma che forse ha contribuito a minare le sue condizioni di salute. Comunque Palminota era pronto a una nuova battaglia legale, dopo aver dovuto lottare per ben nove anni per ottenere il posto di presidente a Pavia. Il Csm, nel 1994, gli aveva preferito Roberto Odorisio: lui si era rivolto al Tar e poi al Cosiglio di Stato che gli diedero ragione. Il concorso fu annullato e ripetuto e, nel 1998, il posto venne riassegnato a Odorisio. Partì un nuovo ricorso, vinto il quale il Csm non si decideva ad assegnargli il posto che gli spettava: dovette promuovere davanti al Consiglio di Stato un nuovo giudizio «per l’esecuzione del giudicato» per potersi finalmente insediare a Pavia nel 2003. In mezzo, tra la lunga stagione vigevanese e quella pavese, è stato per poco più di due anni, presidente della sezione civile del Tribunale di Bolzano. E anche lì aveva dovuto vedersela con il ricorso di un altro aspirante, che contestava l’assegnazione del posto in violazione della regola della cosiddetta «proporzionalità linguistica». Ma il dottor Palminota conosceva il tedesco alla perfezione (insieme a una mezza dozzina di altre lingue, tra le quali l’arabo) e la sua nomina risultò inattaccabile. Al di fuori della professione era stato tra i fondatori, una ventina di anni fa, dell’associazione Il Guado, gruppo di ricerca su Fede e omosessualità, ed era stato anche presidente del Forum europeo dei gruppi di omosessuali cristiani. Come giudice, il suo principio, forse unico suo vero difetto era l’assoluta mancanza di senso pratico. Ma conosceva le leggi e le procedure come pochi, anzi, per lui, il processo era quasi un rito sacro, al punto che – vien da pensare – se non avesse fatto il magistrato, avrebbe potuto essere un eccellente cardinale. Aveva un rigore morale assoluto. Non faceva vita sociale, anzi, non rivolgeva la parola a nessuno se non per questioni strettamente d’ufficio, nemmeno salutava chi incontrava per i corridoi: non per maleducazione o per alterigia, ma per mantenere un distacco quasi ascetico da tutti, che gli permetteva di giudicare con assoluta imparzialità. Non dava confidenza a nessuno, ma rispettava profondamente il ruolo di tutti: dei pubblici ministeri, degli avvocati, degli imputati (il suo garantismo è leggendario) e dei giornalisti. Aveva iniziato la sua carriera in magistratura nel lontano 1963. Prima di Vigevano era stato alla Corte d’Appello di Milano dal 1982 al 1989. In precedenza, negli anni ’70, fu pretore del lavoro a Roma, città dove era nato il 14 gennaio 1938. Nel 1977 diede anche alle stampe un opuscoletto dal titolo «Vademecum del cittadino sospetto» in cui spiegava ai sovversivi come far valere i loro diritti in caso di fermo di polizia. Una pubblicazione in seguito alla quale venne a lungo cotrollato e schedato dai servizi segreti.

Claudio Bressani, L’informatore di Vigevano, 16 luglio 2009

 

«Imparzialità e competenza»

La notizia della morte del dottor Palminota, oltre a sorprendermi, perché inaspettata, mi ha lasciato profondamente dispiaciuto. Infatti, benché mancasse dal Tribunale di Vigevano ormai da circa nove anni, la sua figura, per le caratteristiche specifiche dalle quali era positivamente individuata, era rimasta viva  nei nostri ricordi. In effetti, sia quale pretore dirigente per un lungo periodo, poi quale presidente del Tribunale, aveva mostrato, come giudicante, profonda conoscenza del diritto, e imparzialità e serenità nelle decisione; come dirigente, competenza nella normativa, considerazione verso l’avvocatura ed attenzione nei confronti degli utenti degli spazi giudiziari. Per lui era scontato che, una volta ricevuto un incarico, andassero conosciute ed applicate tutte le leggi di pertinenza, non solo quelle che dovevano governare un provvedimento, ma anche i comportamenti quotidiani nell’ambiente giudiziario. Per queste e per tante altre ragioni, magari di minor rilievo, ma tuttavia particolarmente incisive, lo ricorderemo sempre.

Graziano Dullo, ex presidente Ordine Avvocati di Vigevano, L’informatore di Vigevano, 16 luglio 2009

Il ricordo

Durante la cerimonia di commiato che si è svolta il 14 Luglio è stato letto il bellissimo testamento spirituale che Piergiovanni ha voluto distribuire ai suoi amici. Lo riportiamo insieme ad alcuni dei tanti messaggi che ci sono arrivati in seguito alla sua morte.

Il testamento spirituale di Piergiovanni Palminota

Compiendo oggi, per grazia di Dio, il mio cinquantesimo anno di età, revoco ogni testamento procedo con la nomina di un erede universale , sicuro che si prenderà cura, così come fecero sua mamma e sua nonna, della nostra tomba di famiglia a Ventimiglia, dove sono stati e saranno sepolti i nostri cari e dove io pure voglio essere sepolto, nel loculo contiguo a quello in ove giace mia Mamma, Silvia Laurina Odetto. Sulla lapide dovrà scriversi solo il nome e cognome, la data di nascita e quella di morte.

Nei limiti consentiti dalla legge rifiuto ogni consenso al trapianto di organi e ad ogni altra manomissione delle mie spoglie.

A tutti i parenti e a tutti gli amici, esprimo affetto e gratitudine senza limiti, su tutti invoco la benedizione dell’altissimo.

Professo la fede in Gesù Cristo e intendo morire in comunione con la chiesa cattolica, ma rifiuto i cosiddetti funerali religiosi i quali sono, a mio avviso, nell’attuale momento storico e soprattutto in Italia, segno di una religione  ridotta, nella maggior parte dei casi, a un fenomeno meramente esteriore e di convenienza sociale. Funerali religiosi, matrimoni religiosi, prime comunioni, battesimi dei bambini sono tutte cerimonie alle quali pochi sanno sottrarsi, anche fra i non praticanti. Questa situazione nuoce all’autenticità e credibilità dell’annuncio evangelico. Essa contribuisce a consolidare il potere politico e sociale delle istituzioni ecclesiastiche in un paese che, stando alle statistiche dei battesimi, dei matrimoni e dei funerali, appare religioso e cattolico nella quasi totalità dei suoi abitanti, mentre invece la realtà è ben diversa.

Per quanto ho potuto, mi sono impegnato nella lotta per una chiesa libera e senza potere in una società dalla quale fossero banditi ingiustizie e compromessi. Non voglio che il mio funerale sia in contraddizione con la mia vita. Perciò, se qualche persona delle comunità cristiane di base ( i cosiddetti «cattolici del dissenso»), l’impegno delle quali ho condiviso, vorrà leggere qualche passo della Sacra Scrittura, recitare qualche preghiera, suonare e cantare qualche pezzo, il tutto con la convinta partecipazione di alcuni almeno dei presenti, sarà ben fatto. Se ciò non fosse possibile, si metta soltanto la croce e non si compia alcun rito, salvo qualche  preghiera. Meglio, comunque, il silenzio, piuttosto che qualcosa di inappropriato. In nessun caso, poi, ministri di culto, eventualmente presenti al funerale, potranno indossare paramenti o stole, impartire benedizioni, compiere aspersioni. In nessun caso, infine, il funerale potrà svolgersi dentro una chiesa o cappella.

Oltre a ciò, voglio che il funerale si compia nel modo più semplice, con pochissimi fiori, e che in esso sia data lettura, pubblicamente ed ad alta voce, del presente testamento dalla prima all’ultima parola. Inoltre una copia integrale del testamento dovrà essere consegnata a tutti i presenti, oppure, se ciò non fosse possibile, si provvederà in un momento successivo a spedirla per posta. In ogni caso si spedirà tale copia a tutti i miei parenti, amici e conoscenti che non siano intervenuti al funerali i cui nomi e indirizzi si riusciranno a ricavare dalle mie carte.

Mi si permesso ora di esprimervi alcune considerazioni conclusive.

Magistrato, credo di non aver commesso ingiustizie e di non aver mai prestato ascolto a voci di lusinga o di minaccia, né assecondato calcoli politici. Se ho commesso errori, per ignoranza o negligenza, ne chiedo perdono a Dio e a chi ne ha subito danno.

Uomo non immune da debolezze e da difetti, ho saputo accettare il mio destino. Credo di avere, non tanto offeso, quando piuttosto infastidito e sconcertato molti con le asperità e le eccentricità del mio carattere, nonché con la mia pedanteria. Mi si voglia, se è possibile, compatire e perdonare, pensando che mai, in nessun caso, ho voluto male a qualcuno e che, quando erano in gioco beni primari, ho saputo superarmi.

Esprimo infine la mia speranza con le seguenti frasi (che mi riescono più familiari in latino) tolte dalle sacre scritture o dalla liturgia..

«Vita mutatur, non tollitur et, dissoluta terrestris huius incolatus domo, aeterna in coelis habitatio comparatur»

«Dilexi iustitiam, odi iniquitatem»

«In te Domine speravi, non confundar in Aeternum»

Scritto interamente di mia mano e sottoscritto in Roma, addì quindici gennaio millenovecentoottantotto.

I messaggi che abbiamo ricevuto

 

Ti mando un abbraccio biodanzante

Caro Gianni, cari amici del gruppo del Guado, questa notizia mi addolora tantissimo, ho sentito Piergiovanni l'ultima volta proprio la mattina che veniva operato dopo la frattura del femore, dopo lo ho cercato diverse volte al cellulare e a casa, ma senza mai riuscire a mettermi in contatto con lui. Suppongo che, dopo l'intervento non si sia del tutto ripreso, e forse ora è subentrata qualche complicazione. Riuscite a fornirmi delle spiegazioni più precise?

Comunque io preferisco ricordarlo con l'entusiasmo, la  vitalità e la gioia che lo caratterizzava durante gli incontri di Biodanza. Fin dalla prima volta, nel 2005, ha partecipato a tutti gli incontri a parte gli ultimi due, quando già non stava bene. Ricordo ancora benissimo  la prima volta che lo ho conosciuto ad Assisi, credo nel 1982. Ricordo la sua rettitudine, la sua bontà, la sua serietà, la sua amicizia.

Caro Piergiovanni, ti mando un abbraccio biodanzante! Riposa in pace nella gioia e nell’amore del Signore!

Angelo Palfrader

 

Mi mancherà il suo essere così singolare

Ciao Gianni, sono sconcertato dalla notizia! Mi ricordo quando a casa sua mi fece brindare con dei calici stranissimi per la celebrazione della Pasqua ebraica. Che impressione bizzarra quella sera!

Il Guado perde molto, perche sebbene Piergiovanni fosse piuttosto rigido, credo di poter affermare che era uno dei pochi a voler bene davvero al gruppo. Mi, ci mancherà il suo essere così singolare.

Luciano Ragusa

 

Nessuna morte è definitiva

Cari amici del Guado,

mi spiace molto per la partenza di un essere così prezioso per tutti, ma da Dio sappiamo che nessuna morte è definitiva. Con questo messaggio di speranza vi abbraccio in Cristo

Rosa Salomone (Gruppo Varco Milano)

 

Grazie per averlo ricordato

Mi spiace moltissimo. E' vero, non faceva mai mostra della sua professione e del prestigio che ne poteva ricavare. Grazie per averlo ricordato.

Giovanni Ambrosoni (Movimento Noi Siamo Chiesa)

 

La sua partenza mi lascia turbato e triste

Grazie per avermi avvertito. La figura di Pier Giovanni si notava e mi ha sempre incuriosito. La sua partenza mi lascia turbato e triste. Se puoi andare al funerale rappresenta anche me e se c'è qualche iniziativa sappi che intendo partecipare anch’io. Un abbraccio.

Lucio Rizzotto

 

Era un punto di riferimento per tutti noi

Grazie Gianni per averci avvertiti della morte di Giovanni Palminota. che era un punto di riferimento per tutti noi.

Luciano di Firenze

 

Abbiamo potuto fare esperienza della sua profonda umanità

Caro Gianni, condividiamo quanto hai scritto di Piergiovanni. Noi che l'abbiamo conosciuto negli incontri nazionali delle comunità di base e in altri momenti, abbiamo potuto fare esperienza della sua profonda umanità e del suo rigore intellettuale e morale. Non possiamo essere fisicamente presenti al commiato nella fede martedì, ma vogliamo dirti che siamo con te e con tutti gli amici. Un affettuoso saluto.

Catti Cifatte e Peppino Coscione (Comunità cristiana di base Oregina di Genova)

 

Ci attende veramente la Pace Eterna del Signore

Ti ringrazio per avermi comunicato la triste notizie della morte di Piergiovanni Palminota. Per lui, come per tutti, ci attende veramente la Pace Eterna del Signore, dopo questo pellegrinaggio terreno. Un abbraccio.

Aldo Cuneo

 

Ho sempre avuto una grande ammirazione per Piergiovanni

La notizia mi rattrista non poco . Ho sempre avuto una grande ammirazione per Piergiovanni . Spero che non abbia sofferto. Dirò una preghiera per lui e lo inserirò nelle intercessions.

Walter Ghisoni

Un fratello speciale

Caro Gianni,

vorrei esprimere a te e a ciascun membro del Guado, il mio cordoglio per la perdita di questo fratello così speciale quanto originale e prezioso per la vita di chi, indirettamente o indirettamente, lo ha conosciuto o ci ha avuto a che fare! Lo avevo conosciuto nel 2005 e potrei definirlo una testa calda, nonostante la sua età non più giovanissima: era un girovago nonostante il lavoro di magistrato. Mi ha raccontato di aver girato il globo in lungo e in largo, una volta mi disse di essere stato per la prima volta in Sud America nel 1973, per un’esperienza di volontariato che è durata 6 mesi.

Marino Porta

 

Grazie Piergiovanni, non ti dimenticheremo

Non ho conosciuto Piergiovanni di persona ma ho letto spesso le tante cose che scriveva e che mi trovano d’accordo. Gli sono grato per il suo impegno, per la sua fiducia e per aver spianato la strada che noi che siamo venuti dopo di lui, ora stiamo percorrendo. Il suo è stato un cammino lungo, forse non privo di amarezze, eppure oggi anche grazie a lui, ne vediamo i frutti.

Grazie Piergiovanni, non ti dimenticheremo.

Innocenzo Pontillo

 

Non credo che lo si dimenticherà facilmente

Ho trovato per caso il vostro sito mentre cercavo notizie in merito alla morte di Piergiovanni Palminota. Sono rimasto molto colpito dalle parole che avete voluto riservargli. In qualità di avvocato del foro di Pavia condivido appieno il giudizio. Il dottor Palminota era uomo schivo e di poche parole, ma ricchissimo sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale. Mi mancherà sia come Giudice e Presidente del Tribunale che come persona dalle indubbie doti morali e dalla profonda sensibilità. Non credo che lo si dimenticherà facilmente.

Michele

 

Rispetto e riconoscenza per quanto ha fatto

Ho avuto modo di sapere di lui soltanto adesso, in occasione della sua dipartita, grazie al ricordo pieno di affetto e di stima fatto da Gianni, che mi ha spinto a leggere gli articoli linkati e ad estendere le mie ricerche a suo riguardo. Che dire? Non posso che associarmi agli interventi di Innocenzo e di Michele, con rispetto e riconoscenza per quanto fatto da Piergiovanni, sia professionalmente nel suo lavoro sia come uomo cristiano nella vita, a favore della Giustizia.

Dino

 

Grazie Piergiovanni

Un grazie dal profondo del cuore a Piergiovanni Palminota per il suo impegno europeista. Ricordo di averlo sentito telefonicamente prima di Pasqua e ricordo i suoi preziosi consigli per la partecipazione italiana al Forum. Non ho avuto modo di riportargli di persona il saluto di tanti delegati europei, lo faccio ora pubblicamente. Grazie Piergiovanni

Fabio Regis

 

He’s alive in our memory

It's with pain I read this email and encourage love and faith to you and his family on these days. Piergiovanni was an italian symbol of commitment with Forum year after year till recent years. I remember him young in spirit telling about his travels and experiences, and LGBT situation in Italy and be in the the Glory with God, he's alive in our memory.

È con dolore che leggo la notizia. Vi incoraggio a non perdere la Fede e il desiderio di amare. Piergiovanni è stato, con la sua partecipazione, un simbolo dell’impegno italiano al Forum, anno dopo anno fino ai tempi più recenti. Io lo ricordo giovane in spirito, quando parlava dei suoi viaggi, delle sue esperienze e della condizione di lesbiche e gay in Italia. Ora che è nella Gloria con Dio lui resta vivo nella nostra memoria.

Enric Vilà (Copresidente del Forum Europeo dei gruppi LGBT Cristiani)

 

Un bellissimo segno di integrità morale

Grazie Gianni, mi ha fatto molto piacere leggere il testamento di Piergiovanni, che avevo conosciuto al Guado nel 1989 e di cui avevo perso le tracce quando ho smesso di frequentare il gruppo anni dopo. Di lui mi ricordo la precisione e i dettagli fin troppo maniacali (segno del suo carattere che lui stesso ha già commentato nel suo testamento) che inseriva durante i commenti a letture o di saggi che aveva preparato per qualche sabato pomeriggio. Attorno a lui c'era sempre stata un'aurea di rispetto per la persona così seria e irrreprensibile dal punto di vista sociale.

Cercherò di conservare questo testamento, un bellissimo segno di integrità morale e soprattutto di coerenza.

Roberto Cangioli

 

Pulizia morale

Ho letto il testamento di Piergiovanni Palminota. Che pulizia morale, come sono commosso! Bello, veramente.... 

Paolo Pedote

Un giorno ci troveremo tutti in armoniosa serenità

Mi dispiace sinceramente. Conservo di lui il ricordo di una persona discreta. Ricordo, in particolare, i primi anni di cammino del Guado come associazione (che lui aveva contribuito a fondare) con i suoi dotti interventi agli incontri del sabato pomeriggio. Ricordo poi le simpatiche puntualizzazioni durante le votazioni per il rinnovo del consiglio dei  soci: ore ed ore di carteggi da lui seguiti con cura. Ci facevano sentire importanti. Enrico mi aveva informato della  malattia e tuttavia questa notizia mi coglie di sorpresa. Penso sempre che un giorno ci ritroveremo tutti in armoniosa serenità. Un grande abbraccio e grazie per avermi avvisato.

Enrico

It is a sad news

Dear Fabio,

It is sad news about the death of Piergiovanni Palminota. He was involved in the Forum from the early years in the eighties and did join the conferences till (I think) Leuenberg/Basel in 2002. We honour the women and men who are our predecessors in the work on acknowledgment of church/faith and lgbt-issues.

Caro Fabio, la notizia della morte di Piergiovanni Palminota è davvero triste. Lui ha partecipato al Forum fin dai primi anni ottanta e ha continuato a garantire la sua presenza fino all’incontro di Leuenber del 2002. Noi tutti onoriamo le donne e gli uomini che ci hanno preceduto nel lavoro che portiamo avanti per il riconoscimento del problema legato alla presenza delle persone omosessuali nelle chiese.

Arie Borgdorff (Forum Europeo dei gruppi LGBT Cristiani)

He was a lovely, gentle person

Dear Fabio, Thanks for letting us know. He was a lovely, gentle person. May he rest in peace.

Caro Fabio, grazie per averci comunicato la notizia. Era una persona amabile e gentile. Possa risposare in pace.

Brian Smith (Forum Europeo dei gruppi LGBT Cristiani)

 

Un uomo semplice e coerente, un magistrato solerte e impegnato, un cristiano ecumenico e amante del Vangelo della libertà

Carissimi amici del Guado,

apprendo solo ora la notizia della morte di Piergiovanni Palminota, uno dei fondatori del vostro gruppo. L'avevo conosciuto ad Agape nel 1980, durante il primo campo su «Fede cristiana e omosessualità».    L'avevo ancora incontrato pochi mesi fa, proprio nella vostra sede. in occasione della presentazione del mio ultimo libro. Lo ricordo come uomo semplice e coerente, come magistrato solerte e impegnato, come cristiano ecumenico e amante del vangelo della libertà. So che il Dio della vita non dimentica nessuno dei Suoi figli e delle Sue figlie e tutti ci prende in braccio oltre la nostra morte. Il ricordo di Piergiovanni sia per tutti noi  stimolo ad affidarci a Dio e a lottare per una società ed una chiesa della solidarietà e della reciproca accoglienza.

Con affetto

don Franco Barbero

CdB Viottoli di Pinerolo

Desidero essere in comunione di preghiera con tutti voi

Amici miei, desidero manifestarvi il mio rammarico ed il mio cordoglio per la scomparsa del compianto Piergiovanni. Compagno di percorso di molte battaglie dei tempi passati, ma tutt’ora giuste ed attuali. Anch’io ho fatto capolino al gruppo all’inizio degli anni ottanta e, in quell’occasione ho conosciuto Piergiovanni e ho potuto apprezzare le sue doti umane e morali. Colgo questa occasione per ricordare un altro «guadino» scomparso tragicamente 3 anni or sono: mi riferisco a don Sandro Naiaretti, prete friulano che pochi di voi ricorderanno per la sua vena poetica. Esprimendovi gratitudine desidero essere in comunione di preghiera con tutti voi.

Antonio

Piergiovanni Palminota magistrato

Noi abbiamo conosciuto Piergiovanni nella sfera privata. Visto che non aveva l’abitudine di nascondere le cose, abbiamo saputo delle difficoltà che ha incontrato nel momento in cui ha chiesto di diventare presidente del Tribunale di Pavia, ma non conoscevamo i particolari, perché lui, seguendo in questo il suo carattere schivo, non ce li raccontava. Cercando in rete abbiamo però trovato un articolo che ci fa capire come lui abbia sempre creduto, nella vita privata e nel suo ruolo di presidente del tribunale di Pavia, nella giustizia e nella verità.

Incompatibilità ambientali

Il presidente del Tribunale Piergiovanni Palminota camminava per Pavia tenendo gli occhi bassi. Una città di nebbie che forse lo riportano indietro nel tempo, alle cronache degli anni Settanta e a quel «porto delle nebbie» romane dove i processi più delicati inesorabilmente andavano a incagliarsi. La stessa nebbia? Chi lo sa. Nel dubbio, meglio non incontrare certi sguardi, meglio evitare il saluto peloso di certi magistrati e maggiorenti che, girato l'angolo, tramavano alle tue spalle. E infatti alcuni avvocati, magistrati e settori della Procura avevano chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura il suo trasferimento per «incompatibilità ambientale»; come De Magistris a Catanzaro, come la Forleo a Milano.

Del resto, per una vita Palminota, galantuomo e schivo, ha disdegnato collusioni e appartenenze. Non frequentava i partiti, non interveniva ai dibattiti sulla morale, non partecipava alle cene né alle feste a casa di questo o quell'avvocato, o presso questo o quel Rotary o Lyons. Soprattutto non ha mai preso parte a colloqui riservati per risolvere i problemi con la giustizia di partiti e amministratori manolesta. Non presenziava nemmeno ai ricevimenti istituzionali di Comune, Provincia e Prefettura; non vantava appartenenze né amicizie altolocate. E – guarda caso –  ha dovuto attendere otto anni prima di insediarsi ai vertici del Tribunale pavese, la sede che gli spettava. Tuttavia ci sono casi in cui il mite Palminota è intervenuto, e dove è intervenuto ha bacchettato, a voce e per iscritto, contro lungaggini e archiviazioni infondate.

Ma chi lo voleva silurare aveva la sua parte di ragione: dicevano che il presidente del Tribunale pavese non collaborava. E si capisce: quale collaborazione, quale «compatibilità ambientale» ci poteva essere con chi, nello stesso Tribunale, non si è astenuto dal giudicare i clienti del coniuge? O con chi – in sede civile – ha rinviato e rinvia i processi anche di tre anni? O con chi – in sede penale – era debole con i forti e forte con i deboli?

Ce n'è a sufficienza per un'indagine ministeriale che dia una qualche risposta ad alcune pressanti domande.

Cme mai, nonostante le segnalazioni (e un dossier della Guardia di Finanza) la Procura non ha avviato indagini sulle due iperspeculazioni Carrefour lungo la Vigentina?

Come mai dopo l'abbattimento di un edificio monumentale dell'ex Snia sottoposto a vincolo, il Pm competente ha chiesto l'archiviazione della denuncia, nonostante una perizia del Tribunale che accusa il Sindaco e ipotizza un complotto per favorire interessi molto privati?

Come mai, nonostante un calo del 20 per cento della popolazione, a Pavia si continuano a costruire case che rimangono sfitte?

Come mai la Procura non indaga le bonifiche delle aree dimesse, sulle quali si vorrebbero costruire case e persino scuole?

Come mai certi costruttori spendono milioni di euro nell'acquisto di immobili in disarmo come l'idroscalo e li mantengono in stato d'abbandono?

Come mai a Genova e a Torino (e a Firenze!) si indaga sulla malagestione del Festival dei Saperi (a Genova, l'ex direttore del Festival Stefano Francesca è stato incarcerato con l'accusa di associazione a delinquere), mentre a Pavia si archivia, nonostante un esposto, nonostante le rivelazioni del Settimanale pavese e nonostante un libro («Fuochi sulla Città») grondante notizie di reato?

Come mai le cliniche pavesi danno ricovero a killer dalla mira infallibile che si fingono ciechi, a mafiosi trapassati da proiettili che si fingono arrotati da un'auto, e nessuno in ospedale si accorge di nulla (dei ricoveri di Giuseppe Setola e Francesco Pelle alla clinica Maugeri di Pavia se ne stanno occupando le Procure di Napoli e di Reggio Calabria)?

Affaristi e mafiosi hanno buon gioco dove la politica è debole e in svendita, e dove le Procure sono silenti. A Pavia non si indaga. Se qualcosa emerge è solo per rimbalzo da altre Procure. Cementificazioni, speculazioni immobiliari, riciclaggio, corruzione: silenzio tombale. Nessuno vede, sente, parla. A Pavia i negozi di lusso del centro sono sempre vuoti e cambiano spesso di proprietario. Qualche sospetto? A Pavia ci sono 60 sportelli bancari, cospicui movimenti di denaro contante e quasi nessuna attività produttiva. Qualche dubbio? Oppure ha ragione l’ex vicesindaco Ettore Filippi quando afferma che a Pavia «la mafia non esiste». Nonostante Filippi, il vecchio Consiglio comunale ha deliberato una Commissione antimafia: alla Commissione serviranno personale e denaro, per indagare almeno su subappalti e licenze commerciali. Li avrà? Vedremo.

Intanto ben vengano gli ispettori del Ministero. Del resto, che c'è da temere? A Pavia non c'è corruzione, non c'è speculazione, non esistono poteri forti massonici e le mafie si sono fermate a Buccinasco. A Pavia il problema era Piergiovanni Palminota, che invocava tempi corti per la giustizia e meno insabbiature. E se con gli ispettori qualcuno dovesse alludere a tangenti per milioni di euro in movimento lungo la Vigentina, dalla Torretta in su, state sereni: è solo «in cerca di visibilità». Addio onestuomo Palminota, a qualcuno lei mancherà.

Giovanni Giovannetti

Piergiovanni Palminota e Il Guado. Due articoli scritti per il nostro bollettino

Piergiovanni ha voluto molto bene al Guado: tutte le volte che poteva veniva ai nostri incontri e, quando ce n’era il tempo, si informava sulla situazione del gruppo. Si è sempre preoccupato che il gruppo rispettasse le finalità statutarie e i regolamenti che si era dato al momento della fondazione e, tutte le volte che ha potuto, ha curato personalmente il buon funzionamento delle nostre assemblee con una precisione ancora testimoniata dai verbali redatti da lui. Tutte le volte che gliel’ho chiesto ha sempre declinato l’invito a ricoprire incarichi istituzionali all’interno del gruppo. Il motivo credo che vada cercato nell’idea molto seria che lui aveva di qualunque incarico: non riteneva di avere il tempo per organizzare, nel modo in cui voleva lui, le attività che portavamo avanti. Non ha però mai fatto mancare il suo appoggio al Guado: è stato il socio che ha contribuito con maggior continuità al sostentamento del gruppo fino a quando, con sua personale soddisfazione (comunicatami durante un colloquio che c’era stato tra di noi), ha visto che il Guado poteva stare in piedi con le proprie gambe. Nei momenti in cui le difficoltà ci hanno spinto a prendere in considerazione l’idea di rinunciare a una sede fissa, lui ha sostenuto con forza l’opportunità di avere uno spazio tutto nostro e, ancora una volta, ci ha dato una mano. Tra le tante cose che ha fatto per il Guado, quella che ha lasciato più tracce, è la sua attività di autore di articoli negli anni in cui abbiamo pubblicato il nostro bollettino. Sarebbe bello raccoglierli tutti  in un libretto. Per ora vi presentiamo due interventi da lui redatti nel 1999 che erano già stati trascritti per essere pubblicati in rete.

La Chiesa cattolica e l'omosessualità, tante certezze per nascondere vecchie paure 

Ai nostri giorni, in Occidente, il fenomeno religioso è ben lungi dall'avere quella importanza totalizzante che aveva nei secoli passati, ma è tutt'altro che trascurabile. I fatti hanno clamorosamente smentito le presuntuose previsioni da molti, in altri tempi, formulate, (da razionalisti, positivisti e marxisti), che davano la religione come soggetta a prossima estinzione, quanto meno tra gli uomini civili e istruiti. Ci riferiamo, in particolare, al cristianesimo, in tutte le sue varie, ben note, articolazioni (Cattolici, Ortodossi e Protestanti, tanto per esemplificare molto all’ingrosso e in maniera non esaustiva): religione, questa, senz'altro dominante in Occidente, oggi come ieri.

Più particolarmente, in Italia, è sempre prevalsa la religione cattolica e, sebbene molti italiani non siano praticanti e nemmeno credenti, è innegabile l'elevatezza delle cifre, sia assolute che in percentuale (rispetto, cioè, al totale della popolazione), di coloro che, nel nostro paese, si professano cattolici. La cosa, del resto, è attestata dalla notevole affluenza alla messa domenicale e, ancor più, dal considerevole numero dei matrimoni celebrati in chiesa[1] e massimamente dal numero dei battesimi amministrati ai neonati. Diversa è, ad esempio, la situazione in Francia, sebbene anche lì la minoranza cattolica sia tutt'altro che trascurabile. E’ altrettanto innegabile il fatto che molti omosessuali, in Italia, sono cattolici e praticanti. Poiché nel nostro paese (come, del resto, in tutto il mondo) la stragrande maggioranza dei gay si guarda bene dal palesarsi come tale, è impossibile stabilire quanti gay siano praticanti o, comunque, credenti, e quanti no; così come è impossibile stabilire quanti, tra coloro che vanno abitualmente a messa la domenica, siano gay, e quanti no. Ma sembra essere esperienza comune degli omosessuali che si conoscono tra loro l'esistenza, tra di essi, di molti che frequentano la chiesa e di molti altri che, pur non frequentandola più, si considerano ancora cattolici (o quanto meno cristiani) e, comunque, si guardano bene dal ripudiare il battesimo ricevuto da piccoli, o dal desiderare, per se stessi, quando sarà il momento, un funerale diverso da quello cattolico.

Poiché, peraltro, come tutti sanno, la posizione ufficiale della Chiesa cattolica era ed è fermamente contraria ai rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso (che essa condanna come peccato mortale) e poiché, d'altra parte, pochi gay hanno intenzione, o comunque ottengono, di vivere in castità perfetta, il cattolico gay, soprattutto se convinto e praticante, viene a trovarsi immediatamente in un drammatico conflitto di coscienza, che molti non riescono a risolvere in maniera soddisfacente e che, quindi, è fonte perenne di intima e acuta sofferenza. Pur tuttavia la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica in materia di omosessualità, che tanto preoccupa i gay credenti, è stata autorevolmente contestata, negli ultimi trenta anni, con solidi argomenti, da diversi autori cattolici (teologi moralisti nonché biblisti ed esperti di pastorale) i quali hanno esposto diffusamente le loro tesi in numerosi libri nonché in articoli di giornali e di riviste (specialistiche e non), gli uni e gli altri pubblicati in varie lingue e in vari paesi, compresa l'Italia (inoltre alcune opere straniere sono state tradotte in italiano, tra le quali quella fondamentale di John Mc Neill[2]). Molte di queste pubblicazioni sono avvenute ad opera di case editrici cattoliche (o di riferimento cattolico). E solo in rari casi l'autorità ecclesiastica è intervenuta per condannare alcune di queste pubblicazioni [3], o anche solo per esprimere riserve, preferendo invece, quasi sempre, ignorarle.

Esplicite critiche alla dottrina ufficiale ecclesiastica, nella materia che qui interessa, da parte di vescovi sono state, sino ad ora, estremamente rare, ma vi sono pur state. Basti ricordare i pronunciamenti in proposito del vescovo di Evreux (in Francia), monsignor Jacques Gaillot, causa non ultima della sua destituzione. Alcune conferenze episcopali nazionali (in Gran Bretagna e in Germania particolarmente) hanno emanato documenti ufficiali di natura pastorale nei quali, pur riaffermandosi la dottrina tradizionale, si parla di una più che doverosa accettazione delle persone omosessuali da parte della comunità ecclesiale, nonché del valore positivo delle loro relazioni amicali, in termini tali da far capire, almeno a chi sappia leggere tra le righe, come i vescovi, autori del documento, non fossero poi del tutto d'accordo sulla assoluta illiceità dei rapporti sessuali tra gay. Se poi si passa ai discorsi privati o semi pubblici, il comportamento è molto più vario, soprattutto all'estero (ma anche in Italia). È noto che alcuni vescovi (e molti preti, tra i quali anche alcuni investiti di importanti incarichi) non hanno esitato a dire (o a lasciar chiaramente intendere) che non condividevano la condanna dei rapporti sessuali tra persone irreversibilmente omosessuali, pur dandosi cura di precisare che esprimevano una loro opinione personale, da non divulgare (almeno finché i tempi non fossero maturi).

Affermazioni simili alcuni gay hanno avuto la ventura di udire, anche se non di frequente, dalla bocca di confessori, di altri sacerdoti, di suore, nel corso di colloqui confidenziali. E non è detto che chi si esprimeva in tal senso fosse necessariamente omosessuale. La situazione, come si vede, è alquanto contraddittoria. Né, forse, potrebbe essere altrimenti oggi, in quanto che la condanna (assoluta e senza appello) della sodomia, da parte di tutte le Chiese cristiane (non solo di quella cattolica), non sono del Concilio di Trento (o giù di lì, come qualcuno pensa), e neppure di qualche Concilio medioevale, bensì è dottrina comune e costante, ossia universale, della Chiesa addirittura sin dall'epoca apostolica! E solo da pochi decenni a questa parte, dopo circa mille e novecento anni in senso contrario, questa dottrina ha incontrato i primi detrattori.

Questo punto è davvero capitale e va tenuto sempre presente: ammettere la liceità dei rapporti sessuali tra uomini (o tra donne) rappresenterebbe, per la Chiesa cattolica, rinnegare una tradizione millenaria e, in qualche modo, apostolica, nonché riconoscere di aver creduto, insegnato e addirittura imposto (mandando al rogo chi non si adeguava) l'errore! Una vera e propria rivoluzione copernicana! Anzi, molto di più. In fondo la Chiesa cattolica, quando fu costretta, alla fine e di fronte all'evidenza delle prove scientifiche sperimentali (pendolo di Foucault e altro), a riconoscere l'erroneità della dottrina tolemaica, cui essa aveva aderito per secoli (e per aver negato la quale Galileo era stato condannato come eretico), ebbe buon gioco nel far notare che, a ben vedere, essa Chiesa aveva ben potuto sbagliarsi su quel punto, in quanto trattavasi di materia estranea al campo della fede e della morale[4] (anche se, a dire il vero, la sentenza che aveva condannato Galileo aveva presupposto il contrario, e cioè la pertinenza della dottrina geocentrica o tolemaica all’ambito della fede, quando aveva affermato che la dottrina opposta, ossia quella copernicana, sostenuta da Galileo, era contraria alla Sacra Scrittura e, quindi, alla Parola di Dio rivelata).

Ora sarebbe ben difficile sostenere che la dottrina contraria ai rapporti sessuali tra gay non rientri nel campo della morale! Rinnegare tale dottrina significherebbe dunque, senza possibilità di scappatoie, riconoscere un errore madornale e secolare, proprio in materia di insegnamento morale. Da ciò l'enorme, estrema difficoltà di una inversione di rotta sul punto. È ben vero che, come alcune accurate ricerche storiche hanno, di recente, dimostrato (vedasi soprattutto il libro di John Boswell[5]), in alcuni periodi, nel Medio Evo in particolare, la prassi ecclesiastica nei confronti dell'omosessualità, anche nel clero, fu più tollerante (e sorprendente) di quanto ci si potesse aspettare dall’affermarsi di una dottrina, rimasta sempre inalterata, che la condannava in modo assoluto. Ma ciò non aiuta molto a uscire dall'impasse, perché anche nel Medio Evo la dottrina era quella ed è stata sempre quella. E una prassi contraria, peraltro limitata nel tempo, e mai da nessuno apertamente invocata a giustificazione della propria condotta, non è certo ragione sufficiente per affermare, oggi, che quella dottrina era ed è sbagliata e che dunque bisogna cambiare registro.

Lo scandalo sarebbe in ogni caso enorme, la figuraccia (tanto per usare un eufemismo) addirittura catastrofica, il papa, dopo l'ammissione di un errore così macroscopico (peraltro non suo, ma dell'istituzione), rischierebbe di non essere più creduto, o meglio, l'istituzione Chiesa, di non essere più creduta né credibile. Ecco perché pare davvero impossibile che l'istituzione ecclesiastica modifichi il suo tradizionale insegnamento sull'omosessualità.

 

L'infallibilità della Chiesa?

Lasciando per il momento da parte ogni considerazione su quello che potrà dire e fare il papa (e la Chiesa in genere) in un futuro più o meno prossimo, in ordine all'omosessualità, è bene vedere subito se gli argomenti, che alcuni scrittori cattolici hanno opposto alla dottrina tradizionale che condanna i rapporti sessuali tra gay, siano validi o meno: in altre parole, se la dottrina tradizionale sul punto sia, o meno, vera.

Alcuni ritengono questa investigazione addirittura offensiva e vi oppongono un fin de non recevoir. E cioè sostengono (il papa in testa) che la Chiesa universale non può errare per secoli in materia di insegnamento morale, e che il consensus universalis ecclesiae garantisce, da solo, la verità assoluta e incontrovertibile della dottrina in tal modo professata, senza che sia d'uopo, per confermarla, di alcuna solenne definizione (da ritenersi inutile e superflua) del magistero straordinario e infallibile della Chiesa (Concilio ecumenico oppure papa docente ex cathedra).

La Chiesa stessa (si argomenta), nel suo complesso, sarebbe infallibile, quando, in materia di fede e di morale, insegna e crede qualcosa, col pieno consenso di tutti i suoi membri, per secoli. Coloro che oppongono agli autori dissenzienti, in materia di omosessualità, questa obiezione preliminare, fondata sul consenso universale della Chiesa, ritengono senz'altro in errore chi nega o mette in dubbio la peccaminosità di ogni rapporto sessuale tra gay. Per costoro è inutile prendere in esame gli argomenti addotti dagli autori dissenzienti. Questi argomenti, secondo loro, sono infondati per la «contraddizion che nol consente»: se la dottrina tradizionale è incontrovertibilmente vera, perché la Chiesa universale non può sbagliare (prima ancora che per le ragioni addotte a sostegno), l'opinione contraria non può essere che falsa, quali che siano gli argomenti presentati in suo favore.

Questa obiezione preliminare meriterebbe più lungo discorso, che non è qui possibile fare. Basti dire comunque che oggi alcuni scrittori cattolici (diversi da quelli che hanno trattato il tema dell'omosessualità, e quindi esprimendosi in termini generali)[6] sostengono che, per un certo tempo della sua storia, la Chiesa intera possa ben trovarsi ad insegnare e credere qualcosa di sbagliato in materia morale; e che, nella stessa materia, neppure la dottrina degli apostoli e della primitiva comunità cristiana, quale ci viene tramandata negli scritti del Nuovo Testamento, possa ritenersi, sempre e in ogni caso, assolutamente immune da errore. In altre parole, lo Spirito Santo assicurerebbe alla Chiesa una indefettibilità di fondo (attenzione al termine: non “infallibilità”, bensì “indefettibilità”) da valutarsi in rapporto a tutta la durata della sua storia (dalla Pentecoste sino alla Parusia, ossia alla fine del mondo); ma non la esimerebbe da singole défaillances (o errori) nel corso della sua storia medesima.

Ora qui bisogna intendersi sul concetto di storia della Chiesa e sulla sua durata. Sappiamo per certo che la Chiesa ha oggi percorso quasi duemila anni della sua storia, ma non sappiamo quanti altri anni (migliaia? milioni?) dovranno ancora trascorrere prima che la storia della Chiesa abbia termine con la fine dì questo mondo (Parusia). Potrebbe darsi che duemila anni si rivelino, alla fine, una frazione minuscola, quasi infinitesimale, della storia della Chiesa, e che quindi un errore in cui la Chiesa stessa abbia, in ipotesi, perseverato per duemila o tremila anni appaia, alla fine, di assai breve durata,  a parte ciò, la storia della Chiesa sin qui sviluppatasi, ci fornisce alcuni esempi dì radicale modifica di alcuni punti della dottrina morale della Chiesa stessa, insegnati e creduti universalmente per secoli. L'assoluta illiceità, ad esempio, del prestito a interessi fu insegnata e creduta da tutta la Chiesa per più dì mille anni; poi a un certo punto, l'insegnamento cambiò (nonostante l'autorità di San Tommaso in senso contrario). Altrettanto dicasi per Il divieto della dissezione dei cadaveri; nonché per la condanna di chi faceva teatro (commedianti e simili). Non sembra quindi che ci si possa rifiutare a priori dal prendere in esame, con la dovuta attenzione, gli argomenti addotti (in maniera ragionata e approfondita) da quegli autori cattolici, pur minoritari, che ammettono la liceità dei rapporti omosessuali (il che non significa necessariamente accettare questi argomenti e la tesi che ne consegue).

A questo punto dobbiamo, per forza di cose, rinviare il lettore alla lettura di almeno uno dei libri di questi autori cattolici non conformisti[7]. E' infatti impossibile, se si vuole essere seri, riassumere in poche righe, o comunque in un breve saggio, tutti i complessi e molteplici ragionamenti, sia di carattere biblico, sia di carattere razionale (teologico-scientifico), che portano questi autori a concludere, alla fine, in senso difforme dalla dottrina ufficiale. A chi scrive questi argomenti sono apparsi del tutto convincenti e lo hanno indotto, da tempo e dopo matura riflessione, a mutare radicalmente la propria opinione sull'argomento che ora stiamo trattando. Ma, naturalmente, non si può pretendere di essere creduti sulla parola. Non resta quindi che invitare ad acquistare e a leggere i libri (o uno dei libri) in questione. Ognuno poi ne trarrà le conclusioni secondo la propria scienza e coscienza.

Chi non si pone alcun problema morale nell'avere rapporti sessuali con persone del suo stesso sesso (o perché non se lo é mai posto, magari perché non è credente, o perché lo ha già risolto per proprio conto, magari allontanandosi dalla religione), e sono molti a trovarsi in questa situazione, non avrà probabilmente interesse a leggere quei libri e forse nemmeno a leggere questo saggio, ma chi, e sono anche questi molti, è travagliato da sensi di colpa per quello che fa come gay (e che non gli pare di poter evitare di fare), in quanto ritiene di offendere Dio con la propria condotta, così come la Chiesa (cattolica) a cui appartiene gli insegna, ebbene costui, per piacere, acquisti e legga attentamente almeno uno di quei libri a cui abbiamo fatto cenno; e non si limiti soltanto a consultare questo o quel confessore. Non è detto che la lettura di uno di tali libri lo convinca della fondatezza delle tesi ivi esposte; ma, in ogni caso, questa lettura contribuirà a illuminarlo.

Le strade del Signore sono infinite. Nella vita, a qualunque età, vi é sempre qualcosa da imparare. Convinzioni incrollabili hanno talvolta ceduto il passo a soluzioni impensabili. Se ogni uomo è certo di quello che lui è stato sino ad oggi, nessuno é certo di quello che lui stesso sarà domani (anche spiritualmente parlando).

Solo la morte chiude definitivamente l'esperienza umana. Quale che sia l'età di ciascuno, lo Spirito di Dio, che soffia dove, quando e come vuole, chiama ogni uomo, cattolici e sacerdoti compresi, a una continua riforma. Nessuna certezza può mai darsi irrevocabilmente acquisita, se non quella (della fede) di credere che Cristo, risorgendo, ha vinto la morte e che la nostra salvezza é in Lui e, per Lui, in Dio.

Posti questi principi, il problema morale dell’omosessualità può e deve essere affrontato da chi è credente in maniera del tutto serena e scevra da preconcetti.

 

Libero esercizio della sessualità in una Chiesa nuova?

Abbiamo visto come la dottrina cattolica, che condanna in modo assoluto ogni rapporto tra persone dello stesso sesso e che risale all'epoca apostolica, sia stata, negli ultimi trent'anni, contestata da alcuni scrittori cattolici, con argomenti che ci sembrano convincenti (e per convincersene anche in proprio, il lettore dovrebbe leggere uno dei libri in questione).

Abbiamo visto pure come non sia un ostacolo insuperabile, dal punto di vista teologico, ammettere che questi autori, pur minoritari possano avere ragione, nonostante che la Chiesa universale insegni e creda il contrario, sul punto, da circa duemila anni a questa parte.

Certo è, però, (notavamo pure) che appare impossibile che il papa modifichi la dottrina tradizionale in materia di omosessualità, ammettendo così un errore secolare della Chiesa. In realtà questo papa (ndr l'autore si riferisce a Giovanni Paolo II) ci sta abituando a revirements inauditi e impensabili. Ha chiesto scusa a ebrei, protestanti, ortodossi, indios e altri ancora per le persecuzioni e gli eccidi di cui queste categorie furono vittime, nei secoli passati, per colpa, diretta o indiretta, della Chiesa cattolica. Sembra che solenni deplorazioni stiano per essere pronunziate (e in parte già lo sono state) dal papa, anche con riferimento all'inquisizione e alle condanne da quest'ultima emanate (Galileo Galilei e Giordano Bruno). Stando così le cose, c'è forse da sperare che, se non da questo papa, almeno da un suo successore, venga revocata la condanna morale dei rapporti sessuali tra gay? La questione è molto più spinosa delle precedenti cui abbiamo ora accennato.

Riconoscere la buona fede di chi è in errore (ebreo, eretico o simile), ammettere quindi che costui non è meritevole del rogo né di altre angherie, non impedisce di continuare ad affermare che pur sempre di errore di tratta.Quindi, nonostante che i passi revisionisti recentemente compiuti dal papa, e gli altri che, prevedibilmente, seguiranno, appaiano enormi rispetto all'atteggiamento ecclesiastico di un passato ancora recente, pur tuttavia essi sono, in realtà, molto meno impegnativi di quello che sembrano. Ben diverso (e forse impossibile) sarebbe ammettere di aver sbagliato, insegnando per secoli una dottrina morale erronea.

Pensiamo comunque che, se mai ci sarà, un cambiamento radicale della dottrina cattolica sul tema dell'omosessualità, non sarà mai disgiunto da un cambiamento altrettanto radicale (e altamente auspicabile) della teoria e della prassi della Chiesa in relazione a tutta la sessualità nel suo complesso e nel senso più ampio.

La dottrina tradizionale in materia di omosessualità non è che una parte di tutto un corpus compatto e coerente di idee e di norme sulla sessualità umana che, ereditato nei germi dal neoplatonismo e dallo stoicismo, la Chiesa cattolica, dopo averlo elaborato, conserva gelosamente inalterato da Agostino (e anche da prima) sino ai nostri giorni. Recenti pronunciamenti papali, che esaltano il valore della sessualità matrimoniale, come segno dell'amore dei coniugi e non solo in vista della procreazione (purché questa - attenzione - comunque non sia esclusa!), correggono solo molto parzialmente la linea tradizionale.

Basti dire che, oggi come ieri, peccato grave non è solo il rapporto sessuale tra gay, ma anche qualunque rapporto sessuale tra un uomo e una donna che non siano marito e moglie (tali - si noti bene - in virtù di un matrimonio riconosciuto, come valido, dalla Chiesa[8]). Più precisamente è peccato mortale qualunque attività cosciente e volontaria che, in qualsiasi maniera, coinvolga gli organi genitali, con la sola eccezione di quell'atto classico e specifico (che è inutile descrivere) da cui può nascere un figlio, e con l'ulteriore limitazione di consentire questo atto solo ai coniugi (ai quali, comunque, si vieta di renderlo infecondo mediante preservativo, pillola e simili).

Ancora: la Chiesa cattolica, pur senza farne un dogma, vieta ai preti di sposarsi da circa mille anni a questa parte e vieta alle donne (e ciò da sempre) di essere ordinate preti; quest'ultimo divieto, almeno secondo un recente pronunciamento della Congregazione per la dottrina della Fede, sembra doversi considerare addirittura un dogma (alcuni autori cattolici dubitano però dell'esattezza di questa nota teologica).

L'unica cosa riformabile sarebbe la legge del celibato obbligatorio dei preti, perché pacificamente di istituzione ecclesiastica e per giunta tardiva. Ma il papa ha più volte ribadito che non intende assolutamente modificare questa legge, perché la ritiene sommamente saggia e conveniente[9]. Figuriamoci se pensa a riformare il resto!

Il celibato obbligatorio dei preti, il divieto dell'ordinazione presbiterale delle donne, l'indissolubilità del matrimonio, salvo che per morte di uno dei coniugi (e quindi il divieto assoluto del divorzio), il divieto (anche per i coniugi) di usare preservativo, pillola o simili, la condanna dell'aborto, anche terapeutico (bollato come omicidio dell'innocente), sono tutte cose strettamente legate tra loro e legate altresì al divieto assoluto di ogni attività genitale (omosessualità compresa) fuori dal matrimonio. Tutte queste cose devono cadere tutte insieme, nell'ambito della Chiesa cattolica, o non ne cadrà neppure una. E' probabile che si debba cominciare dal passo più facile, ossia dall'abolizione del celibato obbligatorio dei preti (l'unico punto dove non si incontrano ostacoli di natura dogmatica).

La Chiesa cattolica, deve, comunque, rivedere totalmente il proprio atteggiamento, dottrinale e pratico, nei confronti della sessualità umana. La cosa è enorme, perché nessuna istituzione umana (e la Chiesa è anche una istituzione umana, sebbene non sia tutta istituzione umana) può reggere a una simile rivoluzione culturale.

Una Chiesa che la avesse compiuta non potrebbe più essere quella Chiesa che oggi (e da secoli) abbiamo davanti agli occhi, ossia una Chiesa gerarchicamente ordinata (a somiglianza dell'Impero romano), con il papa sovrano assoluto a capo di essa, al quale tutti devono incondizionata ubbidienza e il quale nomina (e all'occorrenza revoca) ogni vescovo. La rivoluzione culturale, in materia sessuale, della Chiesa cattolica, se mai ci sarà, comporterà necessariamente una rivoluzione (incruenta, speriamo) della sua struttura e, in primis, la caduta del Papato come vertice autocratico del potere all'interno della Chiesa stessa. Tutto ciò oggi è forse meno utopistico di ieri.

Per la prima volta nella sua storia, la Chiesa cattolica si trova di fronte, non già a movimenti ereticali più o meno vasti, ma pur sempre circoscritti, bensì all'intero mondo occidentale, di cultura e tradizione cristiana, che, almeno al novanta per cento, pensa e agisce (anche se non sempre lo dice) in maniera antitetica rispetto alla dottrina ufficiale, e ciò in forma aperta e pubblica. In breve: in Occidente la libertà sessuale e la democrazia sono ormai considerate conquiste di civiltà e di progresso, che ben pochi mettono in discussione. Tutto il contrario di quello che la Chiesa ufficiale proclama da sempre (essa ha ammesso a fatica e da appena un secolo la democrazia nella società politica; al suo interno assolutamente no). Oggi, poi, il potere dei mass-media è tale che le idee (e le prassi ad esse corrispondenti) si propaghino con estrema rapidità e diffusione, prima impensabili, in tutti gli ambienti sociali. Quanto tempo ancora la Chiesa cattolica potrà resistere? Vero è che molti fedeli vivono in maniera contraddittoria e che, per oscure ragioni psicologiche (la libertà fa paura), applaudono il papa, pur facendo in privato (e neppure tanto di nascosto) tutto il contrario di quello che lui insegna. Non mancano però movimenti e correnti che apertamente propugnano, all'interno stesso della Chiesa cattolica, radicali cambiamenti [10].

 

Fino a quando durerà questa situazione contraddittoria?

I regimi assoluti durano finché durano e poi, a un certo momento, quando uno meno se lo aspetta, cadono, dopo che per lungo tempo, le loro fondamenta sono state minate dalle idee nuove, più o meno sotterranee. E' probabile che qualcosa del genere accadrà anche nella Chiesa cattolica; e che un giorno una Chiesa nuova vedrà la sua alba tra fedeli liberi e maturi in tutti i sensi: sia nell'esercizio della loro sessualità, sia nel partecipare democraticamente alla vita della Chiesa stessa; il tutto pur nei limiti, ineliminabili, della finitezza e della debolezza umana.

Quando sarà tutto ciò? Lo vedremo noi che ora qui scriviamo? Lo vedrete voi (i più giovani) che ora qui leggete? L'avvenire è nelle mani di Dio; e a chi crede in Lui, che ha promesso cieli nuovi e terra nuova[11], non resta che attendere e sperare.

 

Note

[1] Questi sarebbero ancor di più se ai cattolici divorziati venisse consentito di risposarsi in chiesa.

[2] John Mc Neill, The Church and the Homosexuality, IV edizione, Bacon Press, Boston (U.S.A.), 1993; della prima edizione fu fatta una traduzione italiana: Omosessualità e fede cristiana, Mondadori, Milano, 1979, ormai da tempo esaurita e, praticamente, introvabile.

[3] Ciò è avvenuto per il libro di Mc Neill appena citato.

[4] Secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica, il campo della fede abbraccia tutte le verità soprannaturali, rivelate da Dio agli uomini, mentre il campo della morale riguarda i comportamenti umani, distinti in buoni e cattivi (peccati): tutto ciò viene qui detto molto all’ingrosso e tanto per dare un’idea, poiché ben più lungo discorso sarebbe necessario e poiché, anche all’interno della Chiesa cattolica molte classificazioni tradizionali vengono oggi sottoposte a critica.

[5] John Boswell, Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, The University of Chicago Press, London (U.K.), 1985

[6] Vedasi, tra gli altri, Hans Küng, Unfehlbar? Eine Anfrage, Bezinger Verlag, Einsiedeln (Svizzera), 1970; trad. it. Infallibile? Una domanda, Anteo, Bologna, 1970.

[7] Ad esempio: Autori Vari, Homosexualidad: ciencia y conciencia, Editorial Sal Terrae, Santander (Spagna), 1981; trad. it. Omosessualità: scienza e coscienza, Cittadella, Assisi, 1983; John Mc Neill, The Church and the Homosexuality, IV edizione, Bacon Press, Boston (U.S.A.), 1993; della prima edizione fu fatta una traduzione italiana: Omosessualità e fede cristiana, Mondadori, Milano, 1979, ormai da tempo esaurita; John Mc Neill, Taking a Chance on God, Bacon Press, Boston, (U.S.A.), 1988; traduzione italiana: Scommettere su Dio, Sonda, Torino, 1994.

[8] Ad esempio non è riconosciuto vero matrimonio quello contratto dal divorziato che si risposa, vivente il primo coniuge.

[9] Peraltro, la legge del celibato ecclesiastico obbligatorio non è e non è mai stata in vigore per i cristiani d’oriente (cattolici compresi).

[10] Tra gli altri, il movimento Noi siamo Chiesa, sorto tre anni fa in Germania ed estesosi anche in altri paesi europei, compresa l’Italia, con raccolte massicce di firme su un ‘Appello del Popolo di Dio’.

[11] Apocalisse 21,1

Piergiovanni Palminota, Bollettino del Guado 67 (I) 1999

Cristiani per abitudine o per convinzione? E con quale teologia? 

Una provocazione che riprende il dibattito sull’aggiornamento della teologia che, dopo essere emerso negli anni del Concilio Vaticano II, è stato ora del tutto accantonato. Nonostante le voci ricorrenti, non sempre disinteressate, che in anni non lontani (ma anche oggi, talvolta) davano la religione in genere, e quella cristiana in particolare, come una superstizione superata dal progresso e destinata a prossima estinzione, almeno tra le persone colte, al contrario il cristianesimo è oggi ancor vivo e vegeto in tutte le sue numerose confessioni (dagli ortodossi ai cattolici e ai protestanti, tanto per citare principali). Più specificatamente la chiesa cattolica mantiene elevato il numero dei suoi fedeli in molti paesi del mondo; e, se nei paesi di più antica tradizione cristiana, la chiesa sembra, in qualche posto, languire (ma poi non più di tanto, basti pensare alle masse che affollano le chiese, la domenica in Irlanda, in Polonia e a Malta, ma anche in Spagna, in Portogallo e in Italia), d’altro canto in alcuni paesi africani e asiatici essa gode di una vera e propria fioritura. I positivisti e i marxisti (tanto per menzionare i più convinti fautori, in questi ultimi due secoli, del venir meno del cristianesimo) hanno davvero sbagliato i loro conti. Vero è tuttavia che la chiesa cattolica ha perso dovunque quel peso politico, che essa aveva mantenuto per secoli, nella società (da Costantino in avanti). Ma questo è stato senz’altro un bene. Così come un bene è stato il fatto di veder ridotto il numero dei fedeli, o, quanto meno, dei praticanti. in conseguenza delle mutate condizioni politiche, dalla Rivoluzione Francese in poi, con l'affermarsi della democrazia, sebbene imperfetta, un po’ dovunque. E’ chiaro che in epoche (le quali sono durate secoli!) in cui, a meno di nascere ebrei e in luoghi dove questi fossero tollerati (e spesso assai mal tollerati!), un essere umano o era cristiano o finiva diritto sul rogo o in altro modo analogo (e ciò non solo nei paesi cattolici, ma anche presso gli eretici), tutti dovevano per forza professarsi cristiani o, quanto meno, fingere di esserlo. E’ perciò del tutto logico che, venuta meno questa coercizione, i meno convinti si siano allontanati dalla chiesa, a tutto vantaggio della credibilità di quest'ultima, mettendosi fine a una situazione di ipocrisia. Piuttosto è da lamentare che le abiure formali siano state, soprattutto in alcuni paesi di antica tradizione cristiana (come l'Italia), troppo scarse; e che numerosi siano invece coloro che continuano a professarsi cattolici, ma che non mettono mai piede in una chiesa, se non raramente e quasi soltanto in occasione del loro stesso battesimo (da infanti), del loro matrimonio, del battesimo dei loro figli (infanti anche questi) e, bisogna pur dirlo, dei loro funerali (questa dei funerali in chiesa è una cosa alla quale quasi nessuno che sia stato battezzato da piccolo nella chiesa cattolica rinunzia da vecchio o, per lo meno, non vi rinunziano i familiari superstiti). Ciò è, evidentemente, contraddittorio; e, in ogni caso, indica che, venuta meno la coercizione legale, è rimasta però, in molti paesi, una forma più sottile di coercizione sociale che trattiene spesso gli atei e gli agnostici dal fare scelte coerenti, ma radicali, che li metterebbero in aperta opposizione con la tradizione secolare di tutto un popolo (cui essi appartengono), nonché dei loro stessi antenati. Frequente è anche il timore di fare cosa sgradita ai propri familiari.

D’altra parte, anche tra i cattolici praticanti, non mancano contraddizioni e stranezze. Enorme popolarità del Papa (almeno di quello attuale, ma qui gioca molto l’alone indotto dalla televisione e dalla stampa e, se è facile notare le folle che acclamano il Papa nel corso dei suoi viaggi, nessuno si dà cura di contare il numero di coloro che non si muovono affatto al suo passaggio, nemmeno per vederlo in televisione, e che ovviamente sono molti di più di quelli che si danno da fare per vederlo, magari solo per curiosità). Poche critiche esplicite al Papa, salvo che in alcuni paesi (in Svizzera e in Austria, ad esempio, recentemente) o in ristretti ambienti di cattolici dissenzienti1. Però (cosa alquanto sorprendente) sui temi di morale e, più particolarmente, di morale sessuale, ben pochi sono i cattolici che seguono gli insegnamenti, pur costanti e ripetuti, del Papa; e oltretutto, le trasgressioni avvengono, a differenza che in passato, in maniera pubblica e tranquilla, senza alcuno scandalo (basti pensare ai numerosissimi divorzi e, in Italia, all’esito favorevole sia al divorzio che all’aborto, che hanno avuto i rispettivi referendum, in spreto alle esplicite e vincolanti indicazioni di voto date dalla gerarchia, per non parlar poi dell’uso ormai generalizzato dei mezzi anticoncezionali): il che dimostra che la maggioranza dei cattolici praticanti non recepisce come propri i convincimenti che il Papa, invece, ritiene essenziali per un cristiano (perché, secondo lui, dettati dalla volontà stessa di Dio). Eppure, nonostante queste gravissime divergenze, il Papa viene applaudito! Tali incongruenze trovano probabilmente una spiegazione nel fatto dell’essere la religione di molti cattolici, compresi molti praticanti, un comportamento abituale e di routine e un ossequio alla tradizione dei propri avi, senza alcun personale approfondimento, nel mezzo di una grande ignoranza teologica (addirittura del catechismo) che impedisce financo di cogliere le contraddizioni del proprio modo di pensare e di agire.

Coloro poi che approfondiscono l’argomento, che cioè riflettono sulla propria fede e non si accontentano di un approccio irrazionale alla religione, si scontrano subito con alcune gravi difficoltà teologiche.

Ed è su questo tema che intendiamo soffermarci. Tutta la teologia cattolica (e prima ancora tutta la Sacra Scrittura) è stata pensata e scritta da persone che, per l’epoca in cui vissero, avevano necessariamente, come tutti gli uomini del loro tempo, senza colpa di alcuno, concezioni circa il mondo e l’uomo, totalmente false (ciò si è scoperto molto più tardi). Il che non implica necessariamente che ciò che essi pensarono e scrissero in materia teologica sia altrettanto falso; ma indubbiamente il problema esiste e non può essere sottovalutato. Ma andiamo per ordine. La Sacra Scrittura e tutta la teologia cattolica risalgono ad epoche in cui si aveva per certo che la terra fosse il centro dell'universo e che il sole e i pianeti ruotassero intorno ad essa. Peggio ancora, che la sfera terrestre e la (supposta) sfera celeste avessero un diametro totale di non molte migliaia di leghe, e che al di là ci fossero i cori angelici e poi l’immensità di Dio. Si credeva ancora che sotto terra, scavando in profondità, si sarebbe trovato il fuoco dell’inferno, Lucifero, gli altri diavoli e le anime dei dannati. Gli esseri viventi venivano ritenuti come creati da Dio così come ora noi li vediamo, tutti alcune migliaia di anni fa; l’uomo creato per ultimo, quattromila anni prima di Cristo.

L’uomo poi veniva pensato come generato dal solo padre (la madre si riteneva fungere da semplice incubatrice) e composto di anima e di corpo, definendosi queste due componenti in termini astrusi (forma e materia) e di oscuro significato. I meccanismi psicologici (dell'inconscio e altri), messi poi in evidenza da Freud, erano del tutto ignoti e, addirittura, inimmaginabili. Le cose materiali venivano pensate come composte di una inafferrabile e invisibile sostanza e di numerosi visibili accidenti (forma, colore eccetera). Non avendosi il microscopio, non si sospettava minimamente che la materia potesse essere composta da particelle più o meno elementari, scoperte solo di recente e ancor oggi conosciute in maniera tutt’altro che esauriente. Né si aveva alcuna idea dell’energia che, come ora tutti sanno, muove l'universo intero, sebbene sotto forme varie e diverse. Ancora, sino alla scoperta dell’America, si pensava che il mondo abitato fosse soltanto l'Europa, l’Asia e l’Africa settentrionale, e che quindi tutti gli uomini avessero avuto, o comunque potessero avere, conoscenza, almeno indiretta, del Cristo.

Adesso noi sappiamo che tutto ciò è falso. Nemmeno il Papa oggi osa sostenere la verità delle opinioni che abbiamo testé riferito le quali, tuttavia, sono ritenute per secoli verità assolute e indiscutibili. Peraltro fino a un epoca recente l'insegnamento ufficiale della chiesa cattolica ha continuato ad affermare che le cose stavano precisamente nel modo falso che abbiamo ora riferito; e ciò anche quando gli scienziati avevano da un pezzo dimostrato che esse stavano diversamente. Basti pensare che nel 1901 la Pontificia commissione biblica dichiarò verità certa e irrefutabile che la creazione fosse avvenuta precisamente nei modi e nei tempi descritti nei primi capitoli della Genesi; e, ancora, che nel 1948, il Papa Pio XII prese pubblicamente posizione contro la teoria darwiniana dell'evoluzione della specie. Per non parlare della condanna di Galileo (nel Seicento).

E' ovvio che, a un certo punto l'evidenza scientifica si è imposta anche al Papa. Ma, a questo punto, invece di ammettere esplicitamente l'errore, si è preferito far finta di niente, lasciare che, di fatto, i docenti cattolici cominciassero ad insegnare indisturbati, anche nei seminari, la teoria evoluzionista (tanto per fare un esempio) e passare sotto silenzio le precedenti condanne. Queste sono state, in tal modo, abolite in maniera tacita e senza che ciò implicasse alcun ripensamento teologico. Perché questo è il punto. La teologia ufficiale, con qualche aggiustamento, con qualche modifica verbale, è rimasta sostanzialmente la stessa. Anzi (peggio ancora) molti teologi, pur rendendosi conto della insostenibilità di certe tesi tradizionali, non potendo tuttavia esprimere apertamente il proprio dissenso, per non incorrere nelle misure repressive comminate dagli organi centrali della chiesa cattolica (chi ha osato esporre chiare le sue idee è stato privato della facoltà di insegnare nelle università cattoliche e nei seminari, o addirittura scomunicato o colpito da altra simile censura), si sono ridotti a scrivere libri e saggi in cui le loro idee vengono manifestate in maniera ambigua e contorta. così da salvare (illusione tuttavia!) capra e cavoli e da permettere, comunque, al lettore attento ed erudito di leggere tra le righe, e di capire il non detto.  E’ ovvio che il comune fedele, che non legge i libri di teologia (e, comunque, anche se li leggesse, ben poco comprenderebbe in libri siffatti), rimane del tutto all'oscuro di ciò che bolle in pentola e deve contentarsi di quel che vien detto nelle lezioni di catechismo (se vi partecipa) e nell’omelia della messa domenicale. Qui le cose sono molto varie. I testi catechistici ufficiali e loro derivati (tutti elaborati a livello nazionale o diocesano) rispecchiano spesso quella stessa ambiguità e ipocrisia che sono proprie, come abbiamo visto, di molti testi teologici contemporanei. Naturalmente le eccezioni non mancano; ma ciò fa subito collocare il testo catechistico in posizione marginale e sospetta (e rischiosa per chi lo ha scritto, per chi lo ha pubblicato e per chi lo adotta a scopo didattico). Né, d’altronde, mancano testi catechistici redatti in modo tradizionale, perfettamente aderenti alla dottrina ufficiale (e c’è chi li usa). Naturalmente conta molto la persona del catechista (spesso laico) il quale, se usa un testo moderno, ma ambiguo, può benissimo, se vuole, dire in parole esplicite quello che il testo stampato lascia intendere tra le righe e che si discosta dalla dottrina ufficiale; e questo senza rischi eccessivi (verba volant ..) per il catechista stesso. Ma non è detto che lo faccia, anche perché non é detto che egli dissenta internamente dalla dottrina ufficiale e, qualora pur dissentisse, ritenga opportuno palesarlo ai suoi alunni.

Lo stesso discorso vale per le omelie, dove, peraltro, è più facile eludere il problema esortando i fedeli a buoni propositi e buone azioni, senza affrontare questioni teologiche. Ma, in tal modo, si sottintende, ovviamente, la verità della dottrina ufficiale. Molti pastori si attengono prudentemente a questa linea di condotta nelle loro omelie. Alcuni, peraltro, trovano l'occasione d¡ riaffermare in termini più o meno perentori alcuni punti della dottrina ufficiale, soprattutto in materia morale, che sanno, o intuiscono, non essere condivisi da molti, pur silenziosi, fedeli. Altri, invece, non esitano a manifestare, più o meno apertamente, opinioni dissenzienti. Ma sono molto pochi, anche perché é molto rischioso farlo, soprattutto in una chiesa pubblica e da parte di un celebrante non occasionale. Può accadere più facilmente che un prete segretamente dissenziente (o comunque poco convinto della verità della dottrina ufficiale) si lasci andare ad esprimere più o meno apertamente le sue idee quando abbia occasione di parlare in piccoli gruppi. In realtà, spesso sono gli stessi fedeli, soprattutto se anziani, a non voler essere turbati nelle loro certezze acquisite e, quindi, a non gradire pastori e predicatori che esprimano per quanto cautamente, opinioni eterodosse. Ciò non può meravigliare, vista la situazione di ambiguità e di scarsa chiarezza, generalmente dominante, che abbiamo esaminato. Anche nella confessione, da quel poco che se ne può sapere (vista l’ovvia segretezza), il comportamento può essere molto vario da un confessore all'altro. Ma non è detto che il confessore, per così dire, di manica larga, e cioè in qualche modo dissenziente dalla dottrina ufficiale, riesca, con le sue spiegazioni, a risolvere gli scrupoli del penitente. Spesso sono gli stessi penitenti (peraltro una minoranza dei fedeli e forse anche dei praticanti, molti dei quali si confessano assai raramente) a non gradire le opinioni liberali (apparentemente lassiste) del confessore. Infine i confessori rigidi, di stile antico, non sono ancora scomparsi.

Il panorama, come si vede, è desolante. Occorre essere chiari. In un universo vasto quindici miliardi di anni luce, e che ha avuto origine circa quindici miliardi di anni orsono; in una terra che esiste da circa tre miliardi di anni e che ha visto, con lentissima evoluzione, sorgere e svilupparsi la vita, forse da un miliardo di anni a questa parte e l’uomo fare la sua comparsa forse un milione di anni fa; in una umanità dove i comportamenti dei singoli sono influenzati, per non dire determinati (almeno fino a un certo punto), da meccanismi psicologici, più o meno inconsci, scoperti solo di recente e solo in parte. In una situazione siffatta (dicevamo) non è possibile insistere in una teologia, dogmatica e morale, elaborata molti secoli orsono, quando si aveva una visione completamente diversa (e fallace) del mondo e dell’uomo, insistere cioè in una teologia che si fonda, almeno in parte, sui presupposti della filosofia greca (Aristotele soprattutto, ma anche Platone e gli stoici). I filosofi greci, ai loro tempi, intuirono e insegnarono cose meravigliose; e secoli di civiltà occidentale, e noi con essa, sono loro debitori. Ma, se è giusto rendere loro l’omaggio dovuto ai più grandi geni dell’umanità, sarebbe ingiusto rifiutare di ammettere che la loro concezione del mondo e i loro filosofemi sono da tempo superati. Anche la Sacra Scrittura (Antico e Nuovo Testamento) esprime, in gran porte, le opinioni fallaci che gli autori dei singoli libri della Bibbia non potevano non avere, nel tempo in cui vissero. Non viene qui in discussione il senso profondo della Sacra Scrittura, bensì l’insegnamento dottrinale e pratico che gli autori sacri in essa manifestarono (o che, per meglio dire, una esegesi biblica, anche essa ormai superata, ha loro attribuito: esegesi che, come la filosofia greca, trovasi alla base di gran parte della teologia e della dottrina ufficiale della chiesa cattolica). La teologia, la dottrina stessa della chiesa, sia nel campo della cosiddetta dogmatica, sia in quello della morale, deve oggi affrancarsi sia dalla filosofia greca (e dalla successiva speculazione medioevale) sia dalla presunzione di totale verità della Sacra Scrittura, e altresì dalla tradizione ecclesiastica, per quanto remota o addirittura apostolica, la quale non poté non esser figlia del suo tempo (e quindi, inevitabilmente, contaminata dagli errori dell’epoca).

Non possiamo ora qui prendere in esame temi particolari (la Trinità di Dio, l’incarnazione del Verbo, la verginità della Madonna, i singoli sacramenti, l’Eucarestia in special modo e tanti altri argomenti anche di morale). Bisognerebbe trattarli uno alla volta, con discorsi lunghi ed appropriati. Certo è, comunque, che tutto deve essere riveduto e corretto.

Probabilmente però, prima di elaborare una nuova filosofia e una nuova teologia, col rischio di vederle superate tra qualche secolo (o anche prima), dovremmo riconoscere che viviamo nel mistero e che dobbiamo abbandonarci fiduciosi nelle mani di Dio, Signore della vita e della morte. E' assai probabile che nell’universo, la cui vastità supera ogni immaginazione e nel quale esistono miliardi di galassie, nonché miliardi di miliardi di stelle (e quindi altrettanti soli e, verosimilmente, altrettanti sistemi solari con relativi pianeti), la vita, che nel nostro sistema solare sembra esistere soltanto sulla terra, si trovi anche sui pianeti di altri sistemi solari, distanti da noi (i più vicini) parecchi anni-luce, e quindi impossibili da raggiungere; e che la vita, in quei pianeti lontani, riguardi anche esseri intelligenti come gli uomini terrestri. Invero sarebbe una enorme presunzione pensare che solo in un punto infinitesimale dell’universo, quale è la terra, vi siano esseri intelligenti. Ma, se le cose stanno così, che dire dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Cristo?  Nulla di certo, ovviamente, se non una osservazione molto semplice: Dio uno e trino, nella sua infinita grandezza. non è, di sicuro, limitato nella possibilità di assumere in sé nei modi più vari, una qualsiasi natura intelligente da lui stesso creata (creata, sia ben chiaro. con procedimento evolutivo). Possono pertanto ipotizzarsi altre numerosissime incarnazioni. per così dire, di Dio sui più diversi pianeti (dove vivano esseri intelligenti). E' chiaro però che, anche sotto questo profilo, tutta la nostra teologia deve essere rivista. E’ nostro compito, di noi uomini di questa terra e di questo secolo, mantenere integra e salda la fede che i nostri padri ci hanno trasmesso, lasciando però cadere tutto ciò che non è essenziale e non è più sostenibile.

Piergiovanni Palminota, Bollettino del Guado 70 (IV) 1999

La preghiera

Ringraziamo la CdB Milano Nord, di cui Piergiovanni Palminota faceva parte, per averci dato il permesso di prelevare dal suo sito http://www.cdbnordmilano.it le preghiere che sono state recitate durante il suo funerale.

Letture

Avevo fame e mi avete dato da mangiare

Quando il Figlio dell'uomo verrà nel suo splendore, insieme con gli angeli, si siederà sul suo trono glorioso. Tutti i popoli della terra saranno riuniti di fronte a lui ed egli li separerà in due gruppi, come fa il pastore quando separa le pecore dalle capre: metterà i giusti da una parte e i malvagi dall'altra. Allora il re dirà ai giusti: «Venite, voi che siete i benedetti dal Padre mio; entrate nel regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perché, io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e mi avete dato i vestiti; ero malato e siete venuti a curarmi; ero in prigione e siete venuti a trovarmi».

Mt 25,31-36

Il Signore è il mio pastore

Il Signore è il mio pastore e nulla mi manca.

Su prati d'erba fresca mi fa riposare; mi conduce ad acque tranquille,

mi ridona vigore; mi guida sul giusto sentiero: il Signore è fedele!

Anche se andassi per la valle più buia, di nulla avrei paura, perché tu resti al mio fianco, il tuo bastone mi dà sicurezza.

Per me tu prepari un banchetto sotto gli occhi dei miei nemici. Con olio mi profumi il capo, mi riempi il calice fino all'orlo.

La tua bontà e il tuo amore mi seguiranno per tutta la mia vita; starò nella casa del Signore per tutti i miei giorni.

Sal 22

Le anime dei giusto sono al sicuro nelle mani di Dio

Le anime dei giusti sono al sicuro nelle mani di Dio, nessun tormento li colpirà. Agli occhi degli stolti la loro morte parve uno sfacelo, la loro scomparsa la fine di tutto, il loro allontanarsi da noi un disastro, ma essi sono nella pace. A molti sembravano castigati da Dio, mentre essi sperano in una vita senza fine. Dio li ha corretti solo con mano leggera per dar loro una grande ricompensa. Dio li ha messi alla prova e li ha trovati degni di vivere con lui. Li ha purificati dalle scorie, come si fa con l'oro, e li ha accolti come un sacrificio. Quando interverrà in loro favore, essi brilleranno, saranno come le fiamme che bruciano tutto un pagliaio. Il Signore sarà loro re per sempre ed essi potranno giudicare i popoli e comandare su di loro. Chi ha fiducia nel Signore, capirà i suoi progetti e chi gli è fedele nell'amore vivrà unito a lui. Perché Dio riempie di amore quelli che lo amano e interviene in favore di quelli che si è scelti.

Sap 3,1-9

Preghiere

Credo

Dio!

Noi non abbiamo un’idea molto precisa di te, ma ti crediamo padre, crediamo che hai mandato tuo figlio Gesù Cristo e crediamo nello Spirito che ci aiuta a rinnovare noi e il mondo.

Noi ti ringraziamo di questo nostro tentativo di Comunità che è qui raccolta nel tuo nome e intorno alla parola di Gesù.

Noi lo sentiamo particolarmente vicino perché ha condiviso la nostra vita e ci ha dato l’esempio di un impegno fino alle estreme conseguenze. 

Da un’Eucarestia della Comunità di Base Nord Milano

Andate…

Andate e dite a tutti che Cristo è risorto, che la nostra storia ha un senso e una direzione.

Andate e mostrate, con i fatti, che vale veramente la pena di impegnarsi per una terra più giusta e più solidale.

Andate e fate fiorire, lì dove vi trovate, la comprensione e la tenerezza, la misericordia e la consolazione.

Dite a tutti la gioia di questo giorno: Cristo è risorto! Alleluia, alleluia!

 

Unica speranza

Così cerca di prolungarsi il pianto

nella notte, ma già il mattino sorge:

mistero d'amore è la nostra parabola.

Dov'è la vittoria della morte?

Un forte vento toglierà la pietra

anche dal nostro sepolcro.

Il futuro è già presente e viene incontro,

luce adorna come fiori le piaghe,

resurrezione ha nome il nostro giorno.

David Maria Turoldo